LE PECORE CINESI (storia da leggere per non diventare uno zero sommato)

ritratto di Mauro Banfi
                     
(storia da leggere per non diventare uno zero sommato)
 

“Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia”
Proverbio popolare  

Avvertenza: il racconto è politicamente scorretto

                               I

 

 

Così avvenne che il pastore chiamò a rapporto i suoi cani-pastore e disse:
«Oggi marchieremo sulla fronte delle nostre pecore cinesi il segno dello zero sommato.    
Questo è il grande giorno per il quale siete stati cresciuti e addestrati fin dalla nascita.    
E’ bene ricordarvi perché state per operare questa bollatura a fuoco.
Le pecore cinesi sono lo scheletro e il sostentamento della nostra società, prima di essere il nostro lavoro.    
Gli ovini cinesi ci forniscono lana, latte, combustibile sotto forma di escrementi e infine la loro stessa carne.    
Affinché producano tutte queste merci senza ribellarsi alla loro funzione sociale è necessario che credano di essere libere e felici.    
Per indurle in questo stato di manipolazione ipnotica civile, fin da quando erano agnelli, sono state educate a conformarsi all’ideale vigente nelle grandi città che comprano i loro prodotti finiti: l’acquisto compulsivo e insensato di oggetti e di cibo.    
Fin da quando erano agnelli, sono state convinte a credere che la loro lana serve a creare degli stracci chiamati “vestiti alla moda”, che gli abitanti delle megalopoli si accaparrano dentro enormi capannoni.    
E che i loro escrementi alimentano le macchine che trasportano gli uomini per tutto il pianeta.    
E che il loro latte è trasformato in cibo che va a ruba nei grandi magazzini delle città.    
E infine anche la loro stessa carne sarà data in pasto agli affamati nevrotici delle città che si gettano su ogni tipo di cibo e di consumo in modo ossessivo e violento.    
Fin da agnelli, inculchiamo nelle loro menti il senso doveroso e ineluttabile di un inconsapevole sacrificio, in nome della nostra gloriosa società di pastori.    

Oggi, miei fedeli cani-pastore, radunerete il gregge delle pecore cinesi nel recinto di raccolta e le incanalerete nel corridoio della marcatura, dove a una a una sarà tatuato sulla loro fronte, con il ferro incandescente, il logo dello zero sommato.    
 

 

Per renderle mansuete organizzeremo per conto loro una marcia di protesta contro le aggressioni dei lupi cattivi, nostri complici nell'opera di coesione e protezione sociale.    
Permetteremo loro d’indossare qualche straccetto colorato per farle sentire più emancipate e ribelli; lasceremo che urlino qualche frase stereotipata senza senso e costrutto, tipo “i lupi cattivi sono l’espressione di un sistema malvagio”, o “vogliamo crescere i nostri agnelli in pace!” e, manipolando i loro deboli cervelli con questi ridicoli luoghi comuni, in questo modo le renderemo degli zeri sommati, una specie di bestie d’armento che vive senza futuro e incapace di creare una propria vita autonoma.    
Più si crederanno libere e felici più le controlleremo a nostro piacimento.    
Con la finta marcia di protesta rafforzeremo in loro l’istinto gregario del gregge, vale a dire l’impulso a essere “zero più zero uguale a zero”, dove ogni zero ha “diritti uguali” agli altri zero, dove è virtuoso ed eticamente civico e sociale essere zero.    
Il mantenimento di questo ideale gregario è fondamentale per promuovere l’ideale dominante della nostra società: l’acquisto insensato e ossessivo di oggetti e di cibo.    
Consapevoli della necessaria importanza del nostro lavoro, su la zampa e pronunciate, prima dell’operazione di marcatura, il nostro giuramento di fedeltà eterna alla società dei consumi:    
( il pastore strinse il pugno e tese il braccio destro davanti al suo cuore, mentre i cani-pastore alzarono le zampe destre)
  

“Produci, consuma e crepa!  
Zero più zero uguale a zero!  
Produci, consuma e crepa!  
Ma zero elevato allo zero, che si eleva dallo zero, può diventare uno, può diventare qualcosa d’individuale e di pericoloso, e allora:  
omologare, conformare, sorvegliare, prevenire e reprimere senza pietà!
Produci, consuma e crepa, zero sommato!”    

                               II

 

Nel cuore della foresta, in un altro luogo della società degli acquisti e dei consumi scriteriati, un branco di lupi cattivi stava inseguendo il lupo Omega.    
Fin da cucciolo, Omega era cresciuto nel più basso grado della gerarchia sociale del branco e aveva subito aggressioni da parte di tutti gli altri lupi.
Eppure la sua situazione di marginalità era sempre stata solo apparente. Più volte aveva sfidato e attaccato il lupo Alfa, il capo branco, per fargli capire che gli attacchi al gregge delle pecore cinesi non facevano altro che rafforzare il sistema delle grandi città che da sempre dava loro la caccia e li aveva portati al limite dell’estinzione.    
Più volte aveva cercato di far capire ad Alfa che la violenza indiscriminata non faceva altro che ritorcersi contro il popolo dei lupi.

 

 

- Alfa -

Fin da cucciolo, era stato un lupo strano: la sua funzione era sempre stata quella di calmare la tensione tra i canidi selvaggi, quando si scatenava la competizione alimentare di tutti contro tutti per divorare la preda.
Uno stato primordiale di ferocia brutale che spesso portava a gravi ferimenti tra gli appartenenti al branco.    
Con una serie di comportamenti istintivi, Omega (assumendo particolari posture del corpo o espressioni facciali e vocalizzi), era sempre riuscito a riportare la calma nel branco, evitando duelli troppo cruenti tra i lupi Beta (i lupi soldati fedeli al capo Alfa), ripristinando l'armonia.
Quella mattina, dopo un’ennesima discussione con il capo branco sull’uso della violenza e la razzia delle pecore cinesi, il dominante Alfa aveva ordinato ai Beta d’inseguirlo e di toglierlo di torno, perché era stufo delle sue chiacchiere fastidiose.    
Dopo ore d’inseguimento sfibrante, tra boschi, fiumi e brughiere, i Beta spinsero Omega in cima a una collinetta, e si preparavano ad attaccarlo per ucciderlo, quando Omega parlò loro:    
“Fedeli e indomiti Beta, ascoltatemi; non intendo salvarmi la pelle con le chiacchiere, non ho paura di morire.    
Voglio solo che voi riflettiate sulla sopravvivenza e il futuro del nostro branco.
Se continuate ad attaccare con violenza insensata e in modo avventato il gregge delle pecore cinesi, renderete più forte il sistema delle grandi città che ci ha portato sull’orlo dell’estinzione.    
Con l’alibi di dover proteggere gli ovini cinesi dalla violenza, i pastori umani, con l’ausilio dei battaglioni dei cani-pastore, imporranno un globale livellamento delle condizioni di vita e la definitiva cessazione di ogni sperimentazione vitale autonoma e personale, provocando il completo assorbimento dell’individuo nella società degli acquisti e dei consumi insensati.
Guardatemi, fratelli e sorelle lupi, viviamo insieme da quando siamo cuccioli!
Nel profondo del vostro istinto lo sapete: Omega non vuole sfidare il grande capo Alfa, non vuole diventare un pastore o un cane da pastore. Non m'interesso al Potere, sorelle e fratelli lupi.
Il mio compito, la mia missione è quella di riuscire a portar via molte pecore cinesi dal gregge, per questo sono nato e venuto al mondo!
Per riuscirci non voglio azzannarle e rubarle ai recinti, ma fare in modo che loro stesse se ne vadano, con le loro gambe e con la loro volontà dal gregge del sistema, per farsi lupi liberi e indipendenti e trasformarsi in persone autosufficienti e autonome, estranee ed emancipate da ogni forma di sistema e non più soggette alla schiavitù dell’ideale dell’acquisto e del consumo insensato e ossessivo di oggetti e di cibo., che sta distruggendo il nostro antico popolo e la terra su cui tutti corriamo.

Ho avuto una visione, sorelle e fratelli lupi.
L’altra sera, mentre ululavo alla luna ho visto un nuovo futuro per il nostro branco, una nuova creazione di vita: la città, che è stato il luogo di nascita della civiltà dei pastori umani e dei cani-pastore, fondata sugli acquisti e i consumi sconsiderati, nella forma in cui la conosciamo, non esisterà più.  
Naturalmente ci saranno dei centri, ma saranno mobili e fluidi come la corsa di un branco di lupi. Ogni individuo sarà un centro e una città aperta, deflagrata, fluidificante.  
I popoli degli animali non saranno più separati gli uni dagli altri entro gli assurdi limiti delle Nazioni, ma migreranno e circoleranno liberamente sulla superficie della terra e si mescoleranno tra loro.  
I governi lasceranno il posto ad amministrazioni di qualità fluide e non autoritarie e la partecipazione alla gestione pubblica sarà diretta e attiva.
Gli uomini politici saranno una cosa superata come i dinosauri.
Le macchine non saranno eliminate fino a quando i pastori non avranno capito la natura del mistero che li lega a quanto hanno creato.  
L’adorazione, lo studio e il soggiogamento alle macchine lasceranno gradualmente il posto al fascino di tutto ciò che è vera magia naturale.
Questa mutazione che ci attende, sorelle e fratelli lupi, è connessa al discorso più profondo e ampio del potere e della proprietà.
I pastori umani saranno costretti a rendersi conto che il potere deve essere tenuto aperto, fluido e libero, come avviene nel nostro branco.
Il nostro scopo non sarà possedere il potere e la proprietà, ma irradiarlo.”
 
Appena terminato il discorso di Omega regnò il silenzio.    
Poi si fece avanti Alfa, con passo lento e maestoso e giunto sulla cima della collinetta si sdraiò ai piedi di Omega, uggiolando e mostrando la pancia.
Spalancò le fauci e Omega gli leccò la lingua penzolante.    
Il branco ululò nella notte per suggellare il nuovo accordo tra lupi.
L’indomani molte pecore cinesi furono liberate dal recinto della marcatura per diventare fieri lupi selvaggi.

 


                 - Omega -

 

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ritratto di Mauro Banfi

NOTE DELL'AUTORE

Rielaborazione grafica degli ovini "tatuati" con lo zero sommato di Mauro Banfi
Immagini dei lupi prese dalla Rete, i diritti sono dei legittimi proprietari.

Fonti culturali motivo d'ispirazione:

"Dobbiamo disobbedire" di Goffredo Parise, Adelphi
Il prologo di "Così parlò Zarathustra", classico di Friedrich Nietzsche.
"Sunday after the war" di Aldous Huxley

Colgo l'occasione per augurare a tutte le amiche e a tutti gli amici di Net e del Mosco un gioioso, scoppiettante, maestoso BUON ANNO!

ritratto di 90Peppe90

LE PECORE CINESI

Se non il tuo migliore mai letto, uno dei migliori in assoluto, ne sono sicuro.

Nella realtà, credo, sarebbe finita con Alfa e i suoi lupi che avrebbero massacrato e sbranato Omega. Non penso che la società attuale sia pronta - o abbia voglia/intenzione/forza - a compiere questo "passo". Mi sembrano tutti presi dalla libertà e felicità posticcie garantite da tanti mezzi - primi fra tutti, al momento, i social - da non sapere, capire o voler anche solo minimamente pensare un attimo al fatto che si potrebbe e dovrebbe fare qualcosa. Si dovrebbe mostrare la pancia a Omega.

Qualcosa che, penso, l'uomo non riuscirà mai a fare.

Finiremo per sbranarci a vicenda.

Ma, fino a quando ci saranno le tue opere, caro Mauro, la speranza è una fiammella che continuerà a bruciare, dentro di me, resistendo a qualsiasi raffica di gelido vento.

Un abbraccio.

ritratto di Mauro Banfi

Buon anno, Peppe, e grazie per entrare nel profondo

dell'opera e dei gruppi tematici proposti.
Come tutti i migliori scrittori di Neteditor (tra cui tu, primus inter pares) cerco di crescere e migliorarmi costantemente e testardamente, come un platano o un glicine.
Per esprimere il vasto magma contenutistico che si era addensato in questa storia, per donargli ritmo e intensità, mi sono rivolto al terzo stile di Beethoven, alla sua forma-sonata ispessita e analogica.
Il Ludovico Van della Sesta, della Settima e della Nona Sinfonia (massimi capolavori dell'umanità) ha elaborato una nuova concezione formale, fondata sulla ricchezza del chiaroscuro che si sostituisce al contrasto violento tra luci e ombre (difetto di altri miei racconti), come nella Terza e Quinta Sinfonia.
I miei due temi - l'individuo assoggettato alla società da un falso dovere (spesso camuffato da piacere), e l'individuo emancipato dal valore coatto e superfluo della società consumistica, basata su un ideale necrofilo - usano la tecnica analogica del terzo stile beethoveniano.
Non più il martellamento di entità manichee, ma una trama sottile e segreta di affinità - per gravitazione e contrappunto - che esplora tutte le possibilità dello spazio narrativo e filosofico proposto dai gruppi tematici.

Il risultato che mi proponevo era di risvegliare la musica della vera libertà dentro il cuore del lettore visto come compagno e consorte di strada - quella che porta fuori dal recinto della marcatura dello zero sommato -; ormai da tempo non cerco più un pubblico, ma amiche e amici, compagne e compagni di via libertaria, consorti.
Scrivo per pochi, per quegli uno, non dei tanti e non con la U maiuscola, ma fieramente, cazzutamente, umanamente dignitosi uno.
Ho l'impressione che quella musica beethoveniana mosconiana ti abbia risuonato dentro, caro amico, e sinceramente, che cosa posso chiedere di più ai miei scarsi e fragili mezzi?

Buon anno, fratello

ritratto di Claudio Di Trapani

Ciao, Mauro

Ieri sera ho letto il racconto e per questioni di tempo lo commento solo ora. Trovo che la storia rientri nel solito dilemma che intercorre tra indivuo e società. Io credo che l'uno abbia un'estrema necessità dell'altra, pena l'anarchia, ma forse, visti i tempi, magari si sente il bisogno di ritornare alle origini, quando le società erano meno complesse, visto che il bisogno di libertà (vera) dell'essere unico è venuto davvero a mancare. E in questo senso i cacciatori-raccoglitori possono rappresentare un esempio straordinario. Interpreto in questo senso, allora, il tuo richiamo del lupo Omega... (e l'esempio dell'uso del potere attuale -assolutamente improprio-  ne è la riprova). Insomma, sia pure con qualche riversa (solo per l'argomento trattato -che meriterebbe approfondimenti improponibili sul web, magari con un romanzo, che di sicuro saresti in grado di scrivere) condivido in toto nella sostanza, e dichiaro solennemente di aver aprezzato il brano (lo giuro! Eheheh! Scherzo. Sembrava la classica frase di un tribunale, e così mi è venuto spontaneo).

Un caro saluto

Claudio

ritratto di Mauro Banfi

Ciao grande Claudio e ancora buon anno.

Oggigiorno la società globalizzata è pervasa da due forme d'individualismo: uno omologato e l'altro autentico.
E' molto difficile stabilirne i confini e i punti d'attraversamento, il testo è infatti configurato in modo tale che sia il lettore a dover discernere dentro di sè le differenze.
E' un brano per chi non ha paura di essere libero: oggi il pericolo di essere omologati a qualche marchio o a qualche sedicente "maestro di pensiero" è diventato altissimo, mai come in questa epoca, nella storia dell'umanità , l'individuo è stato a rischio di conformismo totale, nel momento in cui crede di scatanare il suo Ego, emette un belato cinese.
Per quanto riguarda i cacciatori-raccoglitori, l'analogia è affascinante, anche se il pezzo che ho scritto è antirealistico e antinaturalistico, nel senso che non credo ai ritorni alla Natura stile Rousseau: l'uomo non torna alla natura ma vi giunge in età matura, riuscendo a sintonizzarsi dopo un lungo apprendistato.
Insomma "si sale" verso la natura, non si ritorna.

Omega non ha bisogno del sangue, della violenza, della ribellione fine a se stessa, dell'anarchia coatta, per sentirsi libero.
A lui basta correre col branco nella foresta, ululare alla Luna e aprire i recinti alle pecore cinesi.

Abbi gioia, caro amico

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Mauro*

 
Credo che uno dei temi rintracciabili in questo tuo ultimo, affascinante lavoro, sia la ricerca di un'autentica consapevolezza di sé. L’evoluzione (o involuzione) della società punta molto sulla spersonalizzazione dell’individuo, che finisce irreggimentato nel branco e conseguentemente perde una parte importante della propria natura individuale.
Asservimento ed emancipazione sono temi antitetici che pervadono sempre, in maggiore o minore misura, i tuoi scritti. Leggo anche un sottotesto (correggimi se sbaglio) con cui stigmatizzi un certo tipo di falsa emancipazione, propagandata per reale ma ancora una volta null’altro che l’ennesima forma di “pecorizzazione” (passami il termine) che fa leva sull’egoismo e sull’egocentrismo. Risultato finale: un gregge di “individui” che pensano di essere unici, tanti numeri uno, ma che in realtà (come hai splendidamente illustrato) altro non sono che una massa informe di numeri zero, programmati per servire col loro volontario (!) sacrificio il mostro assetato di sangue che li controlla.
Come salvarci, dunque, da questa piaga, da questa terribile malattia social-politica-economica? Non con la ricerca sfrenata del proprio individualismo, ma piuttosto con la conquista della consapevolezza di sé e (qui sta secondo me il salto di qualità della coscienza) dell’altro, percepito non più come un competitore ma come un fratello.
Assolutamente meraviglioso il modo in cui hai contrapposto il branco al gregge, due entità apparentemente simili nella forma ma molto distanti nella sostanza. Perché non la disgregazione della società, ma la sua trasformazione in un’entità organica, libera, coesa e fraterna, è ciò che tu auspichi tra le righe del racconto. E mi sento di voler percorrere la stessa strada al tuo fianco.
 
 
ritratto di Mauro Banfi

In certi commenti, sembra che chi ti legge si specchia

nella tua anima.
Senza togliere niente ai bellissimi e importanti contributi finora apparsi in questo brano (ognuno grandissimo a modo suo), questo tuo, caro Tony, mi ha davvero emozionato per l'empatia che mi ha trasmesso.
Cerco di spegarti, forse inopinatamente, il perchè.

Questo brano è stato letto dai miei amici dalle mie parti, dall'altra parte del web, nel "paese reale" dove vivo, come qualcosa - come dici genialmente - di "social-politico- economico".
Che barba, mi sento compreso davvero o molto di più qua con voi nel web, su Net.
Quando ho detto loro che il cuore del racconto è "Beethoven", non hanno compreso.
Quando leggo la tua intuizione: "la ricerca di un'autentica consapevolezza di sé", esulto!

Quando alcuni miei amici più giovani mi raccontano che cosa subiscono nelle logistiche della mia zona (senza fare nomi Amazon, Leroy Merlin ecc ecc) io dico loro:
"Beethoven".
Il salto di qualità della coscienza: Beethoven!

Un lupo che rinnega la violenza, ma nemmeno vuole diventare pecora e nemmeno le disprezza perchè apre il loro recinto della marcatura affinchè siano lupi liberi e non violenti...ah, che visione, caro amico! L'ho avuta ascoltando il quarto movimento della Nona Sinfonia, sai quel coro angelico che ti porta in paradiso sulla terra prima del gran finale...e nella chiusa del tuo commento leggo stupefatto:

"Assolutamente meraviglioso il modo in cui hai contrapposto il branco al gregge, due entità apparentemente simili nella forma ma molto distanti nella sostanza. Perché non la disgregazione della società, ma la sua trasformazione in un’entità organica, libera, coesa e fraterna, è ciò che tu auspichi tra le righe del racconto. E mi sento di voler percorrere la stessa strada al tuo fianco."

BEETHOVEN!

Abbi gioia, caro fratello, sono davvero senza parole per la tua telepatia spirituale.