AMORE&MORTE

Ogni volta che incrociavamo lo sguardo, aveva sempre quello strano luccichio negli occhi. Mi piaceva da impazzire, quando raccolsi tutte le mie insolite forze e tutto il mio coraggio (Ne posseggo un basso quantitativo) mi avviai lungo quel calvario fatto di sguardi in tralice e risatine maligne, posizionatomi davanti a quella cascata di capelli rosso scuro il suo sguardo si divincolò dal resto della sua marmaglia e si posizionò sul sottoscritto, quegli occhi un po brilli ma che avevano un effetto ipnotico su di me, sempre quel luccichio magico,la sua bocca ricoperta di rossetto rosso ma molto più chiaro dei suoi capelli, le gote arrossate, dio cosa ho provato in quel momento, il fiato mi si era mozzato in gola, se non mi costringevo a rimettere in funzione le mie ordinarie vie respiratorie avrei rischiato di svenire. La mia bocca si mosse ma non mi diede l'impressione che fosse stata opera mia, sembrava autonoma, mi sentivo come in sogno, parlavo ma la mia voce sembra che venisse da molto lontana, magari da un altro mondo. La invitai a ballare e in quel momento le mie orecchie avevano smesso di ascoltare qualsiasi cosa, speravano solo di udire quella melodia celestiale che era la sua voce, diede uno sguardo alle mie spalle, fissò il posto dove ero seduto pochi attimi prima e con un sorriso che irradiava calore acconsentì ad esibirsi con me, rischiai l’infarto, se era un sogno avrei voluto che continuasse finchè il mio cervello si fosse spento e il mio cuore rinsecchito.
Ballammo, e non lo dimenticherò mai, ci guardavano tutti, che gioia che ho provato, le curve del suo seno si aderirono al mio corpo, il suo bacino muovendosi lentamente mi provocava, la sua testa inaspettatamente si appoggiò alla mia spalla, ma cosa stava succedendo, forse ero morto e quello era il paradiso, mi trovavo in una situazione di nonsenso, o forse era il senso di profonda pace prima di un'ordalia. Durante tutto il tempo della nostra esibizione continuava a lanciare occhiatine al mio tavolo predisposto per la serata. La musica si arrestò, ero imbambolato, sembravo una marionetta ben vestita, la sua testa si alzò, i nostri occhi si incrociarono, la sua bocca si estese in un sorriso malizioso, mi prese la mano e mi guidò fuori all'area aperta, la fresca aria notturna mi investì in pieno,rinfrancandomi un po, ci fermammo sotto la luce di un lampione, mi baciò sulla guancia, questa scena lo rivisitata migliaia di volte nei corridoi della mia mente.
La ringraziai per la magnificenza della serata che mi aveva concesso, abbassò lo sguardo esaminandosi i piedi, timidamente rialzò la testa, e stuzzicandomi con i suoi occhi e quel suo sorriso allungatosi sulla faccia a forma di cuore, decretò se gli potessi presentare il mio amico di avventure serali e discreto collaboratore lavorativo, che come al solito questa sera privilegiavo della sua compagnia. Qualcosa morì dentro di me, non l’amore per lei, ma la speranza era accresciuta a tal punto, che quasi ci avevo creduto che potesse sbocciare questo amore impossibile. Ecco cosa significavano quelle occhiatine lanciate al mio tavolo per tutta la serata. Continuava a dialogare ma io non l’ascoltavo, quella affermazione mi aveva colpito allo stomaco con la forza di un pugno appartenente ad un campione di pesi massimi. Anche se le donne cercano di non ferire i tuoi sentimenti, a volte sanno essere veramente crudele.
Continuando a parlottare, ripetendo che per tutta la serata che quel mio amico gli era sembrato disinteressato dai suoi sguardi lusinghieri, per lei era stato amore a prima vista, gli sembrava così tenero e dolce bla bla bla, la cosa che mi fece più male era che nel parlare di quel soggetto arrogante aveva quello sguardo da innamorata, quel luccichio che quasi mi accecava, il suo cuore era immerso nello zucchero, fu troppo, anche per un essere come me.
Guardandola negli occhi, con il sorriso spento, le mie mani si alzarono lentamente e si aggrapparono sul suo collo, come era morbido e liscio, sembrava di seta, le mie dita si strinsero sempre di più, lei mi guardava paonazza e con un espressione di sorpresa e rimprovero, non potevo accettarlo di vederla con un altro, per di più con un uomo che vedevo ogni santo giorno, dai non scherziamo, sarebbe rimasta con me per l’eternità.
Compiuto l’atto mortale la caricai sulla mia modestissima auto e mi incamminai verso casa, con la fresca aria notturna e la mia bella accanto a rincuorarmi.
Adesso è con me, nella mia camera da letto, le parlo, le faccio capire che sono sempre stato io l’uomo giusto per lei, anche se adesso il suo sguardo è spento e ha perso quel luccichio, per me la sua bellezza rimarrà sempre immutata, sono rimasto ore a guardarla, senza stancarmi mai, e come potrei.
Ieri sera mentre stavo compiendo il mio atto di dovere ordinario nel pettinarla mi sono ritrovato una manciata dei suoi preziosissimi capelli color rosso intenso tra la spazzola, e il suo tanfo sta aumentando attimo dopo attimo, è iniziato il lento processo della decomposizione, ah la morte, come può ridurti, rovinare un così bel viso, che ingiustizia, stamattina ci ho fatto l’ultima volta l’amore, è stato superlativo come sempre, scusate, stanno bussando alla porta credo che sia la polizia, perché hanno decantato che se non apro la butteranno a terra, che tipi blasfemi, scusatemi vado a controllare se la mia amata ha bisogno di un ritocco.

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Gradimento

ritratto di Vecchio Mara

fortissimo...

un racconto che si fa leggere in un attimo (e non solo per la brevità, ma per il ritmo incalzante che ti conduce al gran finale) e si conclude con un diretto allo stomaco. Piaciuto molto.

Ciao T K

Giancarlo

Grazie.

Grazie.