GLI ITALIANI RADDRIZZANO LA SCHIENA: ORA DAL NO PASSIAMO AL NOI

ritratto di Mauro Banfi

        

"Noi lavoriamo nelle tenebre - facciamo quello che possiamo - diamo ciò che abbiamo.
Il nostro dubbio è la passione, e la nostra passione è il nostro daimon, il nostro compito.    
Il resto è il gioco e la follia dell'arte."    
Henry James, “Mezza età”.    
 
L’insurrezione illuminata e civile dei cittadini italiani contro i poteri forti e corrotti e corruttori, italiani e no, si è compiuta.    
L’arroganza del nuovo satrapo minore di Rignano (rappresentante di quei poteri) ha sbattuto la faccia contro il possente NO! della maggioranza dei cittadini italiani.    
L’arroganza non paga, e la tracotanza, come insegnavano gli antichi (ma sempre validi in ogni tempo) filosofi greci è retribuita col segno opposto, la completa umiliazione, il totale abbassamento.
Il culmine dell’ybris di Renzi è stato quando ha trasformato il Referendum in RefeRenzum (come ha chiosato il grande Marco Travaglio, uno degli artefici di questa insurrezione civile illuminata) e ha mutato un quesito referendario in una sorta di giudizio di dio barbarico, pro o contro la sua imprescindibile (a suo folle modo di vedere) persona.    
Ma la sua presunzione ha commesso un errore catastrofico peggiore. tradire e ingiuriare l’articolo uno della Costituzione della Repubblica Italiana:

“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”  
 

E anche gli articoli successivi che precisano che quel lavoro deve essere dignitoso e non riduzione in schiavitù.    
Dal Sud della penisola, dai giovani, dal ceto medio e dalle persone meno abbienti si è levata la sollevazione del NO!, perché Mister RefeRenzum gli ha abbandonati all'infame Jobs Act, in mano alla giungla, al far-west alla Quentin Tarantino che è diventato il mondo del lavoro, dove i centri dell’impiego sono un continuo e quotidiano spreco di denaro pubblico, assenti e inutili, e dove le cooperative di dubbia origine e le agenzie interinali, vere costole schiavistiche delle Corporations sbarcate in Italia con infami regimi di lavoro seminazisti, fanno il bello e cattivo tempo, impunite e arricchite con il dolore e la fatica altrui, come parassiti micidiali di organismi viventi superiori.    

Compiuta la rivolta del quattro dicembre 2016 (giorno che resterà storico come il venticinque aprile 1945) è tempo di mettere in atto i principi universali di civiltà contenuti nella prima parte della Costituzione, al posto di perdere altro tempo a volerla modificare con seghe mentali scritte in italiano pessimo.    
E’ tempo di praticare e rendere quotidiane, fattive e attive le idee di democrazia e di progresso, l’utopia (che è possibile) di riscatto sociale e civile di tutti quei cittadini che sono stati privati della dignità e di un reddito minimo dai poteri forti e marci, italici e non, che governano il globo.

La nostra Costituzione vuole donare ai suoi cittadini la possibilità di porre fine per sempre al male e all’ingiustizia della Storia e di sostituirlo con alti e nobili ideali di solidarietà e giustizia.    
E’ questo anelito alla libertà, alla dignità e alla giustizia che abbiamo urlato con il nostro NO! al nuovo satrapo inviato dall’Alta Finanza globalizzata.
Ricordatevelo una volta per sempre, satrapi dell’Impero della Borsa, delle Banche, delle Armi e del Petrolio, che ritornerete presto all’attacco: quegli ideali si mettono in pratica ogni giorno e mai si possono modificare.    

Questo mondo ha bisogno di essere cambiato e riscattato, e la libertà, la dignità e la giustizia, vanno riconquistate con dure lotte e inenarrabili sacrifici ogni giorno, ma voglio ricordare ai miei amici del NO, che non potremo costruire un nuovo mondo globale a misura d’uomo, solo dicendo di NO a tutto.    

In questi terribili mesi, dove le sofferenze concrete delle persone sono state dimenticate per questa folle campagna elettorale del satrapo egomaniaco Renzi, si è composto un pericoloso partito trasversale del Nichilismo passivo.
Nietzsche, il filosofo che ha per primo compreso e studiato quest’atteggiamento umano nel suo accadere storico, ci ha spiegato che il nichilismo passivo consiste in un atteggiamento continuo di disprezzo e di distruzione verso ogni valore creativo e costruttivo propostoci da altre persone.    
Ecco: l’opposizione a Renzi ha costituito una sorta di partito trasversale (comprendente ogni ceto e tipo di compagine politica) che si è specializzato nel dire di No a tutto, in modo acritico, violento, stereotipato e per tedioso partito preso.    
Ebbene, dobbiamo sapere che con questa espressione politica non andremo da nessuna parte, anzi andremo a finire nel niente, per l’appunto.
Nietzsche spiegava che il nichilismo si differenzia per tre gradi di qualità della volontà umana: passiva, quando vive solo per distruggere e denigrare tutto e tutti in preda al risentimento, forte ma reattiva, quando dice di distruggere per costruire, ma poi si limita solo al gusto demòniaco di annientare e forte ma attiva, quando si oppone e dice di no al solo scopo di rinnovare la vitalità umana, per liberare nuove espressioni di vita e di cultura, seguendo degli ideali consapevoli.    

Mi auguro che la nostra volontà sappia raffinarsi e trasformarsi in nichilismo estatico, come lo definiva Nietzsche: “un modo di pensare divino”.
Per riuscire in questo cambiamento di stato dovremo capire che il NO non è un FINE TIRANNICO ASSOLUTO, ma solo uno strumento per liberare lo spazio per le volontà umane rimaste finora soggiogate dai poteri forti e marci, italici e non.    
Ma perché questo spazio si dia, è necessario che quel NO diventi un NOI (e che impariamo a stare insieme per costruire e creare); altrimenti quei poteri forti e marci troveranno un altro satrapo, e una prossima volta potrebbero vincere e sopprimerci in qualche lager, come già avviene in altre parti del mondo globalizzato.    
Per questo, amiche e amici della libertà, della dignità e della giustizia civile mi appello alla vostra anima: il vostro NO diventi un NOI!
Solo questa consapevolezza sarà la nostra vera vittoria.    

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di Claudio Di Trapani

Buongiorno, Mauro.

Ho appena finito di leggere quello che potrebbe essere definito Un manifesto dei buoni propositi e delle sagge parole. E come non essere d'accordo! Dici bene che il nichilismo distruttivo non porta a nulla, e spero che gli italiani questo lo capiscono (i politici di casa nostra, per lo meno, perché il popolo, probabilmente, questo lo ha già in mente già da tempo). Credo ci sia bisogno di un nuovo piano Marshall. Risollevare l'economia, innanzi tutto. I problemi successivi potrebbero risolversi naturalmente dopo la sicura rinascita. Intanto, nonostante sia felice per la vittoria democratica del No, nessuno dice nulla sull'abolizione futura del senato della repubblica (senza alcun cambio di poltrone, ovviamente). Anche i costi della politica sono davvero troppi.

Un saluto

Forza, Italia! (quella vera, non quella di Mi consenta)

Claudio

ritratto di Mauro Banfi

Grazie, come sempre, per il tuo contributo assertivo, Claudio

Sono completamente concorde con le tue riflessioni: per me il Piano Marshall è il reddito di cittadinanza non assistenziale, come viene praticato in tutta Europa e in particolar modo in Germania, in Inghilterra e in Olanda, dove esiste un centro dell'impiego unico in ogni Comune.
Se non hai il lavoro ti danno l'assistenza e poi ti chiamano per l'impiego: se non accetti, prima ti dimezzano il reddito e poi te lo tolgono.
Giusto, pratico e pulito: ma ci vuole così tanto a capirlo anche in Italia?
Il motivo è che si sono create troppe cricche di parassiti che sfruttano la miseria e la fatica altrui, e quasi tutti i nostri politici sono loro complici.

Sul Senato sono d'accordo: ma va riformato dopo aver posto fine alle sofferenze dei nostri cittadini italiani e non voltarsi dall'altra parte, dicendo: "meno male che non è toccato a me".
Abbi gioia, caro amico.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Caro Mauro, di solito non

Caro Mauro, di solito non intervengo in post di contenuto politico perché, spesso e volentieri, diventano purtroppo teatro di sterili scaramucce tra fazioni opposte. Qui, però, hai parlato come se fossi io stesso a parlare; e non nascondo che, quando ci hai fraternamente invitato a trasformare quel freddo “No” in un caloroso “Noi, mi sono emozionato non poco. Poiché condivido in toto anche il pensiero di Mentana, ti riporto le sue parole di oggi:

 

“Un Renzi impettito e ingrassato e impegnato nei tagli di nastro poteva resistere anni e anni, se avesse risposto alle domande fondamentali che salgono dal profondo della società. La cosa è diventata insopportabile per molti perché nel triennio renziano la loro condizione è rimasta uguale o è peggiorata. Da molto tempo batto qui e altrove sulla cecità della politica riguardo allo schiacciamento generazionale della società. I meccanismi fondamentali tutelano all'ingrosso chi già lavora e chi ha lavorato (leggi, concertazione, dialettica sindacale, ammortizzatori sociali). Il ruolo degli ordini e delle corporazioni blinda notai, avvocati, magistrati, docenti universitari, ingegneri, architetti, giornalisti e manager, permettendo loro di lavorare e guadagnare in progressione fino a ben oltre la soglia di pensione dei comuni mortali. La paura di perdere il posto negli anni della crisi ha ulteriormente bloccato il mercato del lavoro, ermeticamente sigillato rispetto ai giovani. Rispetto a questo il più giovane premier della storia repubblicana e il suo governo non hanno fatto praticamente nulla di realmente riformatore. E questo stato di cose ha vanificato anche le misure più 'smart' di Renzi: come può gioire alla lunga per gli 80 euro mensili un lavoratore dipendente che ha in casa un figlio disoccupato? Secondo tutte le analisi il voto giovanile ha affossato il Sì referendario: fosse stato per gli ultra sessantenni avrebbe vinto, scendendo fino ai quarantenni avrebbe perso onorevolmente. La frustrazione delle nuove generazioni è la stessa degli insegnanti. Se quella per il lavoro ai giovani è la grande riforma che Renzi non ha fatto, quella della scuola è la riforma che il premier ha voluto e fatto riuscendo nel capolavoro di buttarci quattro miliardi e di scontentare la gran parte dei professori, compresi i nuovi assunti. Un harakiri politico e elettorale, sapendo che gli insegnanti erano la base più ampia del bacino elettorale Pd. Come in un 68 rovesciato giovani e insegnanti hanno abbattuto il governo, ma stanno peggio di prima. Chiunque guiderà l'Italia, grillini centrodestra o Renzi stesso, non potrà che partire da qui”.

 

Ti ringrazio del bel post, un abbraccio.

 

ritratto di Mauro Banfi

Anch'io, caro Antonino, spero sempre che in quel Noi italico

ci siano molte persone della tua levatura personale, culturale e morale; e lo dico con piena convinzione e senza ruffianeria.
Renzi ha pensato di comprare gli insegnanti con una mancetta, per il fatto di sradicare molti di loro dalla loro terra d'origine per compiacere la sua riforma scombiccherata.
Ma si è dimenticato che un docente possiede una dote di ricchezza etica chiamata dignità umana.
I giovani li ha dati in pasto alle Multinazionali come schiavi e quelli gli hanno cagato in testo.
Ben gli sta.
Ora e sempre Resistenza.

Abbi gioia, caro amico

ritratto di 90Peppe90

ORA DAL NO PASSIAMO AL NOI

Mi sento di potermi dire d'accordo grosso modo su tutto, fra post e commenti, così ben esposti e articolati. Analisi, osservazioni e speranze privi della becera demagogia e dell'ottuso populismo che hanno permeato - e continuano a farlo - gli interventi di chicchessia, fra politologi, presunti tali e comuni cittadini, sia tra le fila del SÌ e, ahimè, tra quelle del NO.

Un argomento, questo, che mi ha visto molto attivo nelle settimane e nei mesi precedenti, per il quale ho anche realizzato un saggio breve per l'università, toccando alcune tracce che molto hanno in comune con il tuo articolo; ad esempio: «In democrazia il cittadino è attivo e autonomo (contrariamente a ciò che accade nelle oligarchie). Questo, probabilmente, dovrebbe dirci qualcosa. Dovrebbe dirci che essendo il cittadino a fondamento di un sistema democratico che si rispetti, quel qualcuno che deve fare qualcosa siamo noi, tutti noi. Fare qualcosa che sia diverso dal criticare e dal lamentarsi, qualcosa che esuli dal gridare al «Piove, governo ladro!». Bisogna essere attivi e autonomi e avviare una sorta di rivoluzione, non violenta ma culturale, non statica ma di movimento, un allontanamento dal centro che corrisponda ad un avvicinamento – o riavvicinamento – alla politica e, magari, a quella fiamma sopita o mai accesa. E quindi prendere coscienza del nostro io, che collettivamente forma un noi, che costituisce la società e ne è parte attiva; e quindi non accettare il primeggiare delle sole ragioni economiche su tutto il resto, non accettare la giustificazione forzata e presunta-pedagogica di tutto e tutti, rifiutare l’ignoranza e abbracciare la cultura, rifiutare l’Europa della finanza e abbracciare quella dei popoli.» Quel concetto di "noi", di comunità e unità, oscurato da un fastidioso, nocivo individualismo e relativismo che, mi pare, continui a caratterizzare la nostra società e che - nonostante la vittoria del NO, in quest'occasione - non credo ci siamo scrollati di dosso né credo riusciremo a farlo entro breve.

Insomma, seppure "soddisfatto" per l'esito referendario (che, comunque, mi aspettavo: cioè, come cazzo si può essere favorevoli ad una riforma che - fra le altre tante, tantissime cose - sputa sulla Costituzione, la violenta, la cannibalizza e la caga fuori in quel modo? Non voglio assolutamente scatenare flames o risultare offensivo - forse lo sono stato (?) - ma davvero: che razza di articoli erano venuti fuori, per Dio? Cosa dobbiamo pensare? Che siano stati scritti sbadatamente, svogliatamente, oppure che chi li ha scritti fosse ubriaco, drogato o incompetente anche della lingua italiana?), non riesco a gioire più di tanto né ad essere entusiasta o particolarmente speranzoso per il futuro (almeno quello immediato), specie guardandomi intorno e guardando ai miei coetanei e, peggio ancora, alle generazioni più "nuove"... vedo di tutto meno che - se non amore, sarebbe pretendere troppo, decisamente - interessamento per la politica (e la cosa triste è che forse, almeno in parte, questa mancanza di interesse potrebbe pure essere giustificabile) e, a livello ancora più profondo, interessamento per una serena, civile convivenza.

In più, questa netta vittoria del NO penso sia stata enormemente influenzata da un'ignoranza generale (coadiuvata alla grande dalla genialità del nostro premier dimissionario, che da settimane pone la questione su termini che fossero più basati sulla fiducia al governo che sulle porcherie combinate alla Costituzione) che ha ridotto il quesito del referendum a: "RENZI DEVE CONTINUARE A GOVERNARE? - Sì/No". E molta gente si è basata su questo. Detto ciò, senza dubbio, qualche elemento positivo - come hai giustamente evidenziato tu - c'è.

All'interno di questa mia condizione - pessimista o forse realista - ci sono piccoli fari di luce, all'orizzonte. Ci sei tu, caro Mauro, ad esempio, con il tuo potente spirito e i tuoi testi, siano essi di fantasia o, come in questo caso, meno.

Un forte abbraccio.

ritratto di Mauro Banfi

Eh sì, caro Peppe, quando scrivo:

"volontà forte ma attiva, quando si oppone e dice di no al solo scopo di rinnovare la vitalità umana, per liberare nuove espressioni di vita e di cultura, seguendo degli ideali consapevoli. " e leggo un commento stupendo come il tuo, dico: "ecco chi si merita un futuro migliore, ecco chi può liberare lo spazio per quei sacri valori della prima parte della Costituzione".
Hai davvero incarnato nel tuo contributo quello Spirito del nichilismo costruttivo ed estatico che ho esplicato nel mio post, che sembra politico, ma in realtà è filosofico, perchè è nato da una richiesta via mail di un amico di parlare un pò di questo famoso nichilismo nicciano, che mastico da decenni, perchè lo ritengo un concetto fondamentale per comprendere il nostro tempo.
E ho "usato" l'attualità per incarnarlo e renderlo più fruibile nella sua indiscutibile potenza storica.

Nietzsche aveva compreso che bisogna andare oltre il nichilismo per diventare veramente ciòche si è, perchè il ribellarsi continuamente e per partito preso alla catene è la stessa malattia di essere incatenati.
In vita mia ho incontrato ben poche persone, come te, che hanno compreso il senso di quell'"OLTRE".

Abbi gioia

P.S.
Mi piacerebbe avere via mail quel tuo saggio così ispirato e profondo.
E'possibile?
 

ritratto di Roberta_M

Ciao Mauro, io credo che la

Ciao Mauro,

io credo che la grande affluenza al referendum e la vittoria del no dovuta soprattutto ai giovani sia anche una grande vittoria di noi insegnanti e genitori che abbiamo saputo insegnare, attraverso la storia e l'educazione civica, lo spirito critico, e trasmettere l'amore per la libertà, per la Costituzione e per i padri costituenti e il valore della partecipazione. In questo caso i giovani hanno capito che la loro voce ha un potere, e sono stati premiati. Ho sentito ragazzi di 19 o 20 anni dire che la vittoria del sì avrebbe trasformato la Repubblica in una monarchia, ho visto miei ex alunni pubblicare su facebook il discorso di Pietro Calamandrei ai giovani, che avevo fatto leggere alle medie, e mi si è aperto il cuore! Ora sì, dobbiamo trasformare questo NO in un NOI e continuare a credere nel nostro potere di opporci alla falsità e all'ipocrisia di certa politica.

Grazie per i tuoi interventi sempre pieni di passione e di senso della giustizia.

Roberta

ritratto di Mauro Banfi

Ti ringrazio, cara Roberta, per l'attestato di stima e amicizia

Sono da sempre molto vicino agli insegnanti di ogni ordine e grado, che non solo praticano uno dei più tre difficili mestieri dell'umanità,
“I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine il genitore, l’insegnante e lo psicologo”. (Sigmund Freud)
ma hanno anche l'onore e l'onore di promuovere la cultura e la civiltà dei costumi nel Paese in cui vivono e lavorano.

Renzi ha deciso di aiutarli con l'elemosina o sradicandoli dai loro territori e i docenti gli hanno dato una bella lezione, definitiva, VENTI PUNTI DI DISTACCO (roba da ritirarsi a vita privata, se si ha una dignità da difendere); hai ragione, sono gente con la schiena diritta e non mentecatti.

Abbi gioia e grazie del gradito passaggio