Otto Zampe

ritratto di Max Pagani

Otto Zampe

 

LUI

Sapeva di essere decisamente diverso dal resto degli abitanti dello storico garage resort. Dividi e domina, tessi finemente, imponiti giornalmente.

Aveva visto di tutto, striscianti, arrampicanti, volanti, veloci rotolanti e immobili ipnotizzanti.

Aveva visto di tutto, aveva assaggiato di tutto, aveva gradito il tutto.

La sua magnifica tana a tromba allungata, spire di seta invitanti, occhio nero al centro, un  pozzo nero che spaventa ma che per questo attrae gli stupidi e curiosi colleghi insetti commestibili, era posizionata esattamente di fronte la porta che dava l’accesso al delizioso giardino, sapientemente incastonata tra soffitto e muro della parete che faceva angolo con il reparto vini. Il reparto vini storici era sacro, quasi intoccabile, coperto di ragnatele dozzinali vecchie di anni, sopravvissute ai sempliciotti otto zampe improvvisati, corpi esili e sproporzionati, improbabili architetti della seta. Area statica quindi, e lui se ne stava sereno.

Stupidi curiosi colleghi insetti commestibili… ripensandoci, non erano proprio colleghi. Lui aveva la bellezza di otto zampe (e che peli, una meraviglia di pelliccia) e sapeva di non essere propriamente un insetto, ma qualcosa di evidentemente più evoluto. Insomma non ricordava bene, ma sapeva che apparteneva ad un gruppo proprio ben definito,  la Classe degli Arancidi, Arachidi, o qualcosa del genere, non gli era perfettamente chiaro. Otto zampe ma poco cervello evidentemente, troneggiava solo l’irrazionale istinto di tessere geometricamete la sua seta.

Vibrazione.  Arriva il pranzo.

Credeva in una solita ma sempre gradita mosca dalle zampe puzzolenti (si puzzavano, perchè non facevano caso a dove si poggiavano, spesso molliccia robaccia marrone), si affacciò all’imbocco della tana e rimase sorpreso nel vedere comparire i colori smaglianti nero giallo della prima vespa della stagione. Una vespa ancora intontita, terribilmente incazzata, mortalmente spaventata.

La lavorò con arte ed esperienza, in poco tempo la vespa divento ancora più intontita, terribilmente spaventata, mortalmente incazzata, mentre si dimenava nel suo sudario di seta con gli organi interni che cominciavano a disciogliersi in quel fluido denso zuccherino prodotto dal veleno paralizzante che Lui Ragno, le aveva prontamente iniettato.

Iniziavano ora  le operazioni di separazione bozzolo-vespa dalla struttura principale della regnatela, trasporto del cibo in trasformazione nel fondo della tana e ripristino dello stato originale della trama (prima o poi sarebbe arrivata la mosca dalle zampe puzzolenti).

Fu nel momento che si sporse per metà del corpo dalla tana, che le migliaia di peli del corpo si rizzarono di colpo ed una lieve perdita di refluo dal retro (poco edificante per la sua specie dominante…) lo portarono ad arretrare nel buio della tana. Fuori, all’esterno, una bestia di dimensioni inimmaginabili lo stava aspettando, un bestia diversa, molto diversa e lui sapeva già di essere diverso, ma quella cosa era al di la del diverso. Era impossibile. La natura, anche la parte più abominevole e disincantata della natura, non poteva avere dato vita a quel terrore in movimento.  

Abbassati i peli, risolta l’imbarazzante perdita di fluido (era tipo seta, ma marrone) e calmati i palpiti della pompa interna, si riaffacciò con estrema calma e con fare guardingo dal bordo della tana,  riparandosi in parte dietro il corpo della vespa ormai in disfacimento. Appena si fece in avanti, comparvero alla sua vista delle zampe nere impossibili  e occhi di una bruttezza e ferocia non descrivibile. Erano occhi che lo fissavano e sapevano di eterna attesa, erano occhi che non dovevano esistere.

Riuscì a ritrarsi senza essere assalito, riuscì a portarsi dentro la poltiglia-vespa, riuscì a cibarsi di lei per circa due settimane, sopravvisse a stento per la terza settimana, all’inizio della quarta settimana sentì vibrare di nuovo la tela, ma non aveva forze per avanzare verso la luce ed affrontare l’aberrazione che lo attendeva all’esterno, pronto ad aggredirlo. Diciamocelo, più che non avere la forza,  non ne aveva il coraggio.

Nell’intontimento dato dalla fame, spossatezza e paura, ebbe la percezione che qualcosa stesse avvenendo all’interno del resort incubo del quale per mesi era stato incontrastato abitatore.

Lampo di luce come una sciabolata, si apre di colpo la saracinesca.

LEI

Guarda quel cretino di mio marito dove ha messo lo specchio a lente che tenevo in bagno. E’ un mese che lo cerco e un mese che non riesco a depilarmi baffi e sopracciglia come si deve”, disse in tono acido la signora, mentre selezionava il vino per la serata speciale che si stava organizzando (il marito era via per lavoro, molto via, e la serata si faceva speciale, molto speciale). Prese vino, prese specchio, e se ne andò con fare voluttuoso e sognante, sapendo che per quella sera non avrebbe depilato solo baffi e sopracciglia. Non sapeva, invece, che aveva dato una svolta alla vita del re incontrastato del resort garage, un re ormai quasi moribondo, rassegnato a morire di fame piuttosto che essere divorato dall’immonda creatura.

La mosca osservatrice, puzzolente ma delicatamente intelligente, aveva visto e capito tutto. Stava quasi per andarsene, stanca di questa storia, rassegnata a non poterlo vedere morire in diretta, ma sollevata dal sapere della fine della sua presenza nel resort, quando vide vibrare la tela e comparire tremanti le sue due zampe anteriori. Caspita che scorza coriacea, pensò, estremo tentativo di riaffacciarsi alla vita, prima di chiudere definitivamente la partita, e cadere stecchito a terra.

Era  una partita che non si sarebbe chiusa affatto, in realtà, perché il ragno dimostrava di avere ancora riserve di energia (avrà mangiato la sua merda merdosa, pensò la mosca), infatti non vedendo più comparire se stesso in scala 1:5, riuscì tremolante a prelevare una cimice rinsecchita dalla ragnatela, la portò al suo interno, la sciolse in una inimmaginabile poltiglia verde e con il tempo riprese forze e ricominciò a dominare sovrano.

La mosca

Io sono furba e me ne guardo bene dall’avvicinarmi, devo dire di avere passato un mese in cui me la sono goduta alla grande, ridendo della stupidità di quell’ammasso di peli cagasotto, incapace di riconoscere uno specchio, incapace di riconoscersi in uno specchio, incapace di farsi una ragione della sua bruttezza che lo accompagnerà per sempre. Otto zampe di cretineria, spocchiositá, supponenza e orripilanza.

Mi scappa di andare a fare delle uova ora, c’è quel topolino moribondo che gli fará da calda e sugosa coperta, sperando sempre che un giorno, oltre a sfamare pesci a tradimento, da quei piccoli rampolli che chiamano bigattini, possa formarsi uno squadrone giustiziere, con unico scopo di porre fine al dominio di quelle otto zampe.

Magari un giorno, magari, potrò farci anche un pò di uova, in quella pancia tondeggiante.

 

Fine

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Gradimento

La

La lotta per la vita in salsa "maxiana"! Sei unico: Buona Domenica.

ritratto di Max Pagani

E tu

Sei l'unico!!!!

ritratto di Rubrus

***

Tutto è relativo potrebbe essere il motto di questo racconto (anche la struttura tripartita ce lo dice). Il fatto che la mostruosità sia questione di gusti e punti di vista, come anche il ruolo di potere - che sovente porta a scoprire che, se si è re, lo si è di uno stagno, o di una cantina, sono idee che abbiamo più volte incontrato, così come, a suo tempo, abbiamo avuto a che fare con Shelob, It o il ragno che dimora nella cantina di "tre millimetri al giorno"; a fare differenza è, in questo caso, l'abilità di scrittura       

ritratto di Max Pagani

Effettivamente, ho il re anche di uno stagno

come racconto, anche lì tutto molto relativo. Ora occorre capire se l'abilità di scrittura è anche intima funzione della necessità e passione del raccontare, della fucina di idee, o se le due cose sono indipendentemente collegate.

Ciao Roberto, passo ormai poco, interagisco ai minimi termini, ma sempre un piacere incrociarsi.
E sento ancora il sapore in bocca di quell'acqua stagnante dentro il tubo di innaffiamento, la citazione dei 3 mm x day mi ha fatto fare un bel balzo indietro.

ciao!

m

 

ritratto di ivan bui

Le gambe puzzolenti della mosca ...

l'ho letto solo una volta e dal principio ... poi passo e lo rileggo dalla fine (mi hai insegnato tu ...). Il tema della sopravvivenza svolto da un genio che fa della pazzia la sua forza.

Tornerò ....

ritratto di Max Pagani

Il luogo comune

vuole il genio essere incompreso.

Ma essere geni e essere compresi e' una gran figata.

Ivan sei meglio del paracetamolo, iperten, nebilox, lorazepam...

ritratto di Claudio Di Trapani

Eheheh!

Molto carino questo racconto. La psicologia legata alla sopravvivenza di un ragnetto, contornata dai pensieri assennati di una mosca. Io preferirei essere un moscone, tutto sommato. Però, il ragnetto, in fondo, fa un po' di tenerezza. Aveva avuto paura, poverino. E se fosse morto? Beh, me ne sarei fatto una ragione, però è meglio così. Esperienze di vita.

Piaciutissimo

;)

ritratto di Max Pagani

In effetti, rileggendomelo...

io avrei voluto essere il tipo che avrebbe poi incontrato la tipa...

Con ottimo vino al seguito.

:-) Prova a darmi torto.

Ciao!!!

mp