STUPOR MUNDI (Federico II e la nobile arte della falconeria)

ritratto di Mauro Banfi
 

                                                     

Questa storia racconta la conversazione avvenuta molto tempo fa tra Federico II di Svevia, imperatore del sacro romano impero e il comandante delle sue guardie del corpo, Ahmed Ben-Addid.
Per non perdermi troppo in formalità li nominerò semplicemente come Federico e Adid.
 

                                              

Tra il 1247 e il 1248 Federico aveva messo sotto assedio il comune di Parma, perché nel giugno del 1247 la città era passata ai guelfi, sostenitori del Papa.
Un tradimento che non poteva essere tollerato, neppure da un sovrano colto e illuminato come Federico Hoenstaufen.
Parma poteva essere un esempio pericoloso e l’impero di Federico non poteva permettersi altre defezioni proprio quando la lotta contro l’influenza del Papa aveva raggiunto un punto decisivo.
La città meritava una punizione dura ed esemplare, che servisse da monito a tutti i rissosi quanto disorganizzati Comuni italiani.
Tutto era cominciato con la sua crociata in Terra Santa. 
Federico vi era stato costretto dal Papa Onorio III, pena la scomunica. Dopo aver rimandato in ogni modo possibile la “guerra santa”, Federico aveva concluso in modo geniale, senza spargimento di sangue, la sesta crociata obbligata.
Aveva concluso un patto di pace col Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil, suscitando le ire di tutti i guerrafondai d’Europa, compresa l’ala reazionaria e bellicosa del Vaticano.

                                                   

 
Il diciassette marzo 1229, dopo mesi di negoziati, Federico era entrato in Gerusalemme che, in base al trattato di pace redatto col Sultano, sarebbe stata amministrata dai cristiani per una durata di dieci anni.
Tuttavia ai mussulmani era concesso di accedere ai luoghi di culto cari all’Islam e di creare insediamenti e abitazioni attorno alla città santa.
Federico ottenne anche la sovranità sulle città sacre di Betlemme e Nazareth, in modo che la civiltà occidentale potesse controllare nuovamente i tre santuari più cari della cristianità: i luoghi dell’Annunciazione, della Natività e della Crocifissione di Gesù Cristo.
Nello stesso tempo era permesso in Gerusalemme il regolare svolgimento del culto islamico nelle moschee e i muezzin potevano far risuonare le loro preghiere dall’alto dei minareti.
Per rinsaldare il loro storico accordo, il Sultano al-Malik aveva donato a Federico il meglio della sua guardia del corpo, capitanata da Adid.

 

                                                                 

 
Quella vittoria della pace senza morti gli aveva attirato il rancore e l’invidia di molti nemici.
Per distogliersi dalle infinite beghe della guerra e della politica Federico coltivava da anni un’intensa passione: l’antica e nobile arte della Falconeria, la caccia con i rapaci. Federico era diventato un falconiere colto e appassionato, autore di un volume dal titolo De arte venandi cum avibus e, non appena poteva, indulgeva in lunghe battute di caccia al falcone.

 

                          

 
Fu proprio la sua passione più grande a salvargli la vita la mattina del 18 febbraio del 1248.
Per i parmigiani, rinforzati da milizie milanesi, la fine era questione di pochi giorni; l’assedio durava ormai da lunghi mesi, i viveri stavano terminando e non vi era alcuna speranza di ricevere aiuto dall’esterno.
I parmigiani sapevano bene di non avere scelta: o l’inedia o la spada.
E’ probabile che quel giorno gli assediati si siano accorti dell’assenza dell’Imperatore, che si era recato sulle ghiaie del Taro, insieme con il suo seguito, per una battuta di caccia con il falcone.

                                             

                  

«Federico, sono stati avvistati un centinaio di aironi cinerini sulle sponde del Taro.»
«Bene Adid, preparate tre coppie di falchi pellegrini. Proveremo la tecnica dell’inseguimento in cielo. Faremo levare in volo gli aironi con lo squillo delle trombe e faremo partire all’attacco i falchi dal suolo.

                                                               

 

Gli ardeidi per mettersi in salvo saliranno ancora più in alto, fino a quando dovranno discendere a terra, esausti.
E in quel momento saranno assaliti dalle micidiali picchiate dei falchi pellegrini. Sarà uno spettacolo memorabile, Adid. Un duello ad armi pari: la robustezza della corporatura dell’airone, munito di becco affilato e la velocità incredibile dell’agile falco pellegrino.»
«Federico, l’inseguimento può protrarsi per ore e rischiamo di allontanarci troppo dall’assedio di Parma. Non temi una sortita improvvisa degli asserragliati?»
 

                                               

 
«Adid, sono stanco della politica e della sua logica conseguenza, la guerra. 
L’arte del governo è e resta il territorio preferito dei mediocri e dei cervelli più piccoli.
Gli affari pubblici sopprimono tutto ciò che è vitale, lieve e individuale.
Non sopporto più questo lavorare dal mattino presto alla sera tardi per acquistare un potere che non basta mai, non tollero più lo svolgere attività faticose che mi disgustano nel profondo, giorno per giorno, tradendo me stesso.
Il lavoro per il guadagno di cose materiali logora, consuma la forza nervosa, istupidisce, abbrutisce, rende schiavi e servi di fatti abbietti e individui meschini; impedisce di pensare, meditare, sognare.
Il lavoro del potere e del guadagno non è difendibile se non quando è accompagnato alla gioia e al piacere.
L’arte della falconeria dona la libera disponibilità di me stesso, ed è un bene così prezioso che non m’importa pagare questa libertà essenziale con i fastidi, la miseria, il rischio di essere ucciso, il disonore e tutta la varia gamma di pericoli per la salute e la vita.»

 

                                   

Una sortita dei soldati parmigiani, quel 18 febbraio 1248, mentre Federico era a caccia con i suoi falconi, distrusse il suo accampamento chiamato «Victoria», ed egli fu costretto a ridimensionare notevolmente il suo sogno di annettere l'intera Italia al Regno di Sicilia.
“Stupor Mundi”, così Federico era chiamato già dai contemporanei e non senza motivo: animato da una sete di conoscenza senza pari, religiosamente e politicamente agnostico e laico, procedeva per il mondo conosciuto con la sua spettacolare corte itinerante.
 

                                        

Il suo vasto e assortito caravanserraglio di animali esotici era impreziosito da cavalli saraceni purosangue che nitrivano al cielo quando riconoscevano il vento di primavera; e poi seguivano elefanti, cammelli, rapaci diurni e notturni d’ogni clima e paese, uccelli migratori d’ogni specie; 
 

                                        

 
e cani da caccia e animali predatori dai nomi impronunciabili che avanzavano con passo fiero, privi di guinzaglio e museruole; la corte era accompagnata da leggiadre e danzanti odalische e da gioiosi saltimbanchi; e ancora nel seguito vi erano storici, medici e scienziati, preoccupati di non perdere nemmeno un cenno delle scoperte di quel formidabile microcosmo viaggiante.
Alla testa di questo spettacolo indescrivibile di colori e suoni e impavide ricerche e saggi pensieri, incedeva, (circondato dalla sua fedele guardia saracena capitanata da Adid), un uomo in sella al suo inseparabile cavallo chiamato Dragone: Federico II di Svevia, “Stupor Mundi”.
 
                                                  

 

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ritratto di Mauro Banfi

NOTE DELL'AUTORE:

Il racconto " STUPOR MUNDI"era stato pubblicato su Neteditor il 25/08/ 2014 e commentato dagli utenti Noise e Gilberto "Niketor", al quale era ed è dedicato.
I commenti dei due utenti sono stati salvati e se richiesto dagli autori interessati, posso reintegrarli nei commenti a questa nuova versione,
Il racconto era stato ritirato per far parte di un progetto editoriale sulla falconeria non spettacolare e non circense, che poi non è stato realizzato per mancanza di fondi.

Riscritto, riveduto e corretto, il racconto è ora dedicato anche al Prof. Harry Salamon e a suo figlio Giulio, e a tutti i falconieri non spettacolari e non circensi, ecologisti profondi col pieno senso del rispetto degli animali, della bellissima oasi naturalistica di Sant'Alessio con Vialone, in provincia di Pavia.
Qua avvengono ogni sabato e domenica, nella stagione propizia, dimostrazioni di rapaci diurni e notturni, senza alcuna sofferenza per i rapaci o predazione di prede vive.
Momenti di gioia pura per chi ama il libero frullare delle ali nel cielo.
Federico II perse un Regno per quei momenti.

ritratto di Claudio Di Trapani

Un più che interessante

brano, Mauro. Guardando ad uno dei personaggi più alti ed importanti presenti del medioevo, sei riuscito anche a scrivere di ornitologia, con tematiche legate alla natura che a te sono sempre state care. Federico II di Svevia per quei tempi era davvero lo Stupore del mondo. Un uomo poliedrico. Un diplomatico e un monarca di spirito libero, capace d'innovare e di guardare oltre, con un elevato grado di sensibilità, in grado di svariare su diverse branche dello scibile umano, a cominciare dalla poesia (scuola siciliana) per finire con l'ornitologia e la giudisprudenza. Forse l'unica sua debolezza era di credere nelle scomuniche, ma era più che normale e inevitabile per quei tempi.

Ottimo, Mauro

Un saluto

Claudio

ritratto di Mauro Banfi

Caro Claudio,

come sempre grazie della tua attenta lettura e della tua amicizia.
Sai bene quanta stima ho nei tuoi confronti.
Perdonami se, per motivi di lavoro, non riesco a essere presente come vorrei nei tuoi racconti, che comunque leggo e apprezzo.
Ottima la tua amplificazione dei tratti della personalità di Federico.

Abbi gioia

ritratto di Massimo Bianco

Effettivamente Federico II di

Effettivamente Federico II di Svevia, uomo che ha anticiapto i tempi, è stato un personaggio illuminato e di grande fascino e che molto ha fatto per la Sicilia e il sud Italia, regno, a cui lui teneva più che all'imepro germanico. E questo tuo è un bell'omaggio. Ciao.

ritratto di Mauro Banfi

Buongiorno, Massimo.

Ti ringrazio per il gradito passaggio.
Abbi gioia
ritratto di Antonino R. Giuffrè

Ciao Mauro. In sole mille

Ciao Mauro. In sole mille parole, sei riuscito a comporre una meravigliosa pagina di “storia creativa”. Non conoscevo questa conversazione tra Federico e Adid; mentre sapevo della passione dell’imperatore per la falconeria. Del resto, nel basso medioevo, non poteva essere altrimenti. Una delle più belle novelle di Boccaccio è dedicata proprio a questo nobile uccello rapace, simbolo di cortesia e di gentilezza; valori purtroppo destinati ad essere travolti dalla nuova logica consumistica della classe borghese.

È sempre un piacere leggerti, un abbraccio.

 

ritratto di Mauro Banfi

Eh, sì, Antonino: si tratta di un condensato, un precipitato

storico.
Sono contento che tu lo ritenga riuscito.
Non è facile far risaltare con la giusta profondità personaggi storici così ricchi di sfaccettature e periodi storici così complessi.
Il dialogo tra i due uomini è servito da buon volano.

Nella vicina Oasi di Sant'Alessio, i miei amici falconieri hanno fatto rivivere quell'antica tecnica di caccia all'airone, inventata da Federico II, sostituendo l'airone con un aliante di piccole dimensioni.
Prima si fa decollare l'aliante che punta diritto verso il cielo.
Poi si libera il falco pellegrino che con ampi giri si porta sopra l'aliante.
Dall'aliante si distacca il logoro, la finta preda di pezza usata dai falconieri, e il falco pellegrino esegue la sua celebre picchiata con cui colpisce il logoro a una velocità pazzesca e poi lo porta a terra e tenta di divorarlo mantellando, cioè coprendolo con le ali.

Molto forti e particolari sono le relazioni che si stringono tra il falco e il suo amico falconiere.
Il Prof. Salamon ci raccontò che, dopo diversi anni di reciproca compagnia, liberò un suo falco pellegrino affinchè potesse godere di piena libertà nell'ultima fase della sua vita.
Pochi messi dopo, sentì battere alla sua finestra, e lo trovò, spirato, sul suo davanzale.
Era venuto a salutarlo, prima di partire per il suo ultimo grande viaggio nel cielo.
 

ritratto di 90Peppe90

Stupor Mundi

Ai tempi delle elementari, lessi una bellissima storia su Gengis Khan e il suo falco (ho rovistato fra i vecchi libri di scuola ma non sono riuscito a trovarla!) che mi portai dentro per anni. 

Anche in quest'occasione, coniughi nel testo il tuo spirito di puer, la profondità del tuo animo, e interessanti aneddoti storici.

E mi hai fatto ricordare di quella bella storia su Khan!

Ciao, Mauro, un abbraccio.

ritratto di Mauro Banfi

Grazie, Peppe!

Spero che un giorno anche tu riesca a far volare il falco di Gengis con la tua grande immaginazione.
Abbi gioia!
ritratto di 90Peppe90

Il falco di Gengis Khan

Ti ringrazio di cuore, Maurone, per il tuo solito, travolgente e caloroso augurio.

Ho trovato quella storia su internet, riportata da vari siti; è davvero brevissima, mi permetto di allegarla qui perché la trovo molto in tema.

Si racconta che Gengis Khan, grande condottiero mongolo, avesse un falco che portava sempre con sè nelle battute di caccia. Una mattina lui e la sua corte uscirono per una battuta di caccia, ma la battuta risultò infruttuosa. Gengis Khan, lungo la via del ritorno, molto contrariato per il fallimento della battuta, si staccò dalla comitiva e proseguì da solo. 

 

Il cammino si prolungò più del previsto e si ritrovò stanco e assetato. A causa della calura estiva,  i torrenti incontrati erano tutti asciutti  e non aveva la possibilità di dissetarsi. Finalmente vide un filo d'acqua che scendeva lungo una roccia proprio di fronte a lui. Fece volar via il falco che teneva sul braccio, prese un bicchiere d'argento che portava sempre con sè e lo fece riempire con l'acqua che scorreva lungo la roccia. Quando lo portò alla bocca per bere, il falco, in modo repentino piombò verso di lui e gli fece cadere il bicchiere a terra.

 

Gengis Khan si infuriò e non capì perchè il suo falco preferito avesse agito in quel modo, cosa che non era mai successa prima. Raccolse il bicchiere da terra, lo ripulì e lo mise di nuovo sotto l'acqua per farlo riempire. Quando fu pieno si ripetè la stessa scena di prima. Era troppo. Il grande condottiero non poteva permettere che un uccello si prendesse gioco di lui. Se qualcuno stava osservando quella scena, lui sarebbe diventato lo zimbello dei suoi sudditi. Così cominciò a riempire per la terza volta il bicchiere e quando vide il falco lanciarsi verso di lui come le altre volte, con un colpo di spada, lo uccise all'istante. Acquetò così la sua ira nei confronti dell'animale che gli aevva mancato di rispetto, ma era anche addolorato per aver tolto la vita ad un falco speciale.

 

Il filo di acqua che scendeva lungo la roccia si era quasi del tutto asciugato. Allora decise di salire sulla sommità  della parete per andare direttamente alla fonte e bere. Sulla sommità c'era una pozza d'acqua, ma dentro di essa c'era un serpente morto, di una specie molto velenosa: se lui avesse bevuto di quell'acqua sarebbe sicuramente morto. Allora capì il senso dell'azione del suo falco.

Un abbraccio, ancora!

ritratto di Mauro Banfi

Buongiorno, Peppe: bellissima questa novella del falco di Gengis

Un invito a saper temperare la propria impulsività con la lenta meditazione della riflessione acuta e della conoscenza, simbolizzate dal falco e dal serpente.

Grazie e abbi gioia, davvero un bel complemento alla mia storia

ritratto di Rubrus

***

A proposito di falchi, un mio dirimpettaio si diletta di falconeria e, dato che da un po' di tempo i piccioni avevano preso il mio davanzale come latrina gli avevo chiesto, scherzando, di prestarmelo per una forma di lotta biologica - al massimo, avrebbe mangiato un po' troppo.

Naturalmente non si può - e li si può far volare solo in aree riservate.

Sono comunque animali che, visti da vicino, fanno una certa impressione e, anche col cappuccio, trasmettono un senso di nobiltà.

Quanto a Federico II, credo che la sua nomea - più magari ancora che la sua reale figura storica - lo rappresenti un po' come una specie di ponte tra medioevo e rinascimento, anche se il rinascimento era ancora lontano, tra oriente e occidente, tra scienza e magia.     

ritratto di Mauro Banfi

Buongiorno, Rubrus

Anche nella mia provincia i rapaci sono usati per scacciare piccioni, colombi e colombacci (e purtroppo anche le più timide e riservate tortore orientali dal collare, che adoro, e le rondini e i rondoni che per me sono sacri).

Esatto: Federico II è proprio una figura ponte e amo molto questi personaggi che hanno operato nella transizione tra Medioevo e Rinascimento, creandolo: Dante, Petrarca, Boccaccio, Giotto, Donatello, Masaccio, Brunelleschi, Alberti e tanti altri...

Abbi gioia