COMMENTARE E' UN DONO

ritratto di Mauro Banfi

    a Organick & Digitaman                                  

              

                                                  

“Sic vos non vobis mellificatis apes”    
Virgilio

“Sono le api che fanno il miele, ma non lo fanno per loro”, poetava Virgilio.
Così voi non per voi fate quello che fate, commentatori della sfera internautica.

Con l’epoca del web sono nate molte nuove forme d’espressione comunicative e artistiche.    
Una di queste è senz’altro l’estensione di commenti alle opere, ai blog, ai post o a qualsiasi manifestazione scritta da dita su tastiera, sul video.    
Il fenomeno è ormai globale, di massa e ben consolidato in questi primi decenni della blogosfera, eppure non mi risulta che qualcuno l’abbia studiato e analizzato a dovere.    
Con la gioia e l’emozione del pioniere mi accingo a una prima ricognizione del vergine fenomeno.    
Si tratta di qualcosa mai successo prima nella storia dell’umanità: immaginate se in coda ai passati classici dell’arte, della poesia e del pensiero, tutti i loro lettori avessero scritto dei commenti, pubblicati insieme al volume.    
Quante pagine avrebbero i capolavori di Omero, di Virgilio, di Dante e di Goethe?    
Quante visualizzazioni commentate avrebbero Achille, Ulisse, Paolo e Francesca e Faust?    

Questa è una delle prime caratteristiche del fenomeno che balza all’occhio: l’invasività della dimensione del lettore in quella dell'autore.
Premetto che in quest’articolo non emetterò giudizi di bene o di male sulle peculiarità che andrò a esporre.    
Le elencherò senza condannarle o esaltarle: l’epoca della Rete è ancora troppo giovane perché riesca a emettere pareri fondati in assoluto.    
Un’altra caratteristica è che il corpo dei commenti dei lettori, quando il testo ha suscitato un certo ascolto e interesse, tende a sviluppare una forma e una forza autonome e svincolate dal testo creativo.    
E’ ormai evidente che molti lettori leggono prima questo “corpus” di note prima del brano stesso in essere nel post; e addirittura, nel caso di un racconto, non derivano la trama dalla sua lettura diretta ma dalle sinossi presenti sotto il testo pubblicato, che spesso sono in contraddizione e in contrasto tra loro.    
E oltretutto talvolta si accendono delle polemiche sull’interpretazione da dare al post tra i lettori, stornando completamente l’attenzione dal testo fino al “flame”, alla diatriba tra interpreti.    

Un altro fenomeno ormai celebre è quello del “commento di scambio”.
Ogni tanto qualche autore se ne esce con una frase apodittica, draconiana, categorica: “tanto nel web tutto è commento di scambio”.
Il nostro webbico creatore immagino si riferisca a un certo clima di contrattazione se non a volte di letterale scambio di beni materiali di vario genere, come ad esempio le righe di scrittura.    
Ad esempio: ho ricevuto un commento di una riga e mezza e pertanto farò un controcommento sempre di una riga e mezza.    
Il commento è stato tiepido? E allora anch’io mescolerò con attenzione acqua calda e acqua fredda.    
Il commento è stato critico: e allora contrattaccherò con fredda e furba diplomazia o con altrettanta criticità, e con una dose di aggressività pari a quella che sento di aver arbitrariamente ricevuto.    
E così via.    
Il commento di scambio è quel triste atteggiamento umano per cui devo avere in cambio almeno il doppio di quello che ho ho dato e ricevere il massimo dei vantaggi col minimo dello sforzo.    
E’ proprio questo avvilente stile di vita che uccide le api nel mondo della natura e dell’umanità.    

                                                         
                                                   

Finora non ho emesso giudizi su questi evidenti fenomeni globali, ma adesso voglio manifestarvi come commento e controcommento io, ben sapendo che la mia esperienza è relativa e limitata.    
Non per contrattare, cercare compromessi, per barattare o per vendere:
cerco di commentare come il sole che proietta sul mondo la sua sovrabbondanza di luce; provo a commentare come l’oro che è nobile perché è raro, inutile, non commestibile, rilucente per gli altri e non per se stesso; non in competizione con gli altri metalli e non vuole abbagliare col suo splendore, ma è mite e gentile perché si limita ad esprimere il proprio essere, conscio che il piacere dell’aumento della sua essenza è dato dall’opera che ha letto e non dal suo dorato Ego.    
In una società intossicata dallo scambio e dai calcoli interessati, il dono generoso è la nostra unica e ultima salvezza.    

                                                            

Commento, amiche e amici, come un’ape per DARE IN DONO, un’operaia che ha accumulato troppo miele per la sua Regina e ha bisogno di qualcuno a cui darlo per non farlo andare insensatamente a male.    
E volo di fiore in fiore cercando il polline della sensibilità e il nettare dell’intelligenza, libero, esuberante e munifico, cercando di far sbocciare nei campi, insieme alle mie sorelle, il lampo fiorito dell’amicizia e dell’amore.
Così voi non per voi fate il miele, o api!    
SIC VOS NON VOBIS!    
Abbiate gioia.    
    

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (2 voti)

ritratto di Rubrus

***

E' vero, il commento sul web tende a diventare parte dell'opera, piaccia o no.

Spesso, anzi, la influenza.

Mentre una volta non parlavi con l'autore del testo e, anche se gli parlavi, gli muovevi una critica e lui la condivideva, non per questo l'opera, stampata, cambiava.

Oggi non è così.

Quanto  al modo con cui commentare, penso che non ci sia bisogno di ricodare il motto preso in prestito da AC Doyle. wink 

ritratto di Mauro Banfi

Per ogni atteggiamento c'è un pro e un contro, Roberto:

"Acciaio sincero, lama diritta": certo l'onestà intelettuale di marca illuminista può giovare molto alla chiarezza dialettica e all'analisi dei punti deboli di un testo, ma portata all'eccesso porta al difetto nichilistico insito nell'illuminismo: lo smascherare fine a se stesso.
Non dimentichiamoci che l'illuminismo ha prodotto Manzoni, Pascal e Voltaire ma anche dei massacratori seriali come Marat e Ropespierre.
L'illuminismo deve smascherare se stesso nella sua fanatica ricerca della verità assoluta demolendo le verità altrui.
Ma del resto, anche l'atteggiamento del dono ha le sue zone oscure, come si accorsero a loro spese i troiani, quando sotto le loro mura invincibili arrivò uno strano cavallo gigante di legno.
Quello che dono per me è una medicina, ma in realtà per chi lo riceve può essere veleno.
Così come non si è significativi solo perchè si dona a un'altra persona qualcosa di significativo e sopratutto, bisogna astenersi dal pensare che la propria esperienza sia autorevole a priori per qualcun altro.
Il dono e la sincerità sono validi solo se chi li riceve è ben preparato e attrezzato come dotazione personale munita di distacco critico, personalità autonoma e ironia a go go, altrimenti diventano mezzi coercitivi e manipolatori come altri più evidenti, come la violenza o la droga.

Colgo l'occasione per ringraziarti dei tanti indimenticabili commenti/domno che mi hai regalato in questi anni.
Abbi gioia

ritratto di Rubrus

***

Certo, come dico sotto a MB è bene , essere il più possibile obbiettivi senza scordare le buone maniere e anche un po' di prudenza - dopotutto il commentatore non ha la verità in tasca e può prender cantonate pure lui.  

ritratto di Massimo Bianco

Il commento è un dono, sì. E

Il commento è un dono, sì. E l'uso del commento diventa effettivamente parte integrante dell'opera web, anche perchè effettivamente induce non di rado a correzioni in corsa (che per altro sono effettivamente inusitate nel cartaceo, come dice Rubrus, improbabili ma non impossibili, però, perché i tempi cambiano: oggi nulla vieta a un autore, in occasione di una riedizione di un suo libro, di apportare correzioni anche in base, ad esempio, a critiche ricevute dal vivo da dei fans durante la presentazione del proprio romanzo).

Il commento di scambio è una pessima tendenza che io confido essere non preponderante, almeno qui su Net. Credo tuttavia che occorra tener conto di un fattore inevitabile: quasi nessuno si iscrive a questi siti, da lettore puro, appositamente per inserire commenti e per quanto un autore sia sincero nell'esporre il proprio parere (per quanto io cerchi sempre di esserlo, un minimo condizionamento credo che sia quasi inevitabile, se si hanno scritti propri nello stesso sito in cui si commentano quelli altrui). Ed è un fatto che per quanto un utente possa trarre piacere dala lettura e vi sono qui alcuni (pochi) autori che oggettivamente acquisterei volentieri se trovassi loro romanzi o raccolte di racconti in libreria (ma avendo problemi tecnici e psicologici ad acquistare via web, temo che se non li potrò ordinare nella mia libreria di fiducia non acquisterò mai), la volontà di leggere e commentare è indissolubilmente legata al pubblicare propri scritti. Quanti utenti qui o altrove continuano a commentare anche nei loro mesi di assenza come autori? Pochissimi, quasi nessuno. D'altronde io stesso, quando nel giugno 2014 decisi di fermarmi completamente come autore, mi ripromisi di continuare a leggere e commentare i lavori altri, perchè mi pareva che ne valesse la pena, e dopo la pausa estiva di luglio e agosto all'inizio l'ho feci, in effetti, ma dopo qualche mese mi resi conto che la voglia di leggere e commentare andava via via scemando fino a sparire e, giunto nel 2015, interrompersi praticamente del tutto, come tu stesso rilevasti definendomi, me lo ricordo, "desaparecido" in non saprei dire quale tuo commento e a chi. Perchè la voglia mi tornasse ho dovuto prima riprendere l'attività di scrittore, a settembre 2015. Ed è ovvio che comunque ciò condiziona la sincerità dei commentatori, è un difetto grave e, temo, irrisolvibile, almeno finchè i lettori puri non si appassioneranno davvero alla lettura sul web al punto da iscriversi nei siti al solo scopo di commentare. Il che comporterebbe però il rischio di vedere apparire disturbatori che criticano per partito preso, per invidia, per malanimo o chissà che altro. E allora come la mettiamo? Io penso che la soluzione migliore a quest'ultimo proposito sarebbe quella che i lettori puri (non utenti), pochi o molto che siano, prendessero l'abitudine di votare in massa con le stellette gli scritti presenti sul web. E ovviamente gli autori non avrebbero diritto a offendersi se i voti fossero tutti o quasi negativi: ogni lettore ha diritto di esprimere il proprio gradimento e dopo tutto il tenore di giudizi li conoscono solo loro che ricevono il voto, chi legge può vedere quanti voti uno scritto ha ricevuto ma non quale sia il risultato medio fianale di questi voti. Ciao.

P.S. per Rubrus: mi sa invece che dovresti precisare a quale commento di A.C.Doyle ti riferisci, perchè sarà anche famoso, ma a me proprio non viene in mente quale esso sia. Ciao anche a te.

ritratto di Rubrus

***

il motto è "acciaio sincero, lama diritta" Insomma, essere il più possibile obbiettivi senza scordare le buone maniere e anche un po' di prudenza - dopotutto il commentatore non ha la verità in tasca e può prender cantonate pure lui.  

ritratto di Mauro Banfi

Buonasera, Massimo: ti ringrazio peri avere ampliato

la fenomenologia di questo fenomeno dei commenti.
Dalle mail e dalle telefonate che mi scambio con gli altri amici autori mi rendo conto che si tratta di vero nuovo genere letterario a tutti gli effetti, caratterizzato da un'ampia casistica.
Nella tua disanima hai evidenziato un paio di fatti veramente interessanti: l'autore e il lettore convivono in qualche misura di percentuale, sempre, e il lettore puro è un caso eccezionale.
Queste situazioni invero le avevo notate anche prima dell'era digitale.
Per quanto alcune amiche o amici affermassero di essere lettori puri, poi gratta gratta, in qualche casseto saltava sempre fuori una loro poesia, o una novelletta embrionale o un disegno.
Insomma, penso che nel profondo del suo immaginale (così chiamo l'inconscio, alla Hillman) ognuno di noi sogni di lavorare come scrittore o artista o creativo.
Non c'è niente di male in tutto ciò.
Il problema è solo per me l'atteggiamento, come discorrevo con Rubrus.
Nel momento in cui creando penso d'imporre la mia esperienza agli altri perchè la penso autorevole, sbaglio, perchè ognuno deve fare la sua esperienza da solo e con le sue forze.

Insomma, sia come autori che come commentatori non dobbiamo mai dimenticare che noi proponiamo solo un modo di creatività, ma ognuno deve sviluppare il suo.
Del resto, se ci pensi, non c'è un solo modo per raccontare una storia, ma un solo modo per annoiare il lettore: vale a dire imporgli la nostra verità.

Per il resto, ci si aggiusta.

GRazie per il gradito passaggio e abbi gioia, caro amico!

ritratto di oedipus

E’ ormai evidente che molti

E’ ormai evidente che molti lettori leggono prima questo “corpus” di note prima del brano stesso in essere nel post

in realtà gran parte della cosiddetta cultura è basata sullo studio limitato delle note se al liceo ci hanno fatto studiare libri come i Sapegno o i Paratore invece che farci leggere direttamente l'opera e farci sviluppare un metodo e un pensiero critico.

Comunque uno scrittore da web sa perfettamente che volontariamente pubblica le sue opere e che queste possono essere indirizzo di critiche o di sberleffi.
Io considero positivamente anche gli sberleffi perché sono un'indice di avvenuta lettura.
E l'importante per un autore è essere letti.

 

ritratto di Mauro Banfi

Buonasera, Enrico

al liceo avevo come testi di italiano e filosofia, le mie materie preferite, Pazzaglia e Abbagnano.
Condivido le tue osservazioni, ma però personalmente faccio un discorso di priorità.
Come autore, il mio rapporto con ogni singolo lettore/commentatore viene prima del "corpus" in generale.
Come lettore/commentatore, desidererei che l'Autore privilegiasse la nostra speciale relazione, senza farsi influenzare dal "corpus".
Insomma, il "corpus" è un fenomeno evidente e necessario, che non discuto, ma prima viene quella bella e calda sensazione di sedersi faccia a faccia, ginocchia contro ginocchia, con l'interlocutore confrontarsi con amichevole sensibilità e franca umanità gentile.

Abbi gioia

ritratto di Rubrus

***

mmm... non sono mica d'accordo. O meglio. 

La franca umanità gentile e la sensibilità amichevole - oltre al fatto, ricordiamolo, che non si deve cadere nella tentazione di credersi chissà quale blasonato critico letterario (io per primo non lo sono) - vanno benissimo, ma se un amico ha scritto una ciofeca glie lo devo dire. Con tutta la benevolenza del caso, ma glie lo devo dire, andando anche al di là delle buone maniere, andando anche sull'affettuosità, ma glie lo devo dire, altrimenti il rapporto è basato sulla menzogna o sull'ipocrisia e dubito si possa parlare di sana relazione in generale e di amicizia specialmente. 

Se proprio non ci riesco sto zitto - ma i rapporti basati sul silenzio si disfano ben presto da soli.  

Amicus Plato sed magis amica veritas. Non che io abbia la verità, si badi bene. Solo un'opinione non di rado abbastanza incerta. Però ce l'ho.

Tra l'altro credo che questo principio valga ben al di là della banale faccenda dei commenti.

PS. comunque Platone mi è sempre stato un po' sui calli devil  

 

ritratto di Mauro Banfi

Dalla fenomenologia siamo passati alla soggettività, Rubrus

e lo trovo giusto, perchè in fondo ogni innovazione tecnica o tecnologica alla fine ci riporta nell'ambito dell'interazione dialettica e psicologica umane.
Il nodo d'arte e verità è bello e complesso, anzi bello complesso.
Nietzsche, che è il filosofo che lo ha indagato, a mio avviso, con maggiore passione e lucidità, scriveva che abbiamo l'arte per non perire a causa della troppa verità (la necessità dell'autoillusione) e in altri punti che il vero essere umano è quello che sa osare la maggiore quantità di verità possibile.
Contraddizione? No, non è questione di logica ma di psicologia e la psiche umana è fatta di contrasti e contraddizioni e di istinti in lotta.
La psiche non segue i principi di identità, non contraddizione e terzo escluso, che appartengono alla sfera razionale, ma è un subbuglio, un guazzabuglio di istinti e immagini in lotta per diventare azioni e pensieri.
Il logico si origina dall'illogico, come è ormai stato dimostrato dagli inizi del Novecento.

Ma, in definitiva, trovare il modus operandi corretto tra arte e verità, da usare per noi e con gli altri è un affare privato di ognuno di noi, e non esiste una ricetta facile per gestire il polo dialettico della psiche.
Ho sempre pensato che Hermann Hesse, con la sua ricca, massiccia e variegata corrispondenza con i suoi lettori (sopratutto dopo il successo del "Lupo della steppa" in America, nella fare pre-yippies - che in realtà l'avevano compreso ben poco, scambiando il teatro di Mozart col letteralismo della droga e del debosciamento) sia un antesignano di questa nuovissima cultura e letteratura dei commenti.
Paradossale, perchè per lunghi periodi della sua vita Hesse è stato sistematicamente ignorato da quasi tutti, anche per la sua scelta pacifista, antibellicista, di fare il quasi eremita nel Canton Ticino.

Lì, quotidianamente Hesse era raggiunto da lettere di scolari, studenti, giovani lettori, aspiranti artisti e scrittori di tutti gli strati sociali, molti dei quali vedevano in lui un modello di vita, a cui chiedevano lumi sulle grandi domande della vita.
A tutti, e come raccontano le biografie, a tutti proprio uno a uno, H.H. rispondeva personalmente e faceva intendere a chiare lettere, con il suo garbo e la sua lieve ironia, di non accettare il ruolo di maestro di vita e di pensiero.
L'aiuto personale che lui poteva dare, lo vedeva unicamente in questo: di negare ogni certezza fondamentalista fanatica e cercare al suo posto risposte personali, scaturite da esperienze, gioie e sofferenze, stasi, mutazioni e crescite PERSONALI.
Ad un adolescente che si lamentava del dolore del mondo e che era smarrito, ma in cerca del senso della vita, rispose:
"Non posso rispondere a nessuna delle sue domande, io non so rispondere nemmeno alle mie di domande.
Mi trovo come lei senza consigli ed oppresso di fronte alla crudeltà della vita.
Credo di non essere responsabile dell'insensatezza o della sensatezza dell'esistenza, ma sono responsabile per ciò che faccio della mia stessa, unica, preziosa vita".

Ciò che si deve fare della propria vita, secondo Hesse, non lo può suggerire nessuno: nè un altro uomo, né un insegnante o un funzionario statale, né tantomeno un artista o un autore.
Anche i suoi libri, non contenevano alcun insegnamento o ricetta facile.
Dovevano unicamente stimolare unamigliore comprensione di se stessi, che avrebbe aiutato a trovare la propria strada nella valle del mondo e della vita.

Abbi gioia 

P.S.

Non dirmi che non ti piacciono il Simposio e il Fedro di Platone, magari tradotti e commentati da Giovanni Reale, che non ci credo! Ahahhahah!
Anch'io mi sono sciroppato la Poetica, la Politica e brani dell'Organon di Aristotele, sulla logica: sono letture fondamentali, anche se mi hanno annoiato a morte! Ahahahah!

ritratto di Massimo Bianco

Beh, Oedipus, molti ma non

Beh, Oedipus, molti ma non tutti. Io ad esempio non leggo quasi mai i commenti prima di leggere il racconto, anche per evitare spiacevoli anticipazioni della trama e credo di essere in buona compagnia e tuttavia l'abitudine di tanti di leggere prima i commenti che tu segnali è utile, per gli autori degli scritti: sai quante volte qualcuno ha letto, apprezzato e quindi commentato un mio racconto perchè incuriosito da un commento positivo che aveva letto? Tante!

Un autore poi dovrebbe sempre sperare nelle critiche, fossero anche solo dei "non mi piace" perchè, naturalmente sempre nella piena libertà di concordare o non concordare cone esse (e in quest'ultimo caso spiegare perchè non si è d'accordo), le critiche aiutano a migliorarsi e io credo sinceramente che diverse critiche qui, anche se magari lì per lì potevano irritarmi, hanno davvero contribuito a migliorarmi. Se poi uno pensa di essere perfetto e non accetta le critiche a priori, beh, peggio per lui, dimostra solo di essere uno stupido, cuocia pure nel suo brodo.

Altra questione gli sberleffi, maleducati e inammissibili, se arrivano meritano solo di essere cancellati immediatamente. Io comunque non ne ho mai ricevuti né mi sono mai permesso di farne. Naturalmente c'è anche la possibilità che qualcuno scambio un commento innocente e magari scherzoso per uno sberleffo: il mondo è pieno di imbecilli. Saluti

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Mauro*

 
M'inserisco in punta di piedi in questa bella discussione, scusandomi se come al solito esprimo la mia personale opinione piuttosto che una considerazione di carattere generale.
Ritengo grandiosa la possibilità di commentare, ma come tutte le cose può essere usata male.
Personalmente, nel tempo, mi sono dato un codice deontologico secondo il quale i commenti positivi possono anche spingersi fino all’entusiasmo, ma quelli negativi devono essere comunque garbati e assolutamente costruttivi (o preferisco non commentare del tutto).
Questo discorso è ancora più vero nei confronti di quegli autori con i quali, nel tempo, ho stretto un rapporto di maggiore confidenza e verso i quali i toni diventano quelli colloquiali dell’amicizia. Nei loro confronti mi sento di essere più schietto e diretto (e mi aspetto altrettanto) perché so che hanno capito che io stesso non mi ritengo né uno scrittore né un critico letterario, quindi sanno che una critica non è generata da presunzione o spocchia ma da semplice sincerità e soprattutto espressa non come verità assoluta ma come parere personale. Nondimeno, il tatto e il rispetto devono sempre essere, secondo me, la linea portante di una critica negativa.
Ma lasciatemi dire che la massima soddisfazione, come lettore, la provo quando un autore (sia uno di quelli che già conosco e apprezzo, sia uno che conosco poco o non conosco affatto) scrive qualcosa che trovo molto bello e posso esprimerlo, lasciandomi trasportare dalla passione e dalla gioia che il suo lavoro mi ha fatto provare. Penso che molti condividano questo, e credo che dire a qualcuno che il suo lavoro ci ha fatto emozionare, sia una delle cose più belle che si possano sperimentare in un sito come questo.
 
 
ritratto di Rubrus

***

Come spesso mi accade sono sulle stesse posizioni di Tony. Aggiungo solo che anche nel leggere testi nuovi e/o di sconosciti  cerco di non farmi mai condizionare dai rapporti pregressi. A questo proposito, sarebbe interessante indagare quali siano le motivazioni che ci spingono a leggere  un testo nuovo e/o di sconociuto: il genere, il titolo (che poi sono i criteri che uso tendenzialmente - e sottolineo tendenzialmente - io) o altro.

PS. Non è che Nice si contraddice (si l'ho scritto così apposta: mi piaceva la rima) semplicemente non fa la media. Essendo le componenti dell'animo oscillanti tra ragione e sentimento, alle volte prevale l'una, alle volte l'altro. Il segreto è trovare il proprio individuale, personale equilibrio.

PS2 come testi narrativi sì come testi filosofici trovavo molto più interessante Telly.    

ritratto di Mauro Banfi

Nel tuo commento risento le api volare, l'oro che riluce, Tony:

"Ma lasciatemi dire che la massima soddisfazione, come lettore, la provo quando un autore (sia uno di quelli che già conosco e apprezzo, sia uno che conosco poco o non conosco affatto) scrive qualcosa che trovo molto bello e posso esprimerlo, lasciandomi trasportare dalla passione e dalla gioia che il suo lavoro mi ha fatto provare. Penso che molti condividano questo, e credo che dire a qualcuno che il suo lavoro ci ha fatto emozionare, sia una delle cose più belle che si possano sperimentare in un sito come questo."

Ecco: questo è il sole che splende gratuitamente per tutti noi.
Forse un giorno ci ucciderà, dicono gli scienziati? Intanto ci fa vivere e gioire, come sempre sono aridi e nichilisti questi scienziati, almeno la tipologia di quelli "sinceri".
Infatti, la nuova generazione di scienziati quantistici sa bene che l'obiettività è un fantasma, e tutto quello che viene osservato dipende dal punto di vista dell'osservatore.

Ed è questo il motivo per cui la sincerità non è la dote prioritaria del buon commentatore, ma è solo un valido strumento e guai se diventa un padrone!

 

Prima della sincerità sta LA CAPACITA' DI DONARE: noi siamo api che raccolgono polline per il miele, per la nostra Regina, da fiori cosparsi sull'Abisso.
I "sinceri illuministi" ci dicono che è inutile perchè tanto finiremo tutti nell'Abisso?
Ci strappano di dosso tutte le nostre maschere per mostrarci quanto vana sia la nostra ricerca e piena di difetti sia la nostra arte?
Ma noi abbiamo appunto l'arte per difenderci dalle loro verità assolute!
Tutte le verità umane sono relative, storicamente determinate, interpretazioni più o meno oneste di un gioco più grande di noi.
In verità (mia) dico, facciamo tutti parte di un gioco più grande chiamato ZOE, la vita cosmica eterna.
Noi, api d'oro solari siamo solo BIOS, vite effimere. ma anche la nostra transitoria partita e le mosse del gioco che scegliamo contano nel grande gioco eterno.
E alla fine le BIOS terminano naturalmente, come tutti gli organismi, ma la grande ZOE resta in eterno.
Tony, che è un mistico come me, ha compreso che la gioia sta tutta nel continuare a bottinare quei fiori sull'Abisso: quella è l'azione decisiva che viene prima dell'interesse mercantile, della sincerità dello smascheratore che non sa smascherare se stesso.
Sappiamo che esiste l'Abisso, non siamo stupidi, ma preferiamo continuare a volare e a sognare, sapendo che stiamo volando e sognando, lucidamente e criticamente.
Ma quello che cerchiamo è il volo nella gioia insieme alla creatività altrui e non ci dà nessun gusto smascherarne le magagne, ma solo tanta inutile tristezza.
Lasciateci fare il nostro miele, lasciateci scaldare sotto il nostro sole, lasciate che il nostro oro interiore sfavilli!
Non siamo api buone per banche, mercati, multinazionali, NOI!

 
Abbi gioia, fratello
 
ritratto di 90Peppe90

Il commento è un dono

Il commento è un dono sì, caro Mauro. Un dono e non uno strumento per cercare l'attenzione degli altri, per scatenare flames e/o per essere usata come merce di scambio con un suo interno sistema di valori (e quindi non solo "Se tu mi commenti, anch'io commenterò te" ma anche, come hai ben detto tu, "Se tu mi commenti bene/male, io ti commenterò di conseguenza.") Un dono che, così, viene svilito a semplice Strumento del Nulla. Non me ne faccio niente di un commento scritto ad hoc solo perché, in precedenza, ho commentato l'opera dell'autore del commento stesso. Allo stesso modo non ha senso dire "Oh che bello! Sei forte! Sei un mito!" quando l'opera ci ha fatto schifo (per essere catastrofici) ma l'autore comunque ci ricambia oppure lo conosciamo così tanto tempo da essere diventato un... amico? NO! Perché un amico, è palese, non si deve comportare così. Un amico, più che qualsiasi altra persona, deve essere sincero e leale e onesto. Altrimenti non può definirsi amico.

ritratto di oedipus

Concordo, e ribadisco. Siamo

Concordo, e ribadisco.
Siamo in un ambiente aperto,(e questa è la forza del web!) e quindi dobbiamo anche sopportare e imparare a non prendere seriamente certi atteggiamenti non proprio intelligenti.
Basta imparare e prenderli per quello che sono.
Pensare di educarli o di contrastarli è velleitario!

ritratto di Mauro Banfi

Come sempre sei un ottimo psicologo, Peppe

e l'ampia casistica psicologica del commentatore che presenti mi delizia.
Non mi convince, anche se lo rispetto, il tuo elogio della sincerità illuminista, e il commento che ho scritto sopra a Tony è pensato anche come risposta/dialogo al tuo elogio.
In sintesi: la sincerità è solo uno strumento, un mezzo per chiarire e analizzare ma non deve diventare il nostro PADRONE.
Per questo ho cambiato il motto della Weird League da "Acciaio sincero, lama diritta" in "Si può fare!" di Gene Wilder.
Perchè siamo api dorate e solari che bottinano il polline da fiori cosparsi sull'Abisso, e non ce ne frega niente di guardare quell'Abisso (anche perchè non vogliamo diventare come Lui).

Preferisco la tua possente ed esuberante forza vitale e creativa alla tua sincerità, Peppe.
Preferisco lo strepitoso volo dei tuoi racconti così mitologici, iconici e musicali alle pulci (o agli scheletri) che puoi trovare in qualche cassetto dei miei armadi.
Preferisco la salvezza dalla verità, intesa come volontà di verità ad ogni costo che è solo un sintomo di decadenza, mediante la gioia, la bellezza e il volo creativo che sai darmi, caro amico.

Perdona il mio strano e personale modo essere sincero, così effimero e relativo, ma determinato nel cercare la gioia e l'eternità.

Abbi gioia

 

ritratto di oedipus

Eppure, noi non siamo amici

Eppure, noi non siamo amici eppure quando un tuo racconto mi è piaciuto te l'ho detto e quando no, pure.
Che poi non tutti i lettori sono uguali è anche vero, per cui uno scritto può non piacere a me ma può piacere a un altro.

ritratto di Mauro Banfi

Eh, sì, Enrico: anche il tema dell'amicizia è un bel tema:

ti dico la verità, molte volte sono preso dal dubbio tipico di un nativo non digitale: ma non starò usando il termine amicizia a sproposito?
Un commentatore e poi un conoscente virtuale può diventare mai un amico?
E che differenza c'è tra i miei amici qua in provincia, vicino a casa mia, e quelli virtuali?

Mi sono incontrato di persona con diverse conoscenze virtuali e come faccio con i miei amici vicini di casa, li ho salutati con dei baci sulla guancia in stile primo cristianesimo.
E' una tradizione protocristiana che mi ha sempre affascinato, i tre baci sulle guance, a simboleggiare la trinità che sprigiona la quaternità, il calore dell'amicizia.
Forse, l'importanza di post non narrativi come questo sta proprio nel loro darci una possibilità di spiegare meglio agli altri che cosa intendiamo per amicizia non virtuale.

 

Per me sta tutta nella condivisione di un valore, di un ideale: è una forma di trascendenza orizzontale, tra uomo e uomo e tra uomo e donna (sono balle che maschi e femmine non possono essere amici) e non tra essere umano e Dio, Patria/Nazione o Rivoluzione permanente.
Con molte amiche e amici andiamo a pedalare, a camminare, spesso per ore in silenzio, quasi senza guardarci, mentre siamo on the road.
Stabiliamo un giro, una meta, un territorio da percorrere e la visualizziamo su una cartina.
Non stiamo lì ad essere "sinceri" tra di noi.
Ognuno di noi ha i suoi vestiti, i suoi guai, le sue relazioni più o meno altalenanti con i propri partner più o meno soddisfacenti, le proprie solitudini, i propri difetti.
Siamo amici proprio perchè nessuno sta a tirare fuori il pelame dalle uova delle nostre esistenze.
Stiamo zitti ma siamo insieme, pronti ad aiutarci se cadiamo o si fora una gomma o perdiamo la borraccia nei cespugli.
Si crea una comunanza in quei momenti, in cui saresti pronto a morire per un tuo consorte di escursione.
Siamo lì, presenti, vicini.
E' molto di più, condividere una meta, che essere sinceri.
Non so perchè, ma qua sul web le cose non vanno così, e mi dispiace.

 
Abbi gioia carissimo

 

ritratto di oedipus

In realtà, per me per il

In realtà, per me per il semplice stare nello stesso sito è un motivo non di amicizia, ma di più.
Purtroppo anch'io come Rubrus sono un po' anarchico, non so fare gruppo, non riesco ad appartenere a una corrente di pensiero, a un credo comune.

La mia amicizia e di più mi fa restare male quando nelle polemiche ci si accende con toni non consoni.
Comunque ormai ci ho fatto l'abitudine, e perciò non replico mai. Non mi piacciono le risse cibernetiche.

Non mi piacciono le risse.
Tu sei credente, io no.
Amici come prima.

ritratto di Rubrus

***

Il quesito è interessante dal punto di vista antropologico, me lo sono posto anche io e quindi scusate se intervengo per dire che cosa penso in proposito. 

Un commentatore e poi un conoscente virtuale può diventare mai un amico?Sì, ma dal momento che non siamo la nostra identità digitale, ciò è possibile nella misura in cui la si supera.  
E che differenza c'è tra i miei amici qua in provincia, vicino a casa mia, e quelli virtuali? Che quelli virtuali hanno una identità più o meno prevalentemente digitale, quindi siamo di fronte a una diminutio. Con molte amiche e amici andiamo a pedalare, a camminare, spesso per ore in silenzio, quasi senza guardarci, mentre siamo on the road. Appunto. Con quelli virtuali, no. Con quelli virtuali non puoi "stare zitto". Se stai zitto non ci sei.

Sono balle che maschi e femmine non possono essere amici. E' un po' un off topic, ma io penso che sia un po' come il gatto di Schroedinger. Finchè non ti chiedi se c'è, ci può essere ed esser vivo. Se apri la scatola per vedere se lo è (cioè se te lo domandi nel caso concreto) determini il suo destino. E il più delle volte la/lo accoppi. 

Siamo amici proprio perchè nessuno sta a tirare fuori il pelame dalle uova delle nostre esistenze. Questo vale anche nel virtuale, almeno in parte, ma in senso opposto. Al conoscente virtuale puoi trovare più peli nell'uovo rispetto a quanto fai con l'estraneo virtuale senza esser cancellato, bannato, ecc. Sia nel reale che nel virtuale, poi, è importante la tolleranza della differenza - almeno fino al punto in cui non diventa menefreghismo "fai quel che vuoi che non m'interessa". Siamo insieme, pronti ad aiutarci se cadiamo o si fora una gomma o perdiamo la borraccia nei cespugli - il che nel virtuale è impossibile.  

Riassumendo: penso che, dato che ciascuno di noi non è per fortuna il suo volto digitale è basta, allora l'amicizia, per come tu stesso la definisci, e la definizione mi trova concorde, non può essere solo digitale. Se così fosse sarebbe, a mio parere, agghiacciante: vorrebbe dire che l'identità è fatta solo di bit. Spero di non vivere mai in un modo fatto così e qualche volta temo che stiamo dirigendoci verso di esso. Questo non vuol dire che un'amicizia non possa nascere dal digitale ovvero che, anche soltanto rimanendo nel digitle, non si possano avere scambi intellettuali ed espistolari singificativi, ovvio. E comunque non tutte le amicizie sono uguali. Ci sono amici più o meno stretti, quelli con cui vai a passare una sera al bar e quelli con cui non hai problemi a passare una vacanza in barca e così via.

  

 

ritratto di Mauro Banfi

Un'antropologia profonda e risonante dell'emozione dell'amicizia

Roberto, ti ringrazio: davvero un bel inserto, che sottoscrivo.
 
Forse voglio fare troppo il difficile e cercare di tirare troppo sulla qualità di questo nobile sentimento, così importante nell'antichità e oggi un pò in disuso, secondo me per mancanza di pudore.
Le labbra dei grandi uomini e delle grandi donne, a mio avviso, sono sempre riservate e sigillate sulla loro intimità e quella dei loro amici.
Molte cose di un amico bisogna far finta di non vederle e altre farle notare solo nel momento opportuno, quando può anche fare male (come il disinfettante quando pulisce la ferita) ma non annientare.
Ti faccio un esempio, pratico: tra di noi agiamo in modo indiretto.
Se qualche amico soggiace a una dipendenza tipo alcol o fumo, facciamo in modo di programmare delle uscite più lunghe e dure, e senza fargli prediche quello si mette in riga da solo, per starci dietro.

Questo valore, il pudore, cozza di faccia contro l'assunto psicologico consumista del web: mettere in piazza il proprio privato e farne spettacolo ed esibizione.

Ma ripeto, non voglio fare il sofisticato e l'aristocratico: in fin dei conti su Net abbiamo costruito una piccola comunità non snobistica e non ermetica, dove i vari partecipanti comunicano tra di loro dotati di quel pudore e di quella premura, che ben sopra ricordavi.
Sono valori non dichiarati, leggi non scritte, ideali non codificati, e funzionano molto bene in modo obliquo e invisibile e sopratutto non autoritario.

E poi, parto sempre dal dualismo di base in cui tutti noi viviamo: dure, terribili condizioni d'esistenza (aggravate dalla crisi del sistema capitalistico ormai in putrefazione) a cui strappiamo un brandello di gioia, una pagliuzza d'oro interiore per estendere un commento in cui cerchiamo di sostenerci a vicenda, ricordandoci il lato splendido e divino della vita, a noi accessibile in rari, preziosi momenti, ma che ci sono, e per i quali vale la pena andare avanti.
E pertanto, se una persona strappa al suo giorno di dolore un pò di tempo per scrivermi, questo mi basta.
Non pretendo l'impossibile perchè nemmeno io lo so praticare.

Mi piace questo post, grazie al tuo e al contributo degli altri amici, perchè è andato oltre, in quel senso di trascendenza orizzontale che tanto mi piace e vivo, perchè non sono un metafisico, ma detesto con tutte le mie forze questo culto dell'immanenza materialistica che impera nella nostra società odierna, oltre alla sua tendenza alla mancanza di pudore.
In conclusione: certo, all'amicizia web manca il contatto fisico,, la presenza corporea, è un limite congenito, certo, ma quello che non deve mai mancare è il senso del pudore e della gentilezza.
Abbi gioia, carissimo
ritratto di Rubrus

***

Mi è venuto in mente un altro paio di motivi per cui, anche se usata con le buone maniere, la sincerità viene prima.

Se viene prima il rapporto personale - a parte, ripeto, l'essere un rapporto in cui la menzogna o l'ipocrisia hanno a mio parere un peso eccessivo e quindi un rapporto malato (poi, ovvio, occorrono buon senso e buone maniere, quelle, sempre, anche con gli estranei, quindi anche con gli amici) . il lasciar prevale il rapporto personale è propeduetico alla creazione di gruppi, leghe, conventicole, associazioni, assembramenti variamente denominati.

E' tutta roba alla quale io sono refrattario, e di questo chi se ne importa, ma -  più di ogni altra cosa - può dar luogo, se vi si indulge, a tutta una serie di fenomeni degenerativi quali la creazione di vere e proprie lobby per cui "io so' io e tu sei tu perchè la pensi come me e gli altri non sono un c**".

Quindi se qui arriva Leopardi redivivo non se lo fila nessuno perchè non è socievole figurarsi social.

Quindi può capitare che se io sono amico di Tizio, ma Tizio è nemico di Caio, allora devo scegliere tra Tizio e Caio - che, all'asilo si può tollerare, ma non dopo.  

Quindi si crea una sorta di doping o mobbing commentizio che è la miccia che fa esplodere ogni sito in cui si scrive. 

E potrei andare avanti con altri esempi negativi, ma siamo tra persone intelligenti e penso di avere chiarito abbastanza il mio pensiero. 

Ripeto: il rispetto per le persone - per le persone, amici nemici e sconosciuti  - viene prima di ogni altra cosa. Non sono un critico letterario e ignoro quanto di sè l'altro abbia messo nello scritto, quanto gli sia costato parlarne e così via. Questo non lo dimentico mai. Nel dubbio taccio. Con chi conosco da tempo mi permetto un po' più di confidenza, specie quanto a critiche negative - che faccio sempre con prudenza e mettendo in dubbio, prima del testo e dell'interlocutore, me stesso.

Ma perderei il rispetto per me stesso se non dicessi a qualcuno che ha scritto qualcosa di bello solo perchè quel qualcuno non è mio amico o amico dell'amico (suona male, lo so, eppure è solo una questione di prospettiva e proporzioni: non intendo certo parlare di comportamenti cirminali o anche solo illeciti o illegittimi) o addirittura perchè non mi commenta.

Perderei il rispetto per me stesso se (fermo il rispetto, anche l'affetto, volend, ferme le forme e fermissimi i dubbi) non dicessi a quello stesso qualcuno ciò che penso solo perchè quel qualcuno è mio amico. E poi. non lo ripeterò mai abbastanza, è solo quello che penso io e può essere benissimo una solenne castroneria.

Con gli amici si deve essere più sinceri che con gli estranei, non meno.   

Quindi, per me, acciaio sincero e lama diritta, sempre. 

PS: ecco, forse l'unica cosa che mi differenzia da Tony è che credo che, così come posso benissimo prendere cantonate nelle critiche negative, posso anche prenderle in quelle positive, ecco perchè prima di gridare al "capolavoro" ci penso un bel po' e non lo faccio quasi mai. 

PS2 Per completezza, attenzione anche a chi stronca per sentirsi o per sembrare intelligente ed istruito. 

 

  

ritratto di Mauro Banfi

Sincerità, partecipazione mistica con la creatività dell'autore,

preparazione culturale personale, rispetto per l'altrui differenza d'espressione (e chissà quante altri doti dimentico o verrano inventate per i giorni a venire): tutte capacità positive e costruttive che ognuno di noi usa in amalgama o struttura in sue personali priorità, desunte dalla sua personale esperienza di vita e da tutta la somma di impressioni, dati, letture, incontri esistenziali e fatti che hanno caricato la sua memoria.
Non c'è una persona uguale all'altra, e questo vale sia per i lettori/commentatori che per gli autori.

Questa prima ricognizione pionieristica delle fenomenologia dei commenti nella litweb non ci consegna delle certezze assolute (ripeto: il medium è ancora troppo giovane per storicizzarlo) ma degli ottimi approfondimenti psicologici, dinamici, filosofici.
Penso comunque che siamo solo all'inizio di un fenomeno in rapido accrescimento ed espansione: i libri verrano sostituiti da una marea di commenti che li nasconderanno per sempre alla nostra vista e al nostro cuore?
Si tenderà a leggere i commenti e poi, raramente, le opere?
E in quale campo si eserciteranno le doti sopradescritte, in quello dell'indiretto cicaleccio o dove sgorga la fonte pura dell'arte e della creatività?

Resto alla fine con queste sole domande e senza nessuna risposta: la ricerca continua...
 

ritratto di oedipus

L'amicizia sul web, secondo

L'amicizia sul web, secondo me, ( e purtroppo io non ne ho fatte in tanti anni) è diversa da quella reale.
Forse addirittura più ricca se per esistere sul web c'è una sola condizione: scrivere.
Quindi in teoria ci si confessa di più su un sito come questo che nella realtà.
Basta non tener conto che l'anonimato celi persone completamente diverse da quello che sono nella realtà.
Nel web sia l'"amico" sincero o no, parla sempre l'anima.
Nella realtà si fanno altre cose, ci si sorride e spesso si sta in silenzio.