Insensatezze #2

ritratto di Smart88
Senzafaccia era stanca, stanca di quella stanchezza che non si può spiegare, di quella stanchezza che avrebbe stancato ancora di più se avesse tentato di spiegarla.
Per questo non dava risposte soddisfacenti a chi le chiedeva cos’avesse. Rispondeva, perché riteneva fosse scortese tacere, ma quello che diceva non risultava mai utile alla comprensione.
Senzafaccia non si poteva capire (com’è chiaro) nemmeno osservando il suo volto: lei non aveva alcuna espressione.
- Ho sognato di un mondo dove non ero così stanca – disse allora, con quella voce stramba che non risultava né grave né acuta.
- Ed era bello? – le era stato chiesto.
- Era…finto. Poi mi sono svegliata, in ogni caso -.
 
Nessuno tentò perciò di fermarla, quando lo fece.
Non si sapeva quale fosse il meglio per lei, così nessuno intervenne.
La videro saltare, e l’ultima immagine che rimase di lei fu una grande gonna di pizzo nero, confusa quanto la sua non-espressione.
Senzafaccia saltò oltre il muro, e fuoriuscì proprio in concomitanza del canale di scolo. Atterrò stabile, ma non appena si guardò intorno, non vide nulla di particolare.
Niente risposte, niente chiarezze; solo un confuso paesaggio di mattoni e cemento dentro cui incamminarsi e, possibilmente, perdersi.
 
Pensò a chi stava ancora dall’altra parte.
Pensò che avrebbe potuto tentare di tornare indietro.
Avrebbe rivelato loro che al di là del salto non c’era niente. Solo un immenso nulla.
Iniziò invece a camminare e, fatti tre passi, prese a dimenticarsi da dove veniva.
Quasi non sapeva più di non avere una faccia.
 
Le piacque molto, così decise di restare
lì dove nessuno
le avrebbe posto domande
per cui non possedeva risposta.
 

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Gradimento

ritratto di Selly e le bebe rosse

  mentre leggevo mi veniva

 

mentre leggevo mi veniva sempre più alla mente questa associazione di opera che ho visto un mese fa ad arte fiera Bologna. Ci leggo una stanchezza di dover essere, dover dimostrare, dover appartenere, dover, dover, dover.....

Il tuo 'insensatezze' ha un percorso di rifiuto analogo. Le imposizioni, i recinti...

ciao Smarty bella. Amo il tuo scendere negli abissi

s

 

 

ritratto di Smart88

Me le..

..sono viste tutte, le tue fotografie. E in ogni caso ci hai beccato. Il prossimo passo, la prossima riflessione, intendo, sarà: "dover dover dover..ma perché?". E ho tanto timore che tante imposiszioni siano esercitate da noi stessi. O almeno è così per me. 

Grazie per scendere negli abissi insieme a me. E farli sembrare meno bui.

ritratto di Kore

Ecco, Martina...

Ecco, Martina...smiley

ritratto di Smart88

Oh, dannazione.

Hanno ripreso a lacrimarmi gli occhi.

:)

ritratto di Yeeshaval

Molti anni fa avevo un

 
Molti anni fa avevo un bellissimo albo a fumetti, che oggi ahimé non ritrovo più.
Si chiamava "Le mura di Samaris".
 
Sembrava una città cosi bella, Samaris. Ricca di gente, così elegante, cosi funzionale.
Ma altro non era che una serie di quinte cittadine che, guidate da un macchinario incredibilmente complesso, si spostavano e si componevano in mille combinazioni diverse.
I suoi abitanti, dunque, vivevano in un luogo illusorio, labirintico e fuori dal tempo... senza scopo alcuno. Forse erano illusioni anch'essi.
Il protagonista scopre tutto questo osservando la città dall'alto delle mura.
E  vede anche che non c'è altro, al di fuori di Samaris.
Ma scavalca e fugge via lo stesso....
 
....
 
È la stasi, temo, a provocare quella stanchezza letale.
Basta un'azione, una qualsiasi, anche una senza senso, a farci stare un po' meglio.
Brava Senzafaccia.
 
 
ritratto di Smart88

Sì,..

..penso tu abbia colto in pieno. Serve solo il coraggio di fare quel salto. O forse la capacità di saper accogliere quel nulla. O sapersi muovere nonostante la plausibilità del nulla (?). Cose complicate.

Un sorriso :)