Pappagalli

ritratto di 90Peppe90

 

Pappagalli.

 
Le ci volle un po’ di tempo per mettere a fuoco la scena.
Nella penombra, corredata dalla pallida luce lunare, riuscì a scorgere un baule in fondo alla stanza e un piccolo armadietto alla sua destra. Il letto era a due piazze. Comodo. Ma…
Dove sono!?, pensò, saettando semieretta sul letto. Si voltò di scatto a destra e a sinistra. Non conosceva quella stanza. La testa le pulsava all’altezza della nuca. Toccò la parte dolorante e fu investita da una forte fitta.
«Ahi!», esclamò. «Cos’è successo…?».
In risposta sentì un leggero rumore metallico. La penombra fu squarciata da un fascio di luce gialla e tremolante. Era una torcia elettrica. Nella mano di un uomo che faceva capolino dalla porta.
«Buonasera», disse l’uomo. «Vedo che si è svegliata.»
La voce era gentile e placida. L’uomo alto, di età indefinibile, forse sulla cinquantina, il viso appena illuminato dalla luce della luna.
«Dove mi trovo? Chi è lei?» La voce della giovane donna risultò alquanto spaventata e ciò la irritò. Non voleva dare quell’impressione.
«Oh, non ricorda nulla?», domandò l’uomo. «L’auto? La caduta?»
La donna inizialmente parve non capire. Poi il viso le si illuminò, ricordò l’auto improvvisamente ferma, la ricerca di aiuto, i colpi a una porta, in un bussare disperato, e poi il vuoto.
La camera si illuminò di colpo per un istante, come immortalata dal flash di una gigantesca macchina fotografica. Seguì un tuono.
«E ricordo anche il temporale», aggiunse lei. «A quanto pare, non è ancora finito.»
«Sembra proprio di no», rispose l’uomo, premendo un interruttore. Non accadde nulla e lo premette di nuovo. «In più, la corrente elettrica non è ancora tornata. E qui in campagna ho soltanto questa vecchia torcia che non uso da anni.»
Fuori, la pioggia cominciò a cadere più forte.
«Ad ogni modo», riprese l’uomo. «Sì, in effetti casa mia è l’unica abitazione nel raggio di parecchi chilometri. E da qui, difficilmente passa qualcuno. Dopo aver aperto la porta, stava per portarmi al punto dove le si era fermata l’auto. Però è scivolata sul terreno fangoso e ha sbattuto la testa sullo scalino d’ingresso. Per fortuna sono riuscito ad afferrarla all’ultimo attutendo l’impatto. Almeno così non c’è stato bisogno di portarla in ospedale. Le linee telefoniche sono saltate e il centro medico più vicino si trova molto distante da qui.»
La ragazza lo ringraziò e gli chiese se, per caso, avesse cercato la macchina.
«Sì, certo. Esattamente un paio d’ore fa, dopo averla portata qui. Adesso, la sua auto si trova di fianco alla mia, nel box. E sembra funzionare. Soltanto qualche cavo fuori posto, nulla di irreparabile.»
La ragazza lo ringraziò nuovamente. «Credo di dover togliere subito il disturbo. Stavo salendo in campagna dai miei genitori per questo weekend. Mia madre è stata poco bene in questi giorni, perciò avevo deciso di andare a trovarli proprio nel fine settimana.» Non sapeva perché stesse raccontando cose private a quell’uomo. Ma si sentiva in debito con lui. L’improvvisa gratitudine verso quello sconosciuto la spinse a raccontare la verità.
«Ma non si preoccupi, nessun disturbo! Tra l’altro, sarebbe un po’ imprudente ripartire con questo brutto tempo. Aspetti almeno che smetta di piovere e poi…» Fu interrotto dal fischio stridente e prolungato, proveniente da un’altra stanza. «Quasi dimenticavo! Stavo anche preparando del tè. Con questo freddo e dopo una disavventura del genere, credo sia l’ideale.»
La donna tentennò qualche secondo. «Sì, penso proprio di sì», disse, infine.
L’uomo poggiò la torcia sul baule in fondo alla stanza.
«Non mi sembra giusto lasciarla al buio. Anche senza questa», disse, indicando la torcia, «so muovermi a casa mia evitando di sbattere la faccia riducendola a una frittella.» Il tono fu a metà tra il serio e l’ironico. E risero tutti e due.
Non appena l’uomo uscì dalla stanza, arrivò un altro fulmine. Per quell’istante, la donna credette di aver visto due gabbie, come quelle usate per gli uccelli, coperte da un telo ciascuna, appese al tetto. Poi arrivò il tuono.
Ricordava quando, da piccola, udendo i tuoni andava subito a nascondersi sotto il letto. Rise di nuovo.
Si alzò. La testa le girò per qualche secondo. Poi si diresse verso il baule, prese la torcia e illuminò verso il tetto. Sì, sembravano proprio due gabbie per uccelli. Tenere uccelli in camera da letto? Non conosco nessuno che lo faccia. Be’… tranne gli uomini. La risata si rinnovò e le guance le si colorarono leggermente di rosso. La testa le riprese a girare e decise di tornare a letto.
L’uomo tornò dopo poco.
«Visto? Bello come prima! Non ho sbattuto!», esclamò allegramente. Reggeva un vassoio con due grandi tazze fumanti. «Visto non credo sia il verbo giusto, ora che ci penso.» In effetti, non si riusciva a vedere granché del suo viso, il fascio giallo della torcia puntava dritto all’armadio, alla destra del letto.
Bevvero il tè. Dopo, la giovane donna chiese allo sconosciuto una compressa   per il suo mal di testa e l’uomo, che non ricordava di averne, andò a rovistare nell’armadietto del bagno.
Quando fu sola ripensò alle due gabbie e alla battuta sugli uccelli che le era passata nella mente, minuti prima.
L’uomo rientrò in stanza qualche minuto dopo, con una pillola e un bicchiere d’acqua. La donna mandò giù.
«Non so proprio come ringraziarla. Sento d’essere stata troppo invadente, però», disse la donna ed era sincera. Il suo non voler essere troppo invadente, ora che pensava, l’aveva pure fatta desistere dal chiedere il nome al suo soccorritore.
«Ma si figuri. I miei genitori, riposino in pace, mi hanno sempre insegnato ad aiutare chiunque ne avesse bisogno. Persone o animali che fossero. Quando abitavo nella casa di mio padre avevamo un sacco di animali ed ero io a prendermi cura di loro. Anche qui ne ho un paio ai quali tuttora mi dedico.»
L’uomo passò una buona mezz’ora a raccontare aneddoti di vita vissuta e la donna lo ascoltò con piacere. Aveva un che di attraente, quell’uomo. Forse i modi affabili ed eleganti, oramai rari, o il modo di parlare. Perciò, la donna si stupì a dover reprimere qualche sbadiglio. Era interessante ascoltare quelle parole, ma un’improvvisa stanchezza si stava impossessando di lei, minacciando di riportarla nel regno di Morfeo. E ciò la infastidì, sarebbe stato oltremodo scortese a riaddormentarsi così, mentre quell’uomo le parlava tanto gradevolmente.
Dopodiché calò il silenzio che fu interrotto, in un paio di minuti, dalla donna, mentre il tempo continuava a peggiorare.
«Poco fa mi parlava di animali… Ne tiene qualcuno in questa stanza?», chiese. Si sentì arrossire, non sapeva bene perché. Forse per la battutina che aveva pensato prima.
«Prego?»
«Ho visto…»
«Ah, si riferisce a loro!» L’uomo indicò il soffitto con l’indice destro. «Sì, sono due pappagalli. Jack e Jake. Uno rosso e l’altro blu.»
«Pappagalli? Davvero? Non ne ho mai visto uno dal vivo».
«Veramente? Non sa che si perde, sono uno spettacolo della natura… così belli, colorati… Staranno dormendo per adesso, ma non importa. Glieli farò vedere.» Detto questo, prese una scala a pioli che era poggiata all’armadio.
«Non si preoccupi! Li lasci pure riposare…» E arrossì nuovamente.
 L’uomo sembrò non averla ascoltata, e salì i gradini.
Come mai li tiene coperti?, stava per chiedere la giovane donna ma s’impose di tacere per non apparire oltremodo indiscreta, altrimenti sarebbe arrossita così tanto da illuminare tutta la stanza. Sentì mancare le forze, da non riuscire nemmeno ad aprir bocca.
L’uomo posizionò le gabbie ai piedi del letto, mentre la donna, da seduta, cadde distesa sulla schiena sul morbido letto.
 
***
 
Quando si risvegliò, la luce lattiginosa della luna era stata sostituita da una flebile luce giallina. Sentiva la pioggia battere sulla casa. Ancora maltempo.
«Buongiorno» Di chi era quella voce?
Aprì gli occhi. L’uomo si trovava accanto a lei, in piedi al lato del letto. Alto, capelli corti e brizzolati, occhi azzurri – di un azzurro gelido – e bocca piccola e… malvagia. Così come lo era stata la sua voce. No, non poteva essere la sua voce, quella.
«Dove eravamo rimasti?», si domandò, carezzandosi il mento. Aveva le mani protette da grossi guanti di gomma. «Ah, già. Volevi conoscere Jack e Jake.»
Sì, la voce era la sua. Elegante, pacata, ma… non trasmetteva la stessa tranquillità e sicurezza che aveva trasmesso durante la notte. Piuttosto, il contrario. Era affilata e crudele, in un certo modo.
La donna provò a parlare ma emise un suono strozzato. Provò ad alzarsi, senza risultati. Riuscì soltanto a girare la testa per constatare come polsi e caviglie fossero saldamente legate al letto con delle corde annodate strette.
«Eccoli», disse l’uomo, sollevando una gabbia. «Questo è Jack, quello rosso.» Tolse il telo. Dentro la gabbia c’era un pappagallo rosso. Ma… non era un uccello. Era una grossa pinza a pappagallo, d’un rosso acceso.
La donna sgranò gli occhi e cominciò ad agitarsi sul letto, ma c’era ben poco che potesse fare. Urlò ma il nastro adesivo sulla sua bocca mozzò il suono.
«E questo qui, invece, è Jake!», dichiarò l’uomo. Un’espressione di pura follia gli si dipinse sul volto. Le pupille glacialmente azzurre parvero rimpicciolirsi. Nell’altra gabbia c’era una pinza a pappagallo blu. Alla debole luce del sole, il metallo pulito dei due attrezzi mandò piccoli bagliori. Nella totale assenza di lucidità e posseduta dalla paura, la mente della donna pensò, senza alcun motivo apparente: Li cura davvero, i suoi animali.
L’uomo avvicinò “Jake” alla donna. Cominciò con le dita dei piedi.
Il minolo del piede sinistro fu il primo. Poi pondolo e trillice. I rumori erano piccoli, secchi, insopportabili. Come lo spezzarsi di un grottesco cracker. Le urla di dolore della donna si fecero sempre più alte e raccapriccianti ma vane, poiché non udite da nessuno.
Quella casa era l’unica abitazione nel raggio di parecchi chilometri e di lì, difficilmente passava qualcuno.

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento

ritratto di Smart88

Si legge..

..fino alla fine e personalmente ho trovato l'epilogo una bella genialata. Quella sensazione di "mi fido/non mi fido" è pienamente condivisa da protagonista e lettore. Piaciuto.

ritratto di 90Peppe90

Salve! Contento che il

Salve!

Contento che il racconto abbia prodotto l'effetto sperato e che ti sia piaciuto. Per cui, ti ringrazio per aver letto e commentato. Tanti saluti!

Peppe.

ritratto di maria elisa

Sei tremendo! Il finale? Una

Sei tremendo!
Il finale? Una genialata. E chi se l'aspettava...

E pensare che al liceo classico avevamo anche anatomia, ma credimi, non sapevo che le dita dei piedi avessero  un nome. Noi si chiamava l'alluce il pollicione, e gli altri? secondo, terzo...etc etc..

Bravo

ritratto di 90Peppe90

Ciao, Maria Elisa! Piaciuto

Ciao, Maria Elisa!

Piaciuto anche a te? Sono al settimo cielo! Fa sempre piacere vedere che i propri sforzi per migliorare producono buoni effetti e vengono apprezzati, davvero. O, magari, è soltanto un caso, eh! Ahah.

Sai una cosa? Ho imparato (oddio, "imparato" è un parolone: già non me li ricordo!) i nomi delle dita dei piedi proprio ieri, scrivendo questo racconto. O meglio, avevo sentito parlare del fatto che avessero nomi diversi da quelle delle mani. Io, personalmente, le chiamavo proprio alluce, indice, medio, anulare e mignolo ahahah. Poi, però, ho controllato in rete e ho trovato i loro nomi "reali"! Ahah. Eccoli: alluce, illice (o melluce), trillice, pondolo (o pondulo) e minolo (o mellino). Non ti nascondo che mi sono sembrati (e mi sembrano tuttora) un po' strani, con un suono leggermente ridicolo, però poi ho pensato "Vabbò, diamo un po' di professionalità a 'sto racconto!" Ahahah.

Ciao, ciao!

Peppe.

ritratto di maria elisa

scusami

ho scritto una cavolata, io ho fatto il liceo artistico, figurati se al classico c'era anatomia!

ritratto di 90Peppe90

E infatti un po' mi suonava

E infatti un po' mi suonava strana, 'sta cosa. Però ho pensato "Chissà, magari qualche anno fa le cose erano diverse"... Evidentemente, non lo erano ahahah. 

Tanti saluti, Maria. Buon inizio settimana!

Peppe.

ritratto di Massimo Bianco

Ottimo, ben condotto, con un

Ottimo, ben condotto, con un cambio improvviso di atmosfera assai efficace e con un finale azzeccato e cattivo al punto giusto. E bravi i simpatici pappagalli, ah, ah. Anche la tua scrittura progredisce. Dei racconti tuoi che ho letto forse è quello che mi è piaciuto di più, dopo "Città maledetta 1", che se mi è rimasto abbastanza impresso dopo tutto questo tempo vuol dire che ha raggiunto il suo scopo. Ciao, boy.

ritratto di 90Peppe90

Ciao, Max!  Felicissimo che

Ciao, Max! 

Felicissimo che ti sia piaciuto! È la seconda cosa più importante far piacere i propri lavori ai lettori (la prima è scriverle con piacere e passione), no?

Per quanto riguarda Città maledetta, la serie la proseguirò in estate: ho intenzione di pubblicarla in maniera più ordinata possibile. Così, magari, avendo più tempo nella stagione calda, potrei avvicinarmi a questo obiettivo! Prima scriverò tutti i capitoli e poi li pubblicherò a cadenza regolare, non quando mi capita, come facevo prima (e come, ahimè, sto facendo con Luccichio). Dagli errori, grazie ai vosti consigli, si impara!

Tanti saluti!

Peppe.

ritratto di Rubrus

***

un signor racconto, a mio parere.

Giocato molto abilmente sull'ambiguità semantica e dei ruoli dei personaggi, su un gioco di parole (sarà che sto rileggendo Fredric Brown), sulla equivocità e sulla tensione sapidamente costruita.

Piaciuto molto.

Mi piacerebbe leggerne altri così. 

ritratto di 90Peppe90

Ciao, Rubrus!!! Grazie mille

Ciao, Rubrus!!!

Grazie mille per essere passato, come sempre!

Soddisfatto che sia piaciuto anche a te, davvero. Speriamo di scriverne altri così, eh!

Ciao, ciao!

Peppe.

ritratto di Blue

Magari...

...il finale è abbastanza prevedibile, ma in realtà la trama ruota intorno all'equivoco sulla parola "pappagalli", giusto?
Se posso permettermi un piccolo appunto: verso l'inizio, l'uomo dice

"...non ricorda nulla? L'auto, la caduta?"

E la successiva battuta della donna é

"E ricordo anche il temporale"

Ecco, secondo me quell'anche stona un po'... voglio dire, la parte "...ricordò l'auto ecc." è solo pensata, giusto?

ritratto di 90Peppe90

Sì, alla fine, la trama ruota

Sì, alla fine, la trama ruota attorno all'equivoco sui "pappagalli". E il finale è abbastanza prevedibile, ma questo è messo in conto, ovviamente. Proprio per il motivo che anche tu hai detto, quello dell'equivoco.

Per quanto riguarda l'appunto, a mio parere quell'anche può starci così come non può starci. Mi spiego: anche se la parte ricordò l'auto... è soltanto pensata, magari essendo sovrappensiero, la donna ha potuto dire E ricordo anche il temporale. Secondo me non sta così male. Poi non saprei...

Grazie per lettura e commento.

Saluti,

Peppe.

ritratto di Starsky

perfetto, anche se terribile

perfetto, anche se terribile e agghiacciante. Un perfetto racconto horrorifico!! 

ritratto di 90Peppe90

Ciao! Grazie mille per

Ciao!

Grazie mille per lettura e commento con annessi complimenti! Sono contento nel riscontrare che questo racconto sia piaciuto anche a te. Perciò grazie ancora!

Saluti,

Peppe.

ritratto di omv

E' la prima volta che leggo

E' la prima volta che leggo un tuo racconto. Che dire molto scorrevole e piacevole alla lettura. Sai, quelle gabbie, a parer mio, potevano celare qualcos'altro di bizzarro. Comunque, resto del parere che la tua storia e' scritta ma specialmente fantasticata in un modo unico e non troppo scontata. In quelle situazioni uomo o donna che sia vengono tenuti segregati e non accolti. Se non erro questo avviene solamente in un romanzo, meglio libro, di uno scrittore contemporaneo.

ritratto di 90Peppe90

Omv, scusami per il ritardo

Omv, scusami per il ritardo nella risposta, ma non controllavo i vecchi racconti da molto tempo. Mi fa immenso piacere che questo racconto ti sia piaciuto, è uno di quelli cui sono più affezionato. 

Ti ringrazio tanto per lettura e commento, alla prossima!

ritratto di Vecchio Mara

direi che, come il buon vino...

questo tuo racconto è invecchiato davvero bene... straordinaria la trovata finale... e poi ho pure imparato qualcosa di nuovo: i nomi delle dita dei piedi. Piaciutissimo.

Ciao Peppe

Giancarlo  

ritratto di 90Peppe90

Pappagalli

Questo racconto è servito anche al sottoscritto per imparare i nomi delle dita dei piedi (che, fino a quel momento, a parte l'alluce, chiamavo con i nomi delle dita delle mani, ahah); ho notato che, sotto questo aspetto, ha fatto centro un po' con tutti coloro i quali l'hanno letto, ahah.

Ovviamente sta tutto nella trovata finale, è questa il cuore del racconto, per cui, risultando efficace questa, l'intera storia regge e il racconto può dirsi riuscito.

Ti ringrazio come sempre, caro Giancarlo, un abbraccio e a presto!

ritratto di Gerardo Spirito

Mi accodo agli apprezzamenti,

Mi accodo agli apprezzamenti, hai fatto davvero bene a riesumare questa storia, è ben scritta, condotta e con un finale davvero ottimo! Ha ingannato anche me, eh eh. Ciao Pep!

ritratto di 90Peppe90

Pappagalli

Grazie mille, Ger!

Prima di riproporre questo racconto mi sono reso conto che il tag fosse "Horror" e, a dire il vero, l'ho trovato poco consono: manca quella vena sovrannaturale che, fondamentalmente, contraddistingue un horror da un thriller o un noir e, perciò, ho optato per quest'ultimo genere.

Ancora grazie, un caro saluto e alla prossima!

ritratto di Elisabeth

Peppe ciao. Mi piace in

Peppe ciao. Mi piace in particolare l'atmosfera che hai creato nella prima parte, un luogo che a tratti somiglia a una tana con l'idea di un tempo infinito davanti, che rallenta i pensieri e ne consente altri che in situazioni normali non sarebbero possibili. Da qui il senso di "affidarsi" ad altri, non conosciuti ma che si confondono nel buio diventando un tutt'uno con la parte fragile della donna per questo più vera. Tutto vira velocemente nel secondo sviluppo, ritrovandsi il lettore davanti all'orrore senza potersi difendere. Non ha importanza se la trama può non essere originale. È importante invece che un racconto sappia narrare con abilità fatti, emozioni contrapposte e che tiri dentro al bene o al male il lettore. A me è piaciuto molto e ci riscontro questa tua abilità.

ritratto di 90Peppe90

Pappagalli

Grazie per il bellissimo commento, cara Lis, mi fa tanto piacere che anche un'altra esperta di noir come lo sei tu abbia apprezzato questo racconto.

Un caro saluto, alla prossima.

Molto bello e...

... molto ben narrato.
Si capisce che c"e' qualcosa che non quadra, ma il pregio del racconto e' che non si capisce fino in fondo.
E la similitudine dei pappagalli e' geniale.
Hai fatto bene a riproporlo, l'ho letto con immenso piacere.

ritratto di 90Peppe90

Pappagalli

Ed è con immenso piacere che io leggo questo tuo commento positivo, caro Paolo. 

Grazie mille, come sempre.

Un abbraccio.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

... un racconto coi controfiocchi, e non lo dico…

… solo per l’ingegnosa trovata finale, che non avrei mai potuto prevedere, ma anche – e soprattutto – per la sua espressione formale: non una parola fuori posto, un ritmo incalzante e coinvolgente, una sintassi chiara ed efficace. Insomma, mi sembra tra i tuoi migliori, almeno tra quelli che ho letto.

Ciao, e complimenti. 

ritratto di 90Peppe90

Pappagalli

Ciao, Nino!

In effetti è uno dei racconti ai quali sono più affezionato, per cui ti ringrazio doppiamente per le tue belle parole, oltre che per la lettura.

Un abbraccio, alla prossima.