FILO' - La Storia di Pincio

ritratto di monidol

 

 

 

FILO'

 

 

 

Pincio viveva in una grande casa in campagna, al limitare del bosco.
Vivevano con lui tre sorellastre  e la matrigna.
Pincio era molto intelligente, leggeva molto e sapeva tante cose.
Un giorno venne a sapere dai giornali, che in un paese lontano, la  Principessa di quel  Regno aveva deciso di sposarsi e che avrebbe scelto per marito il giovanotto che si fosse dimostrato intelligente almeno quanto  lei.
A tal fine tutti quelli che ambivano alla sua mano, e alla sua dote,  dovevano  sottoporle un indovinello, nel caso in cui lei non fosse riuscita ad indovinarlo, si sarebbe concessa in sposa.
Pincio prese il suo giornale, si fece preparare una focaccia dalla matrigna e, con il suo cane Abele, si mise in cammino.
Strada facendo avrebbe pensato all'indovinello da sottoporre  alla Principessa.
 
Arrivato stanco sopra un grande ponte, decise di sedersi per riposarsi godendosi  il paesaggio e mangiare un po’ della sua focaccia, ma un pensiero gli balenò in testa - La matrigna vuole bene alle mie sorelle ma non a me, stai a vedere che ha avvelenato la focaccia per non vedermi più, prima è meglio farla assaggiare ad Abele ed attendere un pochino -.
 
Pincio attese e come paventato il cane da lì a poco morì.  Pincio rimase molto male, ma pensò che doveva continuare il viaggio e che quel fatto così  triste sarebbe servito come inizio dell’indovinello.
Allora disse fra sé - “Pincio ammazza Abele” - .  E così dicendo buttò il suo cane giù dal ponte, nel torrente. Prima che affondasse,  sette corvi lo raggiunsero e lo divorarono, ma morirono anche loro e allora esclamò: “Pincio ammazza Abele, Abele ne ammazza sette!”.
 
Pincio aveva molta fame così, quando arrivò nei pressi di un prato dove c’erano grandi alberi dai quali penzolavano delle belle mele rosse e mature,  prese un sasso e lo tirò per far cadere un frutto, ma il sasso, cadendo, colpì una lepre e la uccise sul colpo.
Pinciò la squartò per pulirla delle interiora e scoprì che aveva in pancia i piccoli allora con alcuni fogli del suo  giornale accese un fuoco, li fece cuocere e mangiò i leprotti.
Pincio, continuando a comporre l’indovinello, disse ad alta voce: “Pincio ammazza Abele, Abele ne ammazza sette. Miro a quel che vedo, uccido quel che non credo. Mangio carne creata e non nata, cotta con le parole”
Alla sera si mise a piovere e Pincio dovette fermarsi per un po’ di tempo; si rifugiò sotto una grondaia che gocciolava sopra una pietra.

Pincio la osservava e ad un certo punto la pietra si ruppe. “Che strano!”,  pensò Pincio, l’acqua che è molle ha rotto la pietra che è dura perciò posso dire: ”Pincio ammazza Abele, Abele ne ammazza sette. Miro a quel che vedo, uccido quel che non credo. Mangio carne creata e non nata, cotta con le parole. Il molle rompe il duro.  E l’indovinello è finito.”

Non appena spiovve, Pincio riprese il suo viaggio. Camminò verso la montagna e incontrò tanta nebbia. Vide un uomo con degli enormi sacchi, gli chiese cosa stesse facendo. L’uomo spiegò che, essendo povero, e non possedendo niente, stava insaccando la nebbia per venderla dove non c’era. Pincio ne dedusse che l’uomo guadagnasse pochissimo, ebbe compassione e lo invitò ad accompagnarlo promettondogli di condividere la sua ricchezza nel caso fosse riuscito a sposare la Principessa.

Passando fra una montagna e l’altra incontrò un altro uomo rosso in viso,  che spingeva con le mani contro la roccia: era tanto forte che riusciva a tenere in piedi la montagna.
Pincio gli disse: “Chissà quanta fatica fai!” e aggiunse: “ Se quando torno indietro sei ancora qui ti porto a casa mia, là potrai mangiare, bere e riposarti da tanta fatica”.
Non appena Pinciò e l'amico valicarono le montagne, davanti ai loro occhi apparì uno splendido Regno adagiato su dolci colline lussureggianti; sulla più alta troneggiava il magnifico castello della Principessa.
Mentre ammirava questo spettacolo Pincio  si accorse che ai loro piedi c’era un uomo sdraiato per terra, sull’erba.  Pincio gli chiese cosa stesse facendo e questo gli rispose che, non avendo un lavoro, stava lì ad ascoltare l’erba crescere.
(Si consiglia il lettore di provare non appena gli si presenti  l’occasione.- nda).
Pincio allora gli disse: “Tu hai un udito eccezionale, mi puoi servire, vieni con me!”
Arrivato al castello presentò i suoi due nuovi amici come i propri scudieri e fece bella figura.
I tre furono accettati a corte e per tre giorni rimasero in attesa godendo del  cibo e delle comodità del  castello.
 
Venne il turno di Pincio.
Appena entrò nel salone delle udienze restò abbagliato dalla bellezza della Prinicpessa, ma più di tutto lo incantarono i suoi occhi profondi ed intelligenti.
Recitò l’indovinello: ”Pincio ammazza Abele, Abele ne ammazza sette. Miro a quel che vedo, uccido quel che non credo. Mangio carne creata e non nata, cotta con le parole. Il molle rompe il duro.”
La Principessa non riuscì ad indovinarlo. Pincio le spiegò l’indovinello raccontandole per ore e ore  le avventure vissute durante il viaggio e la Principessa, rapita dal racconto, accettò volentieri di sposarlo.
Dopo tre giorni, finiti i festeggiamenti, Pincio, la Principessa e i due nuovi amici lasciarono il castello per andare  a casa di lui seguiti da un corteo di cinque carri, caricati di  tutta la dote e le ricchezze della Principessa.
 
Quando furono stati abbastanza lontano e dopo aver attraversato la pianura, Pincio, da uomo intelligente che era, ebbe un sospetto e disse: “Tu che hai un udito tanto sensibile da sentire anche l’erba crescere, metti l’orecchio sul terreno e ascolta se qualcuno ci insegue.”
L’amico lo fece e  tutto agitato disse: “Sento lontano molti cavalieri, galoppano verso di noi!”.
Come Pincio aveva sospettato, il Re si era pentito di aver dato la figlia e tante ricchezze ad uno sconosciuto senza titoli né dote. Voleva uccidere Pincio e riprendersi tutto; a questo scopo lo stava inseguendo con i suoi soldati.
 
I quattro raggiunsero in fretta la valle dove c’era quell'uomo forte che teneva su le montagne. Pincio gli disse:” Ora sono ricco, puoi venire con noi, lascia andare la montagna, così nessuno ci potrà raggiungere!”
Arrivato poco lontano dalla propria casa,  Pincio chiese all’uomo che aveva insaccato la nebbia di aprire i suoi sacchi in modo di confondere le armate del Re qualora fossero riuscite ad arrivare fino lì. 
 
Una nuvola bianca si posò alle loro spalle e nessuno riuscì mai a capire dove fossero andati  a finire.
 
Una volta arrivati, i cinque amici  ricevettero una grande accoglienza dalle sorelle ed anche dalla matrigna che, vedendo tanta ricchezza da spartire, divenne più buona e tutti………… vissero felici e contenti.
 
 
 
 

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ritratto di Rubrus

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Sì forse alcune circostanze ci fanno anche paura, se si parte da un punto di vista moderno sulla società, ma negarle non vale.

Tra l'altro, questo è ciò che siamo stati e quindi ciò che siamo, quindi (secondo me) saremo.

Sulla natura familiare della narrazione, ecco, uno scopo di "filò" è anche evitare che certe narrazioni scompaiano, magari perchè si estinguono le famiglie.

E poi credo che ciascun nonno, o nonna, avesse le sue particolari versioni dei racconti. I miei, magari percjhè alle volte non si ricordavano più, inventavano.

Era un po' come andare a un concerto. La canzone non è mai esattamente la stessa e non deve esserlo, altrimenti ci sarebbero solo le riproduzioni meccaniche.    

ritratto di monidol

Diciamo che

con la trasmissione orale  non si poteva fare il copia e incolla quindi le storie tramandate erano "roba viva" che si modificava, adattava ai tempi, agli ascoltatori e anche al narratore. Scrivendole, come nel ns. caso, è come se le congelassimo in una fotografia... una piccola morte per congelamento ... infatti già ora alcuni elementi stridono perchè "fuori dal tempo vivo"... ma piuttosto che perderle definitivamente...

ritratto di 90Peppe90

FILÒ - La storia di Pincio

Condivido il commento di Rubrus: questo racconto è in pieno spirito Filò

Una piacevolissima lettura, Moni.

Ciao.

ritratto di monidol

Grazie Peppe

ho partecipato con piacere.

ciao

moni

ritratto di Mauro Banfi

Una storia veramente stupenda,

tutta costruita con le tecniche per consentire la memorizzazione ed essere raccontata a voce, esemplificata dai vari incontri/prove.
Ed è bellissimo il senso della fiaba: la vita è l'arte dell'incontro e i grandi incontri umani sono quelli che ci arrichiscono veramente.

Complimenti e abbi gioia
 

ritratto di monidol

Sì è sempre piaciuta

anche a me questa storia perchè, a suo modo,  parla di apertura verso gli altri e di collaborazione, e dell' intelligenza della Principessa lasciando in secondo piano la bellezza.

caio grazie

monica

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Moni*

 
Ovviamente mi accodo anch'io ai commenti precedenti facendoti i complimenti per questa bella fiaba, adattissima a FILO'.
 
Una riflessione tutta mia, che non so quanti condivideranno, ma la storia dell'indovinello mi ha ricordato molto da vicino l'episodio biblico delle nozze di Sansone, in cui anche lui propone un indovinello impossibile da risolvere («Dal divoratore è uscito del cibo, e dal forte è uscito del dolce»).
 
Brava Moni, bel lavoro.
 
 
ritratto di monidol

Molto interessante invece Tony

questo tuo rimando. Alcune volte nelle favole antiche si trovano consigli e insegnamente molto pratici, in altre il racconto solleva  quesiti e  pensieri molto profondi profondi... di fatto teologia, psicologia, filosofia sono materie che si sono sempre avvalse di "favole" didattiche

Grazie Tony, non ho nessun merito se non quello di aver riportato la storia come la ricordavo :-)

 

 

ritratto di Elisabeth

Ciao Moni! Una bellissima

Ciao Moni! Una bellissima favola questa, un inno all'intelligenza, alla ricerca anche della felicità proprio attraverso l'uso di essa. L'ho letta davvero con piacere. Grazie! Un caro saluto.

ritratto di monidol

Sì è vero

contiene un bell'insegnamento per la vita. Alla fine a questo servono.

Ora me ne è venuta in mente un'altra... appena ho tempo cerco di metterla giù, devo chiedere una consulenza a  mio padre, che è sempre così contento quando gli chiedo queste cose...

A presto, grazie  ate della lettura

moni