Non Potrai Dimenticare

ritratto di Max Pagani

Non Potrai Dimenticare

 
Quando arrivò lei, era giustamente troppo tardi.
Quando arrivò il figlio, era tristemente troppo presto.
Quando si presentò la polizia, era inequivocabilmente il momento più sbagliato.

Lei arrivò giustamente troppo tardi per poter in qualche modo fermare l’irreparabile, non avendone di fatto la minima intenzione, peraltro, e quindi troppo tardi per garantire ancora un po’ di vita al suo (una volta) amato marito. Era certamente troppo tardi poiché il corpo ormai era in evidente stato di impossibile ricomposizione, la vita al suo interno se l’era ormai data a gambe levate e la scena era di un tragico tale che lasciava lo spettatore, suo malgrado, senza speranze. Speranze non per la vita del defunto, in quanto era indiscutibilmente un corpo svuotato di vita, ma lasciava senza speranza colui che osservava ed aveva immediata consapevolezza di non potere più scordare.

Scordare. O dimenticare. Piccole sottili differenze nei termini, ma la sostanza è la stessa.

Immagini che ti lasciano immediatamente pieni quegli spazi lasciati in origine volutamente vuoti, quali futuri contenitori delle buone cose, cose che possono essere una sensazione di benessere fatta di pane fresco, il brivido di un bagno bollente, il calore inverso di un tuffo ghiacciato. Sono le celle dalle quali attingi appunto le cose buone, il carburante giornaliero per affrontare le cose grigie, a volte nere, o come quelle di questa storia invece, che sono innegabilmente rosse, con imbarazzanti chiazze marroni.

Le peggiori.

Osservi e sai che non puoi più scordare. Sei senza speranze, hai fatto il pieno, e sai che da quel giorno avrai un serbatoio pieno di merda a farti compagnia per tutti i giorni che deciderai ancora di vivere.
Lei, la moglie sbagliata, ora vedova, rimase ferma cercando di capire quale azione fosse la più indicata da porre in atto in quel momento, prima di chiamare la polizia, e prima che chiunque potesse vedere quella scena degna del peggior QuentinTarantino (quando veramente ispirato). Non voleva farlo trovare cosi, in quel modo, lo odiava e voleva il divorzio si, anzi voleva la sua fine per la veritá, la sua fine fisica, ma era sempre stato suo marito, un uomo che aveva amato per inerzia, un uomo che aveva ora il bisogno di essere ricordato (ricomposto) per quello che era da vivo.

Ma si rendeva conto che non riusciva a dare decoro alla sua dipartita, non poteva toccare nulla, non poteva neanche ricomporlo, i pezzi a terra e sui mobili del suo corpo gli mostravano chiaramente che ormai tutto era ormai andato. Everything is gone, dear wife...

Lei doveva solo far sparire alcune cose e sviare l’attenzione su altre. Aveva sentimenti contrastanti, si alternavano emozione, soddisfazione, senso vertiginoso di vuoto e disgusto per il tanfo di sangue e merda. L’ Eva Kant delle mogli stanche dei mariti smaschiati aveva vinto, aveva ora bypassato l’estenuante fase di divorzio, aveva sistemato la vergogna di un marito diventato pericolosamente gay, e si era vendicata di un tradimento con il quale aveva convissuto a sua insaputa per circa cinque anni.
E non era il tradimento in se, ma il fatto che lui preferisse un uomo a lei, lei che dell'essere donna ne aveva fatto virtù.

Era stato facile fargli esplodere quell’affare dentro, l’ Eva Kant delle mogli stanche, con il suo comando a distanza, si era specializzata ed era diventata una specie di Unabomber al femminile, e gli aveva dato forse il piacere più estremo, proprio nel momento in cui stava cercando di darsi intimo piacere in forma autonoma. Plastica morbida, vibrazione, piacere, bamm!. Che triste.

Il figlio era a scuola e non sarebbe tornato prima di un paio di ore, e lei aveva modo di sistemare tutto ciò che avrebbe potuto, agli inquirenti, far ricondurre a lei il fatto accaduto. Pareva di stare in una macelleria ove il macellaio fosse impazzito di colpo, lui e la sua mannaia, lei cercava di non toccare nulla per non inzaccherarsi, le occorreva solo il tempo per trovare alcune carte e quel benedetto testamento.

Quando arrivò il figlio, era appunto tristemente troppo presto. In uno stato senza soldi per la pubblica amministrazione non esistono più i supplenti, ma solo ore di buco. Le due ore di buco fecero si che lui trovò la madre con in mano delle carte evidentemente molto più importanti dei pezzi di padre sparsi sul pavimento. Il suo rientro improvviso e non voluto, vanificò tutte le logistiche della madre pianificate per mesi e mesi.
“… ma lasciava senza speranza colui che osservava ed aveva immediata consapevolezza di non potere più dimenticare…”

Non puoi scordare. Una mamma ancora bella, sporca di sangue e di marrone, un testamento in mano, occhi allucinati, spezzatino a terra. Hai fatto il pieno piccolo bimbo, hai fatto il pieno per tutti gli anni a seguire.
La polizia arrivo perché il padre l’ aveva semplicemente chiamata per il furto dell’auto avvenuto casualmente proprio quella mattina. Arrivò nel momento più sbagliato pr lei, nel momento più idoneo per loro.
Trovarono una madre allucinata, un figlio impietrito, un padre sparso a terra, la polizia che non sapeva da dove cominciare. Ecco il quadro, e fine della storia.

Fine, sì, ma...

Ma dove va la vita (l’energia) quando si muore di una morte improvvisa, feroce e cattiva?
Se si muore sereni e distesi, se si muore per la fine naturale di una vita, l’energia, l’essenza, la potenza delle vibrazioni celebrali che emettiamo si disgrega e si spalma su tutti noi. Attecchisce con più predilezione sui più cari al contorno, certamente sì, ma tendenzialmente viene uniformemente distribuita. E’ il motivo, credo, per il quale diventiamo sempre più intelligenti ogni generazione che inneschiamo. Assorbiamo l’essenze pregresse come i tonni fanno con il mercurio.

Sì, ma dove va allora questa energia quando si muore di una morte che ti esplode da dentro? Dove viene veicolata?

Diventa il Male.

E finalmente siamo arrivati a capire. Il male è stupido, è senza odio o passione, un flusso sterile che non ha memoria, si posa a caso come un refolo di vento, non fa amicizia e non si affeziona.  Proprio perché è il Male.
Eppure in questo caso, in questa storia, sembra proprio che un piccola porzione del Male prodotto nell’esplosione del povero marito, avesse un preciso catalizzatore sul quale posarsi con tutta la sua peggiore essenza.

La madre si beccò venticinque anni di sano carcere in un processo durato anche troppo poco. Ma ben presto si capì che gli anni a venire sarebbero stati degni non più di un buon Tarantino ispirato, bensì di un William Peter Blatty in grande stile. Al quarto mese di reclusione la moglie-vedova-madre, si accorse di essere come incinta, ma quello che cresceva dentro con dolori incontenibili, non era propriamente un bambino, e non scalciava.
Vibrava. O pareva lo facesse.

Quando fu operata d’urgenza, le estrassero tra le pieghe dell’intestino una specie di grosso cetriolo, non identificabile come alcuna cosa conosciuta in medicina. Lo chiamarono tumore per non perdere tempo e non dare tanto peso alle problematiche di una persona che di problemi era stata solo generatrice. Quell’affare vibrava di una specie di vita, e lo faceva impercettibilmente come solo un vero vibratore quasi scarico potrebbe vibrare.

Quando la ricucirono non fecero caso al fatto che ne stesse covando al suo interno almeno un’altra decina. Forse più che punti di sutura, gli sarebbe servita una cerniera lampo.
Perchè il Male è stupido ma potente, e a volte ha fantasia.
 
Fine

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di Vecchio Mara

e a volte...

anche il male: fa la cosa giusta... aggiungerei... piaciuto molto.

Ciao Max

Giancarlo

ritratto di Max Pagani

Il Male, bisognerebbe avere la capacitá

di saperlo veicolare bene, usarlo a proprio vantaggio e non random.

Ciao Giancarlo grazie della lettura

Mp

ritratto di Max Pagani

Ebbene

Un persona cara che mi legge ma non puo' commentare, alla fine di tutto mi dice "Eh sì, se vuoi uccidere un marito, devi mandare i figli a scuola privata".

Da stasera non ci sentiremo piu', fine di un'amicizia.

;-)

ritratto di Emmad

Trovo che la tua ex amica

Trovo che la tua ex amica abbia ragione. Ma ti pare che siccome lo Stato non può pagare i supplenti una poverina non possa portare a termine serenamente un uxoricidio?
Insomma se non paghi scuola privata niente tranquillità?

Racconto dai toni forti che dal mio punto di vista poneva interrogativi sulle forze del Bene e del Male. Energie che si espandono. Potresti, volendo, spiegarci le tue teorie.
Ciao. L'ex cara amica

ritratto di Max Pagani

Ehm... Cara ex amica

Le mie teorie le ho appunto spiegate. Insomma ho dato una mia interpretazione. E in Ultimo, prima di usare una cosa che vibra, qualunque cosa, meglio darci una occhiata dentro, specialmente se la coscenza picchietta alla porta.
Bentrovata emmad. Buon 2017.

ritratto di Rubrus

***

Un tema per te abbastanza ricorrente, quello dell'incertezza maschile sulla propria identità.

Finale molto effcace e inaspettato, un po' metafisico, e il racconto mi è piaciuto,

ritratto di Max Pagani

metáfisico

metá esplosivo.

:-)

ciao rob!

 

ritratto di la mozzarella

Mi mancavano i tuoi racconti

Mi mancavano i tuoi racconti e questo mi ha catturata dalle prime righe.

Crudissimo, ironico e col dramma del male cucito nelle viscere...

Credo che per molto tempo eviterò spezzatini (seppur di soia) e cetrioli! A rileggerti :)

ritratto di Max Pagani

Mi mancava la Mozz

alla quale piacevano i miei raccontini.

Sei arrivata al momento giusto, ne prima ne dopo ne tardi.

ciao carissima

mp

ritratto di maria elisa

***

Metafisico!

ritratto di Max Pagani

E l'altra metá?

:-)

Ciao Maria Elisa, un enorme sorriso quando ti ho rivista qui!

Un caro saluto

mp