VIAGGI NEL TEMPO: 2 luglio 1957

ritratto di Roberta_M

Oggi mi è successa una cosa incredibile: ero a pranzo da mia madre, e a un certo punto le ho raccontato di un progetto che stiamo facendo a scuola.

- Ti ricordi il corso di aggiornamento di cui ti avevo parlato? Ieri pomeriggio ho presentato il mio progetto. S'intitola "La follia nell'Orlando furioso e in Don Chisciotte".

- Bello!

- Sì, infatti, il relatore ha esclamato: "Posso esultare?" e poi ha aggiunto, parafrasando un libro di Mario Lodi: "C'è ancora speranza se questo accade a B.V.". Comunque, tutto questo per dire che questa mia passione per don CHisciotte dev'essere ereditaria. Ti ricordi quel piccolo don Chisciotte di ferro sulla libreria?

- Certo, ce l'aveva regalato per il nostro matrimonio un amico che papà aveva conosciuto in Spagna.

 - Già, il viaggio in Spagna in moto. E tutte quelle foto dei paesaggi arsi, alberi contorti. Una l'aveva fatta ingrandire e incollare sull'anta del mobile - libreria. A proposito, sai dov'è finita l'edizione del Don Chisciotte che avevamo da piccoli, con quelle grandi tavole, forse di Dalì?

- Prova a guardare di sopra, in cima alle scale, in quell'armadietto con le ante di vetro smerigliato. - dice mia madre.

Mi precipito di sopra. Nell'armadietto ci sono vecchi libri: un libro di Salgari, Il libro della giungla, qualcos'altro di Kipling, poi i miei libri di latino del liceo, l'antologia di terza e quarta, album di fotografie, vecchie diapositive, materiale fotografico vario, una piccola scatola di cartone con scritto "Hollande", e sopra una busta gialla.

Socchiudo la busta: contiene alcuni fogli ingialliti fitti di quella scrittura spigolosa e inconfondibile: papà.

2 LUGLIO 1957 - ADRIATICO, c'è scritto in alto a sinistra. Scorro in fretta la prima facciata, poi nascondo la busta e me la porto a casa. Ho fretta  di leggere, ma voglio farlo da sola: a mia madre lo dirò dopo; ma sono così tanti anni che mio padre è morto, che lei ormai sembra averne perse le tracce. Ma io no, anzi, le ritrovo intatte appena comincio a leggere. Mi manca il respiro: sto per iniziare un viaggio nel passato del mio passato.

 

2 luglio 1957 – Adriatico

Sto osservando il fumo nero che esce dalla ciminiera color crema; il fumo è nero ed esce continuamente come da una sorgente inesauribile ed è un contrasto così forte con il cielo azzurro che fa da sfondo che quasi quasi faccio una foto a colori, però attendo domani. Questa sera voglio ammirare il tramonto in mare aperto. L’alba l’ho perduta: dormivo il sonno tranquillo del giusto. Se la giustizia si potesse misurare dal sonno, dovrei essere la persona più giusta del mondo: m’è sempre riuscito di dormire profondamente, salvo qualche sera, in ogni posto: tanto nel mio letto quanto nelle cuccette dei rifugi o sotto la tenda, e qualche volta nei baiti più scomodi abbandonati dai pastori. Ieri sera volevo quasi dormire sul pavimento, ma mi avrebbero certamente fregato la sedia a sdraio, che può esser comoda durante il giorno. Accostai quindi alla sdraio un’altra sedia di tela per appoggiarvi i piedi; vi stesi sopra il mio sacco – piuma e così il mio letto, un po’ a barchetta, era pronto, in un angolo un po’ appartato dietro la prua di una scialuppa di salvataggio sul ponte più alto della nave: quello che per noi gente poco pratica di imbarcazioni potrebbe essere il tetto. È bello passar la notte sotto le stelle, peccato che ad un certo momento ci si addormenta per esser poi svegliati dai primi raggi del sole, quando le stelle sono ormai spente.

La partenza da Venezia è stata bellissima: il campanile di San Marco, il Palazzo ducale e la Riva degli Schiavoni erano tutti illuminati, e uscendo dalla punta della Madonna della Salute ci si trovava davanti a questo spettacolo di luci. I pali, poi, piantati nella laguna (per segnare i canali più profondi dove devono passare le navi, credo) sono muniti ognuno di una lampada rossa, e tutte assieme specchiandosi in acqua nell’oscurità della notte formano dei giochi di luce spettacolari. Altrettanto bella, quantunque per me più familiare, era l’illuminazione del firmamento: le stelle brillavano nel cielo limpido ed io istintivamente cercai la stella polare per rendermi conto almeno grossomodo di quale direzione avesse preso la nave. Da Venezia si doveva partire alle 21, ma alle 22 eravamo ancora fermi; così cominciai a pensare che i greci, gente mediterranea, dovevano assomigliare molto ai latini, e in seguito potei notare delle affinità con i nostri meridionali, quantunque nei greci ci sia molto di levantino e un po’ di quello che noi definiamo ebreo.

Alla fine la nave si mise a fischiare, a muggire, a rumoreggiare, e lentamente si mosse. Eravamo già al largo, io avevo sistemato il mio giaciglio con lo zaino ai piedi, avevo chiesto varie volte informazioni per la cena senza venire a capo di nulla, avevo ammirato le stelle e stavo per coricarmi quando un tale sale sul ponte: “Essen, bitte”; normalmente su questa nave greca si parla francese, ma quella volta il cameriere si espresse in tedesco: scesi nella sala da pranzo e pensai che, più o meno, a Napoli doveva essere così. Un gruppo di camerieri ingombrava l’entrata: di qua, di là, prima questi, prima quelli… ma andate in malora tutti quanti, si siedano dove vogliono, pronti si mangia. Logicamente tutto ciò in greco, del quale io non comprendo nulla, ma mi fa venire in mente il cappellano di Selva dei Mulini che parlava slavo e “el       Nazio” quando, un po’ alticcio, parlava russo. Ciò nonostante il linguaggio per me era chiarissimo: bastava osservare i gesti. Chiacchierando e gesticolando questi camerieri portavano in giro pile di piatti che da noi nessuno se li sogna. Quando mi misi a dormire era mezzanotte.

Oggi ho passato una piacevolissima giornata di riposo assoluto.

 

Non sapevo che mio padre scrivesse.

Questa è solo la prima giornata: ci sono altre 11 pagine di scrittura fitta intervallata da disegni: la nave, il Partenone, le isole. Mi perdo nel passato, nel suo passato quando io ancora non c'ero, nel mio passato di viaggiatrice. Ho sempre amato viaggiare, e ho sempre amato anche scrivere. Ma mio padre era un uomo riservato: di tutto questo non sapevo nulla. Quello che so di lui prima che fosse mio padre, prima che sposasse mia madre, lo so grazie a decine di album di fotografie in bianco e nero. Ma adesso sono salita anch'io, su quella nave che parte da Venezia, "viaggio ponte".

 

 

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Gradimento

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Roberta*

Ho trovato questa pagina di diario molto bella, delicata. La scoperta di un lato sconosciuto e sorprendente della vita di tuo padre, che getta una luce nuova sui ricordi e sulla sua persona, è come un regalo inaspettato, un bacio dato da lontano eppure così vicino.

ritratto di Roberta_M

Ciao Tony!

Ti ringrazio. Mi ero quasi pentita di aver pubblicato questo diario perché in fondo è una cosa privata e ha senso condividerla con la mia famiglia più che con il pubblico, ma l'ho fatto sull'onda dell'entusiasmo per questa inaspettata scoperta. E' proprio così, toccare quelle pagine è stato come farsi una carezza da molto lontano.

A presto!