LE ESTREMITA' DELL'AMORE

ritratto di d'Artagnan

LE ESTREMITÁ DELL’AMORE

                                                                                 Come sono belli i tuoi piedi, nei tuoi calzari,
                                                                                 o figlia di principe !....
                                                                                 (Cantico dei Cantici, 7:2)

Due cigni si ergono sull’acqua del minuscolo laghetto come statue di marmo candido su una lastra di smeraldo. Siamo a Siena, vicino alla cerchia delle mura ma sembra di essere lontanissimi dalla città.
Guardo Eleonora, distesa sul letto, ancora addormentata, vestita solo del suo pigiama fatto di sogni, che stava lentamente disfacendosi nel momento in cui il sole sembra oro fuso sulle cime degli alberi e le mura della città diventano di un rosa ardente.
Mi avvicino al letto e con l’indice percorro la schiena di Eleonora, che si sveglia e si stiracchia con un “mmmmhhhh” che è un misto di piacere e stupore.
«Sveglia, signorina !», esclamo.
«Amore, ma è prestissimo….», risponde lamentosa Eleonora.
«Veloce, che sono già le nove….»
«Dove andiamo oggi ?», mi chiede Eleonora dalla doccia.
«In un borgo bellissimo, dove si beve un vino che, per dirla con un poeta, è un vino che “bacia e lecca e morde e picchia e punge”, un po’ come te quando fai l’amore.
«E che graffio anche, te ne sei accorto ?», chiede Eleonora mentre si veste.
«Se anche non me ne fossi accorto basterebbe guardare le quattro o cinque strisce rosse che decorano così armoniosamente la mia spalla sinistra, tesorina bella», le rispondo.
«Dai, non è vero che sono così tigre….».
«Tigre no, forse, ma gatta senz’altro», le rispondo divertito.
«Amore, dovremo camminare molto ? Cioè, metto i tacchi o no ?».
«Niente tacchi, un po’ dovremo camminare, lo sai che qui in Toscana tutti borghi hanno centri storici dove in auto non si entra».
«Ma non mi dici dove mi porti, uffi !», esclama Eleonora con voce infantile.
«Ti lascerò godere la sorpresa, sappi solo che è un borgo bellissimo…. pieno di torri, e dove si beve un vino bianco famosissimo».
«Ci sono…. Montalcino, vero ?».
L’ignoranza “turistico-enologica” di Eleonora è enciclopedica.
«Sì, Montalcino ha un vino che si chiama Brunello, e tu pensi che con un nome così si tratti di un vino bianco ?».
«Uffi…. lo sai che di vini non ci capisco un’acca, io. Ma non fa nulla, ti seguirò giusto perché mi sei simpatico», risponde Eleonora con un sorrisino ironico
«Dai, sbrigati, andiamo», le rispondo afferrando dal tavolino le chiavi dell’auto.
«Vengo solo se fai guidare me».
«Ma se non sai nemmeno dove andiamo».
«Ah, già…. vero. Però almeno fino al bar guido io, tu guiderai dopo colazione».
«Affare fatto, solo se la colazione la paghi tu», le rispondo.
«Ciao, Cri, sono Is, come stai ?».
«Bene, grazie, bellissima, e tu ?».
«Sèèèè, bellissima a me, mi sa che ultimamente la tua vista è calata», risponde Isabella con una risatina all’amica dall’altra parte, e continua «Non potresti passare tu a scuola a prendere la bimba ? La macchina non vuole proprio saperne di partire, ho appena telefonato al meccanico».
«Certo, cara, volentieri», risponde Cristina, e dopo una pausa riprende, «Scusa, la macchina di Ale non è per caso targata DJ 736 HB ?».
«Sì, perché me lo chiedi ?», risponde preoccupata Isabella.
«Non so, ieri tornando da Grosseto con Remo ci siamo fermati a pranzo a Siena, e ci è parso di vedere l’auto di Ale entrare all’hôtel Garden, hai presente dove sia ? Dove di solito andiamo a Luglio quei quattro o cinque giorni, quando i nostri adorati maritini insistono a trasformarsi in maniaci di Palio, e ci costringono a seguirli».
«Impossibile, Ale è a Zurigo, a quel noiosissimo convegno di noiosissimi docenti universitari e non torna fino a Giovedì», risponde Isabella.
«Beh, mi sarò confusa, sai succede…. Allora alle 15 vado io a prendere la tua piccola peste, e te la riporto, d’accordo ?».
«Oh, beh, se vuoi anche tenerla per un paio di settimane, la mia terremotina mi faresti un ulteriore favore….», risponde Isabella all’amica.
Appena smessa la conversazione con Cristina, Isabella rimugina sulle parole dell’amica riguardo al fatto di avere visto l’auto del marito a Siena, quando dovrebbe essere da tutt’altra parte, e l’ipotesi del tradimento le stringe il cuore come un pugno di ghiaccio. “Impossibile che Cristina si sbagli, ha una memoria fotografica eccezionale, e inoltre si ricorda i numeri di telefono, le targhe delle auto, i compleanni e gli onomastici di almeno un centinaio di persone, senza ricorrere ad agende o elenchi vari”, rimugina tra sé Isabella.
Andando in cucina per prepararsi qualcosa da mangiare si raffigurò per un attimo la sua vita senza Ale, a crescere sua figlia in un nuovo universo, un universo in cui vi era un solo punto fisso, un sole nero, che come un diamante oscuro catturasse solo tenebre anziché luce.

Eleonora e io ci fermiamo per un attimo nella piazza di San Gimignano, incantati alla vista delle molte torri, incorniciate da un cielo toscano così azzurro che sembra palpitante. 
«Allora, tesorina, ti piace la Toscana ?», le chiedo.
«Sìììì, è bellissima, unica. Ma io penso a te, amore mio, penso solo a te…. dovunque, sempre e solo a te», mi risponde Eleonora, fissandomi per un attimo con i suoi occhi chiari, che per un istante tradiscono una titubanza, come se dicesse una menzogna, e volesse mostrarmelo sfacciatamente, in un gioco in cui ogni piccola menzogna viene mostrata per quello che è, facendo in modo che la menzogna suprema appaia ammantata di verità.
Il telefono squilla, e appare il numero di mia moglie. Come diavolo faccio a essermi dimenticato di tenerlo spento ?
«Sssstttt…. è mia moglie, non posso non rispondere», impongo a Eleonora.
«Ciao, mia unica, c’è qualcosa che non va ?», rispondo cercando di darmi un tono falsamente apprensivo.
«No, amore, è solo che volevo sapere…. beh…. come sta andando il convegno, come stai e quando torni».
«Ti risparmio di raccontarti la noia che sto soffrendo io qui, mia unica, se non scattava l’ora dell’aperitivo rischiavo di addormentarmi, puoi immaginare, e oggi è solo il primo giorno di convegno….», le rispondo con falsa allegria.
«Ah, O.K., e torni Giovedì, tesoro ?», chiede ancora mia moglie.
«Sì, Giovedì in serata. E dimmi, la piccola come va ?».
«Tutto bene, a scuola si annoia come al solito, e a casa è una piccola catastrofe, come al solito».
«Ha dieci anni, è normale…. che ne dici ?», le rispondo ridendo.
«Eravamo delle piccole catastrofi anche noi…. credo, almeno. Sai cosa mi sono sognata, amore mio ? Che il convegno a cui stai partecipando si svolga a Siena invece che a Zurigo, chissà perché poi».
«Probabilmente perché Siena è una città che ami, come la amo io, solamente per quello, e anche perché io ho tanto desiderato averti con me ieri sera, ma non nella noiosa e grigia Zurigo, mia unica», le rispondo, aggiungendo «Devo andare a pranzo, ora, ti chiamo questa sera, mia unica».
«Sì, O.K., a stasera allora…. Bacio».
«Doppio bacio enorme, a te e alla terremotina !».
Eleonora mi guarda, sorride e dice: «Certo che sei un attore quasi stupendo, in quale accademia d’arte drammatica hai studiato ? “Ti risparmio la noia che sto soffrendo qui…. nella grigia e noiosa Zurigo”…. ah ah ah ah».

«Mamy, dove dobbiamo andare ?», chiede incuriosita la piccola Federica alla madre, che davanti al computer sta scorrendo le pagine di un sito di prenotazioni alberghiere.
«Tesoro, tu vai da Cristina e Remo per un paio di giorni, non puoi venire con me, questa volta».
«Uffiiii, che noia…. dai mamy, voglio venire», risponde la bimba, piccata.
C’è molto della madre nel viso di Federica, gli stessi occhi colore dell’ambra, la stessa carnagione chiara e delicata, e la stessa espressione lievemente accigliata quando qualcuno la contrasta.
«Su, niente capricci, O.K. ?», risponde Isabella schioccando un bacio sulla guancia della bimba.

Dopo cena chiedo a Eleonora se per caso volesse andare da qualche parte, ma mi risponde: «No, dai, meglio se rimaniamo un po’ qui nel parco dell’hôtel, si sta così bene».
«D’accordo, è una serata stupenda».
Le luci del parco sembrano palpitare, alla luce perlacea della luna, come se fossero dipinte su una trottola che ruota lentamente. I baci di Eleonora sono piacevoli, ma hanno comunque un che di falso, un gusto amaro, uno schiocco che assomiglia stranamente a una moneta grossolanamente falsificata.
Alla mia mente si affaccia all’improvviso invece la serie di baci che di solito mi dona Isabella, una serie di baci che avanza in una processione infinitesimale da un lato all’altro della mia bocca, senza premere troppo, in quei momenti percepisco soltanto un tepore e una morbidezza perfetta.

È ancora mattino presto, il sole illumina le mura di Siena, colorandole di un rosa polveroso e rendendole simili a cipria solidificata,  quando Isabella arriva a Siena, nei pressi dell’hôtel dove si suppone che suo marito sia stato visto da Cristina. Ferma l’auto proprio nel momento in cui l’auto di suo marito esce dal cancello, è una visione di un attimo, che provoca in Isabella un turbinio di sensazioni, che vanno dalla rabbia alla delusione, all’incredulità, mentre un sapore amaro le sale in bocca, il cuore sembra volerle esplodere nel petto, e un mare di lacrime le sale alla gola. Non resiste, esce di corsa dall’auto e si para davanti all’auto del marito, che frena immediatamente e guarda la moglie con un’espressione di stupore.
«Allora è vero…. non volevo crederci, ma è vero, tu mi tradisci !», esclama Isabella tra le lacrime, immobile davanti all’auto del marito che non è ancora uscita completamente dal cancello.
Alla vista della moglie di Alessandro, Eleonora è scesa alla chetichella dall’auto e ora sta correndo sul marciapiedi, mettendo tra sé e l’uomo che fino a pochi secondi prima diceva di amare una distanza sempre maggiore. Non c’è ombra di delusione sul suo volto, non traspare nessuna sensazione, come se in questo istante si fosse trasformata in una fredda dama di ghiaccio che percorre rapidamente le calde strade toscane cercando una zona d’ombra, per timore di sciogliersi.
«Io ti amo, ti amo ancora, nonostante tutto…. perché hai osato tanto ? Io ti amo, ti amo, vuoi capirlo ?», riesce a dire Isabella con la voce soffocata dalle lacrime, mentre assale letteralmente Alessandro, tempestandolo di pugni, con una scarica che va affievolendosi però ogni volta che la sua mano raggiunge il petto dell’uomo. Quelle poche parole penetrano in Alessandro come se fossero frammenti acuminati di ghiaccio che gli trafiggono le carni.
Alessandro, che ha accolto senza alcun movimento la scarica di pugni ora con forza abbraccia Isabella accarezzandole delicatamente i capelli come si accarezza e si assapora la vista di una cascata d’oro antico e lascia che le lacrime della moglie inondino la sua spalla, scurendo il rosa della sua camicia.
Le lacrime che Alessandro vorrebbe versare in questo momento gli si fermano in gola, regalandogli un gusto amaro, il gusto del tardivo pentimento, il gusto che proverebbe chiunque quando si rendesse conto di essere stato vicino per un attimo infinito all’orlo di un abisso profondissimo, con il rischio di precipitarvi dentro, precipitare in una spirale senza fondo, un abisso che priva di ogni bene, di quel bene per cui si era speso tutto il proprio capitale di sentimenti, un capitale che era stato centuplicato poi soltanto dallo scorgere un sorriso illuminare il volto dell’amata.

Alzo per un attimo gli occhi sui capelli di mia moglie, li guardo brillare, come se Dio, con un gesto solenne, vi avesse cosparso sopra polvere di luce solare. Le scosto un attimo il viso da me, accarezzandola lievemente e guardandola, come se fosse la prima volta che la vedo, scoprendo il suo viso, i suoi lineamenti, che sembrano composti da un artista, deciso a dimostrare che combinando piccole imperfezioni con l’armonia delle linee si possa creare una bellezza suprema.
Guardo bene Isabella, come se volessi riempirmi gli occhi della sua visione, osservo ogni particolare del suo abbigliamento, indossa una camicetta multicolore, con toni porpora dominanti, che sfumano nel ruggine e nel bronzo, come se un artista estroso avesse rubato i colori dei petali turgidi delle rose di Primavera e avesse deciso di mischiarli sulla sua tavolozza.
Ammiro le sue mani, ben curate, con le unghie smaltate di rosa, mani delicate, quasi di bimba.
Osservo Isabella quasi stupito, stupito che nonostante tutto lei sia ancora la mia donna, la mia unica, la persona che ha deciso liberamente di condividere con me la sua vita.
«Vieni, hai bisogno di rifocillarti, mia unica, hai fatto un viaggio che deve essere stato un inferno», le dico mentre lei si aggrappa con forza a me.
«Oh, non dirmelo nemmeno…. devo essere orrenda, vero amore ?», risponde Isabella alzandosi in punta di piedi e regalandomi un immenso bacio. Le sue labbra cosparse di lucido rossetto rosa sono asciutte e morbide, come seta tiepida.
Guardo ancora una volta mia moglie, la sua bellezza, e mentre le osservo i piedi, scalzi nei suoi sandali, con le unghie smaltate di rosa, ripenso per un attimo a Eleonora, in una perfetta assenza di sentimenti, senza rabbia e senza affetto. Eleonora, molto bella ed elegante, sempre molto curata, ma Eleonora, ora che ci ripenso, ha i piedi bruttissimi, mentre la mia Isabella è bellissima, e ha i piedi bellissimi, curatissimi ed elegantissimi.

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Gradimento

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Sandro*

 
Mi scuserai per la franchezza, ma sono sempre duro nel giudicare le storie di tradimenti, siano esse vere o inventate, perché credo nell'amore e non posso immaginare che un capriccio, la noia o quello che vuoi, possano giustificare un atto fedifrago di tale portata, per giunta vigliaccamente tenuto nascosto fino al momento di essere scoperto, come quello che qui hai raccontato.
Credo, però, anche nel pentimento e nella riconciliazione, sia chiaro. Da questo punto di vista, immagino che questa vada intesa come una storia di redenzione, di chi si rende conto di aver commesso un atto infame e tuttavia trova ancora luogo al ravvedimento. Una vittoria dell'amore sull'egoismo, quindi alla fine senz'altro positiva. E anche una parabola dell'umana condizione nei rapporti col divino, se vogliamo. Forse la chiave di lettura che più condivido.
 
Il dubbio si affaccia nell'animo del protagonista già da prima di essere scoperto, giustificando probabilmente il fatto che accolga alla fine quasi come un momento liberatorio, quello in cui la moglie lo sorprende in macchina con l'amante prezzolata. Nonostante ciò, temo che lo scioglimento della vicenda, visto dall'esterno, appaia ancora alquanto repentino e sicuramente nella realtà richiederebbe un percorso ben più lungo, vista la gravità del tradimento subito dalla povera Isabella. Insomma, il vissero felici e contenti mi piace, ma forse arriva troppo presto per esere credibile.
 
Da un punto di vista narrativo, ad un certo punto salti dalla prima alla terza persona, per poi ritornare alla prima.
 
Tutto sommato, comunque una bella lettura. Un abbraccio fraterno.
 
 
 
ritratto di d'Artagnan

Wow !

Finalmente ricevo una critica dal mio amico Tony ! :-))

Scherzi a parte, ti ringrazio per il commento, puntuale come sempre, e questa volta farò tesoro della tua critica, interessante e costruttiva.

Grazie !

d'Artagnan.

Gradevole alla lettura.

Gradevole alla lettura. Complimenti..