Quella Voluttuosa Incontenibilità di un’Alchimia

ritratto di Max Pagani

Quella Voluttuosa Incontenibilità di un’Alchimia

La vedeva muoversi veloce per la casa, sapeva di non poter  provare a fare nulla, che non poteva permettersi nulla, perchè sarebbe stato tutto poi terribilmente complicato...

Ormai erano anni che lei frequentava la casa, faceva le pulizie per 3 ore il martedì e venerdì (e lui lo sapeva bene...) e spesso capitava che lui il venerdì rimanesse a casa per prepararsi a w.e. stressanti o noiosi.

Quel venerdì, lei pareva particolarmente contenta di trovarselo davanti. Lui aveva appena finito la doccia e si presentò ad aprire la porta in accappatoio (morbido pulito fragrante in spesso cotone...). Lei, per nulla imbarazzata, lo salutò e, dopo i veloci convenevoli, andò a prepararsi per le sue faccende settimanali. Ma in tutto questo, c'era di mezzo un decolletè decisamente fuori ordinanza per il caso, ed una veloce ma perfettamente captata, occhiata diretta in mezzo alle gambe di lui (accappatoio leggermente aperto...). Un'occhiata veloce, improvvisa diretta e non premeditata. Istintiva.

Quel lunedi, sarebbe stato IL VENERDI’. Lo sentiva lui, lo percepiva lei. Lei che pareva emettere forti richiami, che giungevano alle sue narici, direttamente connesse alla principale radice di questo strano albero che e' l'uomo.

"La vedeva muoversi veloce per la casa, sapeva di non poter  provare a fare nulla" tranne gironzolare per casa.... e non levare l'accappatoio.

Rimase senza fiato quando la trovò a raccogliere qualcosa dal pavimento. I jeans a vita bassa le erano scesi in modo inverecondo.... e lo sconvolgeva il fatto di sapere che lei sapeva di essere osservata, e che sapeva inoltre di sfoggiare carni bianche e perizoma praticamente inesistente....

Quando si alzò, tutta rossa in viso ("pressione sanguigna" pensò lui, "e non vergogna..") aveva i seni che pulsavano e il devastante decolletè permetteva di vedere una piccola unghia di areola. E ci fu una seconda occhiata, più lunga, più insistente in mezzo alle sue gambe.

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Non era mai stato meno gravoso quel lavoro che aveva sempre considerato degradante e faticoso, che era stata costretta a fare per mandare avanti la sua famiglia.

Era sola oramai da 6 anni (da quando aveva buttato fuori di casa quel traditore), e si era subito rimboccata le maniche perché la sua bimba potesse crescere sempre col sorriso sulle labbra e non venisse mai a mancarle nulla. La sua famiglia era sua figlia, avrebbe fatto tutto per lei, e questo era già un validissimo motivo per alzarsi tutte le mattine ed andare a fare le pulizie in casa di quelle 3 famiglie rispettabilissime.

Ma il Martedì ed il Venerdì era diverso. Il Martedì ed il Venerdì non si alzava per affrontare la dura giornata che la aspettava, bensì per prepararsi lentamente ed impeccabilmente al più intenso gioco delle parti che le fosse mai capitato.

Ne era stata conquistata e rapita a poco a poco. Quell’aria tenebrosa in bilico tra il timido e l’intellettuale, quella sicurezza pacata e non ostentata che le faceva vibrare l’anima.

Era stata indotta piano a piano da una sfacciata voglia di sedurlo.

Lei che non avrebbe MAI osato mettere gli occhi sull’uomo di un’altra, lei che non avrebbe mai dovuto, ma che ora consapevolmente, ricacciando indietro tutti i moralismi ed i perbenismi che facevano capolino nella sua mente, e, con tutta la femminilità che aveva ritrovato in sé, si stava offrendo a LUI.

Dunque per questo il Venerdì era molto di più, era il giorno in cui quasi certamente l’avrebbe trovato in casa (“lui si sarebbe fatto trovare”): immerso in una lettura o in uno dei suoi innumerevoli passatempi domestici, e la presenza di lui già le bastava per alimentare la sua palpitazione, l’aspettativa, lo scombussolamento che la inebriava e la riscaldava come una leggera e piacevolissima ubriacatura. Erano mesi che oramai si nutriva solo di questo, e mentre si preparava ad uscire di casa, ripose la solita estrema cura dedicata a lui nel vestirsi e truccarsi.

Quel giorno, come lei aveva sperato, lui era in casa (“si è fatto trovare…”). Le aveva aperto la porta: era appena uscito dalla doccia, ed il suo profumo di bagnoschiuma era il solo ornamento a ricoprirlo oltre al suo accappatoio distrattamente stretto in vita…(“distrattamente..?”). Lei cercò di correggere la direzione del suo sguardo, ma forse non abbastanza velocemente e, con una sensazione di imminente sconvolgimento si avviò velocemente verso le sue incombenze domestiche.

Quella sensazione…, quella sensazione…, il tamburare nel cervello, il cuore che pompava, mentre cercava inutilmente di dedicarsi alle sue attività, sentiva di essere precipitata nella una voragine (e quanto l’aveva cercata) a senso unico. Lui era lì e la osservava… ora l’emozione era talmente intensa simile soltanto alla paura. Quando si alzò non potè fare a meno di voltarsi e guardarlo, stavolta senza cercare di volgere lo sguardo altrove. Si sentiva scompigliata, accaldata, si sentiva maledettamente calamitata.

Li dividevano pochi passi, ma non fu tanto la vicinanza a permettere che accadesse ciò che successe in seguito, quanto l’espressione di lui al tempo stesso complice ed impertinente.

Spense l’interruttore della sua coscienza ed aprì al massimo la valvola della sua essenza.

Gli sorrise, abbassando per un attimo lo sguardo, poi strinse le labbra con imbarazzo. Coprì i pochi passi che li dividevano in un istante insignificante e gli si accostò, posò le mani sui suoi fianchi, chiuse gli occhi baciandolo. Lui ricambiò prontamente e quello per lei fu il suo messaggio di benvenuto: le sue labbra erano sottili, morbide, si schiusero garbatamente accogliendola nella loro intimità.

Si strinse a lui morbidamente, cercando di riempire ogni suo vuoto e di avvolgerlo con le sue generose forme. Il suo odore la avvolgeva inebriandola, lo abbracciò, premendo i sui vuoti contro i suoi pieni e viceversa. Mai ruvidi jeans, erano parsi delicati come il velluto, quasi inesistenti ora. Non desiderò subito di toccarlo, ma preferì assaporare lentamente quel nuovo incantesimo che si era appena creato, muovendosi delicatamente e cercando di accarezzarlo con tutto il suo corpo.

Lui la abbracciava sfiorandole morbidamente i capelli e la schiena e lei lasciò che le sue mani si facessero strada lentamente e abilmente su tutto il suo corpo.

Dopo una quantità di tempo che non riusciva a definire riaprì gli occhi staccandosi da lui ma solo per guardarsi intorno velocemente e guidarlo dolcemente verso il divano.

Lo spinse a sedere e gli si accomodò sopra con le gambe divaricate ripiegate sotto di sè. Riprese a baciarlo, iniziando dalla guancia, intorno all’orecchio, e sul collo, stuzzicandolo con la lingua tornò con curiosità all’orecchio che sentiva con enorme gusto riscaldarsi, gonfiarsi, inturgidirsi sotto le sue labbra come un sensibilissimo organo sessuale. Intanto dondolava morbidamente il bacino  con movimenti ampi e provocanti.

Lui cominciò a infilare le sue mani sotto la sua maglietta e lei con pochi rapidi gesti se ne liberò.

Slacciò i jeans, si alzò mentre lui la fissava sorridendo con aria famelica, sfilò le scarpe da ginnastica, i calzini, infine i jeans. Riprese la posizione che aveva appena lasciato. Libera dai vestiti poteva sentire chiaramente la sua erezione premere contro la sua sottilissima biancheria, cominciò a strofinarsi con più trasporto. Le carezze divennero sempre più audaci, dei palpeggiamenti spudorati, i baci sempre più bagnati e profondi, sconfinarono in piccoli e trattenuti morsi. Continuarono sempre più freneticamente fino a che la voglia ad ampio spettro non li invase come un fuoco.

Allora lo spinse a stendersi sul divano, scostò ciò che dell’accappatoio era rimasto a celare il suo corpo nudo e tornò a baciarlo impazientemente dalla bocca, al collo, al petto, al ventre teso.

Aveva un profumo unico, gli sembrava di essere immersa in un profumoso cesto di biancheria appena uscito dalla lavatrice…., Ma non voleva che il suo desiderio fosse appagato così, non subito almeno, quindi si sollevò da lui, che la assecondò con piacere sfilandole la biancheria e iniziò a toccarla con le sue mani lisce e forti.

Lei non resistette ed iniziò un gioco particolare, lasciandosi andare senza inibizioni e senza indugiare prese...

Omissis…

Incredibilmente, l’intreccio dei corpi li rese incapaci di capire chi fosse il donatore e chi fosse il ricevente, fino a che lui con un rapido movimento inaspettato…

Omissis…

Bastarono infine pochi lenti movimenti profondi e intensi a farli precipitare insieme nell’estasi suprema, dove lo stordimento e l’appagamento di due corpi fradici e notevolmente sollecitati a livello di epidermide, li portò a sciogliersi da un abbraccio che avrebbe fatto sfigurare anche un’anaconda..

La porta dell’ascensore si apre riportando bruscamente il suo sguardo al presente, inghiotte faticosamente un sussulto, un gemito, un sospiro. Mentre suona il campanello si schiarisce la voce, si sistema velocemente i capelli. Finalmente la porta si apre. Lei gli sorride apertamente, celando dietro la sua disinvoltura un intero universo di emozioni:

«Buon Venerdi! Come và?»

«Ehm.. bene.. bene, tu??»

«Io credo molto bene, sai?? Oggi mi sento radiosa!! Ma te??? Mamma mia, sei tutto rosso e sudato.. E’ febbre? O pressione alta??»

«No no.. E’ solo giocare con la fantasia, è sapere viaggiare con la mente»

Lei lo guardò con fare strano, e cominciò come sempre in modo veloce e professionale, ad organizzare le sue faccende domestiche.

Ma quel venerdì, lei pareva particolarmente contenta di trovarselo davanti. Forse...

Lui la vedeva muoversi veloce per la casa, sapeva di non poter  provare a fare nulla, che non poteva permettersi nulla, perchè sarebbe stato poi tutto terribilmente complicato...

Troppo complicato.

 

Fine

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di Selly e le bebe rosse

m*

 

 

eh...lasciamo che i sogni costruiscano la realtà

 

(ma la biancheria profumosa era stata lavata dalla Margherita? :P)

 

 

ritratto di Max Pagani

E anche la Marguerite

Sempre nei ns pensieri. Uno di quelli che amo di piú.
Ciao Sandra, andiamo coi sogni che non ledono a nessuno.
M

ritratto di Milli per sempre

Aspettavo il morto ammazzato!

Aspettavo il morto ammazzato! Ma anche così .... :)ciao caro rita

 

 

ritratto di Max Pagani

Milla

Magari ci penso...

ritratto di Max Pagani

Ancora nei vs pensieri

Grazie amiche care.
Mp

Ma dai

Ma dai, Max: sei un sadico!!! Max style, of course... simpaticissimo...

...anche nelle distrazioni: segnalo: piano a piano (piano piano); precipitata nella una voragine (precipitata in una voragine)

Ciao Max.

 

ritratto di Max Pagani

Era solo un esperimento

Che finisce qui. :-))
Grazie per le correzioni! Provvedo.
Mp

ritratto di Rubrus

***

mannò.  perchè l'ammazzatina? Se non metaforica. Piaciuto, più convincente la parte di "lui", ma, solo di un filino (un po' auliche, magari, certe frasi), . Ciao-

ritratto di Max Pagani

No l'ammazzatina no....

Ma potrebbe emergere un ricattino niente male...
Hai visto mai... Fosse la Donna delle ipotenuse, che si muove veloce tra i maschi dei cateti.
Ciao buon lettore.
M

ritratto di Milli per sempre

Vedi ? è che vederti così

Vedi ? è che vederti così buono nun ce crede nessuno... :)

ritratto di Max Pagani

Esperimenti

e finzione.

:-)

Ritornero', ma i tempi non sono queli giusti.

ciao!

mp

ritratto di BRUTTOMABUONO

Tutto terribilmente complicato...

...questo rapporto immaginato tra una donna dalle forme morbide e un uomo col ventre teso.
E se fosse stato il contrario? Un uomo dalle forme morbide e una donna col ventre teso? Beh, in quel caso, forse, il sogno sarebbe stato il mio! ^_^
Ciao Max.
 
Tony.
ritratto di Max Pagani

Un uomo dalle forme morbide

Bella definizione.

Apriamo il club. Subito. I ventri tesi sono roba dozzinale. Giusto?

ciao!

mp