Qualcosa non torna

ritratto di Max
 
 
Quel mattino la temperatura oscillava attorno ai 27 gradi, quando il suono ostinato del campanello, come un avvertimento ostile, quasi minaccioso, strappò il silenzio nella stanza di Devarjan Raji.
Tramortito dal sonno e il mal di testa, l’uomo riuscì a strizzare gli occhi in una smorfia di dolore, sgranando poi le pupille sulla bottiglia di Old Monk rimasta in equilibrio sul bordo del mobiletto accanto al letto; nel tempo in cui un raggio di sole filtrava dalla finestra, illuminava il pavimento di pietra, scintillava nel rum scuro e nel bicchiere in frantumi intorno ad alcuni mozziconi di sigaretta.
«Polizia. Apra subito la porta!» sentì a stento giungere dall’ingresso.
La prima parola l’aveva intesa, poiché scandita da un tono di voce imponente e repentina, mentre il resto lo poteva anche immaginare. Lo sapeva che la polizia avrebbe scoperto il corpo scaraventato nel fiume, che sarebbe dovuto stare più attento. Quel giorno qualcuno doveva averlo visto; tutto era successo così in fretta che non aveva avuto il tempo di pensare.
In seguito avvertì un rumore concitato provenire dal piano di sotto, accompagnato da un energico calpestio sulle scale.
Lui restò seduto sul letto con il volto tra le mani, movendo in qua e in là la testa.
In pochi secondi una squadra di agenti fece irruzione nella stanza.
Un poliziotto gli si scagliò contro, e rapido gli puntò la pistola alla tempia; intanto che gli altri lo ammanettavano con le mani dietro la schiena.
«Sì, sono stato io» dichiarò, con la voce impastata per catarro o altro. «Ho ucciso il padre, e poi anche il figlio.»
«Ma cosa diavolo…» iniziò a chiedere l’agente che gli puntava l’arma, rivolto ad un collega.
 
La ventola posta sul soffitto, nella stazione della polizia, si muoveva intorno all’aria umida e opprimente con un leggero e fastidioso cigolio, mentre il commissario Malhotra, un paio di baffi folti e neri su di una faccia tonda come l’addome, prestava attenzione all’agente che aveva effettuato l’arresto.
«Qualcosa non torna» affermò, alzandosi in piedi.
«Quel tale dichiara di avere ucciso due persone, mentre noi l’abbiamo fermato perché ha accoltellato un uomo e rotto una vetrina, dopo aver partecipato alla rissa tra ubriachi in un bar nel distretto di Chennai. Tu cosa ne pensi?» chiese all’agente in uniforme, che stava ancora sull’attenti.
«Quarantatré anni, senza lavoro. Dedito all’abuso di bevande alcoliche. Ha scontato due condanne per violenza. Non mi stupirei se fosse anche un assassino.»
Con il labbro inferiore stretto tra il pollice e l’indice, il commissario rimase fermo con lo sguardo sulla scrivania. In particolare sul rapporto della polizia relativo alle testimonianze fornite dai familiari. Circostanze che adesso gli apparivano sotto un’altra luce; insolita, torbida, come l’albore che di tanto in tanto velava l’acqua del fiume Cooum, che ogni tanto poteva osservare dalla finestra nei turni estenuanti provocati dalle risse violente del fine settimana.
«Bene, agente. Può andare.»
 
 
Il giorno seguente il commissario ordinò di approfondire le ricerche. Aveva considerato la possibilità di interrogare l’imputato con le informazioni necessarie per indurlo a confessare nel caso in cui avesse cercato di ritrattare. Inoltre, il fermo di un paio di giorni trascorsi senza sonno e la particolare attenzione delle sue guardie, avrebbero contribuito di certo a indebolirlo, essendo per l'appunto, già magro e sofferente per le sue particolari condizioni di salute.
Ricevuto i rapporti dagli agenti che eseguirono l’indagine, assieme alle autopsie sulle cause del loro decesso, Malhotra cercò di apprendere con la massima prudenza ogni loro probabile sviluppo; dato che le vittime facevano parte di una famiglia di importanti e ricchi mercanti, appartenente alla Casta dei Vaishya; e che per questo motivo, le loro conoscenze avrebbero potuto influire parecchio sulla carriera che si sarebbe meritato.
Ponderato un quadro probatorio opportuno, dopo l’ennesima notte trascorsa tra caffè e sigarette senza filtro, il commissario si mosse verso la cella, scortato da Kumar, il suo assistente, incaricato di trascrivere l’interrogatorio.
 
 
L’uomo stava rinchiuso in un vano piuttosto piccolo con due inferiate, sdraiato sulla tavola di legno, sudato e coperto di lividi. Aveva il timore di non farcela, si sentiva in pericolo, nonostante la prevedibile condanna che avrebbe dovuto scontare se confermava o meno le sue colpe.
Il commissario entrò nella cella, si levò la giacca, la sistemò con riguardo sullo schienale della sedia che stava di lato, e con la mano si portò indietro i capelli lisci e neri che gli cadevano sulla fronte; intanto che l’agente Kumar, tirava su con forza il detenuto per metterlo a sedere.
«Dunque, Devarjan Raji. Ho qui con me i rapporti e le necroscopie dei due deceduti. L’altra settimana abbiamo ritrovato il cadavere del ragazzo lungo il fiume, un po’ giù a sud di qui. Ѐ stato ammazzato a coltellate e scaraventato nel fiume, e questo lo posso anche comprendere; ma è il padre, che non capisco come tu possa averlo ucciso, visto che nel referto si attesta un attacco cardiaco. Non pensi anche tu, che il fatto appaia piuttosto inverosimile?» gli domandò, accendendosi una sigaretta.
Raji lo fissò senza parlare, pensando a come avrebbe potuto contrattare la pena in caso di una confessione. Ma non ne ebbe il tempo. Uno schiaffo poderoso gli arrivò sul volto, facendogli dondolare la testa un paio di volte.
«E allora?» gli intimò Malhotra, soffiandogli addosso del fumo.
Sputando in terra del sangue, Raji capì che non aveva scampo; che lo picchiavano ormai da un paio di giorni, e che, in ogni caso, visto come lo trattavano, alla fine avrebbe dovuto raccontare la verità. Tutta la verità.
Il commissario si accomodò sulla sedia con le braccia conserte e le gambe allungate, i piedi uno sopra l’altro, come per fargli capire che adesso era tutto orecchi.
«Comincia pure con il figlio» lo esortò, sfumando il volto in un sorriso mellifluo.
Passata una mano sulle labbra e stirato il mento, l’uomo iniziò ad esporre i fatti.
«Ho ucciso Anagh, il figlio, dopo che aveva cercato di ricattarmi…»
Il commissario si alzò di scatto e lo afferrò per il braccio, stringendogli forte la gola con l’altra mano.
«Come puoi dire una cosa del genere?» esclamò, alzando la voce.
«Va bene, va bene!» rispose l’uomo, alzando le mani.
Malhotra rimase un attimo a fissarlo con fare minaccioso, ma poi mollò la presa.
Raji chinò la testa. Respirava a fatica.
«Anche in qualità di sospettato verrai messo dentro per qualche settimana in custodia cautelare, senza poi contare le conseguenze per l’altra imputazione. A pensarci bene, è meglio per te se ci racconti cos’è successo.»
«Mi doveva dei soldi per l’assassinio di suo padre» rispose, rivolgendo lo sguardo verso l’agente per il timore che anche lui lo prendesse a schiaffi.
Il commissario si voltò di scatto verso Kumar che indietreggiò di un passo, poi scoppiò in preda all'ira: «Guarda che ti faccio fuori, se stai cercando di…»
«Lo giuro, lo giuro commissario. Il compenso doveva essere di un milione di rupie, ma lui voleva darmi soltanto una piccola parte, altrimenti mi avrebbe denunciato; perché nessuno avrebbe creduto alle mie parole, soprattutto se messe a confronto con quelle della sua famiglia.»
«Se fossi in te, ci penserei due volte prima di parlare» ribadì Malhotra, alzando gli occhi al soffitto.
«Commissario, io l’ho accoltellato perché non è stato di parola, perché voleva fregarmi; come aveva sempre fatto con i soldi di suo padre. Suo padre era un uomo severo e in là con gli anni, rigido abbastanza da non permettere più di assecondare le spese folli del figlio, comprese quelle della moglie. La signora Dipta.»
«Che cosa centra adesso, la signora?»
«Lei lo sapeva. Ѐ stata sua l’idea, quella di farlo ammazzare. Il figlio è stato spinto ad agire dalla madre. Doveva prendere contatto con qualcuno disposto a uccidere, e poi pagare il compenso.»
Seguì qualche istante di silenzio.
«E l’attacco cardiaco del padre, come lo spieghi?»
«Ho strangolato il vecchio nel suo letto, dopo che la signora Dipta mi ha permesso di entrare in casa sua.»
«Ma nel referto non c’è alcun riferimento. Ѐ bene che tu sappia, che fra i reperti necroscopici della morte per strangolamento, già all’esame esterno del cadavere merita considerazione il caratteristico segno lasciato dalle mani attorno e orizzontalmente per tutta la circonferenza del collo; che la compressione delle mani può dar luogo a stravasi negli organi e nei tessuti profondi; e che questo tipo di compressione si compie direttamente sulla laringe o contro i primi anelli tracheali, rendendo il viso congestionato da qualche ecchimosi congiuntivale. Ma di tutto questo, nella causa del decesso, non c’è alcuna traccia. Quindi…»
«Ho pensato anch’io a questo, come mai non fosse emerso nelle cause del decesso. Ma poi ho capito.»  
Grattandosi la testa, Malhotra lo stette ad osservare per qualche secondo, agitando dentro di sé le ragioni più improbabili.
«Ma certo, il medico che ha redatto il certificato di morte! Soltanto lui può falsare un documento così importante. E chi è, questo bastardo?»
Raji lo fissò dritto negli occhi: «Chandra, Chandra Janik», proferì a bassa voce.
All’istante il commissario prese i documenti da sotto il braccio dell’agente, e cominciò a cercare negli atti quel nome di famiglia che aveva già sentito da qualche parte.
«Uhm, sì, qualcosa non torna.»
«Bene, Devarjan Raji, ti dichiaro in arresto per duplice omicidio!»
 
 
Tornati in ufficio, il commissario si passò un dito attorno al colletto intriso di sudore della camicia color cachi, e si lasciò cadere sulla poltrona appoggiando i piedi sopra la scrivania, intanto che l’agente rimasto in piedi e sull’attenti accanto alla porta che dava alle sue spalle, si sistemava la divisa in attesa di eventuali disposizioni.
«Caro Kumar, finalmente possiamo spiccare il salto decisivo: io come Procuratore Distrettuale, e tu, forse, come nuovo Commissario del Distretto. Che te ne pare?»
«E come, se mi permette la domanda?» chiese l’agente, con gli occhi lucidi e un leggero ghigno sul volto.
Malhotra si mise dritto sulla poltrona, appoggiando i gomiti sulla scrivania e intrecciando le mani sul mento.
«Se, come penso, la signora Dipta ha disposto la cremazione della salma, tramite il necessario intervento del fratello medico, al povero Raji non rimarrà che scontare la pena per il solo omicidio del figlio; e noi, di conseguenza, ci attribuiremo la responsabilità di avere catturato l’assassino.»
«Certo, commissario» movendo la testa in segno di approvazione, «in questo modo la famiglia non potrà che riconoscere pubblicamente l’esito delle nostre indagini.»
«Sì, però… e se la salma non fosse stata cremata? Se i fratelli Chandra non fossero stati così furbi da cercare di comprovare una dolosa simulazione?»
L’agente Kumar lo osservò dubbioso.
«Sai cosa potremmo fare?» continuò il commissario, con l’aria di quello che la sapeva lunga, «potremo provare la falsità dell’autopsia, e di conseguenza arrestare i fratelli come i mandanti dell’omicidio. Un caso clamoroso che di certo desterà l’interesse di tutta la città. E in ogni caso, come puoi capire, noi avremo fatto il nostro dovere.»
«E se Raji non si da per vinto? Se nonostante la cremazione della salma continua a dichiararsi colpevole anche del delitto del padre, cosa facciamo?»
«Lo sai come vanno le cose…A volte, trovarsi di notte in una cella, all’interno della prigione, può far nascere una dannata paura che la porta non sia chiusa a chiave…» rispose Malhotra, sorridendo sprezzantemente.
Kumar chiuse gli occhi. Annuì lentamente. «Adesso ho capito, commissario.»
«Bene, prendi pure i bicchieri e la bottiglia dal cassetto in basso, che un sorso è proprio quello che ci vuole. Ah, domani faremo visita alla signora Dipta Chandra; lo sai anche tu, che un po’ di pressione è proprio quello che ci vuole, soprattutto in un caso del genere. Forse ci scappa pure un gran pacco di rupie, se sapremo giocare per bene le nostre carte. Cremazione o meno, chissà quale potrà essere la sua reazione, una volta che avrà sotto gli occhi la confessione del nostro presunto sicario…»
 

 

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Massimo*

 
Quello che mi è piaciuto di più in questa storia (al di là del tuo stile sempre gradevole e delle ambientazione esotiche che scegli per ambientare i racconti) è come fai emergere poco alla volta la grettezza e l'avidità delle figure dei due poliziotti, e specialmente del commissario. Nessuno è interessato alla verità o a punire un reato, ma solo a quello che riuscirà a trarre per sé da quella storia.
Penso sia uno specchio abbastanza realistico dell'animo umano. Tristissimo.
 
 
ritratto di Max

Bruttomabuono!

Non tutti i poliziotti sono come i due personaggi che ho rappresentato nel racconto, anche se in India spesso la giustizia lascia a desiderare; molti sono i casi di stupro senza un colpevole, come molte sono le condotte illecite che danno luogo a diversi reati. Insomma, si può dire che ogni Paese in ogni zona del mondo ha la sua parte di corrotti, chi più e chi meno. E come tu dici, questo comportamento non fa altro che riflettere con tristezza la loro indole, che è solo una parte, ma molto deleteria, dell'animo umano.

Grazie Toni

 

 

ritratto di Rubrus

***

Non è facile costruire un buon giallo come questo in così poche battute. C'è il fattore apparentemente inspiegabile, la plausbilie e verisimle spiegazione del come è avvenuto il delitto, il movente, la psicologia dei personaggi,  tutto in poche righe.

Molto bravo.  

ritratto di Max

Rubrus!

Lo puoi dire forte!

Ho dovuto lavorarci parecchio, anche se rimane qualcosa da limare. E pensare, che io il giallo non lo uso nemmeno per vestirmi...Ho provato, e sono felice di leggere che è andata bene. 

Se dai un'occhiata all'immagine in testa al racconto, potrai avere anche la visione di come poi è andata a finire.

Grazie molte

ritratto di Selly e le bebe rosse

m*

bellissimo Max, coinvolgente e ricco di particolari che rendono l'ambientazione molto vivida, cinematografica

La corruzione ad ogni stadio emerge fortemente

ciao amico caro, bravissimo

ritratto di Max

Selly!

Ad ogni stadio la sua corruzione, che può inoltre avvenire prima o dopo il fischio d'inizio...

Sempre felice d'incontrare il tuo sguardo.

Grazie, Sandra

 

ritratto di Max Pagani

Ho lavorato per anni

con gli indiani. Leggendo i nomi mi sembra di riaverli intorno, occhi liquidi, teste ciondolanti e curry a tutto andare.

Ora mi domando, da dove ti e' spuntato fuori questo racconto? Fatte le debite premesse, storia ben montata con poche righe, fai sentire anche odori e sudori, tiri fuori una parte dell'essenza di quella gente, etc. etc., mi viene di nuovo da chiedermi, da dove spunta? Cosa ti ha innescato una storia con personaggi inusuali, posti lontani e intrighi normali?

:-)

bravo max

m p

ritratto di Max

Max, Max, Max!

Intanto ti ringrazio per il tempo trascorso nel leggere questo breve racconto, e poi anche per il lusinghiero commento. Si scrive pure per questa ragione, per avere un riscontro, seppur minimo, delle proprie capacità di rappresentare un pensiero. Di solito ambiento le storie che mi vengono in mente in località adatte ad un loro svolgimento, vedi anche le precedenti. Cerco sempre di non essere banale, di non raccontare fatti e vicende mediocri o rimaneggiate da altre opere o trame cinematografiche. Insomma, cerco in qualche modo di essere creativo. Per quanto riguarda l'essenza di quella gente, converrai con me, che basta soltanto inserire qualche accenno, alcune indicazioni per ottenere un barbaglio di realtà, ma spesso sufficiente per dare alla storia una sua precisa ambientazione. Sudore, camicia cachi, ventola che cigola, baffi e capelli neri possono soddisfare quel minino di aspettativa. Poi, avendo letto un articolo dell'Huffington Post al riguardo dello stupro di una giovane tedesca in viaggio tra Mangalore e Channai per un lavoro da volontaria al servizio di una Ong, ho cercato di approfondire la conoscenza di quel Paese tramite la corruzione dilagante che la opprime. "Lo status dell'India di più grande democrazia del mondo è minata dalla polizia che ritiene di essere al di sopra della legge", così ha denunciato un rapporto internazionale di Hrw, Human Rights Watch; la quale documenta una serie di violazioni commesse dalla polizia, incluse detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extra-giudiziali. Da tutto ciò è scaturito il desiderio di scrivere questo racconto, concentrandomi più sulla corruzione della polizia che non sulla deriva violenta dello stupro e la connivenza sociale che ne diviene piaga indelebile di quel Paese. Tutto qui.

Grazie ancora per l'attenzione, Max

da Max

 

ritratto di Claudio Di Trapani

Una storia

ben costruita e assai credibile. La corruzione ai minimi e ai massimi livelli è cosa risaputa, sia nel mondo occidentale che altrove.

Bravo, commissario Max.

;)

ritratto di Max

Claudio!

Scusami tanto, ma ultimamente sono molto indaffarato, risucchiato dal vortice degli eventi. Il bello è che sono anche cercati, e questo li porta ad essere accettati per quello che sono in realtà: momenti estenuanti ma effervescenti.

Ti ringrazio del passaggio con un caro saluto nel pieno delle mie funzioni

Massimo

 

ritratto di Massimo Bianco

Beh, non c'è male. Un

Beh, non c'è male. Un perfetto esempio di storia senza personaggi positivi: tutti "sporchi, brutti e cattivi". Bravo, ciao.

ritratto di Max

Massimo!

"Brutti, sporchi e cattivi" come il film di E. Scola; beh, non c'è male.

Grazie massimo, un ciaone!

 

ritratto di la mozzarella

Un giallo veramente ben

Un giallo veramente ben costruito, che lascia l'amaro in bocca come il mondo ingiusto in cui viviamo.

Sai sempre cogliere aspetti della vita e raccontarli con diversi toni. Qui vince la crudezza e la corruzione dell'anima.

Bravissimo Max! 

Un abbraccio :)

ritratto di Max

Mozz!

Un commento veramente ben espresso, come sempre d'altronde...peraltro...o meglio ancora d'altra parte. Sei tu, che sai sempre cogliere ciò che intendo esprimere. Grazie, cara Ella.

Un abbraccio forte forte

 

ritratto di Jazz Writer

Bel giallo

piaciuto molto. Certo come autore non sono un esperto del tema, non ho mai scritto un giallo in vita mia, ma come lettore sì. E poi vedo nei commenti amici di vecchia data che con il genere vanno a nozze...parlo di Rubrus e Massimo Bianco, ma anche gli altri sono autori e lettori competenti. davvero un bel giallo, scritto bene, sscorrevole, buona cadenza narrativa e finale quasi a sorpresa, originale, e che ha il pregio di far pensare su certi modi di intendere la giustizia. gran bella fantasia, cosa che io non ho scrivendo quasi solo autobiografico o storie di vita vissuta un tantinello romanzate. ciaociao.

ritratto di Max

Jazz Writer!

Scusa per il ritardo con cui ti rispondo, ma ultimamente l'azione dilata il tempo più del necessario.

Ti ringrazio del passaggio e del colorato commento.

Ognuno scrive nel modus che più gli è consono e gradito, quindi tutto è possibile e anche comprensibile.

Ciao!