Spaistori

Cosa cazzo ci facevo io a Buenos Aires alle 5 del mattino in compagnia di un ex Oberfuhrer delle SS in sedia a rotelle?

Feci mente locale; ero scappato dal mio belpaese perchè ero inseguito dal fisco.

Una notte, di punto in bianco, presi il primo aereo intercontinentale che trovai.

Al metal detector, in aeroporto, mi fecero passare venti volte, mi fecero togliere, sempre meno gentilmente, in sequenza: scarpe, cintura, accendino, bracciali, collana, mi trovarono delle viti autofilettanti parker nelle tasche, mi resi conto solo allora di portarmi appresso una cazzo di ferramenta! Quindi, per sfinimento, fui fatto passare, non senza le maledizioni di tutti, sbirri e passeggeri in coda dietro di me, acchiappai tutta la mia roba e goffamente mi allontanai scalzo, era meglio levare le tende, tirava una brutta aria da quelle parti.

Per tutto il volo chiesi alla hostess dove era diretto quell'aereo, ma questa mi sorrideva e mi portava aranciata rancida in continuazione, pensava che scherzassi.

“Non sto scherzando, mia bella tardona, grazie per l'aranciata... ma ora basta, altrimenti piscerò agrumi di Sicilia per un mese... che ne dice di un buon Sapphire Bombay con ghiaccio? O un bel rum giallo delle Antille invecchiato 12 anni, magari della Martinica, ce l'abbiamo? ”

Questa non capiva un cazzo e forse non lo sapeva neanche lei dove eravamo diretti.

Provai a fare una telefonata con il mio cazzo di marchingegno coreano, ma l'hostess mi rimproverò severamente, dicendo che non potevo fare telefonate sull'aereo perchè a quell'altezza non avrei pagato a nessuna azienda telefonica la chiamata.

Mi scusai e riposi con cura la mia alta tecnologia a basso costo coreana nella tasca esterna della giacca.

Indossavo dei pantaloni fucsia aderentissimi, degli anfibi dell'esercito israeliano, una camicia nera come l'alma e una giacca di fustagno grigia e pulciosa da emigrante, in testa portavo un fazzolettone sporco a mo' di bandana, per rendermi meno riconoscibile alla dogana.

Tanta era la fretta di partire che avevo indossato i primi stracci che mi erano capitati tra le mani, ero riuscito a non azzeccare un abbinamento, come fare zero alla roulette!

Sembravo un cazzo di pashtun afgano psichedelico.

Per tutto il volo la mia cara hostess non mi tolse gli occhi di dosso, evidentemente avevo fatto colpo... solo una rockstar o uno stronzo si vestivano in quella maniera!

Forse mi aveva scambiato per Rod Stewart, ma io non ero biondo né avvinazzato.

Non riuscii a dormire per tutto l'interminabile viaggio, pensavo che gli aerei avrebbero dovuto essere più veloci... riuscii ad addormentarmi solo all'atterraggio.

Trenta minuti dopo fui svegliato dalla mia hostess preferita, che mi invitava gentilmente a levarmi dai coglioni.

Le sorrisi e scesi dall'aereo, fuori faceva un freddo di merda, mi pentii di non essermi portato la pelliccia sintetica leopardata, quella con i bottoni in finto avorio raffiguranti la faccia di Salassié.

M'incamminai verso il centro abitato, seguii il suono di bandoneòn che arrivava da qualche parte laggiù, capii di essere in Argentina quando riconobbi le inflazionatissime note di Libertango.

Seguendo la musica arrivai in una specie di cantina molto fumosa con gente un po' snob che ballava e beveva.

Non entrai, sembrava spiccicato un locale alla moda della mia città, era proprio vero; questi cazzo di argentini non si sentivano sudamericani, si sentivano europei!

Non mi ero fatto tutti quei chilometri per sentirmi di nuovo a casa!

Evidentemente avevo sbagliato volo.

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