Un tiro ben assestato - racconto brevissimo

ritratto di Roberta_M

La pallina fu scagliata con forza verso l’alto. Al rallenty l'avremmo potuta veder decollare e alzarsi in volo fino a una mezza altezza d’uomo, o all’altezza di mezzo uomo, che dir si voglia. Il ragionier Melasvigno s’accasciò a terra.

"Sch’off", fu più o meno il rumore che giunse agli orecchi degli astanti.

«Caro, rispondi! Mi senti?» “Caro” sentiva, eccome se sentiva, ma non riusciva a parlare. Rannicchiato in posizione fetale, giaceva a terra, le ginocchia sotto il mento.

«Ti prego, caro, parla!» La signora Svampitelli s’accoccolò accanto al marito, con ancora stretto al petto il blocco degli appunti su cui segnava il punteggio. Atteggiamento che le si addiceva perfettamente: chi altro se non lei avrebbe potuto così bene esercitare quella funzione? Col vestitino nero, i sandaletti di vernice bianca, i capelli raccolti in una coda di cavallo, la Svampitelli era la classica maestrina in vacanza.

Nel tempo che a voi, cari lettori, sembra diluito, ma che in realtà si concentra in pochi secondi, accorsero, nell’ordine, i cognati Poldo Svampitelli detto Ciccio con la consorte Giuli, e il nipote Ercolino. Tutti insieme si chinarono sul caduto, cercando di aiutarlo ad alzarsi, dopo aver verificato che ne fosse in grado. Ercolino osservava la scena confuso e spaventato: lo zio non si muoveva.

Un po’ alla volta il ragionier Melasvigno cominciò a riprendersi.

«Macché ginocchio, Erminia, qui di figli non ne facciamo più!» bisbigliò boccheggiando, mentre strizzava gli occhi dal dolore.

I cognati tentarono di trattenersi, impietositi dalla visione della patente sofferenza, ma poi, più che il riguardo, poté il riso. Una risata irrefrenabile sorse soffusa, si diramò, si estese, echeggiò, parve riempire tutto il perimetro del minigolf nella notte stellata e tiepida di luglio. E risero, risero le frasche, le fronde degli ulivi che dall’alto avevano assistito, ma soprattutto rise le famiglia di triestini che stava dietro di loro, in attesa del proprio turno di gioco. E io credo che stia ancora ridendo.

Qualche passo indietro, ancora con l’arma del delitto in mano, se ne stava, stupito e ammutolito, il settenne Giorgino. Era il suo primo tiro al minigolf. 

 

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Gradimento

ritratto di Claudio Di Trapani

Bisogna fare pratica,

dopotutto; non si nasce campioni dopo aver scagliato un colpo solo. Dai, Giorgino, riprova! Eheheheh! Azzeccatissimi i cognomi, Roberta, e le risate allargate alle frasche e alle fronde degli ulivi denotano l'ottima capacità di scrittura e d'immaginazione che possiedi. Un brano davvero molto carino; elegante e brioso.

Piaciuto

Un saluto

Claudio

ritratto di Roberta_M

Eheheh Claudio,

non si nasce campioni ma non è neanche facile fare centro al primo colpo, e con quale potenza! D'altra parte neanche mettersi sulla traiettoria del proiettile è un'idea brillante.

Grazie dei compimenti, frasche e fronde fremono d'emozione.

Ciao!

ritratto di Rubrus

***

Un racconto brevissimo, che dura il tempo d'un tiro di golf. 

Assai graffianti e azzeccati i cognomi - patronomici.

Piaciuto, ciao.

 

ritratto di Roberta_M

Grazie Rubrus

in effetti ho impiegato più tempo a cercare un'immagine adatta (poi ci ho rinunciato) che a scriverlo, ma l'importante è che qualcuno si sia divertito.

Ciao :-)

ritratto di Alex1951

Eh ...le palline

Divertente

ritratto di Mario De Pascale

La cosa era prevedibile: si sa che

i simili si attraggono.
La colpa è delle fronde e delle frasche: anzichè starsene lì ad aspettare impassibili che avvenisse quello che era naturale che avvenisse, avrebbero potuto ben avvisare in tempo, no?

Bene, brava, provaci ancora e ciao.

ritratto di Roberta_M

Fronde e frasche

Infatti, caro Mario! Mannaggia alle frasche che si parlano tra loro invece di avvisare.

Visto che me lo chiedi, ci proverò ancora, ma non assicuro niente (non certo La pioggia nel pineto, eh!).

Ciao