La pitonessa coi tacchi a spillo

La pitonessa coi tacchi a spillo.

 

Non si era mai visto una deputatessa difendere con tanta energia le proprie opinioni. Nel caso in questione, infatti, non era possibile parlare di idee che, normalmente, sono radicate in una persona ma di opinioni volubili, modificabili in base ad interessi ed a circostanze certamente si.

Il suo curriculum personale era pieno di successi e di cambiamenti ed era orgogliosa di mostrarlo solo perché nessuno gli aveva detto che in politica tanti cambiamenti corrispondono ad altrettanti insuccessi. Passare dalla destra più profonda al centro e dal centro alla destra di Berlusconi, non era un esercizio di semplice esecuzione. Lei l’aveva compiuto solo perché aveva saputo rivendicare, almeno per sé, il diritto di cambiare opinione.

In realtà i suoi rapporti con la politica erano basati sulla ricerca di interessi personali. Per lei non c’era un resto. Non c’erano idee di politica economica e sociale. Non c’era un elettorato che aveva diritti ed aspettative. C’era lei, solo lei e gli interessi degli altri esistevano solo nella misura in cui corrispondevano ai suoi.

La sua natura era quella di strisciare,come un serpente, di fiutare il terreno che decideva di bonificare, di individuare la vittima e di scattare per soffocarla ed inghiottirla in un istante.

La sua vita era costruita a strati. Ad ogni stagione cambiava pelle per morire e rinascere cresciuta, diversa. Sempre più forte e consapevole di sé.

Nella vita pubblica come in quella privata la sua esistenza era segnata da clamorosi incontri ed abbandoni. Aveva preso al primo marito un pezzo della sua storia conservandone il cognome. Dal secondo grande incontro aveva portato via un po’ di notorietà, di soldi e problemi giudiziari. L’ingresso in politica l’aveva vista attiva e determinata ma incapace di costruirsi una base elettorale. I suoi atteggiamenti da gerarca fascista avevano creato interesse nella stampa ma non negli elettori.

Alla prima occasione aveva forzatamente cambiato pelle e partito. Nella Casa delle Libertà si era trovata perfettamente a suo agio. C’era il potere a portata di mano e c’erano soldi, tanti soldi. Proprio quelli di cui aveva bisogno. Non aveva ancora capito che, se non si fa attenzione a come spenderli e non si è capaci di gestirli, i soldi vanno e vengono. Meglio: vanno e non tornano

Nel corso della sua vita Lei era spesso rimasta con il cerino in mano e si era bruciata le dita.

Nella Casa delle Libertà, dove erano in molti a prendersi delle libertà, sperava di trovare uno spazio adeguato alle sue ambizioni e credeva anche di averlo scoperto. La sua miniera d’oro avrebbe dovuto essere una società che raccoglieva la pubblicità che serviva per finanziare i giornali di proprietà del Grande Capo.

Nei suoi sogni aveva previsto di guadagnarci un sacco di soldi. Lei non avrebbe raccolto pubblicità ma costretto gli inserzionisti a farla. Aveva cominciato col dire:“ A Silvio farebbe piacere che Lei investisse del denaro ….” Per arrivare a dire : “ Dirò a Silvio che Lei si rifiuta d’investire …” .

Quando si è resa conto che le cose non sarebbero andate come aveva previsto aveva proseguito nella certezza  che Silvio avrebbe coperto i suoi disavanzi di bilancio ma non gli era andata bene. A pagare per i suoi conti in rosso era stato uno dei suoi precedenti compagni di vita. Chissà perché? Forse lo aveva convinto che con quei soldi lei avrebbe potuto fare carriera politica e arrivare a conquistare la ricchezza ed il potere anche per lui.

Ancora una volta aveva cambiato pelle. Si era accoppiata ad un giornalista spregiudicato che, come Lei, lavorava al soldo di Berlusconi. Anche se non autorizzati, si fa per dire, insieme si erano scatenati  nel promuovere una permanente campagna elettorale a favore di Berlusconi. Lui le scriveva le battute e lei le diffondeva ad ogni piè sospinto.

Entrambi inondavano la televisione con le loro previsioni insensate, le loro valutazioni inconcepibili e le accuse immotivate. Mentre Lei, nelle vesti di superstar della politica, emetteva a destra e manca le sue sentenze contro tutto e tutti e a favore del Grande Divo, Berlusconi si contorceva di paura nelle sue ville fiabesche. “ Silvio non accetterà compromessi, finirà con le manette in galera!” – diceva.

“Parla per te”- qualcuno deve avergli detto - “ che a Berlusconi ci pensa lui.”  Lei, però, aveva perso ogni ritegno. Da quando aveva ottenuto che nel nuovo partito non ci fosse un segretario, era stata certa di diventare uno dei quattro o cinque che avrebbero comandato. Il resto sarebbe stato prevedibile: lei era una pitonessa dai tacchi a spillo, capace di muoversi su qualsiasi terreno, di far fuori le sue possibili vittime passandole da una parte all’altra con i suoi tacchi a spillo.

 L’oroscopo cinese, d’altra parte, le era favorevole. Lei avrebbe potuto tornare ad essere un serpente con le ali, uno di quei draghi che volano in alto e sono tanto presuntuosi da volersi impossessare di tutto. Anche del trono dei loro principi divenuti impotenti ed affaticati. Non teneva conto della possibilità di non finire come sperava. Che lo accettasse o meno c’era sempre la possibilità di diventare un paio di scarpe costose o una borsetta pretenziosa. La fine delle pelli di pitone è nota. Quella della pitonessa con le scarpe a spillo è prevedibile ma ancora non si sa con certezza come potrà finire. Anche se dovesse finire sul rogo non sarà mai come Giovanna d’Arco ma solo per ragioni ideali. Lei ha voluto continuare a farsi chiamare “ Santa..” ma nessuno ha ancora capito de “.. nché.”

 

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ritratto di Nikètor

le prime tre righe mi dicono che sei un maschilista

è inutile proseguire a leggere....Ti lascio alle baccanti.

Così sprechi il tuo capitale di intelligenza ?

Eutuchìa !

gilberto

Sai che bello!

Leggendo e scrivendo prendo coscienza della realtà che ci circonda. Scopro, anche, che ci sono lettori come lei che si fermano dopo tre righe dei miei testi. Mi spiace ma lei può evitare ogni disturbo non cominciando a leggerli. Quanto alla fobia berlusconiana se la mia agisce in senso negativo, la sua opera in misura contraria ma non uguale. Quindi siamo quasi pari. Adesso mi eserciterò a sognare un Paese con Berlusconi privo di ogni potere, cioè di un Paese normale, senza padre padrone. Sai che bello?

Stefano Sguinzi