Questo è un articolo sessista

ritratto di L.P.

Questo è un articolo sessista, avviso ai lettori.

Dice “ma come ti viene”?

Non lo so, certo è che se la Rai ha deciso che sessista è bello, non vedo cosa osti a una mia scorribanda al di fuori delle quote rosa della decenza.

Un mondo al maschile che guardi al mondo femminile quale complemento ai suoi sensi, dalla vista agli slip, passando per lo stomaco, è un corroborante cui avevamo perso l’abitudine travolti dalle parità di genere.

Sembra un ritorno al recente passato che vide protagonista il sesso maschile, consacrando l’eroica stagione azzurra con stereotipi del tipo, lavandini e lavatoi, donne al volante pericolo costante e schiccherie del genere.

Il la, come dicono i musicisti, lo ha dato appunto la Rai con una trasmissione al femminile e quindi ancora più autorevole a riguardo. Paola Perego si è lasciata trasportare in un tema di estrema attualità e di viscerale curiosità sul predominio che le donne dell’est stanno avendo sulle donne nostrane. Come parità di genere vuole, il discorso non verteva sulla capacità delle donne di imporsi nella società per qualità e puntualità, giammai, orrore, ma sul ben più globale piano della minigonna, dei tacchi e del sex appeal dispensato dalle donne dell’est in ambito casalingo, a fronte dell’ andamento quotidiano, pericolosamente asessuato, delle italiane, fatto di pigiamoni, tute e, perché no, babbucce per la notte.

Se da un lato, quindi, le donne combattono per avere una presenza in più nelle istituzioni, il giornalismo al femminile rema al contrario offrendo un decalogo delle qualità della donna italiana perchè non passi la straniera.

Il dibattito in studio ha toccato vertici intellettuali di tale raffinatezza che la cerimonia di inaugurazione di Alternativa Popolare di Alfano, che pure ha spiccato per ragionamenti dalla sociologia politica in su, del tipo “siamo alternativi a chi dice vaffa”,  è arrossita dalla vergogna.

La sintesi è che se sono le donne a parlare di loro in termini sì minimali e arrendevoli, autocandidandosi a un ruolo di contorno al mondo maschile, non c’è quota rosa che tenga.

Ma, passando dalla realtà televisiva a quella di tutti i giorni racconterò un aneddoto occorsomi in un ufficio pubblico.

Dovevo chiedere una informazione a un alto dirigente. Come ogni volta che un ufficio è importante, sebbene pubblico, la porta è sistematicamente chiusa. Ho bussato e aspettato che mi giungesse all’orecchio il permesso di accedere al cospetto dell’alto funzionario. Ottenuto il quale sono rispettosamente entrato.

L’immagine che mi è apparsa è stata questa: una bella donna, vestita in maniera tale da assecondare forme generose il giusto, PC immancabilmente acceso e un bel testo di studio aperto davanti con tanto di matita colorata per sottolineare le parti significative.

Insomma la dirigente stava studiando. Rimarchevole l’esigenza di migliorarsi, gratificante sapere che il settore pubblico socraticamente sa di non sapere, ma perbacco, un funzionario importante non ha niente da fare?

Forse no, capperi!, ma vengo al sessismo dell’articolo annunciato fin dall’inizio.

Quella funzionaria non aveva cura del suo lavoro ma ne aveva del suo aspetto. Quindi, cara Paola Perego, le donne italiane devono davvero temere le straniere? Beh, forse a casa, sì, ragionando nei termini sentiti nel programma, ma in ufficio sicuramente no.

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