BETTA VA DI FRETTA

ritratto di monidol

 

Ripubblico questo racconto, scritto e postato su net un po' di tempo fa, perchè, con alcune amiche e amici, ne abbiamo tratto un cortometraggio per partecipare a una mostra multidisciplinare, dedicata alle donne. Finalmente ho potuto "iutubizzarlo" e di conseguenza condividerlo anche qui. E' uno dei miei racconti preferiti e resto molto affezionata al "testo", ma la sua trasformazione in immagini è stata molto divertente e interessante, se avete voglia di dare un'occhiata alla fine del testo trovate il corto.

 

BETTA VA DI FRETTA

 

Elisabetta va sempre di corsa, anche il suo nome non riesce a starle dietro infatti per fare prima si fa chiamare da tutti Betta. A volte le sembra di non aver tempo nemmeno per respirare, sicuramente non per respirare come si deve. Non è una brava donna di casa e forse nemmeno una brava madre ma non ha tempo per migliorare. Lavora tutto il giorno e la sera è nervosa e alza la voce con i figli stanchi e affamati, gli urla addosso la sua frustrazione   poi mentre lava i piatti del giorno prima, ci pensa, si pente e allora chiede scusa e li bacia e gli dice che li ama. Ritira i panni asciutti, stende quelli bagnati, lava quelli sporchi, fa la pasta in bianco e poi gli accende il pc così stanno buoni per dieci minuti.
Betta allora va in bagno e accende la sigaretta, guarda fuori dalla finestra e mentre fuma guarda le luci degli aerei che passano,  la fan sognare quelle lucine gialle che si muovono in cielo, molto più che le stelle. Fuma piano e se ne sta lì ad accarezzare la notte con lo sguardo mentre consuma la sigaretta.
 
“Mi scappa la cacca!”, butta la sigaretta a metà, li lava, li sveste, li veste e li porta  nel suo letto per fare prima, se li bacia dappertutto, ne ha bisogno, soprattutto sulla bocca, li stringe forte, li lecca anche un po’ chiedendosi se sia sbagliato ma tanto non sa resistere, loro ridono la circondano di braccia e gambe e le dicono che le vogliono bene, la accarezzano e ricambiano i baci e lei in quel nido di tenera carne si addormenta senza pensare ai vestiti da preparare per l’indomani mattina, alla merenda e alle scarpe da tennis da mettere in cartella che il martedì c’è motoria.
Il giorno dopo si sveglia ancora mezza vestita districandosi fra gli arti dei suoi figli. si infila le calze, il maledetto tubino nero che è per lei come  la tuta blu di un operaio, li veste nel letto ancora addormentati, li mette in macchina con un biberon ciascuno e li porta alla scuola materna.
 
Deve fare presto, Betta non si è ancora truccata e deve anche passare al supermercato. Ci sono dieci minuti di strada, bastano e avanzano per il solito make up. Sulla statale apre il piccolo beauty, le ginocchia mantengono il volante, prende fondotinta e spugnetta  e guardandosi nello specchietto retrovisore si spalma la faccia, il fard è un giochetto, basta una mano e a memoria si colora le guance. Primo semaforo, è rosso, c’è poco tempo, mette il rossetto solo sul labbro superiore e poi deve ripartire. C’è coda, bene, può cercare il mascara, sfila lo spazzolino, le suonano, deve ripartire ma è esperta, lo sa mettere in movimento, fissa la strada tenendo ferma la testa e spazzola le ciglia dell’occhio destro dalla giusta distanza, il sinistro è un po’ più complicato, il braccio finisce davanti all’occhio destro, non vede la macchina che si ferma davanti, ci finisce addosso senza nemmeno frenare. Lo spazzolino del mascara si conficca preciso nell’occhio.   
Betta alza la testa dal volante, ha la vista annebbiata, con fatica mette a fuoco l’orologio, si accorge che sono già le otto e mezza, deve fare veloce, un altro ritardo e rischia il licenziamento. Abbandona la macchina e a piedi si avvia al supermercato incurante degli insulti dell’automobilista tamponato, “Chiamo la polizia! Si fermi!” ma la voce scompare mentre si allontana di fretta.
 
Betta cammina veloce, scarta i bancari appesi alla ventiquattrore che la guardano dall’alto delle loro sedici mensilità, disapprovando con dei piccoli no della testa. Attraversa con passo spedito il bar del centro commerciale dove le casalinghe vanno a bere il caffè con le amiche prima di fare la spesa, anche loro guardano senza farsi vedere, loro approvano, riconoscono il tappo giallo del mascara, è quello che fa le ciglia folte e lunghissime. Ottimo rapporto qualità/prezzo.
 
Betta prende il carrello direttamente dalla lunghissima fila in movimento spinta dal solito pachistano che riesce a farla zigzagare attraverso i clienti senza fare incidenti. Sembra l'incantatore di un enorme serpente metallico, lui tiene sempre gli occhi bassi, così gli hanno insegnato al suo paese. L’uomo si ferma le fa prendere il carrello, non alza lo sguardo e non parla, forse pensa alla moglie e ai figli restati a Karachi.
Reparto frutta e verdura: le mele, le banane e le patate, tasto 15, 67, 18, Betta è concentrata, deve ricordarsi il terno secco per non fare avanti indietro per tre volte; alle bilance una piccola lacrima di sangue esce dall’occhio infilzato e poi cade sul sacchetto delle banane.  “Signora! L’ho vista sa?” le inveisce contro una cinquantenne ingioiellata, stretta in uno splendido tailleur color champagne. “Il guanto! Il guanto non l’ha messo!”. Betta la guarda e ripensa ai numeri 16, 67, 81… no 17, 76, 18. E’ inutile non si ricorda più, guarda la signora senza parlare, fa girare un paio di volte il sacchetto delle patate e poi la colpisce alla tempia. La signora si accascia svenuta sul pavimento. Betta urla: ” Aiuto! Si sente male, dov’è la sicurezza?” Immediatamente accorrono due energumeni armati che soccorrono impacciati la donna priva di sensi. “15 e 67, ecco si”, pesa la roba e s’incammina nel reparto della carne.
 
Le bistecche famiglia non sono ancora sul banco. Betta scosta la tenda del retro dove i macellai tagliano la carne e fa qualche passo chiedendo permesso ma non vede nessuno. Dalle spalle si sente schiacciare con decisione verso il muro piastrellato, “Cosa ti serve bella signora?”. Riconosce la voce del macellaio, quello che le fa sempre le battute sconce, sente premere il sesso dell’uomo sulle natiche, “Le bistecche”, dice lei cercando di divincolarsi, “Ho fretta”. “Sono veloce, non si preoccupi”, lui le alza la gonna e la penetra da dietro, le da dei colpi secchi e veloci e viene prima di arrivare a 10.  Il viso di Betta è premuto sulle piastrelle che si sporcano del suo sangue e di quello delle mani lorde del macellaio. L’uomo si stacca da lei e allontanandosi senza guardarla borbotta  “Le ho appena messe fuori, le bistecche”.
Betta torna di là, le trova, ne prende una confezione e la mette nel carrello, poi lo yogurt, due litri di latte, la nutella, la salsa di pomodoro, gli spaghetti, il minestrone congelato e infine si precipita al pane, comincia ad essere molto tardi. 
 
Davanti a lei c’è una persona, Betta aspetta mangiandosi le unghie condite da qualche goccia di sangue che le cola sulle labbra. Tocca a lei “Mezzo chilo di sfilatino morbido”. “E no signora, bisogna prendere il biglietto!” le fa una studentessa dietro di lei sventolando il proprio quadratino.  “Puttana di una ragazzina, che ti bocciassero per tre anni di fila” mormora Betta mentre torna indietro a prendere il numerino, è il 25, sul tabellone lampeggia il 20. Deve aspettare il suo turno, sotto gli sguardi vigili delle persone arrivate dopo di lei ma che hanno ben saldo in mano il proprio pezzetto di carta.
 
Riesce a prendere il pane poi si precipita alle casse, a quest’ora dovrebbe già essere in ufficio. Da un’occhiata al carrello e si infila nella cassa veloce. Ci sono cinque persone davanti a lei ma sa che lì si fa più in fretta. La fila si blocca due volte: la prima volta la cassiera chiama un addetto al microfono perché un cliente si è dimenticato di pesare la frutta, dopo un tempo che a Betta sembra lunghissimo l’addetto arriva e con calma va a pesare la frutta per il cliente distratto; la seconda volta  la fila si ferma per la signora prima di lei perché la confezione dello zucchero è chiusa male e vuole farsi cambiare il prodotto, stessa trafila, altri dieci minuti.
 
Finalmente è il suo turno ma quando fa per mettere il suo primo acquisto sul nastro il cliente dietro di lei, un pensionato in calzoni bianchi con la riga, la ferma, “Signora questa è la cassa per soli dieci pezzi”. Betta guarda il proprio carrello con l’occhio sano e conta i pezzi poi guarda implorante l’anziano signore: “Sono undici pezzi… per favore”. “Mi dispiace, è questione di principio!”. Betta si gira, stringe i denti fissandolo, senza abbassare lo sguardo lascia cadere la passata di pomodoro davanti ai piedi dell’uomo.  “Ops… mi dispiace” I pantaloni dell’uomo ora sembrano la Pimpa, Betta rilassa la mandibola in un sorriso:  “Ora sono dieci” e passa la spesa alla cassa.
“Sono venti euro e due centesimi”. Betta ne ha solo venti e il suo conto non permette altre spese con il bancomat, comincia a cercare sul fondo della borsa  ma non trova nulla, la cassiera tamburella le dita senza guardarla, Betta si agita, sente crescere l’imbarazzo mentre fruga in tutte le tasche senza risultato, è sudata, il sangue ora cola abbondante imbrattandole la giacca. La cassiera con sufficienza le intima di lasciar perdere e le passa lo scontrino.
 
Betta sta buttando in fretta le ultime cose nella borsa di plastica quando sente una mano morbida che le prende la sua, si gira di scatto, nervosa,  è il nipotino del pensionato che la guarda serio sgranando gli occhioni neri: “Le fa male quel coso nell’occhio, signora?”. A Betta viene da piangere sta per rispondere qualcosa ma il bambino scompare.
“Signora, mi risponda, sente dolore?”, sopra di lei un’infermiera la guarda preoccupata, dentro un’autoambulanza che procede di fretta a sirene spiegate.
 

 
 
 
 
 

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di oedipus

Ci sono un po' di luoghi

Ci sono un po' di luoghi comuni da cancellare e c'è la citazione di un brutto film con Alba Parietti poco adatta al contesto dell'opera.
Il film, secondo me, ha un montaggio troppo lento rispetto al racconto che invece ha un buon ritmo, adatto all'incubo. 

ritratto di monidol

I luoghi comuni

sono i coprotagonisti del racconto.
Quale è la citazione del film con la Parietti? Non conosco i suoi film...
In merito al ritmo sono molto daccordo con te.
GRAZIE.
Ciao

ritratto di oedipus

Il macellaio, ovviamente! Se

Il macellaio, ovviamente!
Se vuoi farti una "cultura" te lo puoi vedere di youtube!

ritratto di monidol

Il macellaio. Certo!

L'ho anche visto il macellaio. Quasi un cult

ritratto di oedipus

Comunque, lo ribadisco, ho

Comunque, lo ribadisco, ho apprezzato molto l'idea che si possa continuare a correre nel coma come nella vita.wink

ritratto di Selly e le bebe rosse

m* assììììììììììììììììì

 

oltre ad averlo riletto e aver riprovato le stesse emozioni della prima volta (e sentirmi la Betta in tanti momenti) mi sono gustata il corto.

 

GALATTICI tutti. pure il nonno alla cassa ;)

 

t'abbacio fanciulla fantastica

ritratto di monidol

Ehehehe

si, finalmente sono riuscita a fartelo vedere, prima era in un formato pesantissimo.

Ciao Sandina bella.

Un abbraccio

moni
 

Non ho visto il cortometraggio ma....

....ho letto il racconto.

Uno spaccato di vita quotidiano, per nulla fuori dall'attuale. Purtroppo.

Scritto bene e con ritmo coinvolgente.

Betta va di fretta e non potrebbe fare altrimenti. Per lei la vita le ha riservato solo quello.

E quante come lei se ne vedono in giro oggi!

Brava!

ritratto di monidol

Si Paolo in tantissime donne

credo ci sia un po' di Betta, ovviamente in me per prima, spesso ho la sensazione di rincorrere il tempo senza riuscire a raggiungerlo mai.

Grazie della lettura (a quella tengo di più che alla visione del corto)

monica

 

ritratto di Max Pagani

Betta va di Fretta

come dire, e' stato il racconto che anni addietro mi ha definitivamente incollato alla Monica, come una patella allo scoglio. A volte si conquista una persona con un mazzo di fiori, con una tetta di fuori, o con uno spazzolino del mascara. Infilato in un'occhio, per giunta.

Ricordo di essere stato tutto brividato al termine delal lettura, i brividi continuano ancora ora, specie rivedendo l'ottimo corto, trasposizione in video perfettamente allineata allo scritto. A mio avviso, e il mio avviso lo impongo serenamente a tutti, il corto non da e non leva, e' appunto, perfetta trasposizione.

Ci sono penne notevoli qui, anche datate, ci sono vai e vieni continui, ma caro popolo di disattenti, penne come la Monica Monidol sono sopraffine, dotate, sanguigne. Specie quando scrive insieme al Pagani.

:-))))))))

ciao Monix, bacio e abbraccio, strafelice di vedere accendere Net ogni tanto.

mp 

ritratto di monidol

Prendo tutti

i complimenti, anche e soprattutto quelli esagggggerati a risarcimento della tua assenza, mi manca l'intraprendere uno di quei  folli viaggi di penna che prendono anima e corpo, scavando nel fondo,  possibili solo con te. (Poi ti ricarico anche la Poste Pay  :-P  )

A parte gli scherzi l'averti brividato così mi esalta perchè quello che volevo passare in questo scorcio di vita surreale è davvero la vita da brividi che a volta tocca fare, e non solo alle donne, anche agli uomini, e anche purtroppo ai bambini che avrebbero diritto alla lentezza... grazie Max...ti abbraccio assai...e dai che le accendiamo... ste tastiere!

ritratto di Eli Arrow

In realtà è più horror che

In realtà è più horror che società, mi ha ricordato quando erano piccoli così i miei, per fortuna che io non mi sono mai truccata (ma i brividi mi sono venuti lo stesso).
Quelle due piccole vendette (patate e passata) me le sono proprio gustate, eheheh-

Buona estate e buon compleanno, mi ricordo che è da queste parti ;)

ritratto di monidol

Siiiiii Eli, goduta la vendetta

della Betta, anche nel girarlo, eravamo in tre registi, due femmine e un maschio, indovina chi ha goduto di più? Ma non credo sia questione di sesso, è che davvero le letture di questo testo sono diverse da persona a persona. RIcordo la prima volta che lo pubblicai il commento legittimissimo di un amico faceva più o meno cosi"Eprovare ad alzarsi 5 minuti prima?" Grrrrrr :-)

Horror si... e per tutt'altro che per il rimmel infilato nell'occhio.

Grazie molte Eli, anche per gli auguri, era il 22 Giugno quindi, entro il mese, sei perfetta!

bacioabbraccio

moni

ritratto di Eli Arrow

eh sì, l'horror non è nel

eh sì, l'horror non è nel rimmel, diciamo che quello è un semplice 'effetto collaterale'

:)

bacio a te
ciao

:)

ritratto di granito luigi

Mi ricorda la vita di mia madre

Si mi ricorda mia madre. 

3 figli, otto ore di lavoro, cucina e piatti in pausa pranzo...insomma un po' come la tua Betta. Mio padre ? Niente o poco. Come fanno le donne a non impazzire. Mistero.

Il tuo racconto  è bello, ma mi ha fatto sentire un'ansia schizofrenica.

Un bacio G.

ritratto di monidol

Luigi, il fatto che

tu abbia provato empaticamente quell'ansia e che ciò ti abbia rammentato  lo stress di tua mamma e il ehmmm relax  di tuo padre, fa ben sperare e da anche un senso a questo racconto.

Grazie mille.

Buona Giornata

moni

ritratto di Rubrus

***

Ovviamente ricordavo il racconto e quindi ho guardato il filmato.

In effetti è vero, il racconto è anche più angoscioso del corto che è un po' più lento anche se ne cogie lo spirito che è - secondo me - l'analisi del sottile velo che separa noramlità e follia (e quindi la faragilità del quotidiano). A mio parere lo scarto si ha nel momento della "borsata" alla signora alla frutta che fa rilevare la storia del guanto, dopo il clilmax cresce.

Visto e riletto volentieri.  

ritratto di monidol

La fragilità del quotidiano

sì, senza dubbio  ma in contrappunto forse anche una certa forza di umana sopravvivenza a dei ritmi e a delle richieste che molto umane non sono.

Grazie Roby, sono stata contenta di mostrartelo.

Ciao

 

ritratto di ivan bui

Riletto, rivisto ....

ho letto molti tuoi scritti, non so dire se sia il migliore ma è quello che mi è rimasto impresso più di tutti. Commentando la prima volta, scrissi che aveva tutto per diventare un corto di successo. Che dire? Complimenti agli attori e a chi ha colto il valore dell'opera.

ritratto di monidol

Avevi ragione Ivan,

al di là del risultato che può piacere o meno, proprio nel realizzarlo ci siamo accorti che il testo era molto adatto.  Molto cinematografico, diceva il regista (quello dei tre che lo fa di professione), il testo stesso, diviso per scene, era già uno story board (che è una specie di copione cinematografico).

L'unica cosa che abbiamo dovuto bypassare è stata il rimmel infilato nell'occhio... non avevamo i mezzi per realizzarlo decentemente, allora ci siamo accontentati dell'occhio grondante di sangue.

Come mi piace che alla mia Betta molte persone ci si siamo affezionate come te

Grazie Fanciullo della tua presenza.

moni

 

 

 

La

La tua bravura nello scriverlo ha un po' tarpato le ali al corto... a mio parere, ovviamente.

Buona Domenica Moni.

ritratto di ivan bui

Avevo avuto la stessa impressione ...

dopo averlo rivisto ho cambiato idea. Certo il racconto ti si appiccica sulla pelle.
 

ritratto di monidol

Allora Crema....

e Ivan. Anche io come voi ho rimpianto un po' (adattandomi alle scelte di chi si intendeva più di me) le esasperazioni del racconto: principalmente il ritmo compulsivo e lo splatter del rimmel nell'occhio, che rappresentavano  la connotazione più surreale del racconto,  però è vero che optando per un'interpretazione meno "astratta" si è reso, forse,  il tutto più "riconoscibile" e forse questo ha aggiunto forza al "messaggio" perchè ha aperto maggiormente la possibilità di identificazione.

Grazie.

Buona DOmenica

ritratto di who-fausto

monidol

ho visto e ho letto. Sono scoraggiato perché qua sotto hanno già detto di tutto. Allora mi riservo di incontrarti un'altra volta. Però davvero mi ha fatto piacere conoscere un altro aspetto della tua ecletticità.

F

ritratto di monidol

Ma figurati Fausto

mica bisogna dire qualcosa, però sono contenta che tu sia passato.

Grazie del complimento ma sai meioemè che ormai non serve essere eclettici, in quest'era in cui i mezzi tecnologici e la comunicazione sono rapidi e alla portata dei più, per chi ama la creatività, è facile incontrarsi, condividere cose, avere idee, farsi contaminare dai diversi modi di esprimerle e anche provare a realizzarle insieme, a volte il risultato è molto buono e molto apprezzato, altre meno ma provarci è sempre una cosa arricchente... "fatti non foste a viver come bruti" ... ;-)

Pensa se i geni del passato avessero avuto tutto questo a disposizione...

ti abbraccio sempre e assai.

moni

ritratto di Elisabeth

Monidol, è un pezzo

Monidol, è un pezzo incredibile questo. Vero. Mi sono tolta una soddisfazione a leggerlo, per la scrittura così precisa, efficace, per i luoghi visitati dell'anima di una donna che si fondono con i luoghi quotidiani, per la vita stessa. Complimenti! Un saluto.

ritratto di monidol

Beth! Eheheheh

beth beth ...sei di parte dai...

Scherzo sono molto contenta che ti sia piaciuto, si l'obbiettivo era proprio quello di cercare nel quotidiano, il seme che  lo ammala fino a farlo diventare incubo...

Grazie cara

 

 

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Moni*

 
Leggo questo tuo racconto per la prima volta, e ti faccio i miei complimenti anche per la versione corto, che però secondo me soffre di una maggiore lentezza rispetto al ritmo indiavolato della storia, salvo accelerare un po' verso il finale. Comunque molto ben fatto.
Descrivi in maniera eccellente quella che è sicuramente una situazione condivisa da tante madri, single o meno. Nonostante io sia un maschietto, ho cresciuto anch'io da solo mia figlia (lunga storia) e comprendo certe problematiche, che si moltiplicano ovviamente col numero dei pargoli. Aggiungi però, per me, il fatto di lavorare a 50 km da casa e capirai che qualche piccolo affanno l'ho patito anch'io.
Per indole, certo, io tendevo ad essere un tantino più organizzato, e non ho potuto fare a meno di sorridere quando hai citato il commento di quel tuo amico che ti ha detto: "Alzarsi 5 minuti prima no?" perché è esattamente quello che ho sempre cercato di fare io. Ma l'imprevisto è sempre dietro l'angolo.
 
Piaciutissimo, Moni. A rileggerti.
 
 
ritratto di monidol

5 minuti

... l'avesse saputo che alzandosi cinque minuti prima tutto sarebbe potuto filar via liscio come l'olio... ma la Betta con la matematica è un disastro e soprattutto la Betta è maldestra, molto maldestra... :-)

E naturalmente avrebbe potuto chiamarsi anche Betto.

Grazie Tony

moni
 

scrittura e cinema

La letteratura, o anche solo la buona scrittura, riesce a nobilitare la quotidianità, fatta di una realtà non sempre esaltante e a volte molto dura o persino tragica: forse è anche per questo motivo, tra i tanti, che si scrive. Un punto in più per il finale a sorpresa, ma il racconto sarebbe stato bello comunque, anche il video.  Complimenti.

Visto che scrivi bene (non è frequente trovare qualcosa di decente sul WEB) faccio una considerazione che mi viene dopo aver letto qualche libro di Piperno, in cui ho colto qualcosa di nuovo e diverso dal solito e che all'inizio non riuscivo a capire in cosa consistesse. Credo si tratti di questo: la maggior parte dgli autori, sia quelli professionisti, sia i dilettanti, me compreso  e anche tu, da quanto posso dedurre da questa e da un'altra lettura, scrivono tendenzialmente sceneggiature, o comunque con una forte inclinazione a rendere visibile la scena in cui si muovono i personaggi, come se stessero descrivendo quel che avviene attraverso l'obiettivo di una cinepresa: facciamo delle narrazioni filmiche. Credo dipenda dal fatto che l'immagine ha acquisito un peso sempre maggiore a partire dall'avvento del cinema. Se leggiamo i classici o anche solo gli autori della prima metà del 900 invece, la componente "visiva" è molto meno esasperata, con un'attenzione maggiormente rivolta al flusso di pensieri o alla descrizione interiore dei personaggi. Bene, fine della digressione e buona scrittura.

ritratto di monidol

Interessante disgressione

però riflettevo... in questa epoca, in cui l'immagine è facile e reperibile da tutti  in ogni istante, non dovrebbe essere necessità della scrittura di "fare vedere" almeno non di più che durante le epoche in cui era proprio la scrittura che doveva fare immaginare... penso a Dante per esempio che addirittura ha creato un mondo altro. Forse la scrittura cinematografica rientra più nel ritmo e nei tempi della ns. epoca...

Beh, in ogni caso sono contenta che tu abbia apprezzato.

Ciao Giampiero, grazie e buona scrittura anche a te.

monica