La ragazza di tutti - Riproposta

ritratto di monidol

 

 

 

 

In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos.
Iddio, annoiatosi della noia, creò la terra, il cielo, l’acqua,
gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi
a loro volta del paradiso, mangiarono il frutto proibito.
Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden.(Alberto Moravia)
 
 
 
Era un'altra volta estate e, senza la scuola, la nostra noia tirava calci al silenzio.
 
I muri roventi del paese deserto sembravano le pareti del forno di Salvatore, e noi, buttati là, eravamo come la pasta cruda del pane, che aspettava di crescere.
Facevamo le prove, parlando di calcio e di donne: dei soldi che era costato l'ultimo attaccante della Juve e delle tette di quella che lavorava alla posta. Mimmo era pronto a scommettere che portava una sesta, come sua madre; diceva di capirlo da come ballonzolavano quando camminava e mentre mimava la scena, facendo le smorfie, gli si gonfiava il braghino.
E noi ridevamo nervosi perché tutti tenevamo lo stesso pensiero.
 
Le uniche ragazze che frequentavamo erano la sorella piccola di Toni, che se la doveva portare quando sua madre lavorava, e la Nina. Ma lei non era come le altre ragazze del paese, quelle stavano sempre in casa e, quando uscivano, si facevano belle per farsi guardare dai maschi, ma se gli rivolgevi la parola, si giravano dall'altra parte. La Nina invece era come noi, sempre in strada, come i gatti che sono di tutti e di nessuno.
 
A dirla tutta, fino alla quinta, stare con lei o con un maschio era la stessa cosa, poi però le cose sono cambiate: lei era diventata più femmina e ognuno di noi, in segreto, iniziò a desiderare di essere qualcosa di speciale per lei.
 
In quei pomeriggi afosi, stravaccati sui gradini della chiesa, nessuno si decideva a muoversi se lei non era ancora scesa. Arrivava dopo le quattro, dopo aver aiutato la nonna con i lavori. perché la mamma non l'aveva più e il padre lavorava fino a notte fonda, in un bar in città.
Arrivava in bicicletta col vestito corto sciupato dalle faccende di casa. Andava sempre velocissima e frenava all'ultimo momento, in testa coda, fermandosi ad un centimetro da noi; poi ci guardava dall'alto al basso, con quei suoi occhi che parevano due buchi neri, soddisfatta dalla nostra reazione. “Facciamo a chi arriva prima al santuario? Do un bacio a tutti quelli che riescono a battermi!”
 
In un attimo eravamo in sella a pedalare su per la collina, sotto il sole cocente, come dei forsennati; non era facile batterla, io non ci sono mai riuscito. Quello che riscuoteva il bacio, invece, era quasi sempre l'Alfredo che era il più forte di tutti e anche il più tonto.
 
Io ero il più magro e mi accontentavo di sdraiarmi sull'erba, accanto a lei, a riprendere fiato, aspirando l'odore buono della sua pelle sudata. Quell'odore mi dava i brividi, anche se ero accaldato per lo sforzo della salita.
Mi diceva: “La vedi quella nuvola lunga e stretta Nicò?”
“Quella che sembra un bruco?”
“Proprio quella piccirì, a me pare un treno, guarda come cammina, vorrei starci sopra e andarmene in giro a vedere tutte le città del mondo, pure New York, e volare sopra i grattacieli...”
Io mi sentivo stringere il petto nel pensarla lontana, ma pure sarei stato contento di immaginarla sorridere e salutare le persone dal finestrino.
 
Toni, una volta che lei non c'era, ci disse che lui e Nina si erano fidanzati perché erano andati soli giù al fiume a fare il bagno, tutti nudi, e che avevano anche cominciato a toccarsi, ma poi la guardia forestale li aveva visti e avevano dovuto scappare.
Lo sapevamo tutti che era un gran contapalle ma quella sera andammo a casa tutti mogi e a Toni lo salutammo appena.
Quando il giorno dopo Nina ci raccontò il fatto come era andato, e cioè che nel fiume ci erano caduti dentro e che erano dovuti restare in mutande e canottiera per fare asciugare i vestiti e per non farsi gridare dai genitori, tirammo tutti il fiato e scherzammo a lungo con grandi abbracci nervosi e pacche liberatorie sulle spalle, prendendo in giro quello scemo di Toni.
 
Lei non preferiva nessuno, io lo sapevo, anche quando ero geloso di Mimmo perché lui riusciva a farla ridere così forte che le scendevano le lacrime e doveva tenersi una mano fra le gambe per non farsela sotto. Il bianco dei denti le risaltava così tanto che sembrava illuminare anche le nostre facce e a me veniva voglia di mangiarle la bocca.
 
Ci voleva bene a tutti e ce l'aveva anche detto quella volta che ci nascondemmo sul balcone di Toni, dove ci eravamo arrampicati per spiarli. A dire il vero all'inizio si era incazzata proprio, ma non fu la sola.
Successe prima degli esami, in quel periodo Nina passava tutti i pomeriggi a casa di quel secchione per studiare matematica, e a noi dava proprio fastidio che se ne stavano soli per tutto quel tempo, allora, giusto per fare uno scherzo, ci arrampicammo sulla grondaia, con le tasche piene di rane e iniziammo a lanciarle nella finestra aperta della camera di Toni.
Il fatto fu che Nina e Toni stavano studiando in cucina, sotto gli occhi della madre, mentre in camera ci stava il padre a riposare. che si svegliò di colpo quando una rana lo colpi in faccia.
 
Diventò una iena, ci scacciò a calci in culo e bestemmie, infine se la prese anche con il figlio e sbatté fuori casa pure lui e Nina. Quando ci raggiunsero lei sembrava sputare fuoco dagli occhi, ci disse che eravamo dei poppanti e che per colpa nostra sarebbe stata bocciata. Ci sentimmo dei cretini e restammo zitti con la testa bassa, senza sapere cosa dire fino a che Toni iniziò a ricordare la scena del padre che ci rincorreva scivolando sulle rane, e scoppiammo tutti a ridere.
“Dai Ninnarella facci un sorriso che la matematica te la insegno lo stesso”. Lei fece una smorfia e ci guardò con indulgenza: “E' che i numeri nella mia testa sanno solo fare a cazzotti, quelli che meritereste, se solo potessi fare senza uno solo di voi”.
 
Poi, come ogni anno, arrivò la festa di San Giovanni. Il paese sembrava un grosso pacchetto regalo, decorato com'era di nastri e di fiori e, già dal mattino, cominciò ad arrivare la gente dai paesi vicini per seguire la processione. Il padre di Alfredo e quello di Mimmo fecero l'offerta al parroco per far portare ai figli il Santo, per qualche metro, lungo le vie del paese. Non è che loro morissero dalla voglia di farlo, ma i genitori gli dissero che tutti dovevano vedere che ormai si erano fatti uomini.
Noi li seguimmo in disparte, mentre loro, schiacciati fra un gruppo di adulti, procedevano con la lingua di fuori, sotto il peso dell'enorme statua, adornata di gioielli e oro, che pareva sgranare gli occhi dalla paura ad ogni sbandamento dei trasportatori.
 
Finalmente arrivò la sera, in piazza avevano montato un palco per farci suonare un gruppo rock venuto appositamente dalla città e noi non vedevamo l'ora. Le bancherelle cuocevano frittelle e pannocchie; l'odore di fritto prese il posto di quello dell'incenso.
Lui era il chitarrista della band e portava i capelli lunghi come una femmina. Mise gli occhi su Nina ancora prima di salire sul palco, li avevamo visti parlare mentre montavano l'impianto e, quando iniziò il concerto, lei indossava un cappellino nero con il nome della band.
 
Del concerto ricordo solo una grande confusione e l'esaltante sensazione di mischiarci ad un sacco di ragazzi e soprattutto ragazze, in canottiera e minigonna, che fumavano, ballavano, ci sorridevano e ci passavano bottigliette di birra. Noi cercavamo di darci arie da uomini, tracannando come se l'avessimo sempre fatto e alzando le braccia, a tempo di musica, quando lo facevano gli altri.
 
Ad un certo punto vedemmo Mimmo crollare a terra e lo raggiungemmo per soccorrerlo, facendoci largo tra la folla. Lo portammo dietro il sagrato della chiesa e lo guardammo vomitare, sembrava l'esorcista. Si riprese quando il concerto era già terminato e la gente se ne stava tornando a casa. Fu a quel punto, che ci rendemmo conto che Nina non c'era. I musicisti stavano caricando il furgone, ma il chitarrista non era con loro. Fu chiaro a tutti con chi si fosse allontanato.
 
Nessuno osò nominarla. Ci incamminammo verso la casa di Mimmo, tenendolo a braccetto. Abitava fuori paese, in fondo alla strada sterrata che costeggia gli argini del fiume. Avevamo ancora qualcosa da fare insieme, ma ognuno sapeva che, una volta accompagnato a casa Alfredo, ognuno sarebbe rimasto solo con il pensiero di Nina fra le braccia di un altro, un altro che non era nessuno di noi.
 
Faceva ancora caldo ma l’afa del giorno aveva lasciato posto ad un’aria più tersa, la luce della luna aumentava il contrasto di un paesaggio in bianco e nero: le sagome degli alberi sembravano di pece come le loro ombre, calpestate dai nostri piedi. Nera era anche l’acqua del fiume, che brontolava cupo giù sotto; la strada di sassi invece, risaltava, bianca come la faccia di Alfredo e... il seno di Nina che tutt'a un tratto ci apparve davanti.
 
“Ragazziiiiii che serata!” Era uscita da una macchina nascosta tra i cespugli e veniva verso di noi, dondolandosi sui fianchi, come non le avevamo mai visto fare.
Aveva i capelli scompigliati che le ricadevano davanti agli occhi e la camicetta sbottonata.
“Nina...” lo dicemmo in coro, sottovoce, restando come inebetiti dal trovarcela davanti in quella maniera.
 
Si aprì anche l'altra porta dell'auto: “Ehi... ma non vorrai andartene proprio adesso? Vieni qui!”
Si girò verso il ragazzo che la chiamava e rispose, trascinando un po' la lingua: “Ho bisogno di prendere un po' di aria... guarda che luna...” Aveva gli occhi lucidi e parlava come una gatta morta.
“Dai torna in macchina, lascia stare quei ragazzini...”
Ci guardammo l'un l'altro, colpiti nell'orgoglio, senza sapere bene cosa fare. Fu Mimmo che si mosse per primo, sembrò essersi ripreso di colpo dalla sbornia; raggiunse l'auto a grandi passi e spalancò la portiera del chitarrista: “Vieni fuori stronzo, cosa le hai dato?” Quello lo guardò con un sorrisetto di compatimento e, mentre afferrava la maniglia per richiudere la portiera, rispose con tono sarcastico: “Tranquillo fratellino, le ho solo offerto una canna e ti assicuro che non le ha fatto per niente male … ”
Mise in moto l'auto, continuando a ridere: “Ora levatevi dalla strada e andate a dormire se no mamma vi mette in castigo... e portatevi pure  la vostra amichetta che fatta com'è...”
Nessuno si mosse, tranne Alfredo che alzò lentamente la sua grande mano da contadino e sferrò un pugno rabbioso sul cofano, che si piegò come burro.
 
La voce del chitarrista uscì stridula dal finestrino: “Siete pazzi, bastardo, guarda cosa hai fatto? Fatemi passare buzzurri!” Cercò di accelerare per farci spostare, ma gli si spense il motore. Circondammo la macchina, Toni aprì la portiera e Alfredo lo trascinò fuori dall'auto sbattendolo a terra. Iniziammo a prenderlo a calci e a pugni, al buio, senza sapere dove colpivamo; in sottofondo la voce di Nina che ci diceva di smettere piagnucolando poco convinta, con la bocca impastata, era come un incitamento.
Ci accorgemmo dopo un po' che il corpo del ragazzo non reagiva. Ci fermammo, allontanandoci leggermente dal corpo. Nina gli si avvicinò: “Non respira”.
Il silenzio intorno a noi sembrò urlare.
 
Tony si guardò attorno per controllare che nessuno avesse assistito alla scena poi, con un filo di voce disse: “Andiamocene... subito! Ognuno per la sua strada”.
Senza nemmeno guardarci ci disperdemmo in fretta chi verso campagna, chi lungo i vicoli, nessuno si voltò indietro. Io presi per mano Nina, che abitava vicino a me, e corremmo come fossimo inseguiti dal diavolo. La lasciai sotto casa tremante. L'abbracciai forte e le sfiorai le labbra inumidite dalle lacrime, con un bacio, prima di scappare via.
 
Fu l'ultima volta che la vidi.
Oggi ci sarà il processo, il mio avvocato dice che, se tutto va bene, sarò condannato per omicidio preterintenzionale e potrò uscire presto dal riformatorio, per entrare in una comunità di recupero. Spero sia lontana dal mio paese.
 
 

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Il tuo gradimento: Nessuno (2 voti)

ritratto di Alex1951

Nina

Storia ben diretta e meglio scritta.

Coinvolgente.

Uno spaccato chiaro. Vicino alle mie memorie di anziano. Vivevo in quei paesetti e tutti eravamo innamorati della più bella, della più selvaggia e spontanea.

Complimenti.

Alex

ritratto di monidol

I paesetti...

è vero, certi paesi sono dei microcosmi  dove nascono spesso cose bellissime ma anche dove la chiusura in sé stessi e la mancanza di confronto con l'"altro e con  l'esterno,  può diventare pericolosa, tanto al nord quanto al sud.

Grazie della lettura.

monica

 

Bella, molto bella.....

..... la storia e scritta in maniera impeccabile.

Il testo scorre via liscio e le parole cadono pesanti come pietre a dipingere una situazione diretta ed orchestrata con vera maestria.

Anch'io d'estate vivevo in un paesino ed un po' mi ci sono ritrovato.

Ma, a quei tempi, l'amicizia saldava e riparava ogni cosa. Oggi sarebbe andata diversamente.

Tantissimi complimenti. Veramente brava.

 

ritratto di monidol

Le parole cadono pesanti

sì, ho provato a tendere un filo sottile di... come dire... drammaticità... sin dall'inizio, reso facile dall'età adolescenziale dei protagonisti (a quell'età arriva tutto intenso, quasi tragico a volte) per farla conclamare negli ultimi fatali gesti, che ho cercato di mantenere  "ingenui" nella loro passione e incoscienza. Non so se ci sono riuscita,  ma il tuo definire pesanti le parole un po' me ne da atto.

Grazie

moni

 

ritratto di Claudio Di Trapani

Un racconto

che sei riuscita a scrivere con la giusta immedisimazione. Hai indossato i panni di un ragazzo e direi che ti stavano a pennello. ;) I primi amori, le atmosfere di paese, l'amicizia, il senso del gruppo, tutti temi che hai affrontato egregiamente. Non trovo eccelsa soltanto la parte finale, in verità. Non so, sembra che manchi qualcosa (Beh, per lo meno a me fa quest'effetto). Un'altra cosa... sembra che il racconto sia ambientato nel meridione... è usanza di certe zone del sud, come fanno al nord, usare l'articolo davanti a un nome proprio? (la Nina). Comunque sia, il racconto me lo sono gustato tantissimo.

Brava, Moni, davvero.

Un caro saluto

Claudio

ritratto di monidol

E' questione di rotule

lo stare bene coi braghini corti ;-)

A parte gli scherzi sono contenta delle cose che ti sono arrivate chiare e che hai apprezzato.. In merito all'ultima parte che non ti convince è invece per me abbastanza grave, praticamente il racconto è partito da quello, andando poi alla ricerca di meccanismi, situazioni, ambienti che lo potessero contenere.

Per l'articolo davanti al nome proprio, hai ragione, è una famigliarità tipica del Nord, che io amo spesso usare. DI fatto non ho verificato  se, quanto, e quando,  fosse usata al Sud dove di fatto è ambientato il racconto; ho verificato ora, dopo la tua osservazione e pare che al sud non sia usatissimo ma che il suo uso esista per lo più riferito a nomi femminili e che oltre a sottolineare la famigliarità, abbia anche una carica affettiva e vezzeggiativa... dai... se è così ci può stare... la sfango come direbbe mio figlio ;-)

Grazie di Tutto Claudio e Buona Giornata

moni

ritratto di Claudio Di Trapani

Per parte finale

intendevo, semplicemente, l'ultima frase. Un racconto così bello non può finire in quel modo (non mi riferisco alla vicenda; è chiaro che pensare ad Anna lontana è una speranza condivisibile), ma è proprio la frase che non mi convince.

Saluto

Claudio

ritratto di Millina

E' piaciuto tanto anche a me

E' piaciuto tanto anche a me questo racconto.

Sei stata bravissima nel descrivere gli atteggiamenti dei ragazzi, si son visti gli sguardi, di aspettativa o di delusione e se ne è respirata l'aria afosa dei pomeriggi vissuti nei nostri piccoli paesi, dove talvolta la noia ci portava a valicare molti limiti.

Ciao Monica,

Millina

ritratto di monidol

La noia

che stato potente e spesso sottovalutato Milli. Hai proprio ragione.
  • noia madre del vizio,
  • è solo dal nulla della noia che nasce il gesto creativo,
  • la noia è necessaria,
  • la noia è pericolosa
  • la noia parente dell'accidia, è peccato.
E questa, bellissima, forse tratta dal libro:
In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos. Iddio, annoiatosi della noia, creò la terra, il cielo, l’acqua, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta del paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden.
(Alberto Moravia). Anzi lo aggiungo, mi sembra pertinente.

Sono contenta che ti sino arrivati forti e chiari i  personaggi, sai per chi scrive sono come dei figli ;-)

Ciao Millina, grazie mille e buona gironata

moni

 

 

ritratto di Selly e le bebe rosse

m*

 

l'ho riletto con tanto piacere. e oltre a leggerlo l'ho anche visto. 

non ricordo se te lo dissi anche al tempo della prima pubblicazione ma ha davvero uno stampo cinematografico pazzesco

 

ciao stuplendida

ritratto di monidol

Sellibellula

grazie che mi hai riletto. Vista la  lentezza che ho ultimamente nel produrre scritti,   ho raccolto l'invito della Reda a ripubblicare vecchi scritti,  anche considerate le tante bravissime new entry che sono arrivate, con cui condividere. Spero solo di non ammorbare chi mi ha già letto.

Si è abbastanza cinematografico ma onestamente credo che lo sia proprio grazie alla bellissima fotografia e  sceneggiatura di tanti  film che ho visto ambientati  in questi posti, oltre che al fascino che hanno dal vivo.

sbaciucchio tutta

moni

ritratto di Massimo Bianco

Molto bello. Un racconto,

Molto bello. Un racconto, oserei dire, perfetto, di cui non cambierei neppure una parola. Ah, quanto è facile, purtroppo, rovinarsi la vita. Piaciuto molto. Ciao.

ritratto di monidol

Sono proprio

lusingata del tuo apprezzamento Massimo, soprattutto perchè ti considero un po' specializzato nelle  situazioni/ambientazioni  abbastanza simili a questa.

Grazie

moni

ritratto di Khepri65

Ma che bellissimo racconto,

piaciuto moltissimo, letto volentieri e tutto d'un fiato. Adoro le storie delle giovani combriccole. Hai scritto veramente bene.  Anche a me  ha sorpreso il finale,  ma se hai deciso di terminarlo così avrai avuto le tue buone ragioni. Molto brava, sarebbe carino un seguito, magari per rivederli da grandi :-)

Ciao 

Sonia

ritratto di monidol

Le giovani combriccole

bella definizione!

TI ringrazio Sonia della lettura e delle utili osservazioni scambiate dietro la home ;-) Come ti dicevo, probabilmente, al salto temporale finale (questione sollevata anche da Claudio)  manca un po' di morbidezza nell'atterraggio. Magari con calma più avanti la riconsidero.

Da grandi mi sa che poi diventano come noi... °_° perdendo molto del loro fascino.

Ciao

moni
 

ritratto di Rubrus

***

Ricordavo di averlo letto: per questo arrivo ora. Non ricordo però di averlo commentato e quindi provvedo adesso. 

Piaciuto molto.

Soprattutto perchè i racconti sui bei tempi infantili e adolescenziali (quando c'è in ballo il passato diventiamo tutti romanzieri), anche se accompagnati al tema della perdita dell'innocenza (che, benchè ricorrente, li vivacizza quasi sempre) sono ad alto rischo di "me cala la palpebra".   

Ad evitarlo, qui, la chiarezza con cui sono narrati luoghi e persone - e avvenimenti - quasi illuminati dallo stesso sole del sud che splende sul racconto.

PS. curioso abbinare il caso e la noia. Con tutto il rispetto per Pincherle, ma mi pare che di solito sia il contrario. 

ritratto di monidol

Dallo stesso sole

del sud che splende sul racconto, oh Robi, che figata di commento. :-)

Hai ragione in merito ai racconti dei bei tempi andati, forse, mi ha salvato (oltre al sole)  il fatto che in questo racconto non c'è veramente nulla di autobiografico, i quartieracci di periferia del Nord, dove sono cresciuta, sono un'altra cosa e se mai mi venisse voglia di raccontarne, ricorderò la tua osservazione.

ciao

moni

(curioso si, credo che il Pincherle avrebbe dovuto scrivere, al principio non era il caos, ma la noia... ma si sa che le prese di posizione non sono mai state il suo forte )

potrebbe essere il soggetto

potrebbe essere il soggetto di un film, ha immagini vivide su diversi piani di inquadratura, a prescindere dall'io narrante. Mi piace molto, 

ciao, a presto

ritratto di monidol

Piani di inquadratura

interessante questa cosa dei diversi piani di inquadratura, che qui è venuta un po' per caso e un po' perchè, come dicevo a Selly, probabilmente nella mia corteccia celebrale si sono impresse le immagini di film, foto etc di quei bei luoghi. Però si potrebbe anche pensare di scrivere una storia usando volontariamente diversi piani di inquadratura...uhmm....uhmm...

Scusa la digressione, anzi... Grazie!

monica

ritratto di Gerardo Spirito

Bellissimo davvero, scritto

Bellissimo davvero, scritto davvero bene, ma gli altri te lo hanno già largamente detto. 

Oltre al finale (che sopraggiunge a mio parere come un fulmine a ciel sereno) e al ritmo, la cosa che più mi è piaciuta di questo racconto è l'atmosfera, come sospesa, del passato.
In più, come dice qualcun altro nei commenti, è una storia di cui non cambierei neppure una parola; tutte le scene, le parole spese (azzarderei anche dicendoti le piccole digressioni) sono essenziali. 
Complimenti
ritratto di monidol

Le digressioni

le ho usate per far conoscere un pò i personaggi e l'ambiente sociale. Ti ringrazio molto sono contenta di tutte le cose che ti sono piaciute. ☺
Buona serata.
moni

ritratto di www.otticosolitario.it

F.B.

Mentre leggevo, pensavo alla mia Nina, alla nostra Nina, nella lottizzazione dove passavo l'estate con alcuni amici. Si chiamava Francesca e tu hai raccontato le mie sensazioni e le vicende di tutti noi.

Il finale poi, l'ho temuto ma non immaginato. Come dire, temevo un finale ancora più malinconico della narrazione stessa, e quando è arrivato, provare nostalgia è stata una liberazione.

Ma io sono malato, di nostalgia.

L'atmosfera e il registro vanno a braccetto, e colpiscono. Questo racconto è una crema, un'idea che riesci a farci assaporare.

Ti invidio.

I miei complimenti, Riccardo.

ritratto di monidol

La malinconia

hai ragione Riccardo, questo racconto ne è intriso. E sì, penso che anche nel finale non ci sia altro che un'accentuazione di quella malinconia che già si legge nelle prime righe.

Sono molto contenta che ti sia piaciuto e che il suo sapore ti sia arrivato così forte e chiaro (forse più di quanto io me ne rendessi conto) .

Grazie

monica

ritratto di Maria Federica Del carlo

Ciao Monica

Bellissimo racconto, e grazie del consiglio sul riguardare il testo prima di pubblicarlo! SAluti, alla prossima!

FEderica

Ps. Cm non mi inspiro ai ragazzi del muretto per i miei racconti...

ritratto di monidol

Mi sei venuta

a trovare anche tu in una storia di ragazzi e ragazze, bello! :-)

Non intendevo che ti fossi ispirata ai ragazzi del muretto, ma che il genere è un po' quello.

Grazie Federica,

alla prossima sì.

moni