VOLONTARI

Ci sono molti giovani che amano spendere del tempo per gli altri, spinti dalla tipica inquietudine giovanile che li porta  a fare sempre nuove esperienze. Sono ragazzi puliti, con alle spalle una famiglia normale, onesta che si impegnano in una sorta di volontariato umanitario.

Invece di andare in discoteca, in barca a vela, in boutique eleganti si recano in posti lontani, in paesi stranieri per dare il loro contributo concreto sul territorio. E’ ammirevole il loro impegno, il loro spirito organizzativo, la loro indipendenza.

Sono ragazzi che si sono impadroniti della conoscenza di molte lingue, appassionati di arte, di cultura, di musica, di formazione cosmopolita, di estrazione sociale elevata, alcuni sono altoborghesi.
Con scapigliata disinvoltura si lanciano in ardue imprese di volontariato in luoghi lontani. Per stare al passo con i tempi, per seguire i loro coetanei si sporcano per cosi dire nel quotidiano. I giovani vogliono dimostrare al mondo di avere un cuore tenero, non indurito.

Per ogni questione c’è però il rovescio della medaglia. Questi giovani altruisti, aperti, in famiglia prendono le distanze prudentemente dalle questioni delicate, dalle situazioni complicate. Si tengono distanti astutamente dalla nonna malata, dal nonno paralitico, dalla zia vedova rimasta sola, dalla cugina depressa, dal nipote handicappato.
Ci sono giovani che viaggiano molto da un continente all’altro dimentichi dei nipoti a cui non dimostrano affetto, delle madri sole. Mentre la vita dei consanguinei è messa a dura prova loro volano all’estero in cerca di applausi per il loro impegno rapido e preciso. Chiamati al capezzale di un parente malato non arrivano o giungono in ritardo presi da mille impegni, non hanno tempo neppure per un ultimo abbraccio, per una parola di conforto. Ci sono giovani che partono volontari e si lasciano alle spalle nonne novantenni che tirano avanti con le badanti, sorelle rimaste sole lasciate dal fidanzato, madri malate bisognose di cure. I parenti continuano a vivere in solitudine mentre loro mietono consensi in Africa e in India seguendo le orme di antichi esploratori e volontari. Questi giovani non comunicano talvolta neanche con i cugini, con i fratelli con cui hanno fragili rapporti ma si interessano di problemi lontani.

Questa gioventù moderna si fa influenzare dalle mode ma ignora che il volontariato si può  e si deve fare anche in famiglia dove molte sono le esigenze. In famiglia ci possono essere esistenze spezzate che vanno aiutate.  L’amore per gli altri deve partire da solide basi.

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Hai le idee assolutamente

Hai le idee assolutamente chiare e non è che lasci molto spazio alle repliche, e non perchè tu non le accetteresti, ma solo in quanto possiedono una logica difficilmente attaccabile. Hanno, insomma, il buon senso che è sempre più raro. Complimenti e saluti

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Questo argomento mi tocca sul vivo, e mi interroga. Sono sempre reticente a "qualificare" le motivazioni altrui: in questo caso, del tipo di giovani che hai voluto descrivere. Credo che la realtà sia sempre difficilmente schematizzabile e, in questo caso, ricondurre il fenomeno del volontariato (direi più precisamente "servizio civile internazionale", mi sembra che a questo tipo di esperienza tu ti sia riferita, o a casi analoghi), a una semplice esigenza di essere trendy e cosmopoliti, sia un po' riduttivo. Ammetto che mi sento toccata sul vivo, perchè due dei mie tre figli hanno fatto questa esperienza: la maggiore, in Brasile, già 8 anni fa, appena conseguita la maturità. Il minore, in Cile, anche lui diciannovenne: è rientrato lo scorso giugno ed ora è iscritto a medicina. Non siamo una famiglia ricca, nè prestigiosa e, per quanto ne so, i due ragazzi sono stati considerati dal loro milieu di frequentazioni, certo con simpatia e benevolenza, ma di sicuro come minimo degli "originali" (non escluderei anche "un po' sfigati", dato che, di fatto, hanno lavorato per 9 mesi una con disabili gravi, l'altro con ragazzi di strada e clochard).

Per quanto riguarda le "fatiche di famiglia" che, ti assicuro, soprattutto ultimamente non mancano, li vedo attenti e sensibili... Presenti, non tanto, lo ammetto, ma sono io la prima a cercare di evitare, magari sbagliando (e non nascondo che, a volte, il dubbio mi viene), che sia necessario che siano loro ad occuarsi dei miei genitori anziani e malati. Non è che io li consideri dei "principini umanitari" indisturbabili, quando è il caso di richiamarli alla necessità, lo faccio. Ma non mi scandalizzo se vedo correre il loro interesse, e spendere del loro tempo utile, fuori della famiglia; forse è perché, da ragazza, in misura minore sono stata anche io come loro, e noto che la dimensione del dovere familiare, a un certo punto, si impone inappellabilmente e, volenti o ...volenti, le persone aperte e serie se ne fanno una ragione. Fino a quel punto, magari sbaglio, ma sono più contenta se loro riescono a farsi una prospettiva di mondo più ampia della mia. E sono anche contenta che ci siano medici che vanno nel terzo mondo, e infermiere, e tecnici dei pozzi, tecnici agrari, ecc, ecc.

Suppongo che tutti quanti loro abbiano una famiglia: che forse non li giudica, ma li spalleggia nelle loro scelte.

Così, solo per dire che avrei apprezzato di più il tuo ponderato ragionamento, se avesse lasciato il beneficio del dubbio su motivi e scelte, comunque sempre così personali.

Un saluto cordiale,

Gabriella

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