Accidentale variazione sul tema

ritratto di voceperduta

 

 

Alviero sbucciò le zucche, aggiungendo lo zucchero alla ciotola di uova già frullate. Sua moglie lo aveva sempre accusato di rovinare l'impasto nella teglia; faceva finta di assaggiare l'intruglio infornato, mentre lo mescolava alle verdure integrali da dare al cane.

Ora che lei era morta, le torte ad Alviero riuscivano soffici e delicate.

Durante la Commemorazione dei Defunti, sistemava una cesta in cui racchiudeva gustose porzioni e creature di marzapane. Si presentava al cimitero con la fede incastonata della moglie, raccogliendosi sommessamente in preghiera.

Quel giorno festivo di Novembre, però, Alviero restò inerte di fronte alla tomba occupata da alcuni ragni. Una donna si trovava accasciata a pochi passi da lui; il suo viso era sfilato, gli occhi addormentati apparivano distanti e arrendevoli.

«Lisina...», sussurrò spaventato il marito fedele, «sei venuta a portarmi compagnia?». Riuscì a sorreggerla tanto da fissarla attentamente nel volto.

«Sei proprio tu! Ti ho portato la torta di miele e di zucca. I pastori di marzapane...».

Mentre raccoglieva i piatti dalla cesta, due elfi dalla pelle rugosa uscirono da dietro il basamento.

«O mi dai un buon dolcetto/ o ti becchi un male al petto!».

Alviero stramazzò raggelato tra le vicine sepolture. I due bambini si accostarono alla madre, incitandola ad alzarsi.

«Tutto fatto, mamma!».

«Vedessi che torte...».

La donna si alzò rincuorandosi, afferrando le ventose a forma di ragno.

«Visto che ho avuto una buona idea?».

S'incurvò sulla cesta, mordicchiando tutto quel che poteva.

Uno degli elfi, tuttavia, si scostò avanzando sino alla salma dell'uomo.

«Che succede, Fabiano? », si assicurò la madre, «non ricordi il discorso che vi ho fatto ieri?».

Il bambino la guardò tempestivamente, facendo segno di non ricordare.

«Le feste sono prima di tutto una moda. E le mode a cosa servono? A farci sembrare più belli e potenti».

Si spogliarono dei loro costumi, avviandosi verso l'uscita.

«Significa che a Carnevale torneremo a travestirci, mamma?», domandò il piccolo Jonathan.

«Sicuramente. Pensavo a quei costumi di clown assassini...».

«Io volevo vestirmi da Robin Hood».

«Anche io!».

«Robin Hood è solo un bandito. La gente non ha abbastanza paura di lui».

«Va bene», la rassicurò Fabiano, indietreggiando tra gli angeli in pietra per accendere una sottile candela.

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Gradimento

ritratto di Elisabeth

Ciao! Non è affatto male

Ciao! Non è affatto male questo racconto. Anzi, a me piace per come si sviluppa, quasi con fare ingenuo (degli elfi/bambini travestiti) a baggianarsi di un povero vecchio e del suo amore eterno verso la moglie, per rivelarsi, quindi, spietato. Anche quella candela, accesa da Fabiano ci sta benissimo. Ha il senso profondo della pietà, nonostante tutto. Una veloce e piacevolissima lettura. Un saluto.

ritratto di voceperduta

Ciao Elisabeth

Ciao Elisabeth, hai colto gli sviluppi principali della narrazione; il gesto conclusivo riflette lo spirito più autenticamente "umano". Ho molto gradito il tuo commento. Un saluto, Francesco.