La compagna perfetta

ritratto di Antonino R. Giuffrè
Era da circa tre anni che Calogero Ponza desiderava rivedere la sua ex moglie, Maria. Da quando, vent’anni prima, si era lasciato con lei, i due non si erano sentiti che per telefono, e solo negli ultimi undici mesi. In questo lasso di tempo, Calogero l’aveva infatti chiamata quasi ogni fine settimana per confessarle che, sì, si era assolutamente sbagliato sul suo conto, ché non c’era donna più perfetta di lei. Neppure Caterina, l’amante con cui l’aveva tradita prima e dopo il matrimonio, alla lunga s’era rivelata alla sua altezza.
Ora che finalmente aveva ottenuto un incontro con Maria, Calogero fremeva tutto come se fosse consapevole di dover affrontare una tempesta.
«Se davvero ci tieni a tornare con me» gli disse l’ex moglie, mentre sorseggiava un bicchiere di vino bianco, «devi farla fuori. E devi farla fuori adesso, davanti ai miei occhi».
Al pensiero di doversene sbarazzare così, su due piedi, Calogero trasalì e cominciò a sudare copiosamente. Caterina aveva pur sempre rappresentato il coronamento dei propri sogni, l’epifania stessa della perfezione: quella compagna che non gli avrebbe mai fatto del male anche se ne avesse ricevuto, che, certamente, si sarebbe battuta sino alla morte perché neppure gli altri gliene facessero a loro volta; quella che avrebbe appagato ogni suo desiderio, ogni suo ghiribizzo, senza fiatare né “grugnire” indispettita; quella che non si sarebbe incazzata per un «sì» o per «no», ma che avrebbe accettato qualsiasi decisione del compagno con garbo e serenità.
Eppure queste doti non erano servite a Caterina per mantenere al proprio fianco il suo Calogero; a cui mancavano, dell’ex moglie, proprio quel suo fare irritante ma appassionato, la sua parlantina spigliatamente sensuale, le sue braccia ora calde ora fredde a seconda della giornata, i suoi irrecusabili “tesoro, andresti a buttare la spazzatura?”, accompagnati, subito dopo, per invogliarlo ad alzarsi dal divano, “dai! prima un bacio, però”. Tutto questo, a Calogero, mancava maledettamente: il vero amore, si diceva quasi ogni notte da due mesi, è sempre ribelle, è impugnare il coltello con una mano per ferire il proprio partner nel suo punto più debole, ma è anche tenere, nell’altra, un pezzo della propria camicia per tamponargli la ferita al momento opportuno.  Un amore puramente accondiscendente come quello di Caterina, ora, per lui, non era che un meccanico scambiarsi di “andiamo a fare una passeggiata? - Sì, ok”, “mi andresti a prendere le mutande che ho lasciato sul comodino? – Sì, ok”, “ti scoccia se oggi ci vediamo Milan-Inter? – No, amore, fa’ pure”.
Intanto Maria, innervosita da Calogero, che tardava a risponderle, batteva le nocche sul tavolo e si piegava leggermente in avanti, aggrottando la fronte: «Ma insomma… capisco che siamo nel 2100 e nessuno se ne scandalizza quasi più…» a un certo punto cominciò a dire lei, con tono piuttosto dimesso «ma proprio con quella mi dovevi tradire… il fatto è che tu, Calogero mio, sei sempre stato strano… tutto immerso nel tuo lavoro e nei tuoi studi… ».
«Basta, Maria» la interruppe quello, guardandola finalmente negli occhi. «Ho capito i miei errori: ora voglio stare solo con te. Andiamo… se è veramente questo che desideri».
«Certo. O lei o me» ribadì seccamente lei.
I due, dunque, si avviarono per il corridoio e, fianco a fianco, risalirono le scale che portavano al piano di sopra. In una incerta penombra, Calogero lanciò un ultimo sguardo a Maria come se volesse invogliarla a rinunciare al suo intento.  Ma lei, irremovibile, lo invitò anzi a stringere con più forza il grosso cacciavite che aveva nella mano sinistra e, al tempo stesso, ad aprire la stanza dove Caterina avrebbe già dovuto essere a letto da qualche ora. Quella compagna perfetta, che aveva sempre accondisceso ai desideri di Calogero, era però ancora sveglia e in piedi; quindi si avvicinò alla coppia e, davanti a essa, rimase immobile come una statua. Dall’espressione impassibile del suo volto, sembrava quasi aspettarsi che il suo momento fosse arrivato: non urlava né tanto meno piangeva; solo guardava fissa negli occhi terrorizzati di Calogero. Questi, agitatissimo, le disse al dunque di girarsi lentamente, molto lentamente. Lei gli obbedì come sempre: «Come vuoi, amore». Maria, intanto, osservava la scena tenendo le braccia conserte.
Calogero sospirò un’ultima volta; poi, con l’incertezza di chi si appresta a compiere qualcosa di irreparabile, premette il pulsante rosso di Caterina, situato nella parte inferiore del collo: l’aveva così disattivata per sempre.
Infine, ne smontò i singoli pezzi riponendoli con cura in un vecchio cartone.
Maria, giuliva come un usignolo, diede al suo compagno ritrovato una leggera pacca sulla spalla e, con quel tono sensuale che tanto la contraddistingueva, gli sussurrò a un orecchio: «Mio dolce ma pazzo scienziato, se ora lavi i piatti sporchi in cucina, più tardi potrei persino darti un bacino sulla guancia…».
                     

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ritratto di Massimo Bianco

La frase "...capisco che

La frase "...capisco che siamo nel 2100..." mi ha immediatamente fatto suonare non un campanello d'allarme ma un vero e proprio campanaccio. Sai com'è, la fantascienza resta pur sempre la mia principale passione di lettore, anche se come scrittore mi dedico di più al noir, e in quel momento ho perfettamente compreso come sarebbe finito il racconto. Il che tuttavia non mi ha impedito di gustarmelo, anche se, certo, un po' meno di quanto lo avrei gustato con la sorpresa finale. E poi quel nome, Caterina, mi ha riportato alla memoria il buon vecchio Alberto Sordi a cui di certo volevi rendere omaggio. A propostio, ma il cognome Ponza omaggia il Pirandello di "così è se vi pare" o è solo una coincidenza?

Comunque, insomma, mi è piaciuto. Come dicevi del mio ultimo: discreto.

N.B.:" sembrava quasi si aspettasse che il suo momento fosse arrivato." A essere pignoli il "che" dopo "quasi" ci vorrebbe. E' vero che lasciare quel doppio "che" stona parecchio (troppo) ed eliminarlo così tutto sommato è accettabile, ma leggendo la frase una leggera stonatura si percepisce ugualmente, meglio allora sarebbe stato scrivere "sembrava quasi aspettarsi che il suo momento fosse arrivato", secondo me. Tra parentesi: trovo una bella cosa scambiarsi sia pareri sia questi suggerimenti tecnici, mi sembra sempre di più che Neteditor sia l'unico vero, sensato, corso di scrittura creativa esistente. Ciao.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Sapevo che avresti intuito

Sapevo che avresti intuito con largo anticipo; d’altronde, io stesso, prima del rivelamento finale, ho disseminato vari indizi perché si riconoscesse l’identità di Caterina. Indizi che tu hai colto perfettamente: la data, quel nome di sordiana memoria ecc. Anche la tua intuizione su Pirandello è pertinente. Nel racconto precedente avevo fatto omaggio a Vittorini, stavolta è toccato all’agrigentino, di cui ho voluto ricordato uno dei personaggi più emblematici della sua ricca e affascinante produzione, il signor Ponza appunto.

Anche a me “discreto” sta più che bene: è stato solo un piccolo divertissement.

Per quanto riguarda l’omissione del complementatore, cito testualmente dalla Crusca:

 

“Nel nostro costrutto, come si sarà notato, avviene di frequente l’omissione  del che subordinante, fenomeno di per sé pervasivo del fiorentino (tende a coinvolgere diffusamente, così, il ventaglio degli  usi del cosiddetto  che polivalente 6).
 
In generale, l’omissione – o, in una diversa prospettiva teorica, la mancata  realizzazione – del  che connettivo di subordinate si riscontra in genere nell’italiano (con spiccata preferenza per reggenza affidata a verbi che  esprimono opinione e di percezione 7), dove l’assenza del connettivo, come  noto, porta con sé l’obbligatorietà del congiuntivo (credo vada via; penso  venga).
 
Peraltro, le testimonianze della narrativa contemporanea rivelano una  particolare vitalità fiorentina del fenomeno. Pratolini, infatti, è l’autore in  cui l’omissione del complementatore si osserva con  maggior frequenza,  soprattutto nel caso di soggettive rette da modalità impersonali: 8
 
[VII]
 
Ma bastava tornasse dietro il banco […] perché rivivesse la sua antica prestanza.
 
…ma capitava s’inferocisse.
 
Tanto varrebbe lo sposassi, no?
 
Sarebbe davvero bello, riuscisse, soprattutto per Fernando.
 
È abbastanza, io le sia restata amica.
 
L’omissione del complementatore nelle soggettive sembra invece meno connotato geograficamente quando il reggente è un verbo impersonale dell’apparenza. Lo troviamo così attestato in Pavese:
 
[VIII]
 
Pareva cadessero dei rospi
 
A questo proposito in Calvino l’omissione del  che può andare insieme all’uso personale del verbo dell’apparenza:
 
[IX]
 
ognuno sembrava s’ostinasse a tirare dalla parte in cui non c’era nulla [...]”.

Trovo molto calzante il tuo suggerimento e, infatti, l’ho accolto con piena soddisfazione.

Che dici? I tempi sono maturi per provare a scrivere insieme un noir?

Ciao grande e grazie del passaggio. 

ritratto di Vecchio Mara

anch'io....

come Massimo sono stato messo sull'avviso dalla data e dal nome: Caterina... un noir fantascientifico insomma... con una morale finale: Molto meglio una moglie rompiballe... che un'amante artificiale!

Ciao Antonino

Giancarlo

ritratto di Antonino R. Giuffrè

 Eh sì, Giancarlo! Alla fine,

 Eh sì, Giancarlo! Alla fine, noi uomini - paradossalmente - siamo felici solo quando una donna ci rompe le palle. Tutti i suoi surrogati sono fuffa.

Grazie del passaggio, un abbraccio. 

ritratto di Claudio Di Trapani

Un gran vigliacco,

questo tuo protagonista, un uomo di cartapesta senza attributi, incapace di prendere decisioni unilateralmente. Mi sa che il vero (Attenzione, spoiler) .... è lui.

Un brano molto gradevole, Antonino.

;)

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Beh, sai, a furia di

Beh, sai, a furia di costruirne… in fondo, il signor Ponza non ha fatto altro che amare se stesso in Caterina.  E comunque non è uno scenario così “fantascientifico” visti i tempi che corrono…

Grazie del passaggio, un caro saluto. 

ritratto di 90Peppe90

La compagna perfetta

Non sarò un esperto né un amante della sci-fi come il nostro Max White, però anche a me quel 2100 ha fatto scattare qualcosina... il cacciavite, poi... però il finale, per me, fa comunque effetto. In un certo senso, non so se fosse tua intenzione principale oltre a quella di dare il colpo di scena, mi ha pure fatto sorridere lo scioglimento della vicenda, eheheh.

Lettura più che gradevole.

Ciao, Antonino!

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Ciao Peppe, ci hai visto

Ciao Peppe, ci hai visto proprio giusto! L’intero racconto, infatti, l’avevo concepito in chiave parodica e umoristica (d’altronde il protagonista si chiama Ponza). Di qui la scelta del tag “noir”. Insomma, in base ai clichè adoperati, ci si aspetterebbe un delitto bell’è buono e invece… Forse quella data è un indizio troppo “pesante”a giudicare dai vostri commenti… Ma prima o poi dovevo pur “tradirmi” eh eh.

Felice che ti sia piaciuto, un caro saluto. 

ritratto di paola_salzano

Ciao caro

Ciao caro Antonino,

piacevolissimo racconto per la trama e per il tuo solito modus narrandi, simpatico il finale che lancia l'ovvia conclusione: se è vero che il segreto inconfessabile di ogni uomo è quello di avere una donna al proprio fianco che lo soddisfi in tutto e per tutto senza fiatare, è pur vero che alla fine viene conquistato sempre da quella che, dotata di personalità, riesce a tenerlo sulle spine...

Legge di natura :-)

Buona giornata.

Paola.

 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Una crudele legge di natura,

Una crudele legge di natura, direi, cara Paola, ma appunto come “legge” va accettata e rispettata. D’altronde, il problema, rovesciato, esiste anche per le donne, a cui certamente non piace raccogliere le mutande del marito, assistere a Milan-Inter o, dio ne scansi, andare a buttare la spazzatura. Ecco perché è raro comprendersi e aiutarsi nel tempo.

Lieto che ti sia piaciuto, un caro saluto.  

ritratto di Rubrus

***

Sia il nome di Caterina sia il quadro mi avevano messo sull'avviso. Il film con Sordi, però, ha un epilogo differente.

Oh be', se andiamo di rimandi in rimandi, mi sa che - dopo una sosta dalle parti di Frankenstein ed Elsa Lanchester e una visitina alle mogli di Stepford  -  andiamo a finire dalle parti di Pigmalione. Il tutto a ulteriore dimostrazione che i generi non hanno nulla a che vedere con la qualità delle opere.

Piaciuto, ciao. 

 

PS. solo a dimostazione di come la stessa idea di base (e quindi l'originalità è un mito) possa dare vita a storie diverse, io ho trattato temi simili (parlando della spazzatura) sia in "Scarti" - che hai letto da poco - sia  qui http://www.neteditor.it/content/197965/il-solito-dannato-caso

ritratto di Antonino R. Giuffrè

In effetti c’è una

In effetti c’è una letteratura pressoché sterminata sull’argomento, da Mcdonald ad Asimov – mi viene in mente, ad esempio, “soddisfazione garantita”, ma lì le parti sono invertite ed è la moglie a farsi sedurre da un robot - sino a Rucker e via discorrendo. Tuttavia, la mia storia è in buona parte ispirata a una vicenda realmente accaduta: http://www.corriere.it/scienze/08_dicembre_11/nerd_costruisce_moglie_69429e70-c76c-11dd-a4b9-00144f02aabc.shtml

Sua “moglie” si chiama Aiko e pare che non si lamenti proprio mai. MAI.

Un caro saluto.

Ps. Darò un’occhiata al tuo quanto prima. 

ritratto di Rubrus

***

tsk... in realtà siamo già avanti http://www.caffeinamagazine.it/societa/9393-la-singletudine-ti-imbarazza-ecco-l-app-che-ti-crea-un-fidanzato-virtuale - eh sì anche il gentil sesso ha la sua quota di nerdismo psicopatologico.  Rispettiamo le quote rosa eh? 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Eh eh mi sa che, prima o poi,

Eh eh mi sa che, prima o poi, dovrò scriverci qualcosa. 

E' proprio vero....

.....la compagna perfetta è quella che ci ferisce ma che, nello stesso tempo, ci cura.

Belle parole.

E bello anche il racconto. Anch'io, nel leggere l'anno 2100, ho iniziato a fare 2+2, però devo dire che il testo è filato via bene, senza sbavature.

Certo, il protagonista non ci fa proprio una bella figura, ma, poi, alla fine, anche lo scienziato capisce che è inutile cercare la perfezione quando ce l'abbiamo accanto.

Piaciuto!

 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

È vero, Paolo, non ci fa una

È vero, Paolo, non ci fa una bella figura perché, difatti, ritorna strisciando dalla moglie. Ma non volevo prenderlo di mira: in fondo è solo un povero cristo come tanti altri…

Aristotele diceva:” Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono”.

Il signor Ponza, creando da sé la propria donna ideale, ha dunque voluto tentare l’impossibile.

Lieto che ti sia piaciuto, un caro saluto. 

ritratto di Blue

Quasi una rivisitazione...

...di "Her"... con un finale meno triste e più comico (e anche più inaspettato).

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Sono felice che ti sia

Sono felice che ti sia sembrato più “comico”, perché in effetti era propria quella la mia intenzione.

Grazie del passaggio, un caro saluto.  

ritratto di adriana capogrosso

Molto molto carino. Bravo. Mi

Molto molto carino. Bravo. Mi immagino una seconda parte nella quale, dopo alterne vicende consumate nel gioco della sfida supremazia/accondiscendenza, il protagonista dcide di farla finita. E' nel letto accanto alla ritrovata Maria. E' deciso. Non sopporta ciò che ha commesso. tormentato dall'omicidio apre il comodino e prende il cacciavite. lo punta dritto al suo cuore ma poi si volta e osserva Maria. Le si avvicina per baciarla, le scopre la camicia da notte, l'accarezza e poi ... le conficca il cacciavite nel pulsante rosso. :-)

A prestissimo caro

adriana

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Eh eh il tuo daimon creativo

Eh eh il tuo daimon creativo ti ha spinto a fornire una versione piuttosto inquietante della mia vicenda, quando io mi ero fermato alla battuta irriverente della moglie. E non oso neppure immaginare in quale parte del corpo si trovi il pulsante rosso di Maria. Perché no? Potresti scrivere tu stessa questa sorta di spin-off. Del resto, chi meglio di te per descrivere una scena simile?

Ti abbraccio, un caro saluto.       

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Antonino*

 
Mi sono divertito a leggere questo raccontino e i tanti richiami che tutti gli altri hanno notato sono a mio parere deliziosi: citazioni che aggiungono gusto alla storia pur preannunciandone l'epilogo. Mi domando soltanto, per cercare una razionalizzazione forse improponibile per una storia del genere, se il buon Calogero non avrebbe potuto semplicemente modificare la programmazione di Caterina per aggiungere al suo comportamento ciò che gli mancava. Immagino comunque che la morale di fondo sia che la naturalezza sia da preferire all'artificiosità, e così lo scioglimento finale è perfettamente congruente.
 
Molto bello, nella sua brevità. Complimenti.
 
 
ritratto di Antonino R. Giuffrè

Caro Tony, credo che il buon

Caro Tony, credo che il buon Calogero, dopo vent’anni di astinenza, desiderasse (anche) qualcosa che Caterina non avrebbe mai potuto dargli eh eh.

Ti ringrazio molto del tuo bel commento, un abbraccio. 

Simpatico e tutto sommato

Simpatico e tutto sommato sorprendente il finale, ma anch’io sinceramente avrei preferito un modo meno clamoroso e più discreto per farci capire che il racconto è ambientato nel futuro, però è molto godibile ugualmente.

Ho isolato il periodo: ” il vero amore, si diceva quasi ogni notte da due mesi, è sempre ribelle, è impugnare il coltello con una mano per ferire il proprio partner nel suo punto più debole, ma è anche tenere, nell’altra, un pezzo della propria camicia per tamponargli la ferita al momento opportuno”. Concezione che sembra riferirsi alla personalità di Maria: non tanto il tipo di donna che “tiene sulle spine”, quanto quello di colei che non accetta compromessi e men che meno di essere condivisa con un’altra donna. Giustamente, perché infatti cosa si può pensare di un/una partner che accetta tutto, che non prova gelosia e non si ribella? Che non prova nessun sentimento, che è ottuso, o addirittura che non è umano… Quanto al "vero amore", penso sia inevitabile far soffrire qualche volta chi si ama, ma il vero amore si vede soprattutto nella necessità insopprimibile di consolare, di rimediare al male fatto, non per calcolo ma per un istinto forte e appassionato.

Chissà, infine, se una donna dalla personalità come quella di Maria, così “tempestosa”, si accontenterà… In fondo è stata tradita "prima e dopo", tenuta nel bagagliaio come una ruota di scorta e promossa a donna ideale, solo dopo aver “provato” altre donne… anche se... meccaniche. Chi le assicura che uno così non cambi idea e la tradisca di nuovo? Io non mi fiderei… ;-)

ritratto di Antonino R. Giuffrè

Temo purtroppo che la mia

Temo purtroppo che la mia povera e limitata mente maschile m’impedisca di avventurarmi in simili congetture, tant’è che il racconto, per me, si chiude a tarallucci e vino: non era dunque mia intenzione indagare a fondo la psicologia – di per sé imperscrutabile in quanto femminile - di Maria prima, figuriamoci dopo. E comunque anche Calogero, se ben ci rifletti, avrebbe di che lamentarsi della moglie; e non pare casuale che a lei abbia preferito dei surrogati meccanici.

Argute le tue osservazioni sul “vero amore”. Ti ringrazio, un caro saluto. 

ritratto di bule

Ciao Antonino! Noir si...ma

Ciao Antonino!

Noir si...ma con un pizzico della mia amata SF. Un pezzo irriverente, dal mio punto di vista. Forse avrei dovuto arrivarci su: "...le sue braccia ora calde ora fredde a seconda della giornata..." e dato l'indizio del 2100, ma tutto sommato meglio così: è stata una piacevole sorpresa!

Bravo, molto piaciuto! 

Un caro abbraccio 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… non nascondo che ho pensato anche a te…

… mentre lo scrivevo. Conoscendo la tua grande passione per la Sf, sapevo che avresti apprezzato.

Ancora un caro saluto.