SIAMO TUTTI MARIONETTE

Sono sempre stato un ragazzo asociale, non amo particolarmente la compagnia, femminile o maschile che sia, da ragazzino avevo qualche amicizia, ma solo nell’ambito scolastico, al di fuori di essa, ero in completo isolamento, ma non è un problema, mi piace la solitudine.

Ho costruito un mondo dentro di me dove mi rifuggo  nei miei periodi più bui e carenti, per analizzare i miei pensieri più profondi e suggestivi su quella enorme palla rotonda fatta di acqua e terra dove la razza umana si illude di vivere, per elucubrare su di essa. Ho i miei ideali e sono irremovibile da essi, e lo dico con cognizione di causa. Anche se ormai non ne parlo più con nessuno, ripetevo a chicchessia che qualche tempo prima ero stato rapito da un viaggio onirico, ho avuto le prove visive e uditive di un mondo privo di equilibrio e privo di compassione, dove non vi è posto per la felicità , dove il terrore e il nonsenso la facevano da padrone, ho visto il vero volto dell’esistenza.

Questa vita non è altro che una banale messinscena, un interludio tra la sofferenza eterna che proveremo, per il grande buio che ci ingurgiterà, per le grandi ferite che ci inferiranno le grandi entità eteree che ci faranno conoscere il vero significato di terrore e abisso.

Ho avuto parecchie difformità esprimendo queste mie “astrazioni mentali” come le definivano, ho avuto contrasti anche con la mia famiglia, mi credevano  malato, poveri sciocchi, illusi che una volta avvenuta la loro dipartita un mondo migliore li accoglierà, senza sapere che saranno corpi inconsistenti, entità che vagheranno nel pozzo profondo dell’oblio ma che proveranno una sofferenza al di fuori delle loro capacità mentali.

 

“Ricordo indistintamente che mi trovavo nel bel mezzo di una città,  la strada era illuminata da lampioni sospesi tra case ed edifici,  ma sopra di essa incombeva il buio totale, non era visibile né il lucore della luna né tanto meno quello delle stelle, sembrava che ci fosse un manto di oscurità sospeso sopra gli edifici, l’aria era immobile, si impossessò di me un forte  senso di soffocamento e di nausea. Il tempo era immutato, non si udiva alcun suono, neanche un fruscio, né si intravide movimento nelle vicinanze, il silenzio era tale che riuscivo quasi a percepire il battito del mio cuore. M’incamminai su questa strada fiocamente illuminata, mi guardavo in giro, cercavo di scorgere movimenti oltre le finestre, ma queste ultime sembravano disegnate, e anche le case sembravano  della consistenza del cartone, era chiaramente tutto finto, tutta un’illusione della mia povera mente disturbata e malata, esposta sotto stress troppo allungo, ahimè quanto vorrei che lo fosse.

Un altro particolare che rammento chiaramente è che la strada su cui mi trovavo sembrava che continuasse all’infinito, oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre mondi che non conosciamo.

Continuando sul mio infinito calvario,dopo parecchi chilometri, intravidi una massa oscura che diventava sempre più grande ad ogni mio passo rallentato, era un essere-corvo, il corpo di un uomo ma la testa di un corvo troppo sproporzionata per il suo corpo, aveva un vestiario ordinario con un soprabito nero che lambiva i suoi piedi immersi in un paio di scarpe classiche. Mi stavo avvicinando sempre di più, come attratto da quell'essere, ero a meno di dieci metri quando con un salto ridusse la nostra  distanza e ci ritrovammo faccia a faccia, mi persi nei suoi occhi, erano pozzi infiniti di buio e terrore, mi ritrovai immobile, non riuscivo a muovermi, ero una marionetta, come lo siamo tutti del resto. Afferrò le mie spalle, mani che sembravano artigli, mi ghermì con forza sovrannaturale, quel suo corpo emanava un gelo terrificante. Mi sollevò da terra, sentì i miei piedi abbandonarsi all'aria gelida che mi circondava. L'essere-corvo non aveva ali, ma volava lo stesso, o meglio dire, fluttuava.

Mi trasportò  attraverso mondi di sofferenza e oltre ancora,oltre il buio, oltre l'infinito.

Come è sottile il limite umano.

Lungo il nostro vagabondare sorvolammo delle montagne, che sembravano sospese nel buio circostante, e ciò che vidi su quei massi di roccia mi sono costate parecchie notti insonni e l'equilibrio del mio stato mentale. Erano regioni della sofferenza, alte grida fuoriuscivano da masse incorporee color bianco perlaceo, grida disumane salivano da quelle terre devastate dal male, dalla vulnerabilità umana.

Queste entità venivano torturate da esseri così spaventosi per qualsiasi immaginazione possibile, al posto di braccia e testa fuoriuscivano dei tentacoli ricoperti da denti, e ogni qualvolta che quei tentacoli infliggevano danni a quelle entità incorporee, sulla loro faccia luminescente si apriva un buco nero che immaginai essere le loro bocche e le loro grida contenevano tutto il dolore, tutta l'angoscia e tutta la disperazione che un essere umano può provare.

In cima a queste montagne di follie si innalzavano torri che si perdevano nello spazio profondo,nell'oblio che dominava sopra il mio corpo incapace di muoversi nell'aria putrida di quell'orrore. Alle basi di queste torri sguazzavano nella melma vermi giganteschi con il corpo ricoperto di occhi, tutti quei bulbi oculari seguirono il mio corso mentre li sorvolavo, e sul davanti di quegli esseri viscidi si aprirono bocche immense, un grido acutissimo mi raggiunse, facendomi rimanere per qualche secondo stordito e un fischio costante e incessante rimase ad abitare dentro le mie orecchie per quello che mi parvero minuti.

Aggirando una di queste torri altissime, scorsi un apertura nella viva pietra, all'interno riuscì ad intravedere dei corpi nudi e inerti appesi al soffitto da cavi metallici, dei corvi alti quanto un essere umano adulto si cibavano di loro , banchettavano nelle loro viscere, il loro addome era squarciato, pozze di sangue si erano formate ai loro piedi, quegli esseri che in apparenza sembravano manichini, i loro corpi erano rigidi ed immobili ma i loro occhi erano vivi, e si poteva leggere la disperazione e l'esasperazione, la condanna, sarebbero rimasti sospesi in quel silenzio rotto solo dal cibarsi di quei maestosi corvi di altri mondi, per l'eternità.

Non ne potevo più di quell'eccidio, se solo il mio corpo inerte avrebbe potuto articolare un qualche movimento delle braccia mi sarei strappato gli occhi dalle orbite con le mie stesse mani.

Nel manto di buio opprimente che mi circondava e mi soffocava come un sudario, iniziarono a baluginare lampi violetti, e un basso e profondo rumore, come il ronzio di un motore di un auto avviato al minimo, ma migliaia di volte amplificato prese possesso dell'atmosfera, era un brusio persistente, ti s'insinuava dentro.

I giganteschi vermi si immersero nel terreno acquitrinoso, gli spavaldi esseri con tentacoli smisero di inveire contro le loro povere anime tormentate, un essere simile a una balena immensa color seppia fece la sua comparsa dal nulla, lo shock ebbe il sopravvento sul mio corpo vedendo una creatura di quelle dimensioni,sotto il suo  flebile ventre spuntavano appendici lunghe chilometri, i suoi occhi erano enormi e neri come l'inchiostro.

In quel momento di maggiore esasperazione mi accorsi che il mio essere-corvo che mi aveva trasportato oltre mondi e immaginazione era sparito, non so da quando, semplicemente aleggiavo in quello spazio profondo, il mostro-balena aprì impercettibilmente la sua enorme bocca, e fuoriuscì un suono di così bassa frequenza che ero sicuro che la mia testa fosse esplosa in quell'orrido mondo fatto di supplizia, e la mia materia cerebrale sarebbe rimasta a volteggiare intorno a quegli esseri, per l’eternità.

 

Mi ritrovai sotto la mia abitazione, al crepuscolo, con l'aria gelida di dicembre a schiaffeggiarmi la faccia, ora voi vi chiederete se era tutto vero quell'orrore che avevo intravisto, o era stata semplicemente la mia immaginazione a prendere il sopravvento? come detto in precedenza mi piacerebbe pensarlo, che fosse stato tutto frutto della mia mente irrazionale, ma quell'esperienza ha lasciato impronte sul mio corpo, al di là dei dubbi insinuati da esseri categoricamente convinti di essere la razza superiore di tutto l'universo, non siamo che semplici marionette con fili intersecati tra le dita di queste entità ultraterrene, ci controllano a loro piacimento, li deliziamo con i nostri spettacoli di amore e morte, di spargimento di sangue e guerre per quella pace che non avremo mai se non in sogno.

La moltitudine di esseri umani attendono il paradiso, e se fosse questo il paradiso, il tempo che ci è stato concesso su questo globo terracqueo? una sospensione dei supplizi inflitti, una paradiso momentaneo, prima di rincasare nell'eterna condanna.

Ho paura per il dopo, ho paura per quando caleranno le tenebre, e le nostre anime emetteranno grida che solo il nulla può sentirle.

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Gradimento

ritratto di Vecchio Mara

non so perché...

ma mi ha rammentato il mondo di matrix...  e se questa vita fosse solo un'illusione e la realtà fosse veramente l'altra, ovvero, l'incubo? Piaciuto pure questo.

Ciao T K

Giancarlo

ritratto di Rubrus

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Molte influenze poesche e lovecraftiane (al qule le architetture e le prospettive distorte piacevano parecchio: ne fu ossessionato tutta la vita), ma insomma, meglio avere questi modelli che altri. All'inizio va bene così, nel senso che praticare un tipo di scrittura che si discosta dal parlato serve ad acquistare padronanza del mezzo espressivo. A suo tempo, si tende a scostarsi da queste visoini onirico - decadenti - nichiliste, ma non c'è fretta.