Chi parla? (Incipit di Smart88)

ritratto di monidol

 

 

 

Ogni notte, da quando la primavera aveva lanciato i suoi ultimi gemiti, Renai si metteva seduta sul pavimento, a pochi centimetri dal davanzale. A luci spente, senza televisori o apparecchi elettronici che la potessero disturbare, chiudeva gli occhi e si metteva ad ascoltare i rumori.

Era per lei una pratica molto rilassante e non solo: spesso si stupiva nell'atto di sfidare se stessa, domandandosi da dove provenissero certi suoni e, soprattutto, quali fossero le parole pronunciate e lasciate scappare nell'aria. A volte riusciva perfino a intuire l' argomento oggetto della discussione.

Fu proprio durante una di queste sere che lo sentì per la prima volta; successivamente, liberarsi della sua presenza le parve praticamente impossibile.

Non era propriamente un rumore, ma non si poteva nemmeno dire fosse una musica anche se, quella specie di vibrazione, di miscuglio di suoni era in grado di trasmetterle delle sensazioni molto chiare, quasi delle informazioni.

La maggior parte delle volte ciò che le arrivava era come una melodia pacata, malinconica, che a tratti la rilassava e a tratti la intristiva. Non mancavano le sere in cui ascoltarla significava per lei condividere una sofferenza acuta, insistente, che la pervadeva completamente..

Spesso si chiedeva quale fosse l'origine di quel suono in grado di modificare in maniera così intensa il suo sentire. Cercò di concentrarsi sulle finestre illuminate: al primo piano abitava una copia di mezza età che passava le serate davanti al televisore a tutto volume, cambiando canale in continuazione e scambiando a mala pena una paio di frasi in tutta la serata. Dal secondo piano proveniva spesso il pianto di un bambino, a tratti sovrastato dalle voci dei genitori che discutevano su quale fosse la causa del suo male e quale la soluzione migliore, con il risultato che il pargolo si agitava ancora di più e piangeva ancora più forte. Dagli altri appartamenti sembrava non provenire nessun suono.

Nonostante ciò, più il tempo passava, più diventava per lei difficile mancare quell'appuntamento notturno.

Perfino la sua vita sociale iniziò a risentirne: succedeva a volte che all'ultimo momento, dopo essersi preparata e vestita per uscire, declinasse l'appuntamento, accampando, in primis con sé stessa, cause di malessere o stanchezza, per poi correre a sedersi ad ascoltare.

Poi, una mattina di Giugno, successe una cosa che le diede da pensare. Un'autoambulanza, sotto casa, stava caricando un uomo allettato, uscito dall'appartamento al piano terra. Un infermiere accompagnava la lettiga sostenendo un macchinario attaccato al paziente apparentemente privo di sensi.

Ci rimurginò per tutta la giornata e al suo rientro, quasi si fossero dati appuntamento, l'autoambulanza stava riportando a casa il paziente che probabilmente era stato prelevato per fare delle terapie o forse degli esami. Temporeggiò prima di entrare nel portone per osservare meglio.

L'uomo non sembrava particolarmente anziano, la pelle, come anche l'espressione del viso, sembravano distese. Era intubato e sul cranio rasato alcuni cerotti fissavano dei fili collegati ai macchinari. Lo accompagnava una donna in camice bianco che aprì la porta e fece strada alla lettiga,  preceduta da un cagnetto di piccola taglia che li accolse scodinzolando. L'uomo non dava segni di vita, forse era paralizzato, forse, pensò Renai, era in coma.

Salì le scale di corsa e si mise a guardare dal suo appartamento. Renai vide uscire gli infermieri con la barella vuota, la donna invece restò nell'appartamento. La finestra era aperta, ma una tenda impediva di vedere all'interno. Appena fece buio, però, attraverso la tenda, con un po' di sforzo, riuscì a scorgere delle piccole luci, forse quelle delle apparecchiature che tenevano in vita il suo vicino di casa e le parve anche di sentire dei flebili beep: non c'erano dubbi quella era la finestra della sua stanza.

- E' lui! Mi parla! - pensò Renai con sgomento - come in quel film, comunica telepaticamente!

Poi dubitò, forse era lei che stava solo diventando pazza, o forse era solo troppo sola e da troppo tempo.

Quella sera, sul balcone, ciò che sentì fu diverso dal solito, appena si mise in ascolto, la investì una sensazione di allegria, di spensieratezza, come di uno scampato pericolo. L'aria era fresca, portava con sé il profumo dell'estate e lei si sentì felice.

Verso le dieci nell'appartamento al primo piano arrivò un'altra donna e poco dopo l'infermiera che aveva visto entrare con la lettiga uscì: probabilmente si erano date il cambio.

Forse anche a lei avrebbe fatto bene uscire, ma di fatto aveva sempre meno voglia di vedere gente, di sostenere conversazioni futili e finte risate per poi tornarsene a casa sentendosi più sola e più vuota di prima. Preferiva stare lì ad ascoltare, ad ascoltarlo, a farsi turbare dal suo dolore o dalla sua malinconia che la raggiungevano in quel modo così speciale e così profondo.

Sera dopo sera Renai aveva la sensazione di accrescere la confidenza, l'intimità, riusciva in quel modo a leggere meglio anche dentro di sé, a sentire meglio la propria anima, ad aprire il cuore e lasciare uscire  tutti i suoi stati d'animo. Non si sentiva più sola.

Poi venne quella terribile notte. Appena entrata nel proprio appartamento, aveva cominciato a sentirsi agitata, nervosa, allora era corsa alla finestra. Fu investita da un senso opprimente di inquietudine. Dalla finestra del piano terra sembrava tutto come al solito: il buio, la tenda tirata, le impercettibili luci azzurrine, il silenzio. Non cenò, rimase seduta sul balcone, impotente, a tormentarsi le mani, mentre l'inquietudine si trasformava in angoscia. Certo non poteva andare a suonare la porta di uno sconosciuto, probabilmente in coma da giorni e dire alla sua infermiera...

Passò la notte sul balcone, in preda all'ansia e a quella sensazione di paura, alternando stati di veglia a sonni agitati fino quando, alle prime luci dell'alba, la sirena di un'autoambulanza squarciò il silenzio facendola trasalire. Si precipitò giù dalle scale. I lampeggianti illuminavano il cortile, l'infermiera aprì la porta dell'appartamento per fare entrare i paramedici.

Si accesero tutte le luci, le voci si fecero concitate, ci fu un po' di trambusto poi, in un momento, tutto si quietò.

Tranne lei. Lei  continuava ad essere molto turbata, avvertiva qualcosa di simile a un dolore dilagante che a tratti faticava a controllare.

Restò immobile fuori dal portone fino a quando, dall'appartamento al piano terra, usci la lettiga, un lenzuolo copriva interamente il corpo dell'uomo. Era morto.

Renai per un attimo si sentì mancare, poi di nuovo la raggiunse una specie di grido silenzioso. Cominciò a tremare, si sentì confusa, spaventata: non era possibile, lui era morto! L'infermiera salì per ultima sull'autoambulanza che mise in moto e scomparve in fondo alla via, seguita dalla sguardo sconvolto di Renai.

Non c'era più nessuno, era rimasta sola, eppure ancora sentiva.
Cercò di calmarsi, chiuse gli occhi, fece un lungo respiro poi, lentamente, qualcosa la costrinse a girare la testa verso la porta dell'appartamento al piano terra e capì.
Il piccolo cane la stava guardando, i loro occhi si incrociarono e si riconobbero: era il suo  dolore che stava sentendo, quello per aver perso il suo padrone.
Senza distogliere lo sguardo, Renai si accovacciò, il cane la raggiunse, lei gli fece una carezza, aprì il portone e lui la seguì su per le scale: più tardi sarebbero usciti per una passeggiata.

 

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Gradimento

ritratto di monidol

Un'influenzina

mi sta permettendo finalmente di dedicarmi un po' alla scrittura e ho tirato fuori dal cassetto un po' di lavori iniziati e mai finiti. Questo è un racconto che avevo iniziato ai tempi degli INCIPIT. Avevo il tutto salvato in word sul pc ma purtroppo non ho salvato il nick dell'autrice (sì mi sembra fosse un'autrice) dell'incipit e non riesco più a trovarlo nel sito-  In ogni caso ringrazio per l'interessante stimolo e se è ancora nei paraggi e batte un colpo inserirò subito e con piacere il suo nome nel titolo.

Ah...  BUON 2017 A TUTTI!

moniclefricsescic
 

ritratto di Max Pagani

Ero io....

:-)
No scherzo. Poi leggo e ti dico.

ritratto di nowhere

Mi mancava leggerti.

Mi mancava leggerti.

ritratto di monidol

Grazie

a me mancava essere letta. ;-)

ehi sono in ritardo ma...Buona Anno!

ritratto di Massimo Bianco

Come si suol dire, non tutti

Come si suol dire, non tutti i mali vengono per nuocere: meno male che hai avuto l'influenza, così ti rivediamo. Una bella storia questa, di una tristezza che non pesa per il lettore, insomma molto riuscita, secondo me.

Mi permetto un solo appunto. C'è una frase che mi pare vagamente stonata e meno chiaro del resto (che trovo invece linguisticamente convincente). Qui a mio parere non guasterebbe una revisione. E' questa:

Qualche volta riusciva davvero a capire quali gli argomenti in questione, quali le discussioni, quale il luogo originario.
 

Ecco, è l'unica cosa che mi piace poco di questo bel racconto. Ciao

ritratto di monidol

In confidenza

oltre all'influenzina devo dire che anche il tuo ultimo commento (in cui dicevi che ultimamente pubblico di tutto tranne scritti nuovi) mi è servito da sprono ;-)

Riguarderò alla frase che mi hai evidenziato, ma sai. come dicevo, l'incipit di questo racconto non è mio e ho cercato di ritoccarlo meno possibile, cioè qualche modifica l'ho fatta ma solo in funzione della logistica della storia e magari le distorsioni sono proprio a causa di queste modifiche... ora provo ad aggiustarlo

Sono sempre contenta quando tu trovi che una storia funzioni perchè so che cerchi di essere obiettivo più possibile

Ciao Massimo

ritratto di Rubrus

***

Piaciuto.

Il cane diventa non solo uno strumento di comunicazione non verbale - è vero: spesso i cani avvertono malattie e malori improvvisi, nei loro padroni, molto prima degli uomini - ma anche e soprattutto una presenza che allevia la solitudine sia della protagonista, sia del vecchoi. Un mezzo salvifico in più di un senso.    

ritratto di monidol

Essi hai propio colto

l'intenzione, anche se, possiamo dire, non ho rinunciato alla "fantasia" .

ciao Roby

moni

ritratto di Elisabeth

Ciao Moni. Un bel racconto e

Ciao Moni. Un bel racconto e un "sentire" straordinario. 

ritratto di monidol

"sentire"

credo anche di aver abusato un po' del termine,  nel tentativo di descrivere questo "sentire" un po' paranormale che durante la stesura mi ha messo molto piacevolmente in difficoltà.

Grazie. Ciao Beth

m

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… quando si parla di legami affettivi è facile cadere...

… nella retorica; se questi legami, poi, riguardano il cane e il suo padrone, il rischio è ancora più alto, vista la mole ingente di narrativa web – e non solo - su questo tema.  Però, qui, a parte qualche espressione che “giudica” gli eventi dall’alto, non si percepiscono sentimentalismi fini a se stessi bensì sentimenti autentici e profondi. La scrittura è molto verbale; lascia poco spazio a descrizione particolareggiate. Il ritmo è quindi incalzante.

Brava, ciao.        

ritratto di monidol

I sentimenti

più clamorosi, sono facili alla retorica, infatti scriverne senza essere smelensi e scontati è sempre una sfida.

Sono contenta che tu non l'abbia trovato particolarmente retorico. In merito alle "qualche  espressione che “giudica” gli eventi dall’alto" mi farebbe piacere che me le identificassi, è un po' che non scrivo e lo sguardo esterno mi serve molto.

Ciao Antonino, grazie

moni

 

ritratto di Max Pagani

Ecco ci siamo

Una piccola luce in fondo al corridoio buio. la monica che torna in grande stile, come la ricordavo.
Giustamente melanconico e triste, non fa male, devo dire che non fa male. Unica cosa che non mi piace, e chestereotipa molto molto e' questa "~~Fu in una calda mattina di inizio Giugno... "

Ci manca solo Snoopy... :-)

Ciao Monix, bentrovata. Abbiamo un sospeso, ricorda.

mp

 

ritratto di monidol

Non fa male

... interessante questa cosa qui... anche Massimo dice nel suo commento "non pesa sul lettore". Forse perchè c'è è vero una tristezza ma c'è accanto la consolazione...
In merito alla snooppata hai ragione mannaggia... "Era una notte in cui il sole pioveva a larghe falde"... ci darò una riguardata... magari trovo un modo un pò meno "fatto"
Ciao caro.Mercie.

ritratto di Max Pagani

I sospetti

I sospetti forse sono meglio alimentati dal caldo, e il caldo di Giugno e' delizioso, il rivolo di sudore che scende di mattina presto dal collo ai seni, ecco, ecco le condizioni ottimali per iniziare ad avere un sosopetto.

ciao moni, ora lavoro pensando a quel rivoletto....

 

ritratto di Jazz Writer

Bel racconto

piaciuto molto. Forse io sarò un sentimentale, forse amo troppo i cani, ma la chiusa è da applauso, davvero non me l'aspettavo. Poi devo dire che ho letto i commenti, e forse ciascuno ha una sua logica nel puntualizzare alcune frasi o l'impostazione globale del racconto. Io non ci riesco, e so bene perché: mi immedesimo nello scrittore, e in quel che scrive, mi lascio trasportare e non riesco a rimanere lettore critico. Beh, non sempre ovviamente...in questo caso sì. La lettura è stata molto coinvolgente, fa venir fretta di continuare al punto tale che il brano sembra eccessivamente corto, un'eresia per il mondo web quella che ho dtto. Brava Moni, complimenti... ciaociao.

P.S. sono sempre in dubbio sulla scelta dei nomi. come ti è venuto Renai, esiste?

ritratto di monidol

Renai è il nome

che ha scelto la persona che ha scritto il bell'incipit di questo racconto (la parte più chiara). Ho provato a cercarlo nel web  in effetti non ho trovato nessun nome proprio di persona, però mi piace, ha un bel suono, cioè a me viene di pronunciarlo come Renata in francese che però si scrive Renée.

Beh... riuscire a "prendere e portare via"  il lettore è importante e se l'ho fatto sono lusingata, ovvio che un rimando critico più tecnico aiuta a migliorarsi.  Io penso che, come lo spettatore, il lettore in un certo senso abbia sempre ragione (nel senso che esprime liberamente il suo sentito) e se la sua voglia è leggere con la pancia è un suo piacere e diritto; apprezzo un po' meno la scrittore che scrive  totalmente di pancia, credo serva per fare cose discrete usare un po' di autocritica e un po' di lavoro. (magari anche docuemntarsi o chiedere consulenze a esperti ;.-)

Grazie!

moni

ritratto di KAL EL

Suscita emozioni.

Mi piace quel filo di paranormale nella percezione della protagonista. Bello anche il finale.
È una storia agrodolce, molto ben narrata. Si arriva in fondo senza fatica e lascia un buon sapore.
Brava.

Kal El

ritratto di monidol

Agrodolce

mi piace assai, perchè è il sapore della la vita.

Paranormale... che ho cercato di lasciare a mezzo con il surreale, nel senso che non  intendevo spacciare per oggettiva la comunicazione telepatica ... ho cercato di usarla un po' come espediente...

Grazie della lettura.

monica

ritratto di Khepri65

Stupendo, bellissimo....

Stupendo, bellissimo....

ritratto di monidol

Ma grazie di

questo tuo entusiasmo, fa molto piacere.

Ciao

monica

ritratto di Claudio Di Trapani

La capacità

di percepire, anche oltre ogni logica apparenza. Bello questo racconto con un epilogo così intrigante e inaspettato. Brava, Moni.
;)

P.s.:

Dopo aver letto, per un momento, ho pensato che Renai non fosse un essere umano; ma rileggendo il brano le azioni che descrivevi non potevano giustificare questa mia sensazione.

ritratto di monidol

Il merito è anche di Smart88

che ha donato un incipit  già molto intrigante...  (Sono riuscita in questo momento a recuperare il forum dove avevamo raccolto tutti gli incipit nel lontano 2014 - 2015   http://neteditor.it/content/226704/regala-un-incipit-lestate

e a scoprire che quello utilizzato era di Martina)

Grazie,

moni

PS.:

Uhmm... mica male l'idea dell'extra terrestre, magari sul suo pianeta, che "riceve" i suoni nell'universo