Il cappottino (L'anno del cane).

ritratto di Roberta_M

Il cappottino

 

Il nome Pippo l’abbiamo scelto per esclusione, per mettere d’accordo tutti. Ricky non andava bene a mia madre e alla vicina perché sia mio fratello che il figlio della tizia si chiamano Enrico. Ma si sarebbe potuto chiamare anche Chewbe, diminutivo di Chewbecca, vista la somiglianza con il personaggio di Star Wors. Mio figlio però non ha voluto. Io comunque, quando non mi sente nessuno, lo chiamo Pipina, Pipetta, Pippa, anche se è un maschio. Il mio psichiatra direbbe che inconsciamente desidero una figlia femmina.

«Ehi, Duracell!!!» Esclama con entusiasmo Mauro, il “padrone” di Ettore, un vecchio beagle ormai senza voce. Quando Pippo lo vede, comincia a saltellargli attorno come un matto, abbaiando di felicità. D’altronde, Pippo fa così con tutti. È un cagnetto felice e fiducioso. Duracell, quindi, è diventato il suo secondo nome: Pippo – Energia pura. Il povero Ettore pazientemente lo sopporta e gli concede uno sguardo languido e stanco dall’alto in basso. E così io, Mauro e sua moglie iniziamo interminabili chiacchierate sui nostri cuccioli e su un sacco d’altre cose. Un cane è socializzante, credetemi. 

Ultimamente la conversazione tra me e altri “possessori” di cani felici verte su un argomento di grande attualità: il cappottino. Pippo è piccoletto e pieno di pelo, avete presente uno yorkino? Quello coi baffoni e il pelo che se lo lasci crescere tocca terra? Però Pippo, ultimamente, nonostante il pelo folto, trema come una foglia.

«Non è per il freddo, e comunque basta andare e non star fermi!» dice mio marito.

«Ma caro, trema, ti dico! Guardalo, poverino! Io gli compro un cappottino.»

«Guai a te, io non porto in giro un cane conciato in quel modo.»

«Ma lo prendo di un colore sobrio! Guarda che così soffre, rischia di prendersi la cistite! E poi non vedi che a casa sta sempre vicino alle fonti di calore? Figurati che shock termico quando esce!»

«Ma va là. Sei la solita testona. Il cane ha il pelo per proteggersi dal freddo, i cappottini sono roba da fighetti, non se ne parli più.»

Fatto sta che un bel giorno, essendo l’aria particolarmente fredda, decisi di passare all’azione. Nel negozio della Pepa (la moglie del Pepe) c’era un’ampia scelta di cappottini d’ogni tessuto e colore e sicuramente ne avrei trovato uno per Pippo. Dopo lunghe riflessioni decisi per un modello color marrone con interno in finta lana di pecora e collo risvoltato. Quando tentai di provarlo a Pippo lui fu piuttosto restio, ma alla fine riuscii ad infilarglielo dalla testa, a passare la cintura sotto la pancia e ad abbottonargliela sulla schiena e infine ad infilargli i due elastici che fermavano il capo (d’abbigliamento) sotto la coda.

Arrivai a casa tutta contenta e i miei due uomini (marito e figlio), per non frenare il mio entusiasmo, dissero che era proprio un bel capo e che Pippo con quell’affare addosso assomigliava a un aviatore dell’esercito americano. Il pomeriggio stesso, però, mio marito tornò da un tentativo di passeggiata riportando il cappottino: «Con quest’affare addosso non cammina. Io lo porto fuori senza.»

Il solito, pensai. Quando si mette in testa una cosa, non c’è verso di fargli cambiare idea. Pazienza, vorrà dire che poi lo porto io.

«Vieni Pippo, Pipino bello, ora mettiamo il nostro splendido giubbotto in finta pelle con fodera di lana di pecora.» Riuscii, nonostante la ritrosia, ad infilare il colletto e ad allacciare il morbido cappottino, infine passai gli elastici dentro le zampette dietro e misi a Pippo il guinzaglio.

Pippo non si muoveva. Lo presi in braccio, scesi le scale e lo appoggiai a terra. Niente. Mannaggia, vuoi vedere che devo dare ragione a mio marito? Presi di nuovo Pippo in braccio, comminai per una decina di metri e poi lo deposi a terra. Nulla di nulla. Pippo era inchiodato come la statua di Marc'Aurelio in Campidoglio.

Slacciai i bottoncini a pressione, sfilai gli elastici dalle zampe e l’intero giubbotto dalla testa. Pippo partì in quarta, e io misi nella borsa il cappottino e mi feci una bella risata. Fiero come non mai, coda ritta e orecchie altrettanto, zampettava tutto contento e non tremava neanche un po’.

Diciassette euro buttati, mannaggia…

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ritratto di Claudio Di Trapani

Ahahahah!

E ti è andata bene, so per certo che alcuni capi di abbigliamento per animali costano un patrimonio. Però, magari non gli piaceva il colore o la griffe. Dovresti portare Pippo a fare shopping con te, in modo che possa farti capire dal vivo, scodinzolando o guaendo, qual'è il cappottino che più gli piace. Il cappellino è l'accessorio più importante, mi raccomando, e in estate pure gli occhiali da sole. Comunque sia, la foto del cane che hai inserito sopra il racconto è simpatica: si tratta di Pippo?

Beh, a parte gli scherzi, il brano mi è piaciuto. Brava, Roberta.

;)

ritratto di Roberta_M

Ciao Claudio

avrei potuto scegliere altre storie di cani, molto più tristi se non trgiche, ma ho preferito dare un tocco di leggerezza e allegria con questo raccontino. Felice che tu l'abbia apprezzato!

ritratto di Vecchio Mara

è proprio così...

mia moglie ci ha provato non una, ma ben due volte a comprare cappottini ai nostri due cagnolini a pelo corto (razza che porta il nome di una regione messicana... non metto il nome perchè mi dimentico sempre qualche vocale o consonante) ma tutte le volte che li posava per terra, forse anche per il colore bianco, e me parevano due cani di marmo con indosso cappottini all'ultima moda (chissà poi perchè guardandoli mi rammentavo di quand'ero piccino e restavo immobile dicendo: "Punge, non la voglio!",  quando mia mamma m'infilava la maglia di lana). Ora le due bestiole, con gradi zero massima tre, si rincorrono nel giardino che è un piacere, naturalmente senza l'orpello posato sulle spalle. Tu ne hai buttati diciasette, di euro, io non so quanti ne ha buttati mia moglie, ma calcolando n.2 cagnolini, se pur piccini piccini mi sa che siamo prossimi ai 40 euro... va beh, ci servirà di lezione. Piaciuto il racconto.

Ciao Roberta

Giancarlo  

ritratto di Roberta_M

Ciao Giancarlo,

a me hanno sempre fatto ridere i cani col cappotto, ma sai, con gli anni si diventa apprensivi, specialmente le donne ;-)

Anche queste sciocchezze fanno parte del mondo dei cani, l'importante è che ci sia un eccesso di affetto piuttosto che il contrario. Come ho detto a Claudio, mi sono venute in mente tante storie di cani, da quelli tenuti perennemente in gabbia e al guinzaglio a latrare, a quelli maltrattati, ad altri uccisi dai bocconi avvelenati o azzannati da altri cani, ma alla fine ho scelto questa storiella, sperando di aver comunicato l'affetto e l'allegria che stanno dietro questo rapporto col migliore amico dell'uomo.

Grazie per il passaggio e per il bel commento!

ritratto di Rubrus

***

Sarà solidarietà maschile, ma anche io penso che i cani, avendo il pelo, non gradiscono il cappottino, specie se sono giovani e in salute.

E comunque poteva andare peggio. Non so come avrebbe reagito Ettore se gli avessero imposto il cappottino...

   

ritratto di Roberta_M

Oh oh, mi è semblato di

Oh oh, mi è semblato di vedele un gatto...

Ahahaha è vero, il bulldog di Silvestro e Titti, Ettore! Grazie per la lettura, Roberto, e spero che il racconto tutto sommato sia carino.

ritratto di Massimo Bianco

De gustibus non disputandum

De gustibus non disputandum est, dice il noto adagio, e i miei gusti sono quello che sono e in proposito mi ci vuole comprensione, ma ad esempio le solite storielline strappalacrime sui poveri cagnetti maltrattati o sui cani tanti affezionati al padrone da non riaversi più dalla loro morte, o che arrivano e salvano l'anima di un vecchio divenuto cinico io non li sopporto, benché a molto altri piacciano, li trovo solo banali e noiosi e chiedo venia. Ancora peggio poi quei racconti in cui gli animali e in cani in particolare, vengono antropomorfizzati come se pensassero esattamente come noi.

Vabbeh, insomma, li ho letti tutti, credo, i raccontini sull'anno del cane (tema da cui dubito che mi farò ispirare) inseriti in home page fino ad ora e questo è quello che mi è piaciuto di gran lunga di più. Spiritoso, godibilissimo, ben costruito e ben ritmato oltre che non banale come appunto quelli succitati. E soprattutto prova che per fare bene non occorre l'ideona, anche da un'idea di base apparentemente insignificante, anche da una "fesseria" come l'acquisto di un cappottino per il cane, se c'è il talento creativo puù venire fuori qualcosa di buono. Brava.

ritratto di Roberta_M

Ciao Massimo,è stata una

Ciao Massimo,

è stata una sorpresa e una grande soddisfazione leggere questo tuo commento, proprio perché, come ho detto sopra, la mia è stata una scelta precisa. Infatti concordo con te dalla prima all'ultima parola: posso sopportare le storie tristi o tragiche di animali solo se sono condite con un po' di umorismo, o. al massimo, se a un certo punto il cane si ribella e si riappropria della propria ferocia. Questa deriva strappalacrime e pietista mi fa ricordare quando a dieci anni fui costretta a leggere un libriccino intitolato "Il piccolo vetraio" che mia aveva dato mia nonna: una sfiga dietro l'altra, una storia edificante su questo povero ragazzo sfortunato ecc. ecc. Già a quell'età avevo un mio preciso gusto e tutta quella melassa mi fece venir da vomitare.  Inoltre mi ha fatto molto piacere leggere quello che dici a proposito del fatto che non serve una grande idea ma si può fare letteraratura, o almeno tentare di farla, a partire dal quotidiano. Qualche anno fa avevo seguito un corso di scrittura tenuto da Giulio Mozzi e ciò che mi è rimasto è proprio questo: se ci può essere un'evoluzione, un cambiamento, è proprio quello di fare letteratura con i fatti e le cose di tutti i giorni. 

Grazie Massimo,

ti auguro un felice 2017