La pulizia innanzitutto

ritratto di Mario De Pascale

~~Se quella faccenda di scrivere i Comandamenti fosse toccata alla signora Teodolinda, ella avrebbe sicuramente fatto in modo di includervi alla chetichella (ai primissimi posti, se non proprio al primo) quello di non sporcare e di non sporcarsi né gli indumenti, né la persona.

Sicuramente, comunque, una revisionatina adesso ce la avrebbe fatta tanto volentieri.

Come era possibile, infatti, ella si diceva e andando dicendo in giro, che la gente non si curasse di tenersi costantemente linda e pinta per amor proprio, anche se capitasse di fare qualche lavoro un pochino più impegnativo?

Secondo lei, si trattava di un vero e proprio peccato mortale.

Ecco, adesso stava osservando l’imbianchino che le stava rinfrescando di tinta le pareti dell’ appartamento: com’era possibile che fosse una persona così sciatta da farsi cadere addosso, sui vestiti sulle mani e finanche sul volto, tutte quelle macchie di colore? Sarebbe bastata un po’ d’accortezza, per esempio che si proteggesse i vestiti con un telo di plastica, che si coprisse la faccia con una maschera e che indossasse dei comodi guanti, nonché provvedesse ad indossare dei soprascarpe protettivi e tutto sarebbe stato risolto. Proprio così, ci voleva un minimo di buona volontà, quasi quasi pensava di dover richiedere un indennizzo all’uomo per il disgusto che le provocava quel comportamento offensivo della sua organizzazione mentale.

Certamente, quello lì forse credeva di poter eseguire meglio il suo lavoro agendo in quel modo trasandato, senza rendersi conto che chissà quanta altra clientela avrebbe potuto acquisire se avesse operato con la dovuta pulizia!
 
E invece niente, come se non esistesse un obbligo di decoro innanzitutto verso se stessi, che poi si traduceva anche in un modo di essere che fosse accettabile da tutte le persone dotate di savoir vivre e di savoir faire come lei.

La mattina presto assisteva con orrore allo spettacolo dello spazzino comunale che, maneggiando la sua scopa di saggina, sollevava tutta quella polvere che poi gli ricadeva addosso; in quel caso, un bell’aspirapolvere a batteria gli avrebbe consentito di eliminare prima tutto il terriccio dal suolo, dopodiché avrebbe potuto comodamente togliere con la ramazza le cartacce e l’altra roba che la gentaglia sporca e disordinata lasciava cadere a terra.

Ah, se fosse dipeso da lei, le cose del mondo sarebbero andate in tutt’altro modo!
A furia di criticare mentalmente o apertamente i comportamenti altrui, un poco per volta le aveva cominciato a formarsi nel cervello come una sorta di necessità di muovere osservazioni verso gli altri, così che ora sentiva quasi un senso di rincrescimento quando incontrava qualcuno che, senza che lei avesse aperto bocca, si comportava come i suoi precetti interni di pulizia a tutti i costi comandavano.

Allora, osservava quasi con ansietà quello che facevano gli altri, stando appostata mentalmente per poterli cogliere in fallo ed era felice (sì, poteva confessarlo a se stessa!) quando qualcuno compiva un errore che ella faceva rilevare con tanta maggiore severità quanto maggiore era stato il periodo di astinenza da questi richiami.

Per esempio, aveva preso l’abitudine di preparare in cucina degli intingoli particolarmente ricchi di sostanze liquide, in modo che fosse più facile che qualcuno dei commensali si schizzasse con il sugo.

Ed allora, che felicità!

“Sempre il solito sbadato sporcaccione!” era l’accusa liberatoria, standard, che rivolgeva al marito quando questi aveva la sventura di farsi cadere addosso qualche macchia di sugo, mentre ne aveva di similari, anche queste standard, che rivolgeva ai figli che commettessero un similare delitto di lesa maestà.

Senonchè, proprio per evitare il ripetersi di queste scene e quindi credendo di renderle un immenso piacere, tutti iniziarono a comportarsi in maniera irreprensibile, evitando nella maniera più accurata di sporcarsi in qualche modo, sia a tavola che fuori.

Nessuno si aspettava, perciò, che improvvisamente il carattere della signora Teodolinda cominciasse a peggiorare e venissero fuori dei disturbi nervosi di cui ella in vita sua non aveva fortunatamente mai sofferto.

Con il senno di poi, si dirà che forse il motivo di quel malessere avrebbe anche potuto essere chiaro, ma ben difficilmente in quel momento qualcuno dei componenti della famiglia avrebbe mai potuto avvicinarsi alla verità.

Vennero consultati specialisti delle malattie nervose, psichiatri e psicologi, ognuno dei quali se ne venne fuori con qualche dotta teoria, il cui unico difetto era quello di non riuscire ad azzeccare neppure lontanamente la diagnosi del male che affliggeva la signora.

Fortunatamente, un bel giorno, avvenne che, mentre gustava un ottimo sugo di ragù, al marito della Teodolinda capitò di farsi scivolare di mano la forchetta con cui teneva infilzato un pezzo di carne intriso di salsa di pomodoro, sporcando in più parti, forse irrimediabilmente, il bello e costoso vestito di puro lino acquistato pochi giorni prima. Il poveretto si mise le mani in testa, aspettandosi, specialmente con la situazione mentale attuale della consorte, lo scatenarsi di una vera e propria iradiddio di rimproveri.

Questi, infatti, come nelle attese, arrivarono puntualmente e furono un vero diluvio, soprattutto a causa della lunga anticamera che avevano dovuto fare nell’attesa angosciosa di quell’errore maculato che pareva non dovesse più arrivare.

Però, alla fine dello sfogo, il marito si accorse dell’espressione soddisfatta che, involontariamente, aveva assunto il viso della consorte.

Per lui fu una vera e propria rivelazione: da quel giorno, fosse colpa dell’uno o dell’altro, non mancò mai chi si sporcasse in qualche modo a quella tavola felice.       

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento

ritratto di Massimo Bianco

Questo me lo ricordavo, è una

Questo me lo ricordavo, è una riproposta. Assai carino, comuqnue.

ritratto di Mario De Pascale

Lo sospettavo, ma adesso

ne sto ricevendo conferma.

Il fatto che più persone mi trovino "carino" mi induce a credere che, nonostante la mia ritrosia ad apparire di persona in fotografia, ci sia qualcuno che si è procurato una mia immagine e la trasmetta clandestinamente agli utenti di questo sito.

Comunque, vorrei rendere noto che la riproposizione di questi miei raccontini ha essenzialmente lo scopo di raccogliere opinioni (più lungo, più corto, modifichiamo qui, tiriamo di più là, aggiungiamo questo o togliamo quello, ecc.) in vista di una pubblicazione in una raccolta. Ciò, in considerazione del livello medio (che ritengo alquanto elevato) degli utenti di questo sito.

Grazie anche per avermi dato la possibilità di chiarire questa circostanza e a presto.

ritratto di Rubrus

***

Credo che la mania di pulirsi e pulire sia detta, scherzosamente, "Sindrome del procione" o appunto, orsetto lavatore. 

Senza voler fare gli psicologi della domenica, secondo alcuni pare che celi sensi di colpa, in inferiorità che diventa superiorità (io sono una persona pulita, gli altri no).

Qui pare che sia il mero gusto di tormentare il prossimo, anche se la vita di occasioni per lamentarsi degli altri ne offre parecchie, pulizie a parte. 

 

 

ritratto di Mario De Pascale

Io ho conosciuto una signora

che non permetteva assolutamente a nessuno (e tantomeno al marito) di entrare nel suo appartamento senza le piattine a piedi. Che dici, esisterà un riferimento medico anche per questo tipo di fissazione?

Grazie comunque per la dotta informazione e per la visita, ciao.