Second life 9.0

ritratto di Vecchio Mara

Second life 9.0

“Wow! Mille euro d’entry fee!”, esclamò entusiasta l’impiegato da dietro la scrivania, controllando a video il versamento.
Tommaso Schiavoni, seduto difronte a lui, gli chiese con nonchalance: “Qualcosa non va?”, aggiungendo a sua discolpa, con un filo di sarcasmo: “Il vostro venditore, o rappresentante, o come cavolo si chiama, mi ha spiegato che il regolamento non prevede un tetto massimo, ma solo uno minimo di dieci euro, oltre alla tariffa mensile di un euro per il noleggio dello Scafandro Passepartout, giusto per non trovarsi tra i piedi degli accattoni, nel mondo perfetto di Second life 9.0.”.
“No, va benissimo… guardi qua…”, gli spiegò l’impiegato visualizzando una tabella sullo schermo del PC: “Se con un versamento di soli dieci euro, si può fare una vita… direi più che dignitosa…”, fece scorrere l’indice orizzontalmente lungo lo schermo fino ad evidenziare il numero finale: “ritrovandosene ben… centomila da investire o spendere come si desidera in Second life 9.0…” scese con l’indice sino ad incrociare la colonna che interessava Tommaso Schiavoni e concluse, con aria stupefatta sgranando gli occhi: “con mille euro lei se ne ritroverà… dieci milioni da spendere e spandere come meglio crede. Insomma, voglio dire, lei sarà un nababbo in Second life 9.0!”.
Tommaso Schiavoni parve non star più nella pelle: “Non vedo l’ora d’iniziare la mia seconda vita.”, chiosò simulando una parvenza di eccitazione.
“Dall’entusiasmo, mi par di capire che ha già deciso dove vivrà e come vestirà la sua seconda identità.”, disse allora l’impiegato sorridendo, mentre digitava sulla tastiera.
Tommaso Schiavoni stava per rispondere, ma l’impiegato lo fermò, esclamando: “No! Non me lo dica. Il regolamento non mi consente di venire a conoscenza né della destinazione né tantomeno del profilo scelto dall’utente.”.
“Mi scusi, non lo immaginavo.”, fece con tono tra lo stupito e il dispiaciuto Tommaso Schiavoni.
“Non si preoccupi.”, replicò sorridendo l’impiegato, poi indicò una porta: “Vada pure, l’attendono in sala scanner per completare l’identità del suo avatar.”.
Tommaso Schiavoni lo ringraziò e si diresse verso la porta.

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Del sito social originale, fatto salvo il brand, in realtà v’era rimasto ben poco.
Second life 9.0, stava a tutti i siti social, come il primo: Pong di Atari agli attuali videogiochi più evoluti.
Immergersi nel mondo virtuale usando la nona e più recente versione di Second life, sul mercato da più di tre anni (dicembre 2045) era qualcosa di veramente entusiasmante; gli avatar erano la copia perfetta di chi, indossando l’altamente tecnologico: Scafandro Passepartout, sceglieva di vivere, con la propria o un’altra identità, parte del proprio tempo in un mondo parallelo del tutto simile al nostro.
I tecnici della società proprietaria del brevetto avevano fatto qualcosa d’incredibile; scannerizzando l’intero pianeta pezzo dopo pezzo, usando satelliti, droni, mezzi terrestri e marini, avevano creato la coppia perfetta, ancorché virtuale, della Terra.
Virtuale per chi la guardasse da fuori, perché una volta indossato il tecnologico scafandro; era come entrare anima e corpo dentro il proprio avatar per vivere e divertirsi interagendo con alcuni degli oltre tre miliardi di altri avatar presenti dentro il mondo fantastico di Second life 9.0.
Un luogo dove ognuno poteva soddisfare i propri inappagati desideri, ma, anche, sfogare le proprie paranoie. 
Un posto benedetto anche dai governanti della Terra reale, perché contribuiva a mantenere, entro limiti fisiologicamente tollerabili, la rabbia sociale nei confronti del mondo globalizzato, verso il basso! Dove all’aumentare della produttività faceva da contraltare il calo sistematico del salario; un mondo dominato da una sparuta casta di superricchi che accumulava sempre più denaro, vendendo alla massa: fuffa e illusioni; nel caso di Second life 9.0, solo illusioni, e neanche troppo a buon mercato.

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Dopo essersi spogliato Tommaso Schiavoni era entrato nella sala scanner: “Abbiamo terminato, può uscire e rivestirsi, signor Schiavoni.”, disse dieci minuti dopo una voce femminile risuonando all’interno dell’asettica stanza dove Tommaso Schiavoni, nudo e immobile su una pedana girevole, si era fatto scannerizzare ogni centimetro quadrato del corpo, per dar modo al sistema di produrre un avatar a sua immagine e, perfetta, somiglianza da inserire in Second life 9.0.

-E’ incredibilmente agitato, a questo più che un’altra vita servirebbe un buon psichiatra. -, pensava Tommaso Schiavoni, osservando con sguardo imperturbabile il tizio seduto difronte a lui, nella sala d’attesa, che non riusciva a tenere a freno il tremolio delle gambe.
“Mi chiamo Luca, Luca Robotti”, si presentò sentendosi osservato.
Tommaso Schiavoni, piacere.”, fece lui con tono distaccato.
“Ha già deciso dove iniziare il gioco?”, gli chiese Luca, usando un tono che tradì il suo stato d’ansia.
“In un posto caldo.”, rispose laconico Tommaso.
Il tentativo di chiudere in fretta il dialogo fallì miseramente: “Io andrò a New York…”, iniziò a dire Luca, tirò un lungo respiro e proseguì: “Vado a fare una sorpresa a una mia cara amica. Non vedo l’ora d’incontrarla per stupirla.”.
-Ha bisogno di sfogarsi. -, pensò Tommaso, - Va beh, accontentiamolo; tanto, se oltre a farglielo capire glielo cantassi pure, mica starebbe zitto il tipo. -.
“New York è immensa. Se non conosce il nome scelto, pur trascurando il fatto che la ragazza avrebbe potuto anche decidere di cambiare connotati al proprio avatar, penso che sia pressoché impossibile rintracciarla.”.
Luca sorrise nervosamente: “No, non ha cambiato né il nome né tantomeno i lineamenti del volto. Me lo ha confidato lei stessa, rivelandomi pure nome e indirizzo della boutique dov’è stata assunta come commessa.”.
“Le ha detto, anche, che l’aspetta?”.
“No, questo no. Per dirla tutta, lei è convinta che uno terra terra come me non sarebbe mai potuto entrare in questo gioco interagendo, da protagonista, con le vicende sentimentali del suo avatar.”, rispose Luca, sospirò e proseguì: “Speriamo che si sbagli… ho investito due mesi di stipendio per vedere che faccia farà quando mi presenterò davanti a lei nelle vesti di un imprenditore di successo.”.
“Quale reazione si aspetterebbe, da lei?”, gli chiese allora Tommaso.
“Che s’innamori… se non di me, almeno del mio avatar.”, rispose Luca sorridendo tristemente.
In quel preciso istante l’altoparlante chiamò il suo nome: “Il signor, Luca Robotti, è atteso nell’ufficio contrassegnato dal numero, quattro.”.
“Sono io! Tocca a me!”, esclamò agitandosi, balzando dalla sedia.
“Buona fortuna.”, fece Tommaso incrociando le dita.
“La ringrazio, ne avrò bisogno.”, replicò incrociandole a sua volta.
-Secondo me, questo dura quanto un gatto in autostrada. -, pensava Tommaso osservandolo allontanarsi, - appena l’avatar di quella povera ragazza gli darà il due di picche… nel migliore dei casi il suo la stuprerà e finirà dentro le patrie galere di Second life per un periodo abbastanza lungo, se non per sempre nel peggiore dei casi. Così quel povero cristo, dopo averci rimesso pure due mesi di stipendio, se ne tornerà nel mondo normale meditando tremenda e reale vendetta.”.
L’altoparlante chiamò il suo nome e il numero dell’ufficio in cui era atteso; Tommaso Schiavoni si alzò e, con passo calmo, si diresse all’appuntamento finale.

“Ecco il suo avatar!”, esclamò l’ingegner Salimbeni indicando l’immagine a dimensione naturale proiettata sulla parete alla sua destra, dopo averlo salutato e fatto accomodare davanti alla scrivania.
“Uhm…”, fece Tommaso Schiavoni osservando perplesso il corpo nudo dell’avatar.
“Qualcosa non la soddisfa?” gli chiese allora l’ingegnere, aggiungendo: “Le rammento che se vuole migliorare qualche particolare del volto o del corpo, lo possiamo fare solamente prima che l’avatar venga inserito nel contesto del gioco.”.
“Per carità!”, esclamò inorridito Tommaso, virando subitamente sul sarcastico: “Dopo aver visto certi obbrobri estetici circolare liberamente nel mondo reale, proprio non me la sento d’infliggere una pena peggiore dell’ergastolo al mio povero avatar.”; indicò l’immagine: “Solo, mi stavo chiedendo se dovrò entrarci in costume adamitico, nel paradiso di Second life.”.
L’ingegnere sorrise: “Non si preoccupi…”, disse guardando a video la sua scheda: “da quel che vedo, ha deciso di fornire al suo avatar una dote ben più che cospicua.”.
“Beh, se non avessi avuto la possibilità di concedermi una seconda vita migliore della prima… me ne sarei rimasto a casa a cincischiare sugli obsoleti siti social; mettendo qualche faccina o qualche: mi piace, qua e là.”, replicò ironicamente Tommaso.
“Ha perfettamente ragione, il suo è il modo giusto per affrontare la questione.”, si complimentò l’ingegnere, prima di chiedergli: “Come se lo immagina l’ingresso del suo avatar in società?”.
Tommaso gettò lo sguardo oltre la figura proiettata sulla parete: “Al volante di una Maserati quattroporte… indossando un blazer blu.”.
“Alla grandissima!”, esclamò l’ingegnere mentre digitava sulla tastiera: “Ecco fatto, il blazer è di suo gradimento?”, gli chiese alla fine, indicando la parete dove, ora, l’avatar indossava un blazer blu.
“Perfetto.”.
“Per quanto riguarda l’automobile… un bel fumo di Londra, le andrebbe bene?”, gli chiese allora l’ingegnere.
“Se possibile, gradirei un nero assoluto con interni in cuoio, possibilmente rosso.”, rispose immaginandosi al volante della vettura dei suoi sogni.
“Ogni suo desiderio, potrà essere esaudito… fintanto che il cospicuo gruzzolo in dotazione, non sarà esaurito.”, declamava l’ingegnere digitando sulla tastiera: “E anche la macchina l’abbiamo sistemata… ora scelga le strade dove farla sgommare. Ovvero, dove andare a stare, cosa fare e il guardaroba adatto alla bisogna.”.
Dopo che Tommaso Schiavoni ebbe scelto un bellissimo Resort Hotel in riva al mare con annesso campo da golf, oltre al guardaroba da perfetto uomo di mondo; l’ingegnere gli chiese: “Camera vista mare, o vista campo da golf?”.
“La vista che si gode dalla suite 45, mi andrà benissimo.”, rispose dopo aver dato una scorsa al sito dell’hotel, dimostrando al suo interlocutore di avere le idee ben chiare.
“Uuuh…”, fece l’ingegnere: “le costerà una fortuna.”.
“Beh, con quello che si porta in dote, credo che qualche piccolo sfizio il mio avatar se lo possa permettere.”, replicò ironicamente Tommaso.
“Già!”, fece l’ingegnere annuendo imbrunito, mentre tirava le somme: “Finora, dei dieci milioni a sua disposizione, senza mettere ancora un piede in Second life, ne ha spesi poco più di cinquecentomila… ora, andando avanti con questo ritmo, rammentandole che non potrà implementare il conto in banca del suo avatar dall’esterno, mi chiedo e le chiedo: quanto tempo pensa di durare, la dentro?”.
“Durerò il tempo necessario per raggiungere il mio scopo! E poi, se mi permette, questi sono affari miei!”, rispose duramente Tomaso, infastidito dal modo leggermente canzonatorio del suo interlocutore.
“Ha ragione, mi scusi.”, ribatté contrito l’ingegnere: “Se non ci sono altre richieste, possiamo passare alla fase successiva.”.
“Ci sarebbe un’ultima cosa.”, buttò lì con noncuranza Tommaso.
“Dica pure?”,
“Per difendermi dagli avatar malintenzionati che ronzano come calabroni nei pressi degli avatar ricconi… nel cassetto portaoggetti dell’automobile…”, iniziò dicendo in tono ironico, tacendosi subito dopo
“Sii?”, fece l’ingegnere invitandolo a proseguire.
“Vorrei trovare una quarantaquattro magnum!”, concluse con voce grave, lasciandolo allibito.
“Se sbaglio, mi corregga pure: non stiamo parlando di una bottiglia grande di champagne, vero?”, gli chiese con una punta d’amara ironia, dopo l’attimo di sbandamento.
“Le crea qualche problema… etico esistenziale, far entrare un revolver nel gioco?”, replicò a tono Tommaso.
L’ingegnere scosse il capo: “Assolutamente! Se lo desidera, e con il suo gruzzolo se lo potrebbe pure permettere, può far entrare il suo avatar anche alla guida di un carro armato!”, rispose ritrovando la verve ironica che poc’anzi pareva appannarsi.
“E, dunque?”.
“E dunque, mi preme informarla che la giustizia dentro Second life, oltre ad essere particolarmente efficiente è anche velocissima nel giudicare…”, gli spiegò facendosi serio: “L’omicidio verrebbe immediatamente sanzionato con l’ergastolo, che il suo avatar sconterebbe dentro le patrie galere di Second life.”.
Tommaso sbuffò: “Senta, ingegnere; appurato che la legittima difesa non è penalmente sanzionabile… detto ciò; prima d’imbarcarmi in questa avventura ho studiato il regolamento a memoria, non mi serve un ripasso ad ogni cosa che dico… lei faccia il suo lavoro… che a quello del mio avatar, ci penserò io! Ora, se vogliamo velocizzare un po’ la faccenda senza perderci in troppi preamboli, le sarei infinitamente grato.”, concluse scocciato.
L’ingegnere allargò le braccia: “Per quanto mi riguarda, io avrei concluso!”, indicò una porta alla sua sinistra: “Nell’altra stanza le prenderanno le impronte oculari e le spiegheranno come usare lo scafandro… buona fortuna, e buon divertimento dentro Second life, signor Tommaso Schiavoni.”, disse congedandolo gelidamente.

“Fissi il puntino nel centro.”, disse l’ottico tenendo una specie di cannocchiale appoggiato all’occhio destro di Tommaso Schiavoni.
“Perfetto! Ora il sinistro.”, aggiunse spostando l’apparecchio sull’altro occhio.
“Fatto!”, esclamò alla fine consegnandolo ad un tecnico informatico in attesa davanti alla sua postazione. 
“Ora trasferirò le sue impronte oculari all’interno dello scafandro…”, spiegava il tecnico mentre, usando un cavetto, collegava il cannocchiale a un casco integrale nero, di forma cilindrica e privo di qualsivoglia pertugio: “indossandolo si troverà per alcuni secondi in un ambiente buio e silenzioso; il che potrebbe provocarle uno stato d’ansia claustrofobico… se dovesse succedere, non provi a toglierselo, lasci il tempo necessario al sistema perché possa riconoscere le sue impronte oculari… sarà affare di dieci, quindici secondi al massimo.”.
“E poi, cosa accadrà?”, gli chiese Tommaso osservandolo armeggiare attorno allo scafandro.
“Poi, davanti ai suoi occhi si aprirà il fantastico mondo di Second life 9.0!”, s’intromise rispondendo con entusiasmo l’ottico, facendo sorridere il tecnico informatico.
“Ho finito…”, fece il tecnico prendendo lo scafandro dal banco: “non resta che provarlo, tenga!”, aggiunse porgendoglielo.
“Me lo devo infilare, qui, ora?”, chiese poco convinto Tommaso.
“Non si spaventi, non succederà nulla.”, lo rassicurò il tecnico: “Una breve anteprima, un’immersione di trenta secondi dentro Second life 9.0, per capire se è tutto apposto.”.
Tommaso alzò lo scafandro al disopra del capo, inspirò profondamente e se lo infilò calandolo lentamente, fino a quando si arrestò appoggiandosi con parte inferiore concava sulle spalle.
Buio pesto e silenzio tombale, questa fu la prima traumatizzante sensazione che, per sua fortuna, durò pochi secondi; poi, fu la luce, e con essa lo stupore, che durò trenta secondi prima di ricadere nuovamente nel buio silente dal quale si sottrasse togliendosi lestamente lo scafandro.
“Allora?”, gli chiese il tecnico mentre prendeva lo scafandro dalle sue mani.
“Stupefacente!”, esclamò Tommaso sgranando gli occhi: “Ero seduto al posto di guida della Maserati quattroporte… persino il profumo di nuovo degli interni in pelle riuscivo a percepire… da non credere…”, iniziò a spiegare entusiasta, guardò lo scafandro, lo sfiorò con la mano destra e proseguì: “qua dentro s’era materializzata una strada che si snodava sinuosa lungo la costa. Ed io, comodamente seduto, ammiravo il panorama che scorreva davanti al parabrezza, cullato dalla musica dell’impianto stereo; mentre la macchina, in modalità: guida autonoma, procedeva silenziosa.”.
“Molto bene!”, esclamò soddisfatto il tecnico prendendo lo scafandro dal banco: “Tra dodici ore, minuto più minuto meno, il sistema sarà pronto a ricevere il suo avatar…”, diceva mentre lo infilava dentro una specie di cappelliera: “e lo farà quando lei gli fornirà l’input, mettendo la testa dentro lo scafandro per la prima volta.”, guardò Tommaso e gli chiese: “Qualche domanda?”.
Tommaso sembrava non attendere altro: “Sì, parecchie... una su tutte; se per ipotesi qualcun altro se lo infilasse, lo scafandro, intendo; avrebbe la possibilità di governare il mio avatar a piacimento, all’interno di Second life?”.
“Impossibile!”, rispose lapidario il tecnico, prima di spiegargli che: “Lo scafandro è personale, nessun altro, che non sia lei, sarebbe riconosciuto dal sistema.”.
“E se qualcuno provasse a forzare il sistema?”.
Il tecnico sorrise: “Nessuno lo può fare…”, rifletté un attimo osservando lo sguardo dubbioso di Tommaso: “Non mi sembra troppo convinto. Le voglio raccontare un fatto, accaduto in Canada due anni fa. La polizia aveva trovato in casa di un ricercato il suo scafandro; supponendo che questi, tramite il proprio avatar, avesse trovato il posto dove rifugiarsi, avevano provato a forzare il sistema. Dopo due mesi di tentativi, non riuscendo a cavare un ragno dal buco si erano presentati nella nostra sede con uno stuolo di tecnici informatici, oltre a un mandato del giudice che lasciava loro carta bianca; vale a dire libero accesso a tutti i nostri server. Sa come andò a finire?”.
“No, me lo dica lei.”.
“Finì che dopo un mese, se ne andarono senza essere riusciti a decrittare la parola chiave che, il sistema stesso, aggiorna in continuazione.”; indicò lo scafandro all’interno della cappelliera: “Se la legge oltrepassasse il confine rappresentato da questa calotta, ne andrebbe della pace sociale. Quello che c’è al di là, è protetto da convenzioni internazionali sulla privacy; non so se mi spiego.”.
“Si è spiegato benissimo. Resta il fatto che, senza oltrepassare nessun confine, avrebbero potuto benissimo chiederlo a chi ne era a conoscenza, rifiutare di collaborare con le forze dell’ordine, è pur sempre un reato grave.”.
Il tecnico scosse il capo: “Non stiamo parlando della password per accedere al PC di casa, ma della parola chiave formata da più di tre miliardi di vocali o consonanti, una a caso per ogni nome degli avatar presenti in Second life che, oltretutto, il sistema mischia costantemente… ah, dimenticavo un piccolo particolare; dopo tre tentativi non andati a buon fine, il sistema non ne accetta altri per i prossimi tre giorni… un bel rompicapo, direi.”.
“Impressionante!”, fece Tommaso, rifletté un attimo e aggiunse: “Ma qualcuno dovrà pur essere a conoscenza della parola magica… non so, mettiamo il caso che ci sia da sostituire una scheda in uno dei server, un guasto potrebbe sempre capitare, o no?”.
“Sicuramente. Nel caso, ci penserebbe il sistema ad isolare la parte interessata, segnalandola, poi, al personale addetto alla manutenzione.”.
“Una fortezza inespugnabile.”, sovvenne di dire a Tommaso.
“Già…”, fece il tecnico porgendogli la cappelliera: “Noi avremmo concluso. Il suo avatar non vede l’ora d’iniziare a vivere. Buon divertimento, signor Tommaso Schiavoni.”.
Tommaso prese il contenitore, tenendolo fra le mani lo guardò: “Se lo scafandro mi venisse rubato... oppure, se a un certo punto decidessi di smettere di giocare, che fine farebbe il mio avatar?”, gli domandò.
“Dal momento che il suo avatar entrerà in gioco, quando lei sarà assente ci penserà il sistema a farlo muovere nell’ambiente, in modo defilato, solo per dare continuità all’azione temporale. Nel malaugurato caso… no, non mi pare elegante usarla come esempio. Mettiamola così: poniamo che un anziano utente dovesse venire a mancare, in quel caso il sistema, dopo essersi preso in carico l’avatar, potrebbe scegliere di fargli un bel funerale… oppure di lasciarlo vivere ancora un po’ perché funzionale allo svolgersi di un determinato percorso narrativo. Aggiungo che, tale prerogativa si verificherebbe anche nel caso lei non interagisse almeno una volta col suo avatar nell’arco dell’anno solare.”.
“Uhm…”, interessante: “E’ stato molto esaustivo, la ringrazio. Mi farò un nodo al fazzoletto per non scordarmi di festeggiare il compleanno del mio avatar.”, chiosò ironicamente Tommaso Schiavoni salutandolo. 
 
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-E la pistola? -, pensò aprendo il cassetto portaoggetti, mentre la macchina, spinta dal potente e silenzioso motore elettrico, procedeva autonomamente lungo la litoranea: “Eccola!”, esclamò ruotandola davanti allo sguardo: “Una quarantaquattro magnum, come richiesto. Perfetto!”, concluse rimettendola nel cassetto.
Diede un’occhiata al navigatore: “Mezz’ora e sarò al Resort.”, disse tornando a guardare il mare alla sua sinistra.
“E la sacca con le mazze da golf?! “, si domandò preoccupato guardando dallo specchietto retrovisore interno il sedile posteriore: “Eccole lì, tutto come da contratto, splendido.”, si rispose. 

-Sì, la camera è uguale a quella delle fotografie. -, pensò avvicinandosi alla finestra: “Che vista magnifica!” esclamò scostando i drappeggi.
-L’hobby del golf, è stato la mia fortuna. -, rifletté guardando la sacca e le valige che il facchino aveva lasciato all’ingresso, -altrimenti quanto mai avrei potuto trascorrere una vacanza, spesata, in un posto simile? -, si chiese; prese la pistola e, puntandola in direzione dell’ingresso, concluse sarcastico: “Con questo, cannone! il primo mariuolo che entrasse per arraffare, fosse anche un solo euro, si ritroverebbe con un buco grosso come un’anguria al posto delle budella.”.
Sospirò: “Va beh, lasciamo per un po’ l’avatar nelle mani del sistema e torniamo dall’altra parte.”, si disse togliendosi lo scafandro.
 
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Il commissario Biagiotti, seduto dall’altra parte del tavolo con alla sua destra il professor Antonioni, ascoltava con attenzione l’agente Romolo Lombardi, alias Tommaso Schiavoni, raccontare con dovizia di particolari l’incredibile realtà virtuale di Second life 9.0.
“Che ne dice, professore?”, chiese alla fine all’uomo dalla barba grigia e ispida seduto al suo fianco.
Il professor Antonioni si lisciò la barba: “E’ dentro, il cavallo di troia ha funzionato!”, rispose gongolando.
“Cavallo di troia?!”, esclamò Tommaso facendo scorrere lo sguardo interrogativo sui volti soddisfatti dei due seduti difronte a lui: “Quando vi avevo chiesto perché v’interessasse sapere il mio handicap da golfista, mi avevate risposto elusivamente raccomandandomi di non parlare con i colleghi né a voce né soprattutto tramite internet di quello che ci eravamo detti, in particolare dell’improvviso trasferimento dal sud al nord, con annessa promozione ad agente speciale. Ora, visto che il cavallo di troia è dove deve stare; potrei sapere cosa ci fa il mio avatar, con una falsa identità, là dentro?”.
“Mi pare giusto, che ne dice?”, chiese il commissario al professore che, annuendo, acconsentì.
“Iniziamo col dire che lei… o per meglio dire, il suo avatar, non è l’unico agente sotto copertura che siamo riusciti ad infiltrare in Second life…”.
“La ringrazio per l’informazione, già il mio avatar iniziava a soffrire di solitudine, dover combattere da solo la criminalità virtuale non è per niente semplice. No, non lo è nemmeno avendo la possibilità di spianare sotto al naso dell’avatar birbone… un grande e grosso pistolone!”, lo interruppe con sarcasmo Tommaso.
“Agente Lombardi! Faccia meno lo spiritoso e mi stia ad ascoltare!”, sbottò il commissario.
“Mi scusi, commissario.”, fece Tommaso con tono contrito.
Il commissario sbuffò: “E’ scusato, ora stia zitto e mi lasci spiegare!”, ripensò alla battuta sarcastica udita poc’anzi e aggiunse: “A parte che non ho ben compreso perché s’è voluto dotare di una potenza di fuoco sin troppo inusitata per la difesa personale… una Beretta 98 sarebbe stata più che sufficiente.”.
“Faceva tanto: ispettore Callaghan.”, buttò lì sorridendo Tommaso.
“Cosa?! Chi cazzo è questo, Callaghan, un ispettore del commissariato palermitano?!”.
Tommaso non riuscì a trattenere un moto di riso: “Il protagonista di una serie di vecchi polizieschi d’oltreoceano… si possono trovare su internet… mio padre ne andava matto.”.
“Ok… ok… lasciamo perdere i film che guardava il suo povero padre…”, fece il commissario massaggiandosi le tempie con i polpastrelli: “Non l’è venuto il sospetto che una simile richiesta, allarmando il sistema lo avrebbe spinto ad indagare su di lei; col risultato che, come è accaduto con altri agenti, avrebbe respinto la sua richiesta d’iscrizione, bollandola come persona indesiderata?”.
Tommaso stava per rispondere, ma il professore lo anticipò: “Io invece sono certo che il pistolone abbia contribuito a sviare i sospetti.”.
“Professore, eh! Ora ci si mette pure lei?”, fece il commissario alzando le sopracciglia.
“Non sto scherzando! Lo studio della psicologia è roba seria, applicabile anche alle menti artificiali più evolute…”, replicò imbrunendosi il professore: “A mio modo di vedere, il sistema dopo essersi chiesto: -Chi si porterebbe appresso un affare del genere entrando in Second life? -, si dev’essere risposto: -Ovviamente un agente che intendesse infiltrarsi, avrebbe fatto del tutto per passare inosservato; soltanto un riccone eccentrico… oppure un piccolo borghese dalla mentalità ristretta, convinto che i paperoni per difendersi e difendere il malloppo si portino dietro l’artiglieria, avrebbe avuto la faccia tosta di richiedere un cannone per difesa personale. -. Sì, dev’essere andata sicuramente così!”.
Il commissario, sbarrando gli occhi sul soffitto, inspirò profondamente, - questo mi pare più matto dei suoi pazienti. -, pensò; poi, ricomponendosi, ribatté: “Se lo dice lei che, in materia, è considerato un luminare…”, lasciando la frase in sospeso.
“Ora che vi siete spiegati, trovando un punto d’incontro soddisfacente per entrambi… che ne dite di riavvolgere il nastro e rendere edotto sull’intera faccenda il qui presente, piccolo borghese dalla mentalità ristretta… ripartendo dal cavallo di troia?”, chiese allora Tommaso, non risparmiando ai due una stoccatina sarcastica.
“Non le riesce proprio di tenere a freno l’ironia, eh?”, esclamò il commissario con tono burbero;
indicò il tavolo: “Invece che sprecare il tempo a fare battute, si dovrebbe chiedere perché, oltre a chiederle di non usare Internet per comunicare con noi, su questo tavolo vede solo carta e penna.”.
“Già…”, fece Tommaso scorrendo con lo sguardo lungo il tavolo: “perché?”.
“Per quei maledetti hacker!”, esclamò il commissario pestando un pugno sopra al notes posato sul tavolo: “Second life 9,0… è una società che muove miliardi di euro. Per fidelizzare gli utenti e trovarne di nuovi, deve garantire l’assoluta inviolabilità della privacy di ogni avatar, sia esso del più grande galantuomo o del peggior delinquente presente sulla faccia della Terra. Se si spargesse la voce che i server del sistema sono aggredibili… per loro sarebbe l’inizio della fine. Per questo, oltre che a servirsi dei migliori studi legali per respingere ogni richiesta d’informazione sugli utenti e i loro avatar; difronte ad un’affiliazione ritenuta sospetta, il sistema invade con i propri hacker i nostri terminali, per cercare di capire se il soggetto debba essere classificato come: cavallo di Troia, e, nel caso, respinto! Ha capito, ora, con quale potenza economica e tecnologica abbiamo a che fare?”.
Questa volta Tommaso non se la sentì di fare battute, e dopo aver riflettuto rispose con tono grave: “Vi state prendendo un sacco di rischi, una mossa sbagliata e i loro legali potrebbero intentarvi cause milionarie. Deve trattarsi di una faccenda molto grossa, mi sbaglio?”.
Il commissario annuì: “Cosa sa del serial killer degli hotel super lusso?”.
Tommaso fece mente locale: “Il pazzo che in poco meno di due anni ha fatto letteralmente a pezzi, nelle suite dove alloggiavano, otto ricchi imprenditori.”, rispose, aggiungendo subito dopo: “Sono passati più di due anni dall’ultimo omicidio. Secondo gli esperti che hanno analizzato il comportamento di molti serial killer… dev’essere morto, probabilmente suicidandosi.”.
Il commissario scosse il capo in segno di diniego: “No, secondo il professore qui presente, il killer è vivo e vegeto e… si tenga forte: il suo avatar sta ripetendo gli stessi omicidi nello stesso giorno e mese… dentro Second life!”. 
Tommaso fissò con sguardo allibito il professore: “Ne è certo?”, domandò.
“Al mille per cento!”, esclamò questi gonfiando il petto.
Romano Lombardi, alias: Tommaso Schiavoni, rifletté a lungo: “Se non ho capito male, vorreste che io, tramite il mio avatar, ponessi fine alla serie di omicidi in corso dentro Second life… a che pro, mi chiedo e vi chiedo?”.
“Per fermare la mano di un pluriomicida.”, rispose serafico il commissario.
“Ammazzandolo virtualmente? E’ questo il fantastico piano che avete elaborato?”, gli chiese sconcertato Tommaso.
“La prima parte, l’esca per portarlo allo scoperto e poter eludere le difese del sistema.”, rispose il commissario disegnando con l’indice un cerchio sul tavolo arrestandolo nel centro; poi si girò verso il professore: “Tocca a lei!”.
Il professore annuì, si alzò e, avvicinandosi alla parete alle spalle del commissario, tirando una cordicella fece avvolgere il pannello di tela bianco che copriva la lavagna appesa al muro.
-Niente di meglio che gesso e lavagna per combattere l’altissima tecnologia -, pensava ironicamente Tommaso mentre il pannello iniziava a scoprirla.
“Che roba è?”, chiese poco dopo, sgranando gli occhi davanti a una serie di nomi e date scritte con il gesso sull’ardesia.
“Data… ora… luogo e identità della prima vittima…”, sciorinava il professore indicandoli con l’indice: “proseguendo, a scadenze più o meno bimestrali, ecco i dati del secondo omicidio… del terzo… e via di seguito fino all’ottavo e, fino ad ora, ultimo…”, fece scorrere l’indice sull’ardesia ancora intonsa e concluse: “Poi, per più di due anni… silenzio.”.
Mentre il professore tornava ad accomodarsi, il commissario riprese il filo del discorso: “Già dopo il secondo delitto, capendo di essere alle prese con un serial killer che si accaniva contro i ricchi frequentatori di Resort extralusso; avevamo formato una squadra anti-mostro. Il focus, come avviene in questi casi, fu subito puntato su quale significato dare a date e luoghi degli omicidi. Fu l’agente Miriani, entrato nella squadra come esperto d’enigmistica, a trovare, dopo il quinto delitto, il bandolo della matassa.”.
Si alzò e avvicinandosi alla lavagna proseguì indicando i nomi dei Resort: “Sembrava colpire a casaccio, in posti distanti anche centinaia di chilometri, senza alcuna logica: - Eppure un nesso deve esserci per forza; solitamente i killer seriali agiscono secondo una loro folle logica. -, Ci dicevamo, cercando di scovare l’arcano studiando questi dati: -Ma sì, i nomi, i giorni. Eccolo lì, sotto i nostri occhi il messaggio. -, aveva esclamato l’agente Miriani sgranando gli occhi sulla lavagna.”.
Indicò l’inziale del nome del Resort dove era stato compito il primo delitto, dicendo: “Prendendo la prima lettera…”, spostò l’indice sul giorno: “e a seguire la vocale o consonante dell’alfabeto corrispondente al numero del giorno in cui si consumò il delitto… in questo caso, il tredici, vale a dire la lettera: o. Otterremmo il pronome personale: io… l’inizio di una frase… io-so-no-la-lf…”, scandì indicando lettere e numeri in rapida successione, arrestò l’indice sulla data del quinto delitto: “Ecco, da qui in avanti, eravamo finalmente in grado di prevedere con certezza la data del giorno nel quale il killer avrebbe colpito nuovamente, e quale sarebbe stata l’iniziale del nome del Resort dove sarebbe avvenuto il delitto… e l’omicidio successivo confermò la nostra tesi.”.
Si tacque in attesa della reazione di Tommaso, che latitava; allora proseguì spostando l’indice su nomi e date seguenti: “ae-lo-me… e qui ci è sfuggito per un niente, poi a smesso lasciando la frase in sospeso.”, concluse sconfortato il commissario tornando al suo posto.
“No! Brancolo nel buio.”, fece Tommaso grattandosi la fronte.
“Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!”, declamò con tono ieratico il professore.
“Un passo della Bibbia!”, esclamò stupefatto Tommaso.
“Apocalisse 1:8.”, precisò il professore: “Quel pazzo furioso si crede la reincarnazione del Cristo, mandato sulla terra per punire gli avidi!”.
“Ed ora, dopo aver compreso di avere il fiato dei cacciatori sul collo; ha pensato bene di proseguire colpendo in un posto dove sa che non potrà mai essere catturato.”, tirò le somme Tommaso.
“Più o meno, è andata così,”, confermò il commissario: “Ma decidendo di ricominciare daccapo, ha commesso l’errore che ci ha rimesso in gioco. L’avatar di un nostro agente infiltrato, ascoltando il notiziario ha sentito parlare di un killer seriale che cercava le proprie vittime nei Resort super lusso. Così, rammentandosi del caso ancora aperto, ci ha informato… i delitti virtuali, sono la fotocopia di quelli reali; stessi luoghi, data e camera.”, si voltò verso la lavagna: “Il prossimo, il sesto, dovrebbe compiersi nella suite numero 45, la sua… tra un mese e quattro giorni.”.
“E per quella data, invece che un povero milionario, che ammazza il tempo giocando a golf, da fare a fette… troverà me, con il cannone puntato, ad attenderlo.”, chiosò Tommaso.
“Ora che conosce retroscena e scopo della sua missione… ha qualche domanda?”, gli chiese il commissario.
“Più che una domanda, è una riflessione sull’intera faccenda.”, rispose prontamente.
“Dica pure, l’ascolto.”, fece il commissario stiracchiandosi con le mani incrociate dietro la nuca.
Tommaso riordinò le idee, poi iniziò: “Mi chiedevo se Il golf e il mio arrivo in anticipo di un mese sulla data del delitto… fosse un premio per il lavoro sporco a cui sarò chiamato. Spappolargli il cervello, per fortuna solamente dell’avatar, senza lasciargli nemmeno il tempo d’arrendersi. E poi mi domandavo: dopo che avrò giustiziato il suo avatar, il vero killer resterà comunque in circolazione… a quale pro questa messa in scena? Se servisse soltanto ad esibire un successo virtuale sulla criminalità reale, sarebbe ridicolo… anzi, patetico! Ma so che non è così; come ha tenuto ad informarmi precedentemente: io sarei soltanto l’esca per attirare in trappola il vero killer. Detto ciò, se non le crea problemi, gradirei essere messo a conoscenza della seconda parte del piano”.
Il commissario non si sottrasse: “Iniziamo col dire che non conoscendo l’identità dell’avatar, non possiamo sapere in quali vesti si presenterà. Dal direttore all’ultimo facchino, dagli ospiti lì convenuti per il torneo di golf fino all’ultimo dei caddie, sono tutti sospettabili. E da qui può risalire alla ragione per la quale cercavamo un discreto golfista, non potevamo certo mandare una schiappa a partecipare al torneo su uno dei più prestigiosi green del Mediterraneo.”.
“La ringrazio per la fiducia, cercherò di non deluderla portando a casa, se non la vittoria, perlomeno un piazzamento onorevole.”, buttò lì ironicamente Tommaso strappando un moto di riso al burbero commissario.
“Non mi deluderà!”, esclamò lapidario, prima di tornare sul pezzo: “Il torneo inizierà tra quindici giorni; dunque, avremmo potuto benissimo attendere ancora un po’. Ma in verità, già da una ventina di giorni avevamo chiesto all’agente infiltrato di avvertirci appena la suite si fosse liberata; questo per agevolare il suo compito, altrimenti avrebbe dovuto passare la nottata a sbirciare dalla porta socchiusa della camera prospicente, in attesa di vedere il killer approssimarsi alla suite, col rischio di farsi scoprire e mandare a monte il piano.”.
“Ah, è per il piano, e io che credevo si trattasse di una premura nei miei confronti.”, intervenne nuovamente Tommaso.
Questa volta il commissario non sorrise: “Proprio non le riesce di stare serio per più i cinque minuti, eh?”, fece rabbuiandosi.
“Mi scusi…”, rispose mettendo su un’espressione seria, prima di domandargli: “Se ho compreso bene, uno volta tolto di mezzo l’avatar, la mia parte in commedia sarebbe terminata, sbaglio?”.
“No, non sbaglia.”.
“E del killer, quello vero intendo, cosa ne sarà?”.
“Si sbatterà per cercare di portare a compimento il suo folle piano…”, rispose il professore zittendo il commissario che stava per interloquire: “e capendo di avere il fiato della legge sul collo… lo farà nell’unico posto dov’è sicuro di non essere comunque catturato.”.
“Dentro Second life 9.0!”, tirò le somme Tommaso.
“Esatto!”, confermo soddisfatto il professore: “Cercherà d’inserire un nuovo avatar. Naturalmente modificando, come supponiamo abbia fatto la prima volta, i tratti somatici per non farsi riconoscere. E a quel punto, entrerà in gioco il commissario.”, concluse indicandolo.
Tommaso girò lo sguardo su di lui: “Come?”, gli chiese.
Il commissario prese la penna: “Colpendo l’unico punto scoperto delle loro difese…”, iniziò a spiegare tracciando un cerchio sul notes: “Sulla linea di confine tra virtuale e reale, fintanto che i due mondi non sono in contatto tra loro… no è?”, concluse osservando lo sguardo smarrito di Tommaso che, scuotendo il capo, confermò di brancolare nel buio. 
“Mi spiego meglio…”, fece il commissario tracciando un punto all’esterno del cerchio: “Da quando l’utente rilascia le impronte oculari, fino a quando non otterrà il nulla osta per collegarsi con il proprio avatar all’interno di Second life…”, disse tracciando un secondo punto all’interno del cerchio, unendolo, poi, con una linea retta a quello all’esterno: “presumibilmente, un range di circa dodici ore, non possono sottrarsi alla legge. Abbiamo già in mano le carte, ingiunzione del giudice e quant’altro serve; quando lei ci comunicherà d’aver eliminato l’avatar… noi ci precipiteremo nella sede della società e chiederemo ai responsabili di fornirci l’immagine e il nome dell’eventuale soggetto che, in un futuro presumiamo molto prossimo, proverà ad iscriversi usando le stesse impronte oculari precedentemente archiviate nei loro server per inserire l’avatar del serial killer, la cui identità a corpo ancora caldo, vera o falsa non fa nessuna differenza, ci sarà fornita dal nostro agente infiltrato all’interno del Resort… sono stato abbastanza chiaro?”.
“Chiarissimo! “, rispose Tommaso: “Un piano geniale…”, rifletté un attimo e concluse con la solita dose d’ironia: “L’unico problema è che il mio povero avatar dovrà passare il resto dei suoi giorni dentro una prigione di Second life… in fondo mi spiace, mi stavo già affezionando al mio doppio.”.
“Non ci pensi e cerchi di godersi e far godere al suo avatar un mesetto da nababbo, giocando a golf sul green di uno dei migliori Resort europei.”, chiosò ridendo il commissario, trascinandosi dietro pure lo scorbutico professore… ma non l’immalinconito agente speciale Romolo Lombardi, alias Tommaso Schiavoni.

                                                                     FINE    

 

  

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di Claudio Di Trapani

Presumo che questo

sia il primo capitolo di una lunga storia. Certo che indossare i panni dell'investigatore ti piace assai. Beh, anche questa volta, il risultato è ottimo. Il brano è scorrevole e questa vicenda di un vita parallela, seppur virtuale, mi ha intrigato. Beh, in verità, volevo farti sapere che il commento non lo sto scrivendo io ma il mio avatar. Comunque sia, anche il mio doppio ha notato che con l'uso dei due punti ancora non ci sei. In due frasi hai commesso lo stesso errore (perdonami, ma il mio avatar non ricorda più dove). A parte questo, il brano è scritto molto bene. Piaciuto, insomma.

Un salutone

Claudio

ritratto di Vecchio Mara

cavolo...

ora che avevo fatto pace con le virgole... ho litigato con i due punti... peccato che non me li hai segnalati, altrimenti li spedivo nel mondo degli avatar... a parte gli scherzi... sono contento che lo abbia trovato scorrevole; sai, ero indeciso se postarlo in due parti, temevo che per l'eccessiva lunghezza (quasi seimila parole!) potesse risultare pesante. Detto ciò, ero partito per scrivere un racconto di SF poi, in corso d'opera, mi sono accorto che stavo scivolando nel poliziesco... si vede che commissari, ispettori e capitani stimolano la mia fantasia, eppure non mi ricordo d'aver mai aspirato a fare lo sceriffo, anzi nei giochi di bimbo vestivo spesso e volentieri le vesti del bandito. Beh, definiamo un poliziesco fantascientifico. Ti ringrazio per averci passato sopra un bel po' del tuo tempo.

Ciao Claudio

Giancarlo

ritratto di Claudio Di Trapani

Ne ho trovati due, Giancarlo

"Cosa sa del: serial killer... "(togli i due punti); poi, anche questo "... alias: Tommaso Schiavoni" (idem) e ce n'è un altro ancora che non riesco a trovare. Inoltre, dal tuo commento ultimo non ho capito se questa è una prima parte.

;)

ritratto di Vecchio Mara

no...

ero indeciso se postarlo in due parti per la lunghezza, ma poi l'ho postato intero, lasciando al lettore la decisione se leggerlo tutto d'un fiato. Ora vo a decapitare i due punti, Ti ringrazio

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Giancarlo*

 
Un racconto interessante che potrebbe essere veramente seguito da altri ambientati in questo nuovo mondo virtuale.
Secondo me il personaggio dell'agente speciale infiltrato è abbastanza ben delineato, ha carattere e meriterebbe di fare carriera. Facci un pensierino! Chi può dire cosa può accadere in un mondo dove tutto è possibile?
 
 
ritratto di Vecchio Mara

terrò la porta socchiusa...

così ogni tanto butto un occhio nel mondo virtuale e vedo come prosegue la missione dell'agente infiltrato... poi, visto che la 44 magnum di Callaghan ce l'ha gia, se mi arriva l'ispirazione lo promuovo pure ispettore. Ti ringrazio.

Ciao Tony

Giancarlo 

ritratto di Rubrus

***

Sì seimila parole sono tante, ma vabbè, il racconto deve andare bene a coloro cui è diretto e siccome non siamo tutti uguali, per fortuna, e alcuni gusti sono in contraddizione tra loro,  ne deriva che alcuni si lasceranno scoraggiare dalla lunghezza. Oh be'... conta poi così tanto avere frotte di commentatori?

Detto ciò, secondo me il primo a ipotizzare una umanità rinchiusa in un mondo onirico mentre quello reale se ne va a gambe all'aria è stato Clifford D Simak, negli anni '50. Probabilmente anche prima di Dick, che era ossessionato dalla contrapposizione reale / virtuale, ma mi pare che l'abbia affrontata dopo.

Il bello però in tutte queste storie è che la fuga dal reale porta in un mondo virtuale dove si ripetono presto o tardi tutte le dinamiche del mondo reale. Come fuggire correndo in cerchio, insomma. Qui abbiamo un assassino seriale virtuale che riproduce le azioni e provoca le reazioni, con i necessari adattamenti, di un assassino reale.

Comunque, ho letto che in Francia si sta iniziando a elaborare, per i lavoratori, un diritto alla disconnessione. Non so come evolverà la faccenda, ma resto convinto che, oggi, libertà sia disconnessione.

Ad ogni modo, racconto piaciuto - e sì, occhio ai due punti che hanno una funzione essenzialmente esplicativa - e buon anno.   

 

 

ritratto di Vecchio Mara

no...

non conta averne a frotte di commentatori, conta averne che leggano e poi commentino, criticando se serve,  e segnalando errori, siano essi di punteggiutatura o grammaticali; e da questo lato io non posso che ritenermi soddisfatto. Seimila parole possono essere molte, come lo possono essere seicento se la trama non ti convince... tutto sta ad incontrare i gusti del potenziale lettore. Questo racconto l'ho pensato andando a dare un'occhiata alla home di Second life; osservando gli avatar che mettevano a disposizione degli utenti, mi son chiesto che divertimento ci fosse ad interagire in un mondo virtuale popolato da figure simili a disegni animati... così ho pensato a una versione futuribile veramente in grado di replicare la realtà nel virtuale. Poi, come detto sopra, proseguendo sono scivolato nel poliziesco che, letti i commenti, mi è parsa un'ottima commistione tra i due generi. Ti ringrazio

Ciao Rubrus, buon anno

Giancarlo

ritratto di Massimo Bianco

L'idea di partenza è buona,

L'idea di partenza è buona, lo sviluppo anche, le quasi 6000 parole sono tantine, in effetti, ma pur sempre accettabili e comuqnue la storia scorre. Insomma, mi è piaciuto, ma... arrivato in fondo, vedo la parola FINE, ma non mi pare affatto terminato, non si sa, infatti, se l'operazione di polizia riuscirà, tuttavia una seconda puntata altrettanto lunga sarebbe veramente troppo per il web, almeno per il 99% dei lettori. Ciao e buon anno.

ritratto di Vecchio Mara

la seconda parte...

se mai decidessi di metterci mano, si potrebbe anche ridurre di una buona metà... ma non essendo certo della riuscita (rammento che le seconde o terze parti dei film, pur se ben fatte, siano esse di fantascienza:  Matrix, che umoristici: Amici miei, non mi soddisfacevano in pieno) mi sa che lo lascerò in sospeso. Comunque il prossimo racconto che scriverò, cercherò di farcelo stare, almeno dentro le 5000 parole. Ti ringrazio.

Ciao Massimo, buon anno.

Giancarlo

ritratto di 90Peppe90

Second Life 9.0

Ciao, Giancarlo.

Di sicuro una buona idea e una godibilissima narrazione. Non me l'aspettavo per niente che l'obiettivo di "Tommaso Schiavoni" fosse qualcosa di simile... mi ha sorpreso, spiazzato positivamente.Un racconto che si basa essenzialmente sui dialoghi, specie quelli "esplicativi" della seconda parte che mantengono viva l'attenzione in maniera brillante. Forse inserire il finale, il risultato dell'operazione di polizia, sarebbe stato meglio; forse avrebbe allungato eccessivamente il racconto; forse è poco o forse è troppo per inserirlo in un'eventuale seconda puntata. Non importa: fa' come senti, fatti portare dalla storia. Se la storia ti dice che è qua che deve finire, lasciala così.

Un abbraccio, alla prossima!

ritratto di Vecchio Mara

questo è uno dei pochi casi...

in cui il finale aperto non riesce a soddisfare i lettori, forse, come ogni buon giallo o poliziesco che si rispetti, anche se in chiave fantascientifica, avrei dovuto chiudere il caso... ma, come detto sopra, quasi seimila parole mi sembravano già troppe. Avrei potuto sfoltire la trama per far spazio al finale, ma non sapendo dove mettere le forbici, l'ho lasciato come sta, chissamai che un giorno o l'altro mi giunga l'ispirazione per aggiungere una seconda parte. Vedremo... Ti ringrazio.

Ciao Peppe

Giancarlo