Storie coniugali

ritratto di Mario De Pascale

~~Il mezzo migliore per svegliare mia moglie è quello di spegnere la TV.
No, non si tratta, come qualcuno potrebbe essere erroneamente indotto a pensare, di spegnere l’apparecchio TV per chiamarla per andare a dormire, ma si tratta di una questione diversa, direi di un fatto automatico.
MI spiego meglio: come succede certamente a una buona parte degli spettatori dei tanti soporiferi programmi che ci ammanniscono specialmente le emittenti più famose e meglio pagate dai contribuenti o dalla pubblicità, vedo che anche mia moglie si assopisce quotidianamente sul sottofondo sonoro dell’emittente di turno (purtroppo, questo a me non capita a causa della mia maledetta insonnia).
Nei primi tempi, ho ritenuto, come credo che avrebbe fatto la maggioranza delle persone normali, di attendere fino a quando non mi fossi stancato della sbafata masochista quotidiana di polpettoni chiamati film, di quiz a premi elargiti a spese nostre o di rumori non biodegradabili chiamati misteriosamente musica, per invitarla ad andare a raggiungere la camera da letto.
Preliminarmente, spegnevo naturalmente la TV.
Ebbene, ci credereste?, questo era il segnale per il risveglio di mia moglie.
Meglio di mille sveglie che si fossero messe a suonare contemporaneamente, si interrompeva il dolce ronzare del russamento da torpore televisivo per sentirla esclamare a voce alta: “Ma perché hai spento? Io stavo guardando il programma!”.
“Ma se stavi ronfando!”
“Che c’entra? Quella è la posizione in questa benedetta poltrona che mi fa respirare male! E poi io non mi sono sentita ronfare, come dici tu!”
“Ebbene, cosa stavano trasmettendo?”
“Non lo vedi? E’ un programma dove ci sono due che ballano, si tratta di «Ballando sotto le stelle»”!
“Ahahah! Visto? Si tratta invece della scena di un film!”
“Sì, ma i protagonisti sono gli stessi ballerini di «Ballando sotto le stelle»”!
Niente da fare, non lo so se si tratta di una caratteristica del sesso femminile o se mia moglie costituisca un’eccezione, fatto sta che mi sono visto obbligato ad ammettere che è stata la TV a sbagliare ed a quell’ora su quel canale avrebbero dovuto trasmettere «Ballando sotto le stelle» e che era colpa dei programmisti se lei aveva sbagliato, anche se era possibile che stessi sbagliando io. In ogni caso, i due ballerini erano quelli del programma saltellante ufficialmente organizzato dalla TV e non erano riconoscibili perché si erano truccati per esigenze sceniche. C’era stato anche una traslazione della data del programma ed io, come al solito, non ne ero informato.
Andiamo avanti e cambiamo scena.
Si doveva partire con il treno delle 10,48.
Biglietti già in tasca, ero pronto alle 10 in punto.
Avevamo cioè circa tre quarti d’ora per scendere da casa, infilarci in auto noi e i nostri bagagli che non sono mai pochi, raggiungere la stazione ferroviaria distante circa 10 minuti, trovare un posto per parcheggiare e raggiungere il marciapiedi di partenza.
Non ricevendo notizie dalla mia dolce metà, alle 10,10 provo ad informarmi se le sembra il caso di pensare alla partenza. Lei mi risponde che in soli tre minuti sarà pronta. Alle dieci e un quarto, poiché sul fronte occidentale tutto tace (io sarei l’oriente in quanto sole della casa), mi arrischio a sollecitare.
“Ma sì sono pronta, andiamo!”.
Penso che è il momento di iniziare un “Sudoku” di media difficoltà e mi metto in cerca del giornalino.
Ore 10,23, ho risolto una metà del “Sudoku”.
“Allora, vogliamo provare a muoverci?”
“Eccomi qui, hai chiamato l’ascensore?”
Ore 10,28. Sto fremendo davanti all’ascensore.
“Allora, andiamo?”
“Hai caricato il bagaglio in ascensore? Hai chiuso tutto? Gas, luce e acqua, tutto a posto?”
“Tutto a posto, non ho staccato la luce a causa del congelatore, ci muoviamo?”
Alle 10,31, “Pronta, andiamo!”
Nel frattempo si sono presi l’ascensore mentre chiudevo una tapparella.
Arriva sulla soglia della porta e mi fa: “Il televisore ancora acceso e non c’è l’ascensore? Ecco, devo pensare a tutto io! Tu sai solo perdere tempo!”.
Terza scena.
C’è da preparare il babà che piace tanto a mio genero, in arrivo con mia figlia da fuori città.
Praticamente, una questione di vita o di morte.
“Vammi a comprare il lievito e le uova, la farina ce l’ho”.
Torno dopo dieci minuti con lievito e uova.
“Questo non è buono, dovevi prendere il lievito di birra per dolci, questo non è adatto”.
Vado e torno.
“Mi hanno detto che questo è buono per tutti gli usi”.
“Non sei capace di combinare niente, come devo fare? Vabbè, proviamo, ma è colpa tua se non viene bene. Ah, mi serve lo zucchero”.
Vado e torno con lo zucchero comprato in un altro supermercato dove sono andato ad informarmi se avessero un lievito diverso: niente, è il medesimo, adatto per tutti gli usi.
Rinfrancato e fiducioso nelle mie capacità di acquirente, mi accingo a mettermi alla scrivania per  lavorare un poco.
Appena seduto, un nuovo appello dalla cucina: “Ah, la bagna, manca la bagna, come si fa senza la bagna?”
Eh, già, dico tra me e me: “Già, come si fa senza la bagna? Forza, scansafatiche, andiamo!”.
Parto per il nuovo acquisto. Accidenti, c’è il rum Ron, un altro rum etichettato solo Giamaica, una bottiglia con l’etichetta di bagna per dolci. Cosa scegliere? Non ho portato il telefonino, mi affido al caso.
Torno pregando il santo dei babà di accontentarsi del mio stress giornaliero.
E’ andata bene! Pare che la bagna sia quella adatta.
In quel momento, una telefonata: “Purtroppo per un impegno improvviso non possiamo venire. Vuol dire che il babà lo mangerò un’altra volta. E’ inutile prepararlo”.

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ritratto di 90Peppe90

Storie coniugali

Una pagina di diario che, nella sua prima parte, avrebbe potuto scrivere benissimo mio nonno! Mi racconta sempre, in modo tragicomico, come mia nonna si addormenti puntualmente davanti alla TV e proprio nell'attimo in cui mio nonno va a spegnere l'apparecchio, lei si sveglia dicendo che stava seguendo il film/programma/qualsiasi-cosa-fosse-trasmessa mentre, invece, russava sonoramente. E posso confermare: quando, da piccolo, andavo a dormire dai nonni, l'ho constatato in prima persona, ahah.

Quello dell'"Okay, sono pronta" è una sindrome che, credo, interessi almeno il 90% del "gentil sesso".

E la terza scena... mia madre è così. Che sia lei, che sia mio padre o che sia io a fare la spesa - ogni volta - dopo essere tornato a casa, arriva la sua fatidica frase: "Ah, ho dimenticato di prendere...".

E con il treno com'è andata a finire? Eheh.

Raccontino gustosissimo e divertente (anche snervante, va).

Ciao, Mauro!

ritratto di Mario De Pascale

Conoscendo tu

situazioni analoghe è inutile che io mi dilunghi su altri strazianti particolari.

Voglio solo rispondere alla tua richiesta circa il treno.

Dunque, in ascensore ho cominciato a dire che era praticamente inutile andare alla stazione, oramai...

Al che lei mi fa: "Oh, ma tanto quello porta ritardo. lo prendiamo agevolmente".

Ebbene, ci credereste? In un sistema ferroviario che negli ultimi tempi sta raggiungendo livelli di precisione altissimi, non foss'altro che per evitare le penali che le Ferrovie erogano per il ritardo superiore alla mezz'ora, il nostro treno portava un ritardo di 29 minuti, tanto che lo abbiamo preso "agevolmente".

Io vorrei sapere chi è il santo dei ritardatari e se mia moglie va a portargli delle candele di nascosto...

Ceterum censeo nunc salutandum esse et gratias tibi agere, ciao.

  

ritratto di paola_salzano

"Scene da un

"Scene da un matrimonio"...

Lo definirei questo brano che mette in risalto i compromessi quotidiani all'interno del matrimonio:e, chi è sposato, conosce bene queste situazioni..

Certo che qui il marito e' davvero paziente, non sono mica tutti così!

Ciao Mario, davvero carino

ritratto di Mario De Pascale

Secondo me, con questa

storia del "carino" mi sa che noi ci siamo conosciuti da qualche parte, perchè carino, modestamente, ehm, mi ci sento e lo sono. Ah, parlavi del racconto? Scusa, non sospettavo che avesse potuto piacerti, ma talvolta succede anche questo.

Ciao Paola, sei una simpatica e un'intenditrice, grazie.

ritratto di paola_salzano

Ahahaah... simpatico anche

Ahahaah...

simpatico anche tu, peccato che dalla boa non si capisca molto;-)
Scherzo, noi campani siamo cosi'!!

Buona serata Mario...