Rifiuti

ritratto di Rubrus

 

Non poteva andare peggio di così.
Alfonso se lo ripeteva mentre, dal cucinino, guardava il vicolo, rinchiuso tra due palazzi quasi privi di finestre, uno spicchio di cielo stantio e l’ultimo tratto di una strada secondaria.
Non gli piaceva quella vista, un tempo. Ora, tra le due che gli offriva il suo bilocale da scapolo, gli pareva quella più sopportabile.
Da lì si vedevano meno rifiuti. Solo un cumulo variopinto e olezzante, proprio in fondo, come l’avanguardia di un esercito invasore.
Se si fosse affacciato alla finestra della camera da letto avrebbe visto invece una montagna di spazzatura, rutilante, immensa, pulsante quasi. E, naturalmente, ogni giorno sempre più alta.
«Non può andare peggio di così» si disse ancora una volta, sorseggiando il caffé che, col suo aroma, cercava di scacciare il puzzo che penetrava tra gli infissi, le fessure, persino le porosità dei muri, quasi si trattasse di un nuovo, pernicioso tipo di atmosfera.
No, non doveva, non poteva andare peggio di così.
Era arrivato l’esercito in città, dopotutto, no?
Certo che era arrivato, e per la terza volta. Le prime due non avevano prodotto i risultati sperati, ma la terza volta è quella buona... almeno, nelle favole è così.
Però la spazzatura continuava a crescere.
Oh be', c’era da ripulire il centro, prima, ovvio. Dopo, solo dopo sarebbero arrivati nelle periferie, bisognava avere pazienza.
E poi c’erano stati dei problemi. Rivolte, camion della raccolta che venivano incendiati, assalti di cittadini che bruciavano l’immondizia sostenendo che la raccolta era solo una truffa, che i rifiuti venivano solo spostati e… be', queste erano dicerie.
Ce n’erano parecchie in giro, ultimamente.
Lui però in centro c’era stato e militari non ne aveva visti. O meglio, solo un gruppo su una camionetta che circolava, come sperduta, in una strada insolitamente deserta. Un soldato aveva puntato su di lui gli occhialoni neri e per un assurdo, angoscioso istante, Alfonso aveva avuto l’impressione che stesse per aprire il fuoco, poi il veicolo aveva svoltato l’angolo.
I militari erano diretti all’ospedale, probabilmente. C’erano stati dei tafferugli anche lì, sempre per colpa delle chiacchiere. Qualcuno diceva che c’erano stati i primi casi di colera, di tifo. Delle voci parlavano anche di peste. Alcuni sussurravano persino che si trattasse di malattie nuove, mai viste, infezioni che nessuno riusciva a curare. Le stesse voci dicevano che i primi casi erano stati trasportati fuori città, in ospedali specializzati… ma solo i primi. Gli altri erano stati semplicemente confinati nei reparti d’isolamento e, poi, negli scantinati degli ospedali cittadini.
Alfonso finì di bere il caffé. Ora avrebbe dovuto buttare lo scarto, ovviamente. Già.
Prese a sciacquare la caffettiera.
Non doveva dare retta alle voci. E, naturalmente, non c’era da credere ad internet. Non che la rete desse molte informazioni.
A quanto pareva, subito fuori città erano stati costruiti degl’inceneritori speciali, destinati ad accogliere le tonnellate di pattume che, ogni giorno, venivano rimosse.
Tutto questo aveva richiesto, temporaneamente, una straordinaria quantità di energia e la corrente era stata razionata. Molti siti erano stati oscurati. Solo quelli istituzionali funzionavano e, a questo punto, i più impressionabili, come il suo collega Fabio, si erano lasciati prendere dal panico…
Povero Fabio.
S’era convinto, ormai, che l’esercito avesse installato un cordone di protezione intorno alla città e che impedisse alla popolazione di uscire. Era anche convinto che i militari sparassero a coloro che cercavano di forzare il blocco.
«Siamo prigionieri, capisci? – gli aveva urlato con gli occhi spiritati – prigionieri qui dentro con… con…» non aveva finito la frase.
Da un paio di giorni aveva smesso di venire al lavoro. Alfonso aveva provato a chiamarlo sul cellulare, ma invano. Facile che fosse stato ricoverato in preda a una crisi di nervi. Non sarebbe stato l’unico; molta gente si era fatta prendere dall’isteria. Strano però che neppure Giuliana, la compagna di Fabio, rispondesse al telefono.
Ma non era il caso di tirare in ballo una delle tante teorie del complotto che si sentivano in giro. La spiegazione della difficoltà nelle comunicazioni era nota: molti ripetitori erano stati disattivati, sempre per fornire energia ai nuovi inceneritori, quindi la ricezione era pessima, quando non scarseggiava del tutto. C’erano i telefoni fissi, ovvio, ma, con le linee sovraccariche e altre che dovevano sempre essere libere per le continue chiamate d’emergenza…
In ogni caso l’assenza di Fabio non contava molto, tanto la ditta aveva chiuso. Per qualche giorno, naturalmente. Era inutile rimanere aperti con metà personale che non si presentava e gli ordini praticamente fermi.
Naturalmente, il famoso cordone sanitario non c’entrava niente, si poteva entrare e uscire dalla città quando si voleva, solo che la temporanea difficoltà nelle comunicazioni impediva i contatti. 
Alfonso asciugò la tazzina e guardò la pattumiera straripante. Non poteva tenerla in casa ancora lungo.
Sarebbe stato meglio se la situazione fosse tornata alla normalità il prima possibile.
Le voci, ormai quasi senza controllo, erano regredite al livello di leggende, favole paurose.
La portinaia asseriva che, un paio di isolati più in là, s’erano visti ratti grossi come cani lupo e che sciami di zanzare mutanti aggredivano i malcapitati fino a dissanguarli.
Alfonso prese il sacco dell’immondizia, storcendo il naso per difendersi dalla puzza che debordava nonostante il triplo strato di plastica, e scese le scale, inoltrandosi nel vicolo ombroso e deserto.
Il fetore, lo schifo, la presenza dei soldati, avevano svuotato le strade e, dietro porte e finestre sbarrate, si sussurravano storie raccapriccianti.     
Si sentiva di tutto, in giro.
Il suo nipotino Antonio, per esempio. Andava raccontando di avere visto un mostro nei cumuli di spazzatura. Frottole sentite dai suoi amichetti, senz’altro.
Alfonso proseguì tenendosi il fazzoletto sul naso. Il tanfo era tale da fargli lacrimare gli occhi.
Molti sostenevano di aver visto quelle creature.
Mostri che si nascondevano nella spazzatura, che erano nati dalla spazzatura, come, miliardi di anni prima, antichissimi esseri, nei bassi mari primordiali, avevano dato inizio alla vita.
Creature fatte di rifiuti, di scarti, di tutto ciò di cui ci si vuol liberare ma che ora non si riusciva più a contenere, accumulando disastro a disfacimento a sfacelo della morente civiltà occidentale.
Alfonso fu costretto a fermarsi per tossire.
Che fantasia aveva la gente.
Era l’irrazionale che prendeva il sopravvento, che creava miti, leggende, demoni, visioni… alla lunga, sulla spinta della massa, era difficile rimanere immuni…e anche lui, Alfonso…
Riprese a camminare.
Anche lui aveva avuto la sua brava allucinazione, giusto qualche sera prima.
In parte era colpa del vicolo. Vuoto, silenzioso, pieno di forme e ombre, con quel mucchio olezzante laggiù in fondo, come in attesa…
Insomma… anche se dopo si era convinto che era stato solo una specie di miraggio, per un attimo, nell’aria densa, irrespirabile, fumosa, aveva creduto di vedere qualcosa tra i rifiuti: un occhio giallo, cisposo, infetto e senza palpebre che lo osservava.
S’era preso una bella strizza, sì.
Rafforzò sul sacco la presa della mano sudata. 
Tra il tremolio delle lacrime che gli riempivano gli occhi irritati ebbe la sensazione che la spazzatura si muovesse… che si avvicinasse.
Scosse la testa. Non doveva perdere il controllo.
Tese i muscoli, preparandosi a scagliare il sacco nel mucchio.
No, non poteva andare peggio di così.

 

NDA questo racconto non sarebbe stato scritto senza lo spunto fornitomi dalla mia socia Giulia. Anche se l'input da lei suggerito si è trasformato, nelle mie mani (e come sovente accade) in qualcosa di diverso ed inquietante, il ringraziamento è doveroso. Non glielo dedico, però, perchè dedicare a chicchessia un racconto che parla di pattume non mi pare molto carino... ehehehe.

  

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ritratto di Giulia75

Sarebbe

stato comunque, non eccediamo in modestia sù. :-)

L'incipit me lo tengo e lo riciclo, se tutti riciclassero la munnezza non genererebbe tali mostri! :-)))

Inquietante sì, ma neanche troppo distante dalla realtà .... sapessi i toponi che si vedono! :-)))

Ciao Rù

ritratto di Rubrus

Finchè

son toponi, ci può anhe stare. Intanto noi, riciclando, il nostro contributo lo abbiamo dato.

robe'

mamma mia... più inquietante di così si muore. povero alfonso, così fiducioso...... eppure è così che dev'essere, no? che uno si dice, vedrai, qualcosa faranno, questo schifo finirà, non può diventare peggio di così...

vabbè.

ottima scrittura, come sempre, mannaggia  a te: se scrivevi un po' peggio, magari non mi inquietavi così tanto, ecco ;)

un bacio, franca

ps: c'è un (...) cerava invece di cercava

ritratto di Rubrus

***

nei racconti (e nei film) dell'orrore c'è spesso una figura che io chiamo "lo scettico tonto" (da non confondere con lo "scettico illuminato", alla Van Helsing). Questo scettico, spesso è un rappresentante ottuso del Potere, un poliziotto, un politico; non crede nel mostro e ne viene divorato prima della fine del primo tempo - o della metà del libro.

E' tonto ed antipatico, ma abbastanza in gamba da prendere in giro me e voi.

Rappresenta la voce del buon senso (o del senso comune, le due cose non coincidono), ma, proprio perchè è stupido, usiamo contro di lui un argumentum ad personam per cui non crediamo a quello che dice e sposiamo la causa impossibile, sospendendo l'incredulità ... che è proprio quello che l'autore vuole.

Ovviamente ho cercato di far sì che il racconto stia in piedi anche se non si crede. Tanto non può andare peggio di così, no?

 

PS: sto cercando il "cercando", mannaggia!

 

   

ritratto di Starsky

sai che per un secondo ho

sai che per un secondo ho pensato (sperato) in una nuova idea per spiegare la nascita di zombie? :-)
C'ho il chiodo fisso sul tema (a proposito se non l'hai fatto cerca Apocalisse Z di Manuel Loureiro, Editrice Nord).

In ogni caso il tuo racconto può essere letto sia come denuncia sociale, sia come horror. Ma un horror accennato e proprio per questo ancora più inquietante. Alla fine ne usciamo con quella sensazione di ansia senza che sia realmente accaduto chissà cosa. Dicerie? Follia? Stanchezza? Chi lo sa? Al lettore la propria interpretazione....

ritratto di Rubrus

***

Va beh, dai, la volta che ho un'idea sulla nascita degli zombi, se vuoi, te la comunico, magari viene fuori un "quattro mani" - direi che con gli zombi e con Frankenstein ci azzeca abbastanza.

Detto questo, per un attimo ho avuto l'idea di postare il racconto come "società" poi l'istinto orrorifico ha prevalso. 

Alfonso è, come dicevo sopra, uno "scettico tonto". Spero che il lettore, leggendo il racconto, sia tentato di dirgli: ma non vedi che cosa Vi sta succedendo? ... e poi magari dica "ma non vediamo che cosa Ci sta succedendo?"

ritratto di gabriella de arcangelis

commento al racconto

agghiacciante spacco di vita ( purtroppo ) quotidiana, simile in molte grandi città. mi sembra giusto il tuo modo di accendere un faro su un problema senza urla e senza estremismi inutili.per quanto può valere, ti facciole mie congratulazioni. Gabriella.

ritratto di Rubrus

Le

accetto molto volentieri.

Volevo che il racconto fosse un po' fantastico e un po' realistico (la decrescente plausibiltà delle situazioni descritte è un po' il trucco del brano, ma spero non si veda).

Ho cercato di metterci un minimo - minimo, eh? non mi piace concionare - di contenuto e se il lettore lo coglie ne sono felice.

ricliamo, gente, ricicliamo.

 

ritratto di adele

il rifiuto, lo scarto, la

il rifiuto, lo scarto, la parte oscura che prende il sopravvento e diventa ingestibile

leggo quindi questo tuo bel racconto come una intelligente ed elegante metafora

ritratto di Rubrus

Davvero

grazie perchè si può leggere questo brano come

a) un racconto sull'attualità - ci sta, eccome

b) un racconto appunto metaforico sia su

b/1) il prevalere dell'irrazionale - ma chi è più irrazionale, Alfonso, che non vuole vedere, o la folla senza nome, che vede spettri se spettri sono?

b/2) una metafora (ma fino a un certo punto, perchè il problema dei rifiuti essite) su un aspetto della società occidentale.

c) tutte e due le cose assieme.

Detto tra amici, un pensierino su "La Peste", grazie anche alla "socia" ce l'ho fatto.

Ovviamente il brano è leggibilissimo anche solo come racconto (forse ed anche) dell'orrore e non è affatto un problema. Poi, se qualcuno pensa che l'horror sia un sottogenere che implica necessariamente bassa qualità, è un problema suo.

ritratto di adele

anche io pensavo a La peste,

anche io pensavo a La peste, per via della città assediata dal male

ritratto di monidol

La zampata di Giulia

era nelle righe sai?

Complimenti, io lo trovo perfetto, c'è la denuncia, c'è la psicologia dello scettico tonto ma anche del cittadino idiota che crede al "va tutto bene" dei politici. Ci sono mostri che nascono dalla spazzatura e primi nati  siamo noi, quelli che se ne devono nutrire... e poi quelli classici che sono nella nostra mente e saltano fuori dalle nostre paure,,,

Un bel lavoro...solo una cosa, sarà che io sono tarda ma, me lo spieghi il gesto del tirare indietro il braccio?

Come finisce?

moni

ritratto di Rubrus

***

è solo il movimento che precede il lancio del sacco nel mucchio, tutto qui - come ho corretto.

Come finisce? beh, io ho le mie idee in proposito. 

Eh sì, la mano della socia si sente, anche se io, dal suo spunto, ho tirato fuori una storia "a modo mio", cioè ansiogena. Cosa ci vuoi fare, sono fatto così ...

ritratto di monidol

ok ok grazie

ora ho capito... ho capito anche come finisce ;-)

ritratto di oissela

Auguriamoci che una simile

Auguriamoci che una simile situazione resti semplicemente un'ipotesi improbabile.

Purtroppo si rischia di brutto, se non ci si prepara ad affrontare un'emergenza che si avvicina.

Anche a me, il brano ha richiamato alla mente alcuni passaggi del capolavoro di Camus.Un buon lavoro.

Ciao.

Oissela

ritratto di Rubrus

Vero

speriamo che resti un'ipotesi. Sai, secondo me il racconto dell'orrore è anche un esorcismo. Speriamo funzioni.

ritratto di Stefania Tolari

L'atmosfera che crei è

L'atmosfera che crei è apocalitticamente e inquietantemente perfetta per la critica sociale sul qui (o lì...) e l'oggi, e per una metafora ben più ampia sulla società occidentale in generale (che tu stesso suggerisci esplicitamente in un passaggio). Anch'io, però, come la Monica, sono rimasta un po' interdetta sulla fine per colpa di quel braccio allungato all'indietro e, presa da una specie di coitus interruptus ho esclamato: <<No! Ma come finisce?>>. Non lo potresti fare un attimino sbranare da uno dei mostri, l'Alfonso? Non glielo dire eh, ma per me ci stava bene! 

ritratto di Rubrus

Ok ok

il braccio l'ho appena tagliato...

Quanto al destino di Alfonso, beh si gioca tutto su un falso sillogismo:

1) Alfonso si sbaglia sempre

2) Alfonso dice che i mostri non esistono

3) Dire che i mostri non esistono è sbagliato.

In realtà non abbiamo modo di verificare la premessa maggiore, ma la tentazione è forte, vero? ecco perchè alla fine ho catalogato il racconto come horror.

Quanto ai livelli di lettura, ci stanno, li ho voluti, spero di non averli imposti "a tesi", ma non dimentichiamoci che è solo una storia.

Comunque qualcuno ha molto gradito il braccio.

 

ritratto di Smart88

Stasera..

..sto leggendo dei racconti che soddisfano tantissimo la Marty-maligna.

Sì alla denuncia sociale, all'attualità, alla raccolta differenziata e così via. Detto fra noi, però, io l'ansia me la sono goduta fino in fondo, ho sentito i rumori sotto i cumuli d'immondizia e avuto una strana allucinazione visiva di un essere ibrido e puzzolente. E la cosa bella è che sono ancora sdraiata sul letto.

Sei la più economica agenzia di viaggi che esista :)

ritratto di Rubrus

Il racconto

è nato dall'idea del "mostro" nato della spazzatura - se sia reale o immaginario lo lascio decidere al lettore anche se io la mia idea ce l'ho.

Iconograficamente esso discende da certi virus di cui parlava Ray Bradbury e da una certa materia grigia di cui parlava King.

Poi, dentro, è stato abbastanza facile - grazie anche ai suggerimenti della "socia" - trovare gli spunti di riflessione che costituiscono il nucleo concettuale del racconto. Dalla trama insomma si è sviluppato il concetto che poi ha influito sulla trama, modificandola, .. avanti e indrè insomma.

quanto ai viaggi... avanti, cè posto.

ritratto di Max Pagani

Insomma...

Potrebbe essere un nuovo brodo primordiale??

Creature dal pattume, forse migliori di alcune nate ai Parioli.

(Dedicala a me, se non la vuoi dedicare a Giulia!!)

Ciao

max

ritratto di Rubrus

Mah

perchè, tu sai di che cosa era fatto il brodo primordiale (ma che dado avranno usato?). Può essere perchè no?. Da prospettive escatologiche a (absit iniuria verbis) scatologiche, in fondo la differenza è minima. 

Io te lo dedico, ma tu poi che fai, ecologicamente ricicli?

ritratto di Max Pagani

io da sempre

digestore anaerobico

di escrementi

di parole

di pensieri

e di storie che mi vengono raccontate

 

un saluto caro,

Max

 

ritratto di Massimo Bianco

Quel luogo più adatto delle

Quel luogo più adatto delle montagne di spazzatura per dar vita a mostri? Ma il vero mostro è la spazzatura in sè, e, tra parentesi, problema più antico di quanto si potrebbe pensare, a Napoli. Ci andai saranno ormai più di 20 anni fa e in mezzo al folklore locale in alcune strade, anche principali, trovai già delle belle e folkloristiche montagnette di spazzatura. E 'sti napoletani, poi, ricordo quello che ho conosciuto qualche anno fa a Lisbona, il problema era già emerso e lui li a lamentarsi che a suo parere Lisbona era una città sporca! Va beh, sto divangando. Raccontino assai carino, sperando di non arrivare un giorno a trovacela TUTTI sotto casa la spazzatura, con mostri annessi, che con noi italiani, non si sa mai. Ciao.

ritratto di Rubrus

***

volutamente non ho specificato la città. Trovarci tutti la spazzatura sotto casa? noo..... non può andare peggio di così.

ritratto di scribak

Non sono molto ferrato nelle tipologie dei ...

... generi ma credo che dare a un racconto l'appartenenza all'horror vuol già significare una storia improbabile. Certo, ci possono stare horror veritieri che però trovano una collocazione più logica nel noir, mistero, giallo. L'horror in sé, credo, nasca dal desiderio di scrivere l'orrido, l'oltre tomba, il macabro. Questo pezzo, idealmente, lo accosterei meglio a società. In effetti non riporta nulla di orrido se non la monnezza che ormai fa parte del paesaggio di alcune nostre città. E lo sconforto del personaggio, il pensare a certe leggende metropolitane, a immaginare egli stesso la presenza di un mostro originato dai liquami della spazzatura, non è altro che il pensiero di molti nel vedere quotidianamente certi reportage televisivi. La scelta di una scrittura libera da esagerazioni violente o traumatiche conforta il lettore che si sente interamente coinvolto, non dalla paura o dall'impressione di un horror ma dal senso del reale che traspare nitido e diretto. Un brano, quindi, che denota una capacità di scrittura e di linguaggio perfettamente consona alla logica dello scritto.

Un caro saluto.

ritratto di Rubrus

***

la scelta di classificare questo racconto come "horror" è determinata dalla possibiltà di dare risposta positiva o negativa all'affermazione che apre e chiude il racconto "può andare peggio di così". Se uno sceglie di rispondere sì - e quindi, ammette, sia pur all'interno del racconto, la possibilità dell'esistenza del mostro, allora si può definire il racconto come "horror", in caso contrario "società" può andare benissimo.      Sono tutte e due scelte legittime.

Nondimeno, anche senza voler tirare in ballo ratti giganti e zanzare mutanti, vorrei, da un lato, evidenziare la portata narrativa di quel sillogismo che sintetizza la narrazione (niente di quel che dice Alfonso vero. Alfonso dice che i mostri non essitono. Non è vero che i mostri non esistono), dall'altro il fatto - concedetemelo, vorrei sperare "improbabile" - della militarizzazione ed isolamento della città.

Questi due fattori mi hanno indotto a includerlo nel genere horror.

Detto questo "orrorifico" è, a mio parere ciò che genera raccapriccio ricorrendo ad elementi soprannaturali (qui di soprannaturale o di fantascientifico c'è solo un'opzione, non una scelta). Non necessariamente ciò che parla di oltretomba, anche se la stragrande maggioranza delle volte è così. 

Qui il realismo o, per meglio dire, la plausibiltà, è la via attraverso la quale insinuo lo spavento. Se poi induce ad una riflessione, meglio.

Sul che cosa sia a mio parere il genere horror ho scritto l'unico blog degno di questo nome che ho pubblcato e, insomma, non vorrei dilungarmi troppo.

Mi limito a ripetere, semplicemente, che mi ribello a concezioni riduzionistiche e denigratorie di questo genere di narrativa, come di qualunque altro genere, sia ben chiaro.

Altrimenti dovrei dire che i racconti d'amore fanno pena perchè esistono il libri Harmony.

Esistono storie, raccontante ricorrendo a situazioni, trucchi e schemi che, per comoditò, definiamo generi. A volte si racconta bene, altre no.

Sul fatto che mi astenga dallo splatter gratuito, dalla violenza fine a sè stessa,  dal macabro da grand guignol, beh... in parte c'entra il taglio "racconto", ma, anche qui, avrei molto altro da dire (sai che, praticamente, la pensiamo allo stesso modo) e, insomma... anche se mi piacerebbe proseguire, mi fermo.

Un caro saluto anche a te.

 

 

E' tra i racconti più

E' tra i racconti più originali che ho letto ultimamente, ben fatto, e tu hai del talento non da poco...

ritratto di Rubrus

***

grazie e grazie anche del ripescaggio, visto che è di qualche mese fa. O forse è meglio dire "riciclaggio?".

ritratto di Gerardo Spirito

A un certo punto ho pensato

A un certo punto ho pensato sbucasse qualche zombie, ma così non è stato.

In ogni caso, anche questa storia come "L'Oracolo" puó essere facilmente ampliata, e chissà, ne potrebbe uscire qualcosa di molto ma molto interessante. 
Ad ogni modo gran bel racconto, si vede (si legge) che l horror è il tuo "campo" diciamo.
 
"Mostri che si nascondevano nella spazzatura, che erano nati dalla spazzatura, come, miliardi di anni prima, antichissimi esseri, nei bassi mari primordiali, avevano dato inizio alla vita."
Quando ho letto questa parte ho creduto per un attimo che comparissero gli Antichi (altro che zombie, sarebbe stato un gran bel colpo di scena cazzuto, altroché eheh). Anche se il contesto della spazzatura, i rifiuti ecc, c'entra poco con loro.
Ciao roberto!
ritratto di Rubrus

***

Eh... ma nelle ere remote della Terra non c'era la spazzatura - o forse sì, dato che l'ossigigeno è un prodotto di scarto della fotosintesi e, considerato che oggi noi respiriamo quel prodotto di scarto...    Poi, come dicevo sopra, se uno pensa che l'horror sia un genere di serie B è un problema (se problema è) suo, non mio. 

ritratto di Vecchio Mara

la tensione...

che ti porta a chiederti cosa diavolo potrebbe spuntare dalla spazzatura, giustifica il genere horror... però il finale sospeso, dove ognuno può vederci ciò che vuole... forse perché fortemente impressionato dalla realtà (guardando i servizi dei telegiornali sulla spazzatura romana, sui topi grandi come leoni, sui cinghiali che pascolano accanto ai cassonetti straripanti di leccornie, almeno per loro, e via discorrendo) molto più che dai mostri generati dalla fantasia, me lo fà leggere come: società. Piaciuto.

Ciao Rubrus

Giancarlo

ritratto di Rubrus

***

Il sentimento più importante in un racconto dell'orrore è l'inquietudine o addirittura la paura (per mania tassnomica aggiungo che la stessa ha un origine non naturale). Che poi derivi dai mostri della nostra mente oppure da quelli del mondo in cui viviamo - mondi peraltro strettamente collegati - sono due possibilità.    Poi, come dicevo sopra, se uno pensa che l'horror sia un genere di serie B è un problema (se problema è) suo, non mio. 

Ma guarda un po'...

...cosa hai saputo ricavare dal se
mplice pattume, purtroppo spesso protagpnista delle cronache. Scenario apocalittico e surreale dove una nuova civilta', nata nel brodo primordiale dell"immondezzaio, si appresta inesorabilmente a sostituire quella che l'immondezzaio lo ha creato. Molto bello

.

ritratto di Rubrus

***

Non ci vuole molto. Quello che rimuoviamo, che non vogliamo vedere - e spesso c'è una ragione più che valida per questo - ci fa sempre un po' paura. Il resto viene quasi da sè, sviluppando il concetto iniziale.  

ritratto di Elisabeth

Mi viene da pensare che sia

Mi viene da pensare che sia vero che nessuno possa varcare il confine e che i malati siano stipati in luoghi inaccessibili e inaccettabili. L'isolamento che inizia con la difficoltà di comunicazione e ognuno è costretto a rimanere con la propria convinzione: tutto si risolverà oppure "la fine è alle porte", anzi già dentro; nuove forme di vita nascono nel processo di evoluzione determinando la scomparsa di altre. Forse. Tutto in uno scenario molto plausibile e vicino al nostro vivere.Beato chi riesce a mantenere le proprie speranze. Ho apprezzato il crescendo di pathos che si confonde nei gesti quotidiani. Ciao!

ritratto di Rubrus

***

Per generare inquietudine si ricorre spesso alla impotenza. E la solitudine - specie se uno non si trova bene in compagnia di se stesso - è sovente un modo per creare impotenza. Grazie, ciao!.

ritratto di 90Peppe90

Rifiuti

Sì, racconto carino e che, a distanza di sei anni, continua a essere attuale.

Ora, non conosco la situazione nelle altre città (ai TG si parla quasi esclusivamente di Roma e Napoli) ma non è che qui a Palermo siamo messi poi così bene... tra inciviltà generale (gente che butta i sacchi di immondizia un po' dove vuole), mancanza pressoché totale di differenziata (sta prendendo piede solo di recente e solo in pochissime zone della città e, manco a dirlo, il più delle volte le persone se ne infischiano), continui scioperi dell'azienda addetta alla raccolta dei rifiuti... e chi più ne ha, più ne metta. La cosa che mi fa ridere sono quelle accuse indignate (siamo i campioni del mondo, a mostrarci indignati per qualsiasi cosa) mosse contro i turisti che arrivano a insozzare le nostre città... e poi i primi a farlo siamo noi, vabè.

Magari qualche mostro cattivo fatto di spazzatura ci vorrebbe davvero... per fagocitare i bei soggetti di cui sopra.

Ciao, Rub!

ritratto di Rubrus

***

Ci sono a mio parere due aspetti da tenere presenti.

Il primo è che certe situaizoni sono troppo vaste per poter essere risulte da un individuo o da una somma di individui che altro non sono che il risultato dell'addizione delle singole individualità. E' pazzesco credere di poter risolvere il problema dei rifiuti cambiando il sindaco oppure a colpi di ordinanze oppure con qualche click del mouse. Prima che pazzesco, però, è idiota.

Il secondo è il famoso esempio della finestra rotta di cui parlava Rudolph Giuliani. La maggior parte delle persone trova più difficile rovinare un luogo ben messo che uno già degradato. Poi, vabbè, ci sono i vandali.     

ritratto di hank88

"E se tu scruterai a lungo

"E se tu scruterai a lungo nell'abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te".

Alfonso passa le giornate a guardare i cumulio di rifiuti ammucchiarsi in pile sempre più consistenti, senza sviluppare un vero e proprio atteggiamento critico, senza alcuna idea, alcuna azione che sia diversa dall'accettazione dello stato delle cose. Tanto che non gli resta altro da fare, se non turarsi il naso e andare a gettare l'ennesimo sacco di immondizia. Anche pensare che chi sviluppa teorie alternative / complottiste, stia dando di matto, rispecchia perfettamente l'idea che, innanzi il "male" (o, più banalmente, qualcosa che non va bene), la scelta più semplice sia quella di adeguarsi, accettando le cose così come stanno. Molto bello. ciao!

ritratto di Rubrus

***

E' un po' il meccanismo della suspence come lo descrive Hitchcock:  il letore sa o sospetta che stia per accadere qualcosa di spaventoso, ma il personaggio no. Il lettore, se si identifica con lui, vorrebbe dirglielo, ma non può.   

ritratto di Jazz Writer

Un racconto semplicemente

perfetto, non aggiungo altro. Avessero detto a me di scrivere un racconto sui rifiuti, avrei appeso la tastiera al chiodo. Il bello è che hai saputo mantenere una tensione narrativa costante basata sul nulla, praticamente, o quasi. Sì, i rifiuti, la spazzatura, qualche immaginazione la può creare, specie per certi animali che la visitano... tuttavia non credo sia facile, almeno per me, scrivere un racconto completo di incipit e chiusa all'altezza. Quindi...complimenti. Ciaociao.

ritratto di Rubrus

***

"Perfetto" è troppo. 

Comunque prendiamo dei bambini e diciamo loro di scrivere il resoconto di una gita scolastica. Anche se per tutti la gita è la stessa, i racconti saranno diversi in diversi particolari, a volte importanti.

Il realismo è una chimera e basta leggere dei temi delle elementari per accorgersene - quelli copiati non contano. 

Davanti a un mucchio di rifiuti possiamo immaginare una losca storia di traffici legati allo smaltimento, la storia di un gruppo di emarginati che vivono in quei rifiuti, dare un'anima ai rifiuti stessi, e su questo o quel rifiuto costruire una storia, narrare la storia di una epidemia o di una rivoluzione di una comunità invasa dai rifiuti o la storia di un uomo che ha trovato un modo per liberarsi dei rifiuti.   

Basta liberarsi del "ma è una storia vera?". La risposta giusta è "chi se ne frega?".