Spai stori

Mi trovavo a più di mille miglia da casa ma c'era qualcosa di schifosamente familiare in quel posto.

La cosa mi faceva tenere alta la guardia, magari il fisco da cui ero scappato non era diverso dal fisco che avrei trovato in quel luogo.

Vidi in lontananza l'albergo “Desaparecidos”, vi entrai circospetto, sui muri della hall foto di persone incatenate, torturate, stuprate, elettroscioccate, mutilate e pestate a sangue.

Al centro della hall una Ford Falcon verde del '76, priva di targa, faceva bella mostra di sé.

Un plastico dell'Escuola Superior de Mecánica de la Armada a fianco della reception.

Per quanto si potesse discutere sul gusto dell'arredamento, bisognava riconoscere a quell'albergo una certa coerenza, teneva assolutamente fede al suo nome.

Andavano di moda questi alberghi a tema, erano molto richiesti per passare un week end romantico con il o la propria amante.

Infatti venivano applicati degli sconti per le coppie clandestine, se dai documenti risultavano sposati entrambi con altre persone e non ancora legalmente divorziati, si aveva diritto a dei buoni sconti.

Un simpatico business a colpi di corna, gli affari sembrava andassero a gonfie vele.

Non avendo io concubina al seguito avrei tristemente pagato per intero la mia stanza.

Venni indirizzato alla mia camera.

Dovevo riprendere le forze dopo il lungo viaggio e dovevo liberarmi dai litri di aranciata che mi ero bevuto durante il volo, pisciai ininterrottamente per un quarto d'ora, ebbi tutto il tempo di guardare attentamente le foto aeree del Rio de la Plata e dell'Oceano Atlantico appese sui muri della toilette.

La stanza era fintamente spartana, c'era un busto di Jorge Videla in un angolo su una colonnina, vi appesi subito la mia giacca da emigrante sopra il cappellone da generale.

Nel frigo bar solo Legui di San Juan, grazie a dio c'era anche del ghiaccio nel freezer, mi feci subito un cicchetto, tanto per acclimatarmi.

Dopo una rilassante doccia e un paio di sigarette arrotolate scesi alla reception per farmi consigliare un buon ristorante di carne, volevo proprio vedere se questo Angus argentino era veramente più buono della Chianina .

Il ragazzotto, molto patriottico, alla reception mi consigliò un ristorantino tipico specializzato in carne dal nome “Volver”.

Quando fui in strada notai ancora che questi argentini facevano di tutto per allontanare da loro il puzzo da sudamericani, e darsi il contegno da europei di sto cazzo! Chissà perchè?

Questi tangueros volevano a tutti i costi sembrare signorotti francesi, inglesi, italiani o spagnoli... ma mai quel che erano realmente; dei cazzo di gauchos!

Ok, avevano quasi tutti origini europee, ma dopo la terza generazione potevano anche farla finita!

Che poi i francesi erano tutti stronzi, gli inglesi con la scopa nel culo, gli italiani e gli spagnoli... lasciamo perdere... mica c'era poi tanto da vergognarsi ad essere argentini!

Entrai nel ristorante “Volver” e fui accolto da un omone con i baffi alla Dalì.

Fui fatto accomodare e mi fu subito portata la carta dei vini, in principio trovai solo vini francesi, italiani e addirittura della California, in fondo alla carta scovai un Altimus della regione di Mendoza, ne ordinai una bottiglia, era la meno cara, lo assaggiai fingendo di capirci qualcosa, era un vino dal colore rosso rubino, dal gusto fortemente fruttato e con un retrogusto di vaniglia, comunque, dall'alto della mia ignoranza enologica lo trovai un abbinamento perfetto alla bistecca di Angus al sangue che avrei ordinato da lì a poco.

Feci cenno al camarero che il vino era ok, questo mi versò il vino nel calice e sparì tra i tavoli come trascinato da misteriosi vortici.

Prima di ordinare ebbi il tempo di guardarmi attorno, la clientela era ben educata, elegante e parlava a bassa voce, in lontananza una musica che non riconobbi, ma che ci scommettevo le mutande che era Libertango di quel gran cornuto di Piazzolla!

In fondo alla sala una giovane donna con un rossetto rossissimo attirò la mia attenzione, fu proprio il rosso di quelle labbra che catturò la mia curiosità.

Un bel pezzo di gnocca!

Era sola al tavolo e sembrava annoiarsi parecchio, ci guardammo, mi fece un lieve sorriso, immediatamente cercai con lo sguardo dove si trovassero le toilettes più vicine, nel caso ci fosse scappata una sveltina... lo so, non era onorevole, ma fu un pensiero che scattò a serramanico, senza dolo.

Semplicemente ero uno straniero, in terra straniera, che si sarebbe scopato volentieri una bella indigena... niente di particolarmente stravagante.

Comunque questa fanciulla dalle labbra rosso fuoco sorrideva proprio a me, quindi chiamai il camarero e le feci portare al tavolo un bicchiere del mio vino, magari stavo per farmi una figura di merda, ma in fondo a tutti quei chilometri di distanza da casa, dove nessuno mi conosceva, chi se ne fotteva!

La fanciulla sembrò apprezzare il mio gesto assolutamente d'altri tempi, con un cenno la inviati al mio tavolo, questa non se lo fece ripetere due volte...

Secondo pensiero imbarazzante: “Non è che questa è una grandissima puta che poi mi chiede anche lei il conto?”

Cercai di non far trasparire sul mio volto i pensieri appena avuti, ormai ero in ballo e si sarebbe ballato!

Indossava un vestitino morbido e leggero color rosso pastello, la gonna, dondolando, accarezzava quelle cosce di granito almandino, avvolte da sottili calze di nylon rosso brunato, il rosso e la sua gamma doveva piacere molto a questa fanciulla dalla bocca caliente.

Mi vedevo già montarla tipo cinghiale con lei acculata sopra qualche lavandino finto neo classico.

Che femmina meravigliosa!

Appena si sedette al tavolo mi lanciò uno sguardo di rimprovero, come se avesse letto sulla mia faccia tutti i pensieri fatti da quando mi aveva sorriso a quando si era venuta a sedere con me, evidentemente non ero riuscito a mascherare l'espressione da provolone piccante che viene a qualsiasi uomo quando pensa di avere abbordato.

Mi scusai in silenzio, ammettendo le mie colpe, colpe che questa femmina eccezionale conosceva molto bene!

Quindi mi chiese lentamente, per farsi capire, da dove venivo.

La fanciulla in rosso era perspicace, la faccenda stava prendendo una piega sempre più piacevole, quando le dissi la mia provenienza iniziò a parlare nella mia lingua madre, con una perfezione che ci rimasi di cacca.

Questa dea dalla porpora aureola mi stava stendendo!

-Maledetta! Fai di me quel che vuoi, camminami sopra, picchiami, insultami, umiliami, ma vacci piano con il conto!

Pensai, temendo di essere subito beccato.

Questa iniziò a elencarmi tutti i posti da lei visitati nel mio belpaese, alcuni di quei posti neanche li conoscevo, ma annuivo per dissimulare la mia perniciosa ignoranza.

Finché, sprezzante, mi disse: “Se non sbaglio poco fa stava cercando i bagni, ebbene sono subito dietro di lei...”

Mi voltai, quello stronzo di camarero mi aveva fatto accomodare al tavolo vicino i cessi!

In ogni caso questa dea mi stava veramente sconvolgendo, se poi fosse anche stata sposata, magari all'albergo uno sconticino me l'avrebbero fatto, ok, questa era da portare al volo in albergo, non era il tipo da cessi, era una stronza di classe!

Arrivò il camarero ammiccante a prendere la comanda, questo mi guardava con fare complice, lo guardai male, mi aveva parcheggiato al tavolo riservato agli stronzi.

Chiesi alla fanciulla se avesse già cenato, lei rispose che mi avrebbe volentieri fatto compagnia con l'Angus... ma come cazzo faceva questa stronza?!

Ordinammo due Angus al sangue.

Quindi presi coraggio e le chiesi come aveva fatto a capire che ero straniero, questa mi guardò stupita, e mi rispose con una franchezza encomiabile:

“Nessun argentino, sano di mente, si sarebbe presentato in questo ristorante vestito così!”

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