La strategia del no e quella del sì

La strategia del no

e quella del sì

 

Stiamo assistendo ad una vera e propria corsa al massacro. Il mondo della politica si è incartato su se stesso e sta lasciando un’enorme quantità di vittime sulla sua strada. Per poterne venire fuori ha dovuto fare ricorso alla credibilità e alla saggezza del Presidente della Repubblica.

Napolitano ha messo in campo la sua autorità morale ma è consapevole di non poter garantire da solo la democrazia del Paese. Nel suo discorso d’insediamento, dopo avere messo i partiti politici e la stampa di fronte alle loro responsabilità,  non ha trascurato di ipotizzare la possibilità di un nuovo fallimento ed ha ventilato la minaccia di tornare immediatamente alle urne con tutte le conseguenze del caso.

Ci troviamo in una situazione drammatica ma continuiamo a scherzare con il fuoco.  E’ in atto una guerra fra i partiti e all’interno dei partiti priva di una matrice ideologica ma determinata a perseguire interessi particolari.

Abbiamo esaminato più volte gli interessi in campo per doverlo ripetere ancora una volta. Scrivere che la preclusione della sinistre a governare con il Pdl è ingiustificata a noi sembra una follia. Con Berlusconi il PD non sarebbe in grado di rispettare il 10% del suo programma ed i fatti più qualificanti sarebbero annullati.

Nessuno nega che l’Imu, in molti casi, è una tassa iniqua, da modificare, e che l’onere delle tasse sui contribuenti italiani onesti, è eccessivo. Prima di affrontare questi problemi, però, ce ne sono altri più gravi ed urgenti. E’ indifferibile la necessità di coprire i costi della cassa integrazione e di dare un minimo di sicurezza agli esodati ma sarà difficile mettersi d’accordo su questo ed altro..

Nel nostro Paese si è convinti che basta dire dei sonori no per risolvere i problemi. Lo si crede ad ogni livello perché non si considerano le conseguenze di quello che si dice.

La strategia del no serve a rimuovere i problemi non a risolverli. Il Movimento 5Stelle sino ad ora ha detto dei sonori no ed ha preso a sberle Bersani che stava cercando di creare le condizioni per un Governo di svolta. Adesso Grillo, con i suoi parlamentari, si trova fuori da ogni logica di Governo. Continuerà a fare casino, a perdere credibilità e voti ( vedi i risultati elettorali in Friuli/Venezia Giulia) anche perché non è in condizioni di fare altro.

 “Chi troppo vuole nulla stringe!” recita il proverbio. Questa affermazione, purtroppo, evidenzia il fallimento del movimento di Grillo ma trascura di mettere in evidenza che non solo mette in crisi il Paese ma distrugge una prospettiva politica ed un uomo che sembrava in grado di governarlo nell’interesse comune.

Adesso non si sa che cosa potrà accadere : speriamo bene.

La strategia del no ha proprio questo di particolare: lascia dietro di sé solo distruzione e vittime. Alla fine distrugge anche se stessa.

Un fenomeno equivalente si è verificato anche all’interno del Pd dove il giovane Renzi ha cominciato a sparare a destra e a manca una serie di no contro la vecchia nomenclatura, contro Bersani che non ha vinto le elezione e contro Prodi che avrebbe potuto aprire la porta ad un Governo di Centro Sinistra.

 Uno ad uno sono stati impallinati personaggi autorevoli sulla base di argomenti immotivati. Li hanno abbattuti senza pietà.

Risultato: Prodi non è diventato Presidente della Repubblica e Berlusconi condiziona ancora la vita politica italiana subordinando gli interessi del Paese ai suoi personali.

 Ma c’è di più perché i contestatori del PD hanno prodotto risultati catastrofici: non diventeranno ministri, come qualcuno aveva profetizzato, e Berlusconi ha clamorosamente e, forse, definitivamente bocciato la leadership politica di Renzi.

Dal momento che Berlusconi è uno specialista di mezze calzette dobbiamo fidarci della sua valutazione. Ancora una volta la strategia del no finisce per essere distruttiva anche perché si alimenta con il venticello calunnioso delle mezze calzette  che riempiono di fantasie velenose l’informazione giornalistica.

Esiste un racconto della vita politica italiana che, oramai, non ha più niente a che fare con la realtà. Persino Napolitano se n’è lamentato ed ha messo sull’avviso quei pennivendoli che ci impediscono di capire come stanno realmente le cose e creano seri impedimenti alla possibilità di farlo.

 La strategia di Bersani avrebbe potuto essere vincente se solo non avesse avuto troppe difficoltà da superare.

La strategia del “sì” è molto più duttile e sofisticata di quella del rifiuto incondizionato. Bersani, pur essendo profondamente convinto delle sue idee, ha detto di sì all’imposizione di una innaturale alleanza con il Pdl da parte dei notabili del suo partito. Ha accettato di sostenere la candidatura di Marini, che era contro natura per il PD, solo perché era convinto che non sarebbe passata. Si è preso il rischio di vedere Marini, condizionato da Berlusconi, diventare Presidente della Repubblica. Ha corso un grave rischio ma ha vinto.

Ha detto di sì anche alla candidatura di Prodi, sapendo perfettamente il rischio che correva, ma sentendosi certo che, alla fine, avrebbe prevalso il senso di responsabilità presente nel Paese. Ha sbagliato a dare fiducia al suo Partito, che gli aveva garantito il sì. In Parlamento un gruppo di deputati degeneri ha sputato su di lui e lo ha pugnalato alle spalle.

Si erano impegnati a votare sì ed invece hanno votato no. Adesso sta per nascere un governo del Presidente che dovrà tenere conto delle menzognere promesse che Berlusconi ha fatto ai suoi elettori durante la campagna elettorale.

Berlusconi ha detto di sì al nuovo Governo a condizione che elimini l’Imu e riduca sensibilmente le tasse sulle famiglie. Tenuto conto della situazione bisognerebbe essere in grado di fare miracoli e di moltiplicare i pani ed i pesci. Questo non sarebbe stato possibile a lui, anche se si dice unto dal Signore, e non lo sarà al Presidente che verrà.

La strategia del sì e quella di Berlusconi in particolare è fatta di sì ma, sì però, sì se potrò. Bersani la conosce perfettamente. Renzi no.

Bersani si era preso tutti i rischi e aveva cominciato a vincere. Gli amici di Renzi si sono messi di traverso alla realizzazione di un progetto ambizioso ma salvifico.

Il PD, adesso, deve rimettere in ordine la casa. Gli intrusi devono andarsene. Facciano quello che vogliono. Si facciano un partito tutto per loro e si trovino degli elettori propri. Non confondano gli elettori del PD camuffandosi nelle sue fila. Alle prossime elezioni il PD deve presentarsi come partito compatto e pulito. Al servizio degli italiani e solo degli interessi comuni.

Si dice “pochi ma buoni!”. Si può rimodulare il proverbio affermando “Pochi ma buoni per avere il consenso dei tanti che credono nei valori di onestà e di eguaglianza!”

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Gradimento

ritratto di Nikètor

usando le sagge e sarcastiche parole di Flaiano

LA  SITUAZIONE E' GRAVE

MA NON SERIA.

...............................................................................................................................................................................................Re

circa Re Giorgio,così ho scritto in un dibattito su FB ieri sera

                                                              Gilberto Fanfani ieri l'ho visto sfilare,mi è venuta alle labbra questa frase:povero vecchio guarda che gli tocca fare per questi caproni .Mi ha fatto molta pena.Incaricando lo sfasciacarrozze che ha sfasciato tutto lo sfasciabile e mettendo alla fame buona parte degli italiani,facendo diventare un buco nero il buco del debito pubblico e peggiorando ogni indice sociale,tranne lo spread che è manovrato dai plutocrati che facendolo oscillare li arrichisce nel compra e vendi titoli.Bene quello è il primo errore che ha fatto Napolitano,meno male che non ha incaricato lo scippatore notturno di stato che rapinò i sudati risparmi degli italiani,che ora lo odiano quasi tutti.

Gilberto Fanfani ora vediamo di collaborare rapidamente,secondo il volere di Napolitano che va rispettato perché sta facendo un generosissimo atto che nessun altro presidente più giovane di lui ha mai fatto.E non lo dobbiamo stressare troppo perché non resisterebbe molto anche volendolo eroicamente

......Gilberto Fanfani analisi perfetta e condivisibile teoricamente.Il fatto è che su una zattera dove si sono rifugiati naufraghi di ogni fede,se non sospendono le ostilità,collaborando finchè non saranno in salvo,fanno una brutta fine tutti.Noi caro Silvio ora siamo quella zattera. Serve buona volontà e mollette alla Montanelli. Vigilare è permesso ma ci vuole collaborazione

 

 

......Gilberto Fanfani Bersani ha perso un sacco di tempo.La sua intelligenza gli doveva far capire che non era cosa per lui e che doveva subito passare la mano.,a forze giovani e tu sai chi intendo.Si è gongolato durante la campagna elettorale,e così s'è fatto raggiungere.....Insomma non è stato sufficente

ritratto di casalvento

contro natura per il PD

"Ha accettato di sostenere la candidatura di Marini, che era contro natura per il PD, solo perché era convinto che non sarebbe passata."

Mi spieghi perché Marini è contro la natura del PD, visto che ne fa parte, se non sbaglio?

Marini e il PD

Marini e stato candidato solo perché , come ha sempre fatto nella sua vita, era disposto a trattare.Le trattative,purtroppo , corrono verso il basso e non conferiscono autorità a chi le compie.